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  1. #1
    per il centro-sinistra
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    Predefinito Intervista a Pegolo: «Ambigua la proposta di Ferrero. Meglio un congresso a mozioni»

    «Ambigua la proposta di Ferrero Meglio un congresso a mozioni»


    su Liberazione del 28/04/2008


    Gian Luigi Pegolo, deputato uscente ed esponente dell'area dell'Ernesto, fa parte del comitato di gestione votato all'ultimo Comitato politico del Prc. Con la sua componente, guidata da Fosco Giannini, non ha appoggiato il documento Ferrero-Grassi, perché lo considera «ambiguo» e perché «ho l'impressione che, in realtà, siano in gioco schieramenti che si propongono il controllo del partito, ma sostanzialmente senza modificare radicalmente la linea che ha portato al disastro».

    Quali sono state secondo te le cause della sconfitta elettorale?
    Certamente la partecipazione ad un governo che ha dato una prova così deludente e il voto utile. Ma questo non basta a spiegare un disastro di queste proporzioni. Non si può mettere tra parentesi il dato politico essenziale. E cioè che è fallita la proposta politica della Sinistra arcobaleno. Per altro, Bertinotti in campagna elettorale aveva chiesto il voto proprio per la costruzione del nuovo soggetto. Gli elettori hanno dato una risposta inequivocabile.

    E voi cosa proponete?
    Secondo me ci sono in campo due proposte alternative. L'una, quella di Giordano e Bertinotti, che lavora alla costruzione di un partito unico della sinistra; una strada che porta alla sparizione di Rifondazione comunista e alla costruzione di un soggetto politico che finirà inevitabilmente assorbito nel Pd. L'altra, la nostra, che vuole riprendere la missione originaria di Rifondazione comunista, e cioè dare vita ad un grande partito comunista rifondato, nel quadro di un rapporto a sinistra fondato su un'unità d'azione.

    All'ultimo Cpn, voi avete presentato un vostro documento. Perché?
    Resto dell'opinione che le due posizioni, quella di Giordano e quella di Ferrero, non siano effettivamente alternative. In questo senso vorrei capire quale sia l'effettiva posizione di quei compagni che hanno sottoscritto il documento di Ferrero. Il quale, nell'intervista al Manifesto , propone solo una diversa declinazione dell'Arcobaleno sotto forma di patto federativo: una formula ambigua. Se questa è la proposta, essa è destinata ad essere superata dai fatti; non tiene conto del risultato elettorale e dello sfaldamento in corso dell'Arcobaleno. Insomma, è una proposta intermedia che non reggerà la prova, non resisterà agli eventi. O rifluirà nella costruzione del nuovo soggetto di Bertinotti; o confluirà verso la nostra posizione.

    Ma Ferrero ha spiegato che non si trattava di documenti congressuali.
    L'ho capito. Però chiedo: qual è la base politica? La proposta di Ferrero, ripeto, è quella di un patto federativo. Conoscendo le posizioni delle altre componenti, non capisco come possano convergere su una proposta che, di fatto, lascia in piedi l'Arcobaleno.

    Tu credi, invece, che ci siano le basi per la costruzione di una sinistra comunista?
    Mi pare che tutto quello che è successo non sia il prodotto dell'insufficienza dell'opzione comunista, ma semmai della volontà di abbandonarla. Negli ultimi dieci anni, Rifondazione, sotto la guida di Bertinotti, ha subito una deriva politica e culturale, tesa a rimuovere le ragioni del comunismo, e scontato scelte che si sono rivelate sbagliate. Come, per esempio, durante la stagione movimentista, l'aver ridotto la questione del mondo del lavoro a mera componente; oppure, ancora, la scelta governista del congresso di Venezia. Nonostante la montagna di macerie che ci ha sommerso, continuo a ritenere che la maggior parte dell'elettore di sinistra si riconosca nei partiti comunisti. Una parte essenziale della domanda sociale può ancora essere raccolta attorno a posizioni esplicitamente anticapitaliste. Per altro, la possibilità della costruzione di un partito comunista e di una sinistra anticapitalista si è resa evidente con la manifestazione del 20 ottobre. E' stato un errore non averlo compreso.

    E non credi che esista anche l'esigenza di dare una risposta alla domanda venuta, per esempio, dall'assemblea di Firenze?
    Che esista la necessità di ricostruire la sinistra in Italia è evidente, specie dopo la sconfitta elettorale. Ma è un'illusione pensare di poterlo fare aggregando culture politiche esistenti per costruirne una ex novo. E' l'errore tragico che ha portato allo scioglimento del Pci e, più recentemente, all'insuccesso della sinistra europea. Sono esperimenti che conducono, alla fine, o al nulla di fatto o al riflusso nel più avvilente politicismo.

    Congresso a tesi (come chiedono Ferrero e Grassi) o congresso a mozioni contrapposte?
    Quella del congresso a tesi la considero una proposta incomprensibile. Dopo un simile disastro elettorale e le lacerazioni interne all'ultimo Comitato politico, non mi pare esistano basi unitarie minime che giustifichino un congresso a tesi. A meno che non si tenti di costruire le condizioni per realizzare, dopo il congresso, un patto tra le due ex maggioranze. Sarebbe l'ennesimo pateracchio.

    Quindi?
    Vogliamo un confronto chiaro, senza ambiguità. Per questo il congresso deve essere a mozioni contrapposte.

    Però, intanto, mentre il Prc si dilania, succedono cose: presto si insedierà un governo di destra; avanza il populismo/qualunquismo di Grillo e la sinistra è fuori dal parlamento...
    Dobbiamo prendere atto che ci attende un ruolo di opposizione per anni. Dovremo usare tutta la nostra energia per contrastare il governo di centrodestra, cominciando, per esempio, con il sostenere ai ballottaggi i candidati di centrosinistra. In secondo luogo, ci dobbiamo ricollocare nel conflitto sociale. Il che significa: ostacolare i tentativi di Confindustria di ridurre gli spazi di contrattazione nazionale; affrontare il tema delle pensioni e dei salari, che non avuto alcuna risposta dal governo Prodi; arginare il tentativo antidemocratico ben evidente nelle misure sulla sicurezza e nelle manovre per correggere in senso presidenzialista l'impianto costituzionale.

    Senza rappresentanza istituzionale, sembra una missione impossibile.
    E' un lavoro enorme, certo, anche perché l'opposizione del Pd non sarà adeguata. Inoltre, l'agenda è sterminata per quanto riguarda i temi per una possibile iniziativa politica. Io vedo due esigenze prima di tutto: la prima quella di sostenere le forze sindacali che si battono per l'autonomia contro le derive concertative; la seconda quella che vede il Prc riposizionarsi sui territori proponendo alle forze della sinistra iniziative comuni contro i pericoli della destra. Che, ovviamente, non significa approdare al partito unico.

    Domani, il nostro direttore, Piero Sansonetti, è stato convocato dal comitato di gestione: volete commissariare Liberazione ?
    Nessuno vuole commissariare Liberazione ; non ho sentito alcuna proposta simile. Il problema è di stabilire un rapporto più costruttivo tra il giornale e il partito, sulla base di due necessità. La prima, che fa seguito alla nuova situazione: occorre che tutti siano impegnati nel rilancio dell'iniziativa politica e sociale, deve essere un intento comune; la seconda: è naturale che in un percorso congressuale, Liberazione sia un luogo che consenta una rappresentazione adeguata del dibattito interno al partito.

    Secondo te, finora non è stato così?
    Non sempre ha dato una rappresentazione plurale del dibattito interno. Il che non significa che non ci si possa attrezzare per trovare spazi e forme per dare conto delle diverse posizioni.

    •   Alt 

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  2. #2
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    metti il link alla pagina per cortesia

  3. #3
    Vamos bien!
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    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17269

    Comunque secondo me propongono una cosa non logica, nel 2004 si chiedeva tutti il congresso a tesi, seocndo me sarebbe un fattore rasserenante e di unità per il Partito.

  4. #4
    per il centro-sinistra
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    unità per il Partito
    l'unità tra i comunisti e gli anticomunisti non è più possibile..
    almeno dopo questa catastrofe è chiuso ogni spazio di mediazione..

    forse non ti sei accorto che gran parte di questo partito propone posizioni apertamente anticomuniste (o acomuniste)..

    l'unità dei prc non esiste più..perchè non esiste più il prc..
    dopo la catastrofe e dopo gli anni del bertinottismo è tutto cambiato

    o i comunisti salvano ciò che resta.. rilanciando un progetto piu' grande e nuovo, comunista..in grado di suscitare entusiasmi..
    o i bertinottiani (ex e post) continueranno a distruggere in forme diverse ciò che resta.. per fare altro
    non c'è una posizione intermedia tra queste due..

    o lo si capisce o è finita..

    p.s. se questa è la situazione di quali tesi possiamo discutere ? quale è la base comune ?

    VOGLIAMO USCIRE DAL NOSTRO CARTONE ANIMATO PREFERITO E PENSARE A COSTRUIRE UN PARTITO COMUNISTA O NO ?

  5. #5
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    Detto in altri termini, L'Ernesto punta a cristallizzare le posizioni e spaccare il partito (proprio come intendono fare Giordano, Gianni, Migliore e amici).

    Ovviamente, Giordano pensa in questo modo di far tornare all'ovile la parte di ex-maggioranza che si é staccata dalle loro politiche suicide ed ha scelto un'alleanza tattica con Essere Comunisti. Pensa insomma di vincere il congresso. E non mi sembra un piano irrealistico.

    Ma il vero punto oscuro é: cosa pensa di fare, in questo modo, L'Ernesto? Pensa di vincere il prossimo congresso? O pensa piuttosto di perderlo, ma con molto onore - perché in fondo, tanto peggio tanto meglio?

  6. #6
    Μάρκος Βαφειάδης
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    mi ripeto:

    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    Il tema dell'unità dei comunisti è all'ordine del giorno e sarà all'ordine del giorno del congresso del PRC (e anche di quello del PdCI più o meno contemporaneo).
    E' evidente però che non è indifferente l'esito del nostro congresso, pur nella convinzione che indifferentemente dall'esito una parte del partito parteciperà alla ridefinizione di un partito comunista e una parte farà altro.
    Non è indifferente l'esito perchè definirà i rapporti di forza, e una cosa sarà procedere alla ridefinizione di un partito comunista essendo maggioranza al congresso (e quindi conservando la "ragione sociale" del partito) ed un'altra da "fuoriusciti" perchè finiti in minoranza.
    L'unica certezza è che dopo il congresso i comunisti non potranno più stare insieme con gli anticomunisti dentro il PRC; la situazione che si trascina da anni, dal congresso di Venezia e forse anche dal congresso di Rimini, non è più sostenibile, pena la liquefazione definitiva del partito.
    D'accordo con Leninista sul fatto che, anche nell'ipotesi peggiore (sconfitta al congresso e quindi unità col PdCI di una minoranza di fuoriusciti dal PRC), non ci potrà essere una semplice confluenza nel PdCI.
    Nei confronti del PdCI com'è oggi (pur con le sue riflessioni sull'esperienza di questi anni e con una rivisitazione critica dell'atteggiamento di eccessivo appiattimento sulla governabilità col centrosinistra) continuano ad esserci da parte nostra le ragioni della divisione del '98 da una politica moderata e succube del riformismo (nel '98 noi avevamo ragione e Cossutta con Diliberto torto !).
    Il partito comunista che nascerà quindi non potrà essere la continuazione del PdCI amendoliano di questi anni (accettabile ideologicamente ma moderato nella pratica politica) ma un partito che alla correttezza ideologica abbinerà una linea politica fortemente anticapitalistica.
    E stiamone certi che questo potrebbe comportare qualche problemino anche dentro il PdCI, nel quale non credo che tutti (per es. qualche epigono del cossuttismo o il "partito degli amministratori") condivideranno questo percorso.
    http://www.politicaonline.net/forum/...eply&p=7738441

  7. #7
    Vamos bien!
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    Citazione Originariamente Scritto da Leninista Visualizza Messaggio
    l'unità tra i comunisti e gli anticomunisti non è più possibile..
    almeno dopo questa catastrofe è chiuso ogni spazio di mediazione..

    forse non ti sei accorto che gran parte di questo partito propone posizioni apertamente anticomuniste (o acomuniste)..

    l'unità dei prc non esiste più..perchè non esiste più il prc..
    dopo la catastrofe e dopo gli anni del bertinottismo è tutto cambiato

    o i comunisti salvano ciò che resta.. rilanciando un progetto piu' grande e nuovo, comunista..in grado di suscitare entusiasmi..
    o i bertinottiani (ex e post) continueranno a distruggere in forme diverse ciò che resta.. per fare altro
    non c'è una posizione intermedia tra queste due..

    o lo si capisce o è finita..

    p.s. se questa è la situazione di quali tesi possiamo discutere ? quale è la base comune ?

    VOGLIAMO USCIRE DAL NOSTRO CARTONE ANIMATO PREFERITO E PENSARE A COSTRUIRE UN PARTITO COMUNISTA O NO ?
    Il PdCI più un 10 per cento di Rifondazione. Mi tengo il cartone animato.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna Visualizza Messaggio
    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17269

    Comunque secondo me propongono una cosa non logica, nel 2004 si chiedeva tutti il congresso a tesi, seocndo me sarebbe un fattore rasserenante e di unità per il Partito.
    Infatti è un'assurdità, vuol dire rischiare di riconsegnare il partito ai Bertinottiani e a Giordano. Sono anni che aspetto questo momento,e in nome di un immaginario ultracomunismo di fantasia si fa il gioco del re di Prussia. Mah ...
    Myrddin

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Detto in altri termini, L'Ernesto punta a cristallizzare le posizioni e spaccare il partito (proprio come intendono fare Giordano, Gianni, Migliore e amici).

    Ovviamente, Giordano pensa in questo modo di far tornare all'ovile la parte di ex-maggioranza che si é staccata dalle loro politiche suicide ed ha scelto un'alleanza tattica con Essere Comunisti. Pensa insomma di vincere il congresso. E non mi sembra un piano irrealistico.

    Ma il vero punto oscuro é: cosa pensa di fare, in questo modo, L'Ernesto? Pensa di vincere il prossimo congresso? O pensa piuttosto di perderlo, ma con molto onore - perché in fondo, tanto peggio tanto meglio?
    Mi spiace, io ho visto Pegolo intervenire al CPN, sembra Pierino, Alvaro Vitali, nel senso della psicologia, ovvero voleva veder el'effetto che fa, non fare un intervento per salvare il partito, ma solo per salvare la sua anima comunista.
    Sono anni che aspettiamo il momento di cambiare rotta, di mandare via Bertinotti e Giordano, e ora si da una mano ai liquidatori, D'altra parte Marco Rizzo rilascia un'intervista a Il Giornale ed elogia Berlusconi ...
    Myrddin

 

 

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