Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 14
  1. #1
    Fra Savonarola
    Ospite

    Predefinito 4 Maggio - Santi e Beati Certosini di Londra, Monaci e Martiri

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Santi e Beati Martiri Certosini di Londra 18 monaci

    4 maggio

    m. 1535/7

    Diciotto monaci Certosini di Londra morirono martiri tra il 1535 e il 1537, durante la persecuzione scatenata dal re d'Inghilterra Enrico VIII dopo lo scisma. Per aver rifiutato di disconoscere l'autorità del Papa i priori padre Roberto Laurance e padre Agostino Webster furono imprigionati nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Al patibolo il 4 maggio 1535 salirono insieme a padre Giovanni Houghton che si presentò al boia pronunciando parole di perdono e di fiducia in Dio. Ma la persecuzione non si fermò: altri tre Certosini furono arrestati, torturati e martirizzati poche settimane dopo. E dieci ancora vennero imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate, dove morirono di stenti. Beatificati da Leone XIII il 9 dicembre 1886, tre di loro poi sono stati anche canonizzati da Paolo VI il 25 ottobre 1970. Sono comunemente festeggiati al 4 maggio, anniversario del martirio dei primi tre.

    Nella grande persecuzione contro i cattolici, decretata da Enrico VIII re d’Inghilterra, ogni Ordine religioso dell’epoca, unitamente al clero diocesano, lasciò un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica.
    Anche i certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti a nessuna attività politica, contribuirono a questo martirio; i monaci della Certosa di Londra ricevettero anch’essi la visita dei funzionari del re che in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l'approvazione del ripudio da parte del re, della regina Caterina d'Aragona e quindi l'accettazione come sovrana di Anna Bolena.
    Il priore e il procuratore finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità del ripudio, ma dopo un mese, convinti che questo giuramento non toccava la fede, finirono per giurare e quindi liberati; ritornati alla Certosa convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534, essi giurarono ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati.
    La pace così sperata durò poco, perché a fine anno 1534 un nuovo decreto del re e del Parlamento, stabilì che tutti i sudditi dovevano disconoscere l’autorità del papa e riconoscere invece il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali e chi non consentiva era reo di lesa maestà.
    Avutane notizia, il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini comunicando ciò e tutti questa volta si dissero pronti a morire per la Chiesa romana. Nella certosa erano arrivati anche due priori di altre case, i quali messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, si recarono di comune accordo presso il vicario del re Tommaso Cromwell, per chiedergli di convincere il re Enrico VIII di esentarli da questo giuramento che non era possibile fare.
    I due priori dopo aver fatto le loro richieste, furono fatti arrestare dal Cromwell indignato e rinchiusi nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Dopo una settimana subirono un processo a Westminster dove ribadirono il loro rifiuto e quindi condannati a morte e di nuovo rinchiusi, lì furono raggiunti da altri due religiosi condannati per lo stesso motivo.
    Il 4 maggio 1535 i due priori padre Roberto Laurence e padre Agostino Webster, unitamente al padre Riccardo Reynolds dell’Ordine di s. Brigida e al sacerdote Giovanni Haile, parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali.
    Il padre Giovanni Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio; ma non era ancora morto soffocato che uno dei presenti tagliò la corda e il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re; seguì l’esecuzione degli altri quattro e i loro corpi furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’.
    Altri tre certosini Umberto Middlemore vicario, Guglielmo Exmew dotto latinista e Sebastiano Newdigate di nobili origini furono arrestati, torturati e martirizzati il 19 giugno 1535. Altri due che si erano trasferiti da Londra alla Certosa di Hull furono denunziati, arrestati e impiccati l’11 maggio 1537.
    Ancora altri dieci certosini furono imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate e lì morirono di stenti e patimenti in breve tempo, tranne uno Guglielmo Horn che sopravvissuto al carcere, venne impiccato il 4 novembre 1540.
    Nella certosa rimasero diciotto monaci, che speranzosi di salvare il monastero avevano aderito al giuramento, ma dopo qualche tempo essi vennero espulsi e la certosa venduta a privati.
    I 18 Certosini di Londra, unitamente ad altri 35 martiri di quel periodo, furono beatificati da papa Leone XIII il 9 dicembre 1886. I primi tre morti nel 1535 sono stati canonizzati da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 compresi in un gruppo di 40 martiri della medesima persecuzione inglese. Festività religiosa il 4 maggio.

    Ecco l’elenco completo dei 18 martiri certosini di Londra:

    3 SANTI

    John Houghton, Sacerdote certosino, 4 maggio
    Robert Lawrence, Sacerdote certosino, 4 maggio
    Augustine Webster, Sacerdote certosino, 4 maggio

    15 BEATI

    William Exmew, Sacerdote certosino, 19 giugno
    Humphrey Middlemore, Sacerdote certosino, 19 giugno
    Sebastian Newdigate, Sacerdote certosino, 19 giugno
    John Rochester, Sacerdote certosino, 11 maggio
    James Walworth, Sacerdote certosino, 11 maggio
    William Greenwood, Sacerdote certosino, 6 giugno
    John Davy, Diacono certosino, 8 giugno
    Robert Salt, Monaco certosino, 9 giugno
    Walter Pierson, Religioso certosino, 10 giugno
    Thomas Green, Sacerdote certosino, 10 giugno
    Thomas Scryven, Monaco certosino, 15 giugno
    Thomas Reding, Religioso certosino
    Richard Bere, Sacerdote certosino, 9 agosto
    Thomas Johnson, Sacerdote certosino, 20 settembre
    William Horne, Monaco certosino, 4 agosto

    Autore: Antonio Borrelli

  2. #2
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dalle Lettere di san Cipriano di Cartagine.

    Epistola ad Thibaritanos, LVIII, 1‑3.5‑11, in PL 4, 349‑358.

    Fratelli carissimi, sta per giungere sul nostro capo il giorno della tribolazione: la fine del mondo e i tempi dell'Anticristo sono vicini. Urge tenerci pronti per combattere e non pensare ad altro che alla gloria della vita eterna e alla corona promessa ai testimoni del Signore.
    Quello che sta per accadere è senza precedenti. Si avvicina un combattimento cosi serio e feroce che i soldati di Cristo devono prepararsi ad esso con fede intatta e solida virtù. Dobbiamo pensare che ogni giorno ci è offerto il calice del sangue di Cristo, per essere in grado, dopo averlo bevuto, di spargere il nostro sangue per Lui.
    Questo significa voler essere trovato con Cristo e imitare ciò che lui ha insegnato e compiuto, come scrive l'apostolo Giovanni: Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si e comportato (1 Gv 2, 6).
    E l'apostolo Paolo ci esorta con queste parole: Siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo. se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare alla sua gloria (Rm 8, 16‑17).
    Dobbiamo considerare tutto questo, perché nessuno rimpianga qualcosa del mondo che ormai sta per finire; è necessario seguire Cristo che vive in eterno e vivifica i suoi servi riuniti nella fede del suo nome.

    Fratelli carissimi, sta per giungere il momento già annunziato molto tempo fa da nostro Signore.
    Egli aveva predetto: Verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché. quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato (Gv 16, 2‑4).
    Nessuno si stupisca se siamo assaliti da continue persecuzioni e turbati da incessanti angustie. Il Signore aveva predetto che sarebbe accaduto questo alla fine dei tempi, addestrandoci al nostro servizio di soldati con l'insegnamento e l'esortazione della sua parola. Le persecuzioni avvengono per metterci alla prova e per unire anche noi, come i giusti che ci hanno preceduto, all'amore di Dio attraverso la sofferenza e la morte. Ce lo insegna Pietro nella sua Lettera: Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si e acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi (1 Pt 4, 12‑14).

    Gli apostoli ci hanno insegnato quello che. anche loro hanno 'imparato dai precetti dei Signore e dai suoi celesti comandamenti. Lo stesso Signore conferma le loro parole, dicendo: Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato. a causa del Figlio dell'uomo.
    Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli (Lc 6, 22‑23).
    Il Signore vuole che godiamo e siamo pieni di gioia durante la persecuzione, perché allora si offrono le corone della fede ai soldati di Dio e i cieli si aprono per i martiri.
    Non ci siamo arruolati nella milizia di Cristo per dover solo pensare alla pace, per rifiutare il servizio ed evitare la guerra, quando il Signore per primo ha marciato in testa al suo esercito.
    Lui, maestro di umiltà, di sopportazione e di sofferenza, per primo praticò quello che insegnò poi a fare; ha sofferto prima per noi, lui che ci esorta a soffrire.
    Fratelli carissimi, fissate gli occhi su colui che è stato designato dal Padre unico giudice, perché verrà per giudicarci. Egli ha già fatto conoscere la norma della sua sentenza: testimonierà davanti al Padre in favore di chi l'avrà riconosciuto e invece rinnegherà coloro che l'avranno rinnegato (Mt 10, 32‑33).
    Se avessimo la possibilità di sfuggire alla morte, sarebbe normale temere di morire; ma siccome è inevitabile che l'uomo muoia, allora cogliamo l'occasione che nella sua bontà Dio ci presenta. Affrontiamo l'esilio dalla vita per il premio dell'immortalità. Non ci sbigottisca la paura di essere uccisi, perché sicuramente saremo incoronati.

    Imitiamo i tre giovani, Anania, Azaria e Misaele. Nonostante la loro giovane età, non si sgomentarono né li scoraggiò la prigionia dopo la caduta della Giudea e la presa di Gerusalemme. Vinsero invece il re nemico nel suo stesso regno con il coraggio della loro fede.
    Quando ricevettero l'ordine di adorare la statua che Nabucodonosor aveva fatto erigere, furono più forti delle minacce e delle fiamme del re. Essi dichiararono e confermarono la loro fede con queste parole:
    Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi pero che il nostro Dio che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi. o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto (Dn 3, 16‑18).
    I tre fanciulli credevano, grazie alla fede, di poter sfuggire alla morte, ma aggiunsero: Anche se non ci liberasse (Dn 3, 16‑18), per far sapere al re che erano anche disposti a morire per quel Dio che adoravano.
    E' una dimostrazione di coraggio e di fede il credere e sapere che Dio può sottrarci alla morte che incombe, e tuttavia accettarla senza paura e cedimenti, perché la propria fede ne esca più robusta.
    Dalla bocca dei tre fanciulli erompe intatta e invincibile la forza dello Spirito Santo, in modo da confermare il vangelo che attesta: Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire perché vi sa suggerito in quel momento ci che dovrete dire; non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi (Mt 10, 19‑20).

    Quando il re Ciro e il suo popolo intimarono a Daniele di adorare l'idolo di Bel, il giovinetto, volendo rendere onore al suo Dio con pienezza di fede e di libertà, proruppe in queste parole: Io adoro soltanto il Dio vivo che ha fatto il cielo e la terra (Dn 14, 5).
    Nella Scrittura un'incredibile testimonianza di coraggio e di fede è senz'altro quella del martirio dei sette fratelli Maccabei. I loro dolorosi supplizi e le molteplici sofferenze, la madre che li incoraggia sotto i tormenti e muore pure lei con essi, non ci esortano attraverso tutto quel patire a desiderare il trionfo del martirio?
    Che dire dei profeti, ai quali lo Spirito Santo dette la conoscenza degli avvenimenti futuri? Cosa pensare degli apostoli scelti dal Signore? Tutti quei giusti non ci insegnarono forse a morire per la giustizia?
    La nascita di Cristo fu subito segnata dal martirio dei bambini, massacrati a causa di lui nei primi due anni di vita. L'età inabile alla battaglia fu pronta per la corona. L'infanzia innocente fu uccisa, perché apparisse chiara l'innocenza di coloro che subiscono la morte a causa di Cristo. Se persino i piccolissimi subiscono il martirio, allora nessuno è al riparo dalla persecuzione.
    Come sarebbe grave per un cristiano, servo di Cristo, non voler patire, quando il suo Signore ha patito per primo! Che vigliaccheria da parte nostra non accettare di soffrire per i nostri peccati, quando lui, che era senza peccato, ha sofferto per noi. Il Figlio di Dio ha affrontato la passione per fare anche di noi i figli di Dio, e il figlio dell'uomo non vuole patire, rinunziando cosi a essere figlio di Dio?
    Se siamo sotto il torchio perché il mondo ci odia, Cristo subì per primo l'odio. del mondo; sopportiamo perciò le derisioni o l'esilio o i tormenti, giacché il Creatore e Signore del mondo ne fece per primo la tragica esperienza.

    Un servo non e più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me. perseguiteranno anche voi (Gv 15, 20).
    Il Signore Dio nostro quello che ha insegnato l'ha anche fatto, perché non possa aver scuse il discepolo che impara e non fa.
    Nessuno di voi, fratelli amatissimi, sia atterrito dal timore di una persecuzione futura o dalla venuta dell'Anticristo che sta per apparire; non sia spaventato in modo tale da non essere trovato già bene armato e pronto a tutto, grazie alle esortazioni dei vangelo e ai precetti che scendono dall'alto.
    Viene si l'Anticristo, ma sopravviene: Cristo. Il nemico infierisce con ogni crudeltà, ma subito viene il Signore a vendicare le nostre sofferenze e le nostre ferite; l'avversario si adira e minaccia, ma c'è chi può liberare dalle sue grinfie.
    Merita di essere temuta soltanto l'ira di colui al quale nessuno riesce a sfuggire; egli stesso ce ne avverte anticipatamente: Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima" (Mt 10, 28).

    Gli uomini si allenano Per le gare agonistiche del secolo e ambiscono la gloria di essere coronati davanti alla folla, alla presenza dell'imperatore.
    Ecco ora per noi una prova sublime e grandiosa, alla quale è destinata la corona celeste. Dio osserva durante il combattimento quelli che ha reso degni di essere suoi figli e fissa con fierezza lo spettacolo della nostra lotta. Mentre combattiamo la battaglia della fede, Dio ci guarda, ci guardano i suoi angeli, anche Cristo ci sta ad osservare. Che onore grande e che felicità combattere sotto lo sguardo di Dio, essere coronati da Cristo giudice!
    Armiamoci, fratelli cari, raccogliamo tutte le forze e disponiamoci alla battaglia con animo integro, con fede piena é coraggio disposto a tutto.
    Rivestiamo la corazza della giustizia, perché il nostro petto sia difeso contro i colpi dei nemico. I nostri piedi siano calzati e muniti dell'insegnamento evangelico. Cominciando cosi a calpestare e schiacciare il serpente, non saremo morsi e vinti da lui.
    Teniamo saldamente lo scudo della fede, perché contro di esso si estingua ogni dardo infuocato che il nemico ci scaglia addosso.
    Prendiamo anche a protezione della testa l'elmo spirituale, per difenderci gli orecchi da immagini detestabili. Sia premunita la fronte per conservare inviolato il segno di Dio, e la bocca per confessare vittoriosamente il Signore Gesù Cristo.
    Armiamo anche la destra con la spada spirituale, perché respinga vigorosamente i sacrifici immondi e, memore dell'Eucaristia, prenda il corpo del Signore, lo stringa, in attesa di ricevere un giorno da Dio il premio dei beni celesti.

    Venga il grande e bel giorno, quello in cui il Signore passerà in rivista il suo popolo e peserà i meriti di ciascuno sulla bilancia della conoscenza divina. Egli caccerà nella Geenna i malvagi e condannerà al fuoco eterno i nostri persecutori.
    A noi invece pagherà il prezzo della nostra fede e della nostra devozione.
    Che gioia e che felicità sarà venir introdotti a vedere Dio, resi degni della buona novella della salvezza e della luce eterna, insieme con Cristo, Signore e Dio nostro.
    Allora incontreremo Abramo, Isacco e Giacobbe, tutti i patriarchi, gli apostoli, i profeti, i martiri. Godremo le gioie dell'immortalità che riceveremo nel regno dei cieli con i giusti e gli amici di Dio.
    Ci sarà dato di assaporare quelle cose che occhio non vide né orecchio udì, mai entrarono in cuore di uomo (1 Cor 2, 9).
    Riceveremo lassù ben più di quanto soffrimmo in terra, secondo questa testimonianza dell'Apostolo: Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi (Rm 8, 18).
    Quando avverrà quella manifestazione e lo splendore di Dio ci illuminerà, saremo nella gioia della beatitudine, onorati dalla stima del Signore. Saranno invece infelici per sempre coloro che avranno abbandonato Dio o si saranno ribellati a lui, tormentati da un fuoco inestinguibile, insieme con il maligno di cui avranno seguito la volontà.
    Questi pensieri, fratelli carissimi, vi rimangano in cuore. La nostra preparazione alla battaglia sia questa: avere notte e giorno davanti agli occhi la ricompensa dei giusti e il supplizio dei malvagi, il castigo minacciato per chi rinnega il Signore e la gloria promessa a chi lo riconosce.
    Se, mentre riflettiamo e meditiamo su queste cose, arriverà il giorno della persecuzione, il soldato di Cristo, istruito dai precetti e dai moniti dei suo Capo, non temerà la battaglia ma sarà pronto per la corona.

  3. #3
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dalle Catechesi di Simeone il Nuovo Teologo.

    Catèchèse 27, 295‑326.333‑377, in SC 113, 121‑127

    In apparenza taluni osservano ogni comandamento, ma per vergogna o per rispetto umano non accettano ne ingiurie ne scherni dagli altri, non sopportano colpi e percosse. Essi saranno respinti da Dio. Allora rabbrividisci e trema all'idea.
    Dio venne insultato e lo tollerò per la tua salvezza; tu, dunque, sopporta con gioia i colpi e gli scherni. Dio, che riceve uno schiaffo dall'ultimo degli schiavi, ti dà l'esempio di come si vince; e tu non accetterai quel medesimo trattamento da uno come te?
    In che modo potrai regnare con Dio ed essere glorificato insieme con lui nel regno dei cieli, se ora ti vergogni d'imitarlo praticando la pazienza?
    Disgraziato, che avresti fatto se il Signore si fosse vergognato di farsi uomo per te e ti avesse abbandonato? Saresti rimasto con gli increduli e gli empi nella fossa infernale, dove ti aveva precipitato la trasgressione.

    Proclami che Cristo è Dio; tu credi che il Creatore del cielo e della terra si è abbassato, senza annientarsi, uscendo fuori dal seno paterno. Tu credi che dall'altezza infinita della sua deità e della sua indicibile gloria è sceso in terra; credi che si fece vile e povero per te, che sei fango, cenere e polvere.
    Come allora rifiuterai di smontare dalla supposta grandezza del tuo trono e di umiliarti davanti al fratello? Chissà che per le sue virtù egli non ti superi, anche se da una visuale umana sembra inferiore a te. Non rinunzierai al tuo abito sfarzoso di fronte alla veste dimessa dell'altro? Non proverai disgusto per questa parvenza risibile che in realtà maschera bruttura piuttosto che splendida gloria? Non vorrai divenire in tutto simile a colui che ti ha creato, umiliandoti di fronte ai fratelli?

    Ammettiamo, fratello, che tu abbia lasciato tutto e ti sia fatto povero per il regno dei cieli. Hai imitato il tuo maestro, il Cristo Dio. Guardalo ora: ti è vicino e condivide in tutto la tua esistenza, lui che sta sopra i cieli.
    Eccovi in cammino insieme per i sentieri della vita. Qualcuno v'incontra e dà uno schiaffo ad entrambi. Il Maestro non replica e tu protesti?
    Ma guarda mi obietterai che Cristo rispose a chi l'aveva colpito, dicendogli: Se ho parlato male. dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti? (Gv 18, 23).
    Gesù non lo disse a mo' di contro riposta, ma perché non aveva commesso peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca (1 Pt 2, 22).
    D'altra parte, egli rispose perché non lo stimassero colpevole e dessero ragione al servo che lo percosse dicendogli: Cosi rispondi al sommo sacerdote? (Gv 18, 22).
    Il Signore deve provare con qualche parola la sua innocenza. Il nostro caso invece è diverso, colpevoli di tanti peccati come siamo. Tant'è vero che in seguito il Salvatore sopporta maltrattamenti peggiori, ma non una volta si lascia sfuggire una parola; anzi, lo sentono persino pregare per i suoi crocifissori.

    In balia della derisione, Gesù non si adira, e tu osi irritarti? Lui si sottomette agli sputi, agli schiaffi, ai colpi di flagello, e tu non puoi accettare neppure una parola dura?
    Lui subisce la croce, questa morte ignominiosa, la tortura dei chiodi, e tu non accetti i compiti poco onorevoli? Come potrai partecipare alla sua gloria, se non accetti di condividere la sua morte infamante?
    Davvero non serve che tu abbia abbandonato la ricchezza, se non vuoi prendere la croce, fidandoti della verità del suo comando: Vendi quello che possiedi, dallo ai poveri; poi vieni e seguimi (Mt 19, 21).
    Fratelli, ascoltatemi: osserviamo tutti i comandamenti di Cristo; per amore del regno dei cieli sopportiamo le prove che ci assalgono. Cosi potremo comunicare alla gloria di Cristo, partecipare alla vita eterna, godere l'eredità dei beni ineffabili, in Cristo Signore, a cui è la gloria nei secoli. Amen.

  4. #4
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    03 Aug 2006
    Messaggi
    1,860
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 4 maggio - SS. Giovanni Houghton e compagni martiri

    Santi Giovanni Houghton, Roberto Lawrence, Agostino Webster e Riccardo Reynolds Sacerdoti e martiri

    4 maggio

    >>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

    + Londra, Inghilterra, 4 maggio 1535


    Martirologio Romano:
    A Londra in Inghilterra, santi sacerdoti martiri Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster, priori delle certose di Londra, Bellavalle e Haxholmie, e Riccardo Reynolds, dell’Ordine di Santa Brigida, che, avendo professato senza paura la fede dei padri, sotto il re Enrico VIII furono trascinati a Tyburn al supplizio dello squartamento. Insieme a loro anche il beato Giovanni Haile, sacerdote, parroco di Isleworth, sobborgo della città, fu impiccato allo stesso patibolo.

    Cinque sacertodi inglesi furono i primi martiri ad essere uccisi per aver professato la fede cattolica sotto il regno di Enrico VIII, fautore dello scisma anglicano: i certosini Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster, il brigidino Riccardo Reynolds ed il parroco Giovanni Haile. Tutti beatificati da Papa Leone XIII il 29 dicembre 1886, solamente i primi quattro sono stati anche canonzzati da Paolo VI il 25 ottobre 1970, mentre Giovanni Haile è ancora oggi venerato solo come beato. Ai quattro santi è dedicata in particolare la presente scheda agiografica.

    Giovanni Houghton, Roberto Lawrence ed Agostino Webster, priori certosini

    I certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti ad alcuna attività politica, ricevettero anch’essi nella Certosa di Londra la visita dei funzionari regi che, in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l’approvazione del ripudio da parte del re della moglie Caterina d’Aragona e dunque l’accettazione quale sovrana di Anna Bolena. Il priore, John Houghton, ed il procuratore finirono in carcere per aver obiettato circa la legittimità del ripudio, ma un mese dopo, convinti che tale giuramento non toccasse la fede, finirono per giurare e furono quindi liberati. Ritornati alla Certosa, convinsero i loro confretelli delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534 tutti giurarono dinanzi ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati.
    La pace tanto auspicata durò però ben poco, infatti verso la fine del 1534 un nuovo decreto promulgato dal re e dal Parlamento ordinò a tutti i sudditi di disconoscere l’autorità del papa, attribuendo al sovrano il ruolo di capo della Chiesa anglicana anche in ambito spirituale, prevedendo il reato di lesa maestà per coloro i quali non avessero approvato tale novità. Avutane notizia, il priore John Houghton riunì tutti i certosini ed all’unanimità si dissero pronti a morire per la fedeltà alla Chiesa di Roma.
    Nella certosa erano arrivati anche Robert Lawrence ed Augustine Webster, priori delle certose di Bellavalle e Haxholmie, i quali, messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, di comune accordo si recarono dal vicario del re Thomas Cromwell per implorarlo di convincere Enrico VIII ad esentarli da questo giuramento contrario alla loro fede, ma questi indignato li fece arrestare e rinchiudere nella Torre di Londra quali ribelli e traditori. Una settimana dopo furono processati presso Westminster, ove ribadirono il loro rifiuto, e vennero quindi condannati a morte e nuovamente incarcerati. Lì furono raggiunti da altri due sacerdoti condannati per il medesimo motivo: il brigidino Richard Reynolds e John Haile, parroco di Isleworth.

    Riccardo Reynolds

    Non conosciamo con esattezza la data di nascita di Richard Reynolds, ma dal fatto che fu accettato quale novizio dall’Ordine di Santa Brigina nel 1512 e prese i voti l’anno seguente, deduciamo che sia nato tra il 1488 ed il 1489. Tale ordine religioso prevede infatti che i novizi possano professare i voti solo al raggiungimento dei venticinque anni di età. Trascorsi alcuni anni all’università di Cambridge, nel 1513 conseguì il baccellierato in teologia e dalla medesima università fu assunto quale predicatore. Prima del Concilio di Trento queste attività non erano ritenute incompatibili con lo stato di novizio di un ordine religioso.
    I monasteri brigidini erano composti da due comunità, maschile e femminile, separate dalla chiesa: i monaci fungevano da cappellani per le suore e la badessa era superiora di ambe le comunità. Come i suoi contemporanei, quali ad esempio i celeberrimi San John Fisher e San Thomas More, anche il Reynolds aveva ricevuto un’ottima formazione umanistica ed il cardinal Pole testimonia che “non solo era un uomo dalla vita santissima, ma era anche l’unico monaco inglese che conoscesse bene le tre lingue fondamentali, cioè il latino, il greco e l’ebraico”. Il Registro della biblioteca del monastero di Syon, fondato nel 1415 dal re Enrico V, annoverava ben 94 volumi a lui attribuiti ed egli fu indubbiamente un’eminente personalità della Londra del tempo.
    Nel 1535 fu anch’egli imprigionato nella Torre di Londra per essersi rifiutato di prestare il giuramento di supremazia. Il 28 aprile, durante il processo, non demordette dall’opporsi ad un’ingiusta legge contraria alla sua fede: “Per essere a posto con la coscienza mia e di quelli che sono presenti qui con me, io dichiaro che la nostra fede ha maggior peso ed è sorretta da maggiori testimonianze di quella vostra, perché invece delle poche testimonianze che voi avete ricavato dal Parlamento di questo solo regno, io ho dalla mia parte l’intero mondo cristiano”. Un testimone oculare descrisse Riccardo quale “uomo di contegno angelico, amato da tutti, e pieno di Spirito Santo”.
    Ormai prossimo al martirio, chiese di rinviare l’esecuzione di alcuni giorni, onde potesse “preparare la sua anima all’incontro con la morte come si conviene ad un religioso e a un buon cristiano”. Il cardinal Pole, nella sua “Difesa dell’unità della Chiesa”, ebbe a scrivere: “Non posso tralasciare di dare notizie di uno di questi martiri: è Reynolds che ho conosciuto intimamente; fu un uomo che, per la santità di vita, potrebbe essere paragonato ai primissimi che furono di esempio e di guida agli altri... era stabilito che egli dovesse dare testimonianza della verità col proprio sangue. E lo fece veramente... e con tale fermezza che, secondo quanto ho appreso da un testimone oculare, offrì il capo al mortale capestro come se lo porgesse per ricevere una collana regale piuttosto che uno strumento di morte”.

    Insieme verso il martirio

    Il 4 maggio 1535 i tre certosini, Padre Reynolds ed il parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano dalla Torre di Londra al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali. Dalla finestra della sua cella il cancelliere Thomas More poté constatare assieme a sua figlia, in visita da lui, la felicità di questi santi uomini che si apprestavano ad essere i primi martiri di questa nuova persecuzione.
    John Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio. Non era ancora morto soffocato, che uno dei presenti tagliò la corda ed il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re.
    Seguì poi l’esecuzione degli altri quattro. Ultimo a morire fu il Reynolds, dopo aver incoraggiato i compagni senza impallidire e perdersi d’animo nel vederli squartare e sventrare, ma prima dell’esecuzione si rivolse alla folla presente invitandola a pregare per il re, “affinché il re che, all’inizio del suo regno aveva governato con saggezza e pietà, come Salomone, non dovesse, come lui, nei suoi ultimi tempi essere sedotto dalle donne fino alla rovina”.
    I corpi dei martiri furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’, ma la Chiesa, che mai si dimentica dei suoi servitori più fedeli, li ha glorificati concedendo loro l’onore degli altari.

    Autore: Fabio Arduino


    SANTI E BEATI

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    03 Aug 2006
    Messaggi
    1,860
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Cosa c'entra qui tale link????? Quella è la scheda di un gruppo di martiri inglesi beatificati nel 1987, nulla a che vedere con i martiri certosini...

  7. #7
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da arduinus Visualizza Messaggio
    Cosa c'entra qui tale link????? Quella è la scheda di un gruppo di martiri inglesi beatificati nel 1987, nulla a che vedere con i martiri certosini...
    C'entra perché si tratta della medesima persecuzione inglese contro i cattolici.

  8. #8
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In rilievo

    Aug.

  9. #9
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Giovanni Scrivo, I martiri certosini inglesi, 1908, Museo della Certosa, Serra S. Bruno

    Martiri inglesi

    I diciotto certosini che, fra gli altri religiosi e fedeli, non si uniformarono e si opposero all'atto di secessione e di supremazia di Enrico VIII 'Inghilterra nel 1534. Subirono supplizi e l'estremo sacrificio. Sono presentati nella gloria della loro santità, sovrastati da cori angelici, che offrono la corona, simbolo di gloria e di vita eterna, e la palma, emblema di vittoria e di trionfo, nell'arte cristiana, attributo dei martiri. Sono menzionati nominativamente tra gli altri: Agostino Webster, priore della Certosa di Axhome: fu arrestato a Londra e giustiziato a Tyburn nel 1535. Giovanni Houghton, priore della certosa di Londra: fu il primo ad opporsi all'atto di secessione e di supremazia dando ai suoi monaci e all'intera Inghilterra un magnifico esempio di fedeltà alla fede cattolica. Fu giustiziato a Tyburn nel 1535. Roberto Lawrence, priore della certosa di Beauvale nel Nottinghamshire: fu giustiziato a Tyburn nel 1535. Fanno parte dei Quaranta Martiri dell'Inghilterra e del Galles canonizzati il 25 ottobre 1970 e si festeggiano il 4 maggio.

    FONTE

  10. #10
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Affreschi di Daniele Crespi, 1629, Chiesa della Certosa di Garegnano, Milano

    Beato Guglielmo Exmew

    Beato Tommaso Redyng

    Beato Sebastiano Newdigate

    Beato Umfrido Middlemore

    Beato Walter Pierson

    S. Agostino Webster

    S. Giovanni Houghton

    S. Roberto Lowrence o Lawrence

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. I Santi e i Beati di Benedetto XVI
    Di robdealb91 nel forum Cattolici
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 26-04-09, 23:40
  2. 4 Maggio - Santi e Beati Martiri della Gran Bretagna
    Di Fra Savonarola nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 16-11-08, 10:40
  3. 6 Maggio - Beati Enrico Kaczorowski e compagni Martiri dei nazisti
    Di Vandeano (POL) nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 06-05-06, 17:19
  4. 80 - Sovrani santi e beati.
    Di Thomas Aquinas nel forum Monarchia
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 24-09-05, 05:49
  5. Sovrani santi e beati.
    Di Thomas Aquinas nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-09-05, 17:47

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito