Una lettura interessante l'ultimo numero de Le Scienze. Un numero speciale, il 500, dedicato a un dossier su Terra 3.0.
Essendo Terra 1.0 quella della civiltà preneolitica (l'uomo si adattava all'ambiente senza modificarlo consapevolmente) e Terra 2.0 quella che sta arrivando ai suoi termini, ora, la Terra agricola prima e industriale poi, dove l'uomo diviene il primo e unico animale che modifica a suo uso e consumo il sistema ecologico che lo contiene, la strutturazione di Terra 3.0 è quella che quanto prima le comunità scientifiche, economiche e politiche dovranno affrontare.
"Terra 3.0, allora, è un progetto, una visione per un pianeta nuovo".
Qui non voglio far pubblicità alla rivista, se ne avesse bisogno.
Voglio solo chiedere se qualcuno di voi ha letto il libro Eaarth, di Bill McKibben, presentato e riassunto nel numero in questione.
Idea fondamentale: la 'crescita' economica è creata consapevolmente attraverso la 'pompa' dell'intervento statale. Quella che da molti viene definita la ragione delle bolle finanziarie. Sussidi ed indennizzi, manovre fiscali a favore o a sfavore.
Questa crescita, innaturale nella sua velocità ed intensità alla stessa dinamica capitalistica, ha portato alla distruzione di un sistema sostenibile basato sulla produzione locale ed sul lavoro per la comunità. Portando alla stessa distruzione delle comunità autosufficienti e creando un sistema di elevata complessità sostenuto solo dall'energia delle fonti fossili (e dall'intervento statale nella gestione del denaro circolante).
Escludendo a priori (per ragioni logiche e non tecniche) la sostituibilità di tali fonti di energia, McKibben giunge a conclusioni che, dal punto di vista economico e sociale, sono le stesse del libertarismo radicale.
La riduzione quanto più possibile del ruolo dello Stato centrale nell'economia, la rinascita delle comunità locali come produttrici-consumatrici del necessario a mantenere un livello di vita qualitativamente adeguato agli standard 'alti' del XX secolo, senza l'ossessione della crescita esponenziale. Anzi, negando la crescita drogata.
La globalizzazione della qualità di vita e non della complessità del sistema.
Non volevo, ovviamente, riassumere. Volevo solo segnalare un saggio che prima o poi leggerò e che mi sembra abbastanza originale.
E segnalare una visione 'altra' dell'antistatalismo.




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Siamo alla frutta?
