Anni fa il quotidiano della mia città d'origine, nella cronaca nera cittadina, non aveva il coraggio di mettere i nomi dei "rispettabili" caduti nelle maglie della giustizia penale. I casi eclatanti venivano ovviamente descritti con nome e cognome: ma la truffa, la bancarotta, lo spaccio, il furto, l'appropriazione indebita, se commesse da soggetti di famiglie per bene o insospettabili, o non venivano riportati, o se riportati (i processi sono pubblici...) venivano storpiati i nomi o più discretamente indicati con le iniziali puntate.
Il Corriere della Sera, autorevole quotidiano nazionale, il più importante, sembra nell'edizione di oggi (Domenica 27 aprile) aver utilizzato la stessa "discrezione provinciale". Che ovviamente, per un quotidiano nazionale, significa disinformazione atroce. Mentire sapendo di mentire.
Anche perchè l'articolo in questione è nella pagina della cultura, con una certa evidenza. Ed anche perchè, con l'articolo in questione, si cerca di dare spazio "propagandistico" ad autori sloveni i quali sostengono, a torto o a ragione (ma non è questo il punto) che le foibe le avrebbero fatte prima i "fascisti" (italiani) e, solo in un secondo tempo, sarebbero state utilizzare dagli slavi (comunisti e non).
Ed allora, nel riportare alcuni esempi di odio e violenza fascista (siamo a pochi giorni dal 25 aprile...) ecco qui citato tale "ministro fascista dei Lavori pubblici Giuseppe Caboldi Gigli [sic], il quale già avrebbe parlato di foibe dalle colonie di "Gerarchia" (mensile mussoliniano) nel lontano 1927.
Caboldi Gigli? Ma, mi chiedo io, veramente io conosco un Cobolli Gigli, nome noto peraltro a tutti gli italiani di oggi, in quanto sicuramente parente del noto flemmatico presidente della Juventus, la "fidanzata" d'Italia.
Leggo poi su Wikipedia: il cognome "Cobolli Gigli", di origine slovena, fu creato nel 1928 dall'istriano Giuseppe Cobolli Gigli figlio del maestro sloveno Nicolaus Kombol. Giuseppe italianizzò spontaneamente il proprio cognome, anche perché sin dal 1919 egli si era dato uno pseudonimo patriottico, ovvero "Giulio Italico". Egli divenne poi gerarca fascista e prese un secondo cognome, Gigli, dandosi un tocco di nobiltà. Fu ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini.
Ahi, ahi, ahi... corrierone mio...quale riguardo...quale amore per la verità...
Mi chiedo: quale morale può derivare da chi non ha neppure il coraggio di scrivere giusto i cognomi.
Forse che la storia del Fascismo è ancora così ingombrante?
Che vergogna...e cianciano di libertà di opinione riaffermata con il sangue dei patrioti...




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