ROMA - Una delegazione. Che significa comunque una specificità e una identità pur all'interno di un partito che non è "tuo" e che si chiama Pd. Qualcosa per non mescolarsi del tutto. E scomparire. O morire. Nel caso dei Radicali quasi impossibile visto che, faceva oggi due conti Marco Pannella, "siamo in vita da 54 anni, un record assoluto se diamo un'occhiata in giro".
Dopo la fuga di Di Pietro che nonostante gli accordi pre-elettorali alla fine ha poi fatto il gruppo parlamentare dell'Italia dei valori, il terremotato Pd avrebbe sopportato male anche l'uscita dei Radicali e il loro approdo nel gruppo misto di Camera e Senato. Marco Pannella e Emma Bonino avevano individuato una sola alternativa: dare ai Radicali almeno la dignità di "delegazione", il "riconoscimento del carattere di soggetto politico che è stato fin qui negato fatto che abbiamo tutti pagato molto caro...". Giochi di parole, diranno molti. Che sarà mai una delegazione? Invece, se si conta che avranno anche propri uffici e parte dei soldi dei rimborsi elettorali, vuol dire ritagliarsi una propria autonomia nel Pd che è pur sempre qualcosa. Quando i Radicali vorranno presentare, ad esempio, un disegno di legge autonomo rispetto alle linee del Pd lo potevano fare anche prima ma a maggior ragione potranno farlo adesso. E l'iniziativa legislativa autonoma è qualcosa a cui la pattuglia radicale tiene moltissimo.
L'accordo è stato trovato oggi pomeriggio durante un incontro alla Camera tra Bonino e Pannella da una parte, Franceschini, Finocchiaro e Soro dall'altra. La richiesta era stata formalizzzata ieri tramite lettera indirizzata a Veltroni, Franceschini e Bettini. "Caro Walter, Dario, Goffredo le cose sono andate come sono andate.... E ci limitiamo a dire che sono andate in modo diverso da quello che avevate preannunciato previsto e auspicato...". Così visto che Di Pietro ha fatto come gli è parso, e che il regolamento del Gruppo Parlamentare dell'Ulivo riconosce le componenti all'interno del gruppo, ricominciamo da qui...".
Impossibile dire di no. E così è stato. Quindi, nel Pd convivono ufficialmente i teodem e i demo-radical, definizione che non piace in Largo Argentina, sede storica del partito.
Tutto questo accade nel giorno in cui il Pd - lo fa D'Alema - seppellisce categoricamente l'ipotesi di anticipare il congresso e nega anche l'esistenza di rese dei conti (ma l'ultima parola spetta a Veltroni che lunedì incontrerà i segretari regionali del partito). E i Radicali lanciano l' Assemblea dei Mille (Chianciano dal 2 al 4 maggio). L'ultimo ritrovato di Pannella capita questa volta come il cacio sui maccheroni. "E' stato il diluvio. Adesso basta" dice il leader radicale. Cioè abbiamo perso, tutti e malamente, e adesso è "necessario riflettere sul dà farsi, quali riforme, analisi del post-voto". Emma Bonino insiste sul fatto che l'assemblea, il grande laboratorio e tavolo di lavoro "è aperto a tutti dal Pdl al Pd, dai Verdi a Rifondazione". E ad aprire i lavori sarà il presidente del Consiglio Romano Prodi. Curiosa scelta quella del Professore: quella di Chianciano rischia di essere la sua ultima uscita pubblica da premier e la sua prima dopo lo tsunami elettorale e la doppietta nefasta per il Pd politiche-Roma. Non solo: Prodi è anche presidente dimissionario del Partito democratico. Insomma, avrebbe un sacco di cose da dire, sul recente passato e sull'immediato futuro. Eppure andrà a Chianciano e non al Loft.
Cosa sarà quindi l'Assemblea dei Mille? "La verità - dice Pannella - è che siamo i primi ad offrire un tavolo per fare una riflessione seria su quanto è successo. Per rilanciare un'azione politica". E che, aggiunge, "siamo gli unici radicali, laici, ambientalisti, socialisti ancora rappresentati in Parlamento". Una specie di zattera per chi è stato tagliato fuori. Ci sarà Elettra Deiana (Rifondazione), Franca Chiaromonte (Pd), Cesare Salvi, Camillo Piazza (Verdi), e poi i socialisti. Il leader radicale promette di invitare anche Bertinotti, "anzi glielo dico adesso: Fausto, affacciati a Chianciano...". Mauro Del Bue lo dice scherzando: Pannella "novello Mosè che ci mette in salvo sulla sua arca". E però a pensarci bene i demo-radical assomigliano tanto all'ultimo vagone utile perchè la fetta laica, socialista e ambientalista della società resti agganciata al treno del Pd.
http://www.repubblica.it/2008/04/sez...o-radical.html
Questo, secondo me, conferma l'idea di una possibile corrente interna al PD. Credo sia una strada molto interessante sia per far crescere i valori del futuro PD in una direzione Liberale e Riformista ed anche per i Radicali di trovare definitivamente una qualche certezza in termini di struttura, alleanze ed anche presenza nelle istituzioni.




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