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    Predefinito Serbia più vicina alla UE

    BELGRADO - La lista 'Per una Serbia Europea' (liberale ed europeista) guidata dal presidente della Repubblica, Boris Tadic, risulta in netto vantaggio nelle elezioni politiche serbe di oggi con il 39% dei voti contro il 29 del Partito Radicale (Srs, opposizione ultranazionalista, in maggioranza relativa nel Parlamento uscente). E' quanto indicano le prime proiezioni del Cesid di Belgrado.

    "I dati preliminari indicano un convincente successo" del blocco di Tadic, ha detto Zoran Lucic, uno dei dirigenti del Cesid, precisando che le proizioni riguardano ancora metà del campione (400 seggi su 750), ma sottolineando che la tendenza appare assai più netta del previsto. I radicali, prima forza del Paese dal 2003, appaiono infatti indietro di oltre 10 punti (28,5% contro 39%).

    Al blocco di Tadic le proiezioni attribuiscono inoltre 103-109 seggi, non lontano - soprattutto se si considera il quasi scontato sostegno dei deputati delle minoranze etniche - dalla maggioranza assoluta in Parlamento, pari a 126 seggi.

    Oltre lo sbarramento del 5% sono indicati anche il Partito Democratico di Serbia (Dss, nazional-conservatore, reduce dalla rottura con i liberali di Tadic) del premier uscente, Vojislav Kostunica, in calo all'11,4% dei voti, il Partito Socialista (Sps) orfano di Slobodan Milosevic, all'8,2, e il Partito Liberaldemocratico di Cedomir Jovanovic (il più filo-occidentale del lotto), in bilico al 5,2.

    (11 maggio 2008)

  2. #2
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    Cita:
    Scritto in origine da Cetnico99
    I Ris Definitivi Si Sapranno Il 15 Maggio. Non C E La Vittoria Europeista Di Cui Parlano I Giornali Italiani Perche Per Governare Tadici Ha Bisogno Dell Appoggio Del Partito Di Milosevic!!!!


    Mia risposta:
    effettivamente e' cosi'. Spero solo che lo Sps non dia il sostegno ai Ds. Dalle prime dichiarazioni esso non e' stato escluso a priori. Il risultato dello Srs e' stato deludente, se si pensa che qualche mese fa i radicali serbi hanno sfiorato il 40% ed adesso neanche 29%. I DS si sono ingranditi inglobando tanti partiti ed hanno sottratto voti ai liberali di Jovanovic. Lo Sps del defunto Milosevic ha ottenuto un buon risultato, mentre il Dss-Ns di Kostunica cosi' cosi'. Con questi risultati un ipotetico e difficile governo patriotico formato da Srs, Dss-Ns e Sps avrebbe a malapena il sostegno di 127 parlamentari su 250 e piu' o meno il blocco di Tadic con lo Sps e minoranze senza i liberali di Jovanovic. L'Ue ha scandalosamente interferito nelle elezioni in Serbia ed un simile comportamento non ha nulla di democratico e civile. Insomma si ha un risultato che sa di pareggio e non promette alcun governo stabile.

  3. #3
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    11.05.2008,02:08 - La Serbia non sceglie nessuno
    Con un'affluenza del 60%, circa 4 milioni di cittadini serbi hanno eletto il loro nuovo Parlamento, la cui configurazione rispecchia la profonda divisione del popolo serbo. La coalizione di Boris Tadic si conferma il "primo partito" della Serbia ma non può definirsi vincitore assoluto, in quanto potrà contare in Parlamento di 123 seggi, mentre l'opposizione 127, tale che il nuovo Governo dovrà essere creato necessariamente in virtù di un accordo tra le due parti.


    Mentre gli analisti discutono, mentre gli osservatori monitorano i seggi, e mentre i media lanciano titoli eclatanti, il popolo serbo decide del suo futuro e lo fa con una profonda divisione. La campagna elettorale ci ha fatto assistere ad ogni genere di affermazione, c’è chi condanna Slobodan Milosevic solo per pura propaganda, chi ha rinnegato la verità serba su Srebrenica, mentre le associazioni e le NGO, fatte di esperti e di persone annoiate che dicono tutto e niente, hanno continuato la loro politica della disinformazione. Molti si sono affrettati a sostenere che Tadic aveva vinto queste elezioni, ma la realtà non è così semplice e scontata come può sembrare, perché la coalizione del Partito democratico, G17plus e il Partito per il rinnovamento serbo (SPO) possono dirsi la prima forza politica della Serbia, ma non possono definirsi vincitori assoluti.

    Secondo i risultati trasmessi al termine dello spoglio quasi definitivo, la colazione PD-G17plus-SPO ottengono 103 seggi, il Partito radicale raggiunge il 28,6% con 76 seggi, la coalizione Partito democratico di Serbia e Nuova Serbia l'11,6% con 30 seggi, il Partito liberal-democratico (LDP) sono su una soglia del 5,2% e 13 seggi , e il Partito socialista (SPS) con l'8,2% e 21 seggi, e Manjine 7. Aggregando i risultati, si può notare che Tadic ha dalla sua parte 123 seggi, mentre l'opposizione 127 seggi, e per tale motivo non sarà così scontata la creazione di un Governo con le sole forze del partito vincitore, essendovi una maggioranza del tutto instabile, se non improbabile. Anche Tadic né è consapevole, festeggia e annuncia la sua vittoria, ma non nasconde le sue riserve, e afferma che "non bisogna aspettarsi la creazione di un Governo che farà tornare la Serbia negli anni novanta". Questo perché sa benissimo che se l'opposizione si unisce e diventa compatta nelle sue decisioni, il Governo perde qualsiasi potere decisionale. È ovvio che questa è una vittoria senza vincitori, un classico scenario che ormai ci siamo abituati da tempo ad assistere, con l’avvento della "politica dei democratici". Tadic parla dell'isolamento, i media parlano di ultra-nazionalisti, la Comunità Europea sempre più affannata parla di democrazia - e ne parla ormai così spesso che diventa dittatoriale - ma alla fine sono solo parole vuote che non hanno alcun senso.L’unico segno di cambiamento lo dà il partito di Slobodan Milosevic che oggi fa la differenza all’interno del Parlamento. E così, Slobodan Milosevic - quello che i media dipinsero come un macellaio, a cui i russi hanno dedicato una strada - può definirsi oggi il "vincitore morale" delle elezioni, in quanto il popolo serbo ha dato al suo vecchio partito l’onere e l’onore di essere un elemento indispensabile nelle decisioni del Parlamento, e nella stessa formazione del Governo.

    La Russia da una parte, l’Occidente che spinge e che alza le bandiere della vittoria, dall'altra e dinanzi a questa progressiva escalation, non si poteva certo attendere un risultato molto differente a quello a cui abbiamo assistito. L’Unione Europea ha fermamente voluto la sottoscrizione dell’Accordo di Stabilizzazione e di Associazione prima delle elezioni politiche, dichiarando apertamente la sua volontà di influire sul risultato elettorale e così sull’opinione pubblica. Tadic vola a Bruxelles, e così firma un atto definito dalla metà del popolo serbo "alto tradimento della Costituzione", e dall’altra metà "l’inizio di una nuova era per la Serbia". Due punti di vista contrastanti che hanno così deciso l’esito delle elezioni, con l’identico contrasto, e la netta divisione su due punti che sembrano ancora essere l’uno la contraddizione dell’altro. Il popolo serbo è chiaramente diviso dopo che la Comunità Europea ha deciso di intromettersi, dando come sempre false speranze e raccontando bugie sui grandi vantaggi dell’integrazione europea. Eppure, ci sono Paesi che si affannano ed entrare in Europa e aspettano per anni il benestare dall’alto della Commissione Europea, mentre la Serbia è stata presa con la forza, a volte pregata e persino costretta, nel timore dell’isolamento. Contemporaneamente, si muovevano le forze di contrapposizione della Russia, che ha mostrato il suo sostegno politico soprattutto con un appoggio economico, a partire dagli aiuti umanitari in Kosovo sino all’accordo energetico. Ha sempre ribadito l’importanza dell’autonomia finanziaria dei suoi partner e così ha impostato la sua politica estera in termini di valutazione di profitti-costi. Anche Mosca, alla fine, ottiene la ratifica dell’Accordo energetico a pochi giorni dalle elezioni, per non interrompere i suoi programmi e i suoi contratti a causa di "inaspettati" risultati elettorali.

    Ad ogni modo, è questa la politica del nostro presente, quella fatta da campagne mediatiche, da interessi economici, da scadenze e da contratti. In tutto questo, il passato viene rimesso in gioco, e quelli che erano i vecchi nemici macellai, diventano ottimi alleati per accordi politici. Mentre gli ambasciatori diventano dei "rappresentati", degli uomini d'affari, e le valigie diplomatiche semplici contenitori di deplians e contratti, continuano a raccontare follie e la loro verità fittizia. Non siamo tornati al punto di partenza e forse era meglio far vincere i radicali, invece di avere un governo che non è un governo e un Parlamento nettamente diviso senza ombra di soluzione senza un patto politico.

    Michele Altamura
    Fonte: Rinascita

  4. #4
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    VOTO IN SERBIA, VINCE TADIC MA PER GOVERNO DECISIVO PESO SPS E LDP

    (di Alessandro Logroscino)

    BELGRADO - Risultato elettorale confermato, in Serbia, dai dati ufficiali preliminari, all'indomani del voto politico e amministrativo di ieri. I dati pero' sono ancora incompleti e sono stati annunciati in forma definitiva per giovedi'.

    La lista liberale 'Per una Serbia europea', del presidente, Boris Tadic, e' indicata al 38,75%, con almeno 102 seggi; il Partito Radicale (Srs, ultranazionalista) e' al 29,2%, con 77 seggi; il Partito Democratico di Serbia (Dss, conservatore) del premier uscente Vojislav Kostunica si ferma all'11,34%, con 30 seggi; il Partito Socialista di Ivica Dacic (Sps, alleato con i Pensionati Uniti e con un piccolo gruppo transfuga dal Dss)arriva al 7,57%, con 20 seggi; e infine il Partito Liberlademocratico (Ldp (ultraliberale) di Cedomir Jovanovic e' l'ultimo a superare lo sbarramento del 5% con il 5,3 e 14 deputati.

    Almeno altri sette seggi dovrebbero essere infine assegnati alle minoranze etniche.

    Scatta dunque ora la non facile partita per la formazione di una coalizione di governo stabile nonostante la netta avanzata del blocco liberale ed europeista del presidente, Boris Tadic: manca infatti una maggioranza assoluta certa.

    Una situazione che sembra rendere ora decisivo il peso delle forze minori, a cominciare dal Partito Socialista (Sps), orfano di Slobodan Milosevic, riemerso dalle secche del declino dopo essersi affidato al pragmatico quarantenne Ivica Dacic.

    Il centro demoscopico Cesid, assai preciso nelle precedenti elezioni, conferma un 39% di voti alla lista 'Per una Serbia europea' di Tadic: salita d'una decina di punti rispetto al gennaio 2007 e di almeno cinque rispetto ai sondaggi della vigilia. Al 29% resta invece il Partito Radicale (Srs, opposizione ultranazionalista) di Tomislav Nikolic, prima forza del Paese dal 2003, che tiene, ma non rispetta il pronostico di un balzo in avanti. Oltre la soglia del 5% sono inoltre indicati il Partito Democratico di Serbia (Dss, conservatore) del premier uscente, Vojislav Kostunica, gia' alleato di Tadic, ma oggi piu' vicino ai nazionalisti nel rifiuto del dialogo con l'Ue dopo il riconoscimento europeo della secessione del Kosovo, in calo all'11%; il Partito Socialista di Dacic, che recupera un paio di punti grazie all'alleanza col Partito dei Pensionati, sale all'8% e gia' esulta per bocca del suo leader (''Siamo tornati al centro della scena politica serba'') ; e il Partito Liberaldemocratico del giovane Cedomir Jovanovic (l'unico disposto ad accettare il divorzio del Kosovo. Un quadro che non offre i numeri minimi a un'eventuale alleanza nazionalista Srs-Dss, ma lascia nelle mani dello Sps un possibile ruolo da ago della bilancia.

    Al momento il calcolo dei seggi, su un Parlamento formato da 250 deputati, ne attribuisce almeno 102 alla lista di Tadic, 77 ai Radicali, una trentina a Kostunica, una ventina a Dacic e una dozzina a Jovanovic. Oltre alla decina assegnata di diritto ai rappresentanti delle minoranze etniche, tradizionalmente vicini agli europeisti. Il vantaggio del blocco presidenziale e' quello di avere in mano il pallino e di poter esprimere un premier incaricato cui dal 15 giugno - data d'insediamento della nuova Camera - tocchera' menare la danza dei negoziati.

    I giornali, da parte loro, evidenziano sia il successo dei filo-europei, sia le incognite parlamentari. 'Storica vittoria per la Serbia europea', titola oggi Danas. 'Convincente vittoria della Serbia pro-Ue', fa eco Blic. Mentre Politika sottolinea 'il potenziale di coalizione dello Sps' e nota che Dacic appare in corsa per ''allearsi con chiunque''. 'Ora - taglia corto Glas Javnosti - dipende tutto da Dacic'.(ANSA).
    12/05/2008 14:00

  5. #5
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    Serbia, vince Tadic ma il fronte antieuropeo è ancora forte
    di Anna Di Lellio
    Article content:
    Mitrovica nord. Presentate come le più importanti per la Serbia del dopo Milosevic e decisive per il futuro del paese, le elezioni di ieri si sono concluse con un risultato che continua a mantenere aperte diverse possibilità di governo. La coalizione “Per una Serbia Europea”, guidata dal Partito Democratico del presidente Tadic, ha ottenuto il 38 per cento dei voti; un successo se si pensa alle previsioni della vigilia che la vedevano indietro di qualche punto rispetto al Partito Radicale. Il 38 per cento però non basterà a formare il nuovo governo. Con il 29 per cento i Radicali restano il partito più grande e con il maggiore numero di seggi in parlamento. Ma neppure i Radicali sono abbastanza forti da dettare le condizioni per la formazione del nuovo governo. Il partito Democratico della Serbia del primo ministro Kostunica prende solo l’11 per cento dei voti e nel quadro elettorale attuale è considerato troppo debole, una pedina apparentemente minore nel toto-governo.


    Domenica sera, parlando alla RTS, la televisione di stato, gli analisti politici Slobodan Antonic e Dragoljub Zarkovic si sono dichiarati in completo accordo su uno scenario che a prima vista potrà sorprendere: la vera chiave della situazione è rappresentata, oggi, dal Partito Socialista. Fondato da Milosevic nel 1989, il Partito Socialista ha guadagnato quasi l’8 per cento dei voti ed è considerato il partner più probabile del Partito Democratico nella formazione di un governo pro-europeo guidato da Tadic. E’ una soluzione piuttosto bizzarra, ma di cui si parla molto a Belgrado. Le analisi del voto devono aspettare, si comprenderà in seguito perché il blocco ultranazionalista ha conquistato la metà dei voti e i Liberali solo il 5 per cento. La vera questione è quale governo potrà formarsi con queste percentuali. La coalizione pro-europea da sola non può dar vita ad un esecutivo, e sembra possa farlo solo con l’aiuto delle minoranze e dei Socialisti, sia pure come appoggio esterno. Nessuno si illude sulla stabilità di una simile scelta, ma i Socialisti potrebbero accettare di sostenere Tadic in cambio di qualche poltrona da sottosegretario.


    Fantapolitica? No. E’ possibile che la Serbia entrerà in Europa grazie ai Socialisti di Milosevic, con una mossa gattopardesca che non deve stupire. Dopotutto, Tadic ha basato la sua campagna sulla difesa del Kosovo e sulla riapertura del processo a Ramush Haradinaj, l’ex comandante dell’UCK assolto all’Aja il mese scorso. Non c’è nulla nell’orientamento del partito pro-europeo che fa pensare a una pronta consegna dei due indiziati per genocidio e crimini di guerra, Ratko Mladic e Radovan Karadzic. Ma una soluzione alternativa è altrettanto possibile, dato che domenica sera Kostunica ha incontrato sia i socialisti che i radicali. Infatti, una coalizione composta dai partiti nazionalisti e anti-europei è un’opzione aperta, qualora Tadic dovesse fallire nella missione di formare il nuovo governo.


    Le previsioni, oggi come oggi, sono difficili. Domenica pomeriggio solo il 45 per cento degli elettori serbi aveva votato, mettendo in allarme il partito pro-europeo che contava su una partecipazione ben più alta. Nell’ultima ora, il miracolo: la partecipazione è salita al 60 per cento e la coalizione pro-europea ha ottenuto un insperato successo, certamente non previsto alla vigilia. Cos’è successo per influenzare così tanto il flusso dei votanti? Nel pomeriggio il paese era rimasto incollato alla televisione per seguire la finale degli internazionali d’Italia di tennis e poi celebrare la vittoria di Novak Djokovic, il tennista che fa sognare tutti i serbi. Dal momento della comparsa di Djokovic sulla scena sportiva, un paese che era completamente devoto solo al calcio e al basketball si è scoperto amante del tennis. Djokovic è l’eroe pulito e rispettabile che fa onore all’immagine nazionale, su di lui l’immaginario popolare ha già composto ballate epiche. Quindi domenica tutti a vedere il match di tennis, poi alle urne.


    Qualunque sarà la composizione del nuovo governo, la questione del Kosovo resterà al centro della politica estera e interna della Serbia, come pure dei suoi rapporti con l’Europa. Nel nord di Mitrovica, la città divisa tra il Kosovo indipendente e la Serbia, domenica vedevano ovunque i manifesti del partito Radicale e le foto di Nikolic e Seselj, quest’ultimo capo storico radicale attualmente all’Aja, accusato di crimini di guerra. Altra grande presenza quella di Vladimir Putin, la cui immagine campeggiava in quasi tutti i negozi del centro. Non si vedeva, d’altro canto, neppure un poster di Kostunica, mentre Tadic era presente solo in una foto gigante con l’eloquente scritta “Nemico del Popolo”. Certamente le forze pro-europee non hanno ottenuto un grande successo in Kosovo. La stessa missione europea EULEX, che dovrebbe occuparsi della supervisione del Kosovo indipendente, non può mettere piede nel nord di Mitrovica dove anche per la missione ONU ci sono problemi.


    Sia la coalizione pro-europea di Tadic che i nazionalisti di Kostunica e Nikolic sono decisi a non riconoscere né l’indipendenza del Kosovo né l’autorità della comunità internazionale su quello che considerano loro territorio. E ciò renderà la vita più difficile alla comunità internazionale presente nel Kosovo indipendente. Il nuovo governo di Pristina per un certo periodo vivacchierà, impegnato com’è a cercare un numero sempre maggiore di riconoscimenti all’indipendenza del paese e a migliorare una situazione economica assai difficile. Mentre i funzionari dell’ONU, quelli dell’EULEX e quelli dell’Ufficio Civile Internazionale (come si chiama l’organizzazione che dovrebbe occuparsi dell’implementazione del Piano Ahtisaari) saranno impegnati soprattutto a dibattere e a litigare sulle rispettive competenze e autorità. Poiché nessun governo in Serbia sembra intenzionato a riconoscere la Missione Europea o il Piano Ahtisaari, l’ONU continua a restare il solo vero amministratore internazionale del Kosovo. La Serbia lo tollererà anche senza rispettare nessuna delle sue decisioni - ha infatti organizzato elezioni locali in Kosovo considerate illegali dall’ONU - o delle sue istituzioni, come il Tribunale dell’Aja. E l’ONU si dividerà, come anche l’Europa, mantenendo una presenza diversa nel Kosovo indipendente e un’altra nella parte nord che resta sotto giurisdizione serba; funzionari russi o di altri paesi che non hanno riconosciuto l’indipendenza risiederanno nella parte settentrionale, i restanti a Pristina. L’Ufficio Civile Internazionale, che si dovrebbe occupare soprattutto della protezione della minoranza serba, non avrà molto da fare, dato che i serbi non si considerano minoranza in Kosovo, ma al contrario considerano gli albanesi del Kosovo una minoranza in Serbia. Ed EULEX? Come si comporterà con la prima grande missione di politica estera dell’UE la prossima coalizione di governo serba guidata, come si pensa, da una maggioranza pro-europea?

    Fonte: l'occidentale

  6. #6
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    SERBIA: VOTO; DOPO VITTORIA, EUROPEISTI CERCANO PARTNER/ANSA
    (di Alessandro Logroscino) (ANSA) - BELGRADO, 12 MAG - E' gia tempo di trattative in Serbia, sotto e sopra il banco, dopo l'avanzata del blocco liberale ed europeista del presidente, Boris Tadic, alle elezioni politiche di ieri. Conclusesi con una vittoria dalle dimensioni insperate sugli ultranazionalisti del Partito Radicale (Srs) di Toma Nikolic, ma che rischia di rivelarsi monca senza un accordo con una qualche forza minore: prima fra tutte, il Partito Socialista (Sps) che fu di Milosevic, riemerso come ago della bilancia con un 7,5% di consensi. I dati ufficiali preliminari di oggi - sul 98% delle schede scrutinate - rispecchiano le proiezioni. La lista 'Per una Serbia europea' di Tadic si attesta quasi al 39% dei suffragi, con un balzo in avanti di una decina di punti e 102-103 seggi nel carniere. Mentre i radicali di Nikolic e dell'imputato per crimini di guerra Vojislav Seselj, prima forza del Paese dal 2003, si fermano al 29%, come nella tornata precedente. Oltre la soglia del 5% sono inoltre confermati il Partito Democratico di Serbia (Dss, conservatore) del premier uscente, Vojislav Kostunica, gia' alleato di Tadic, ma oggi piu' vicino ai nazionalisti nel rifiuto del dialogo con l'Ue dopo il riconoscimento europeo della secessione del Kosovo, in netto calo all'11,3%; lo Sps del quarantenne Ivica Dacic, che risale al 7,5%; e il Partito Liberaldemocratico del giovane Ceda Jovanovic (l'unico disposto ad accettare il divorzio di Pristina), che si attesta al 5,3%. Un quadro da cui emerge un chiaro vincitore politico, Tadic. Ma non una coalizione parlamentare altrettanto chiara. Sullo sfondo di un Paese che se in maggioranza ribadisce ''la scelta di una strada europea'' - come sottolineato nella notte da un rincuorato presidente della Repubblica -, preferendola realisticamente alle velleita' di un asse esclusivo con la Russia, per ragioni di collocazione geografica oltre che di interesse economico, resta in generale diviso e poco incline all'entusiasmo: sotto l'effetto dei persistenti traumi sociali di una transizione incompiuta, di una rilettura incompleta della storia recente, dell'irritazione diffusa per il riconoscimento occidentale dello strappo kosovaro. Per la formazione del nuovo governo bisognera' aspettare ora meta' giugno, quando il nuovo Parlamento unicamerale di Belgrado (250 seggi in tutto) s'insediera'. Il rito delle consultazioni - e delle contrattazioni - e' peraltro gia' in corso. Nikolic spera ancora di poter ribaltare il tavolo unendo tutte le forze non liberali attorno allo Srs: dal Dss di Kostunica (col quale c'e' gia' stato oggi un primo incontro), allo Sps, a qualche deputato disperso. E contesta come prematuri i proclami di vittoria di Tadic e dei suoi. L'ipotesi di un governo dei 'perdenti' appare tuttavia problematica: potrebbe infatti contare, al piu', sul sostegno di una maggioranza risicatissma di 127 seggi su 250. Senza considerare che lo Sps resta alla finestra, tanto piu' che nella sua pattuglia di deputati ve ne sono otto (su 20) provenienti dai partiti satelliti dei Pensionati Uniti e di Serbia Unita, gia' in trattative con la lista di Tadic. Neppure per il blocco presidenziale, tuttavia, le cose appaiono facili. Smaltita l'euforia di un successo superiore alle attese, l'entourage di Tadic sa di dover trovare adesso alleati, come riconosce il ministro degli Esteri, Vuk Jeremic, uno dei fedelissimi del presidente, aprendo le porte senza ombra di veti ideologici ''a tutte le forze disposte a scommettere con noi su un avvenire europeo per la Serbia''. Lo Ldp di Jovanovic - che condivide l'europeismo del capo dello Stato, ma non il suo moderatismo, ne' la sua determinazione a respingere l'indipendenza del Kosovo - potrebbe garantire alla fine un appoggio esterno. Cosi' come i deputati (almeno sette) eletti in rappresentanza delle minoranze etniche. Ma non basta. Serve, verosimilmente, un'intesa con gli ex nemici socialisti: gli eredi - solo in parte rinnovati - di quello Slobodan Milosevic che i democratici sloggiarono dal potere a colpi di proteste di piazza nell'ottobre del 2000. ''Tutto dipende da Dacic'', titola oggi Glas Javnosti, mentre diversi analisti avvalorano l'idea di un'intesa Tadic-Sps come unico sbocco alternativo allo spettro di un ennesimo voto anticipato. I socialisti, intanto, attendono ''avances'', come fa sapere il loro leader fra il serio e il faceto. Pronti a cedere - afferma - a chiunque possa dar garanzie in materia di ''interesse nazionale e giustizia sociale''. (ANSA).
    12/05/2008 196

  7. #7
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    12.05.2008,01:19 - Elezioni in Serbia: in forse la formazione del Governo
    Tadic ha subito festeggiato la sua vittoria affermando che “i cittadini della Serbia hanno indubbiamente confermato di voler proseguire nel cammino europeo”, ma Nikolic ha sottolineato infatti che i giochi non sono affatto chiusi. Il leader ha avvertito Tadic, sottolineando che un governo non c’è ancora, nonostante i risultati attribuiscano ai DS la maggioranza. Lo stesso Kostunica ha messo fortemente indubbio la possibilità di accordo con la lista di Tadic per la formazione del Governo, rispettando prima di tutto gli obiettivi resi noti durante la campagna elettorale.


    Il leader filo-atlantico Boris Tadic canta vittoria ma le elezioni hanno dimostrato che la Serbia è spaccata in due e che l’ex primo ministro, Vojislav Kostunica, capo del Partito Democratico di Serbia (DSS), costituirà l’ago della bilancia per dar vita ad un nuovo esecutivo. Tra le soluzioni possibili per la nascita di coalizione vi potrebbe essere anche l’accordo fra i nazionalisti del Partito Radicale Serbo (SRS) guidati da Tomislav Nikolic, i moderati di Kostunica e il Partito Socialista (SPS) di Ivica Dadic, erede di Slobodan Milosevic. Tadic ha subito festeggiato la sua vittoria affermando che “i cittadini della Serbia hanno indubbiamente confermato di voler proseguire nel cammino europeo”.

    A diffondere gli esiti la Commissione Elettorale che, con il 39% circa dei consensi, ha annunciato la vittoria di Tadic contro il 29,1 dei radicali. Tuttavia, Tadic non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti ed il successo non assicura un’immediata formazione di un nuovo governo, poiché l’ex repubblica jugoslava rimane un Paese profondamente diviso. Dal canto suo Nikolic ha sottolineato infatti che i giochi non sono affatto chiusi. Il leader nazionalista ha avvertito Tadic, sottolineando che un governo non c’è ancora, nonostante i risultati attribuiscano ai DS la maggioranza. A detta del leader dei radicali, Tadic canta vittoria con troppo anticipo: “È molto probabile che si formi una coalizione senza il Partito Democratico di Tadic. Voglio dirlo ai cittadini della Serbia che a ragione festeggiano, festeggiano la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti. Ma Boris Tadic non ha il diritto di comportarsi come chi di sicuro formerà il nuovo governo”. Proprio il leader dei DSS, Kostunica, pur non avendo fatto riferimento ai radicali non ha potuto che pensare a Nikolic quando ha riflettuto su un eventuale partner con cui discutere di alleanze. “Quello che voglio sottolineare - ha osservato Kostunica - è che il mio partito potrà entrare in una maggioranza parlamentare solo se questa difenderà i principi in cui crediamo. Sono gli stessi principi che erano al cuore della nostra campagna elettorale e ai quali non intendiamo rinunciare, in un momento così drammatico per la Serbia. Sto parlando del Kosovo e del fatto che alcuni Paesi abbiano riconosciuto la sua proclamazione unilaterale di indipendenza”.

    Nel frattempo ieri è trapelata la notizia che Kostunica e Nikolic si sono incontrati per discutere della formazione del futuro governo serbo. L’indiscrezione è stata resa nota all’agenzia di stampa serba Tanjug dal portavoce dei DSS, Andreja Mladenovic, secondo il quale questi colloqui sono destinati a proseguire, mentre verranno avviate consultazioni anche con il Partito Socialista e con la Lista bosniaca per il Sangiaccato europeo guidata da Sulejman Ugljanin (1,15% dei consensi, 3 parlamentari). Stando intanto ai risultati quasi definitivi del voto, diffusi dalla commissione elettorale di Belgrado (relativi al 97,84 per cento dei voti conteggiati), i nazionalisti dell’SRS potranno contare su 77 seggi in parlamento, la coalizione DSS-NS guidata da Kostunica su 30 (con l’11,2 circa dei voti), la formazione guidata dai socialisti su 20 (con il 7,5% circa dei consensi). Il numero di seggi necessario ad avere la maggioranza in parlamento è infatti di 126 parlamentari, sui 250 complessivi. La coalizione che fa capo al presidente Tadic ha conquistato così 102 seggi, il Partito Liberademocratico 14 (5% circa dei consensi). “Si sono incontrati ed hanno parlato della natura, degli obiettivi e del programma di un futuro governo, oltre che degli interessi e degli obiettivi dei cittadini serbi. Credo che esista un significativo consenso sulle questioni chiave del nostro Paese”, ha dichiarato il segretario generale dell’SRS, Aleksandar Vucic nel corso di una conferenza stampa al termine dell’incontro fra Kostunica e Nikolic. Vucic ha anche annunciato che nel corso della giornata di ieri è previsto un colloquio tra il leader del Partito Radicale e i rappresentanti del Partito Socialista. Ora è tutto nelle mani di Kostunica e dei socialisti di Dadic. Nel caso in cui il fronte filo-atlantico guidato da Tadic non riuscisse a formare il nuovo governo, i nazionalisti avrebbero finalmente l’opportunità di guidare il Paese. Un’ipotesi tutt’altro che scontata.

    Andrea Perrone

    Fonte: Rinascita

 

 

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