Tra coloro che si orientano (o pretendono di orientarsi) verso una prospettiva tradizionale e metafisica vi sono purtroppo certuni che credono di farlo riferendosi alle opere del noto pensatore italiano Giulio Cesare (Julius) Evola. In realtà va detto chiaramente che Evola non ha nulla a che vedere con l'autentica prospettiva tradizionale, e che solo una visione parziale e erronea delle cose può accumunare il suo pensiero (che distorce i dati tradizionali e a tratti assume perfino caratteristiche nettamente anti-tradizionali se non addirittura contro-iniziatiche [1]) alle dottrine tradizionali che invece, nello stesso periodo, René Guénon riportava alla luce in Europa e nell'Occidente. A tal proposito, per segnalare tanto la completa estraneità di Evola nei confronti di ogni autentica prospettiva tradizionale e metafisica quanto la esplicita disapprovazione da parte di Guénon delle sue idee [2], mi permetto di segnalare la risposta che l'insigne maestro francese [3] scrisse ad una confusa recensione di Evola al suo "L'Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta". Questo breve scritto (che non ho potuto tradurre per motivi di tempo, confidando comunque nella comprensibilità dello spagnolo per il lettore italofono medio), oltre a evidenziare la completa opposizione tra l'autentica Liberazione Suprema insegnata dalle dottrine taoista, indù, sufi, etc., e la teoria evoliana dell'"Individuo Assoluto" (fondata su un Tantrismo, un Buddhismo, un Lao Tzu, e una Tradizione Romana mai esistiti), confuta anche le pretese di coloro secondo i quali Guénon non avrebbe espresso mai alcun disaccordo alle cose che Evola scriveva nei suoi libri e che anzi le approvasse, e che le due prospettive si integrino a vicenda (magari affermando che mentre il punto di vista di Guénon sarebbe "brahamanico", quello evoliano sarebbe "kshatriya" [sic!]).
Come conclusione, specificherò che ovviamente tale opposizione al filosofo italiano non ha niente a che vedere con le critiche che ad esso vengono rivolte da altri ambienti, mossi da preoccupazioni del tutto aliene alle nostre (come quelle puramente politiche dei cenacoli cosiddetti "di sinistra", quelle apologetiche di un Don Curzio Nitoglia, o quelle filosofiche di un Di Vona), dalle quali possono parimenti ricaversi non pochi punti di accordo ma anche di disaccordo, dovuti a questioni di fondo e che esulano dal caso particolare di Julius Evola.
Un saluto,
Talib
[1] Non saprei come altro definire una filosofia che si pone come obiettivo la superomistica e luciferina esaltazione dell'Io individuale (che conduce al sentiero esattamente opposto a quello della Metafisica, nella quale l'Io individuale è un nemico che deve essere annientato), con continui richiami al controllo di forze magiche, inquietanti incitamenti ad accelerare la dissoluzione (mentre l'Uomo della Tradizione - checchè ne pensi Maurizio Blondet - deve continuamente cercare di opporsi ad essa), nonchè le curiose simpatie e concordanze di interessi con ben noti veicoli dell'azione contro-iniziatica contemporanea (prima della guerra i cenacoli nazional-socialisti, e poi lo Stato d'Israele, l'Alleanza Atlantica, et cetera; per tacere poi delle simpatie per personaggi come Kremmerz, Meyrink, Bo Yin Ra, et similia).
[2] Che traspare anche dal suo epistolario. Vedasi ad esempio le 23 lettere a Guido De Giorgio, che se non sbaglio sono reperibili presso le Edizioni All’Insegna del Veltro.
[3] E sia chiaro che se ci ci riferisce a Guénon chiamandolo "maestro" o "shaykh", ciò è per una questione puramente onorifica e in relazione al debito intellettuale nei suoi confronti, non perchè gli si attribuisca una qualunque funzione di maestrìa iniziatica, che egli mai ricoprì nè reclamò.




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