Rosario Altieri*

Il tanto auspicato superamento con il federalismo del criterio della spesa storica, che in alcuni casi ha finito per premiare chi ha sperperato, con il ricorso al concetto, tutto da definire, dei costi standard, promette di responsabilizzare gli amministratori e portare al progressivo miglioramento della qualità della spesa: pensiamo ad esempio alla sanità che nel Sud produce il deficit più alto e offre un servizio assolutamente insufficiente.
Rimosse le cause per così dire "endogene" dei ritardi territoriali, ovvero le sacche di inefficienza e di cattiva amministrazione, per le quali dovranno essere messe in campo misure sanzionatorie severe ed efficaci nei confronti dei responsabili, occorrerà solidalmente e congruamente stanziare le necessarie risorse, anche aggiuntive rispetto a quelle prodotte sul territorio, per sanare le ben note situazioni di criticità: l'Italia presenta, fra i Paesi Ocse, uno dei range maggiori di differenza regionale tra Nord e Sud. Dal 2003 al 2006, l'indice aggregato delle regioni del Nord è passato da 2,01 a 3,1, mentre quello del Sud da 1,04 a 1,7: questo significa, per il Meridione, un ulteriore arretramento del 30 per cento rispetto al Settentrione. Mancano strade, aeroporti, ferrovie: non stupisce che in queste condizioni, gli imprenditori incontrino difficoltà, talvolta insormontabili, nell'investire al Sud. Un dato per tutti: le ultime rilevazioni riferite agli investimenti per il completamento e la riqualificazione della rete ferroviaria nazionale evidenziano che nel Sud è allocato solo il 14 per cento degli stanziamenti del settore.Come produrre sviluppo se la movimentazione delle persone e delle merci è compromessa da infrastrutture carenti e insufficienti? L'industria, nei diversi settori, le attività turistiche ed ogni altro tipo di attività risultano irreparabilmente mortificati.Occorrerà avviare un meccanismo virtuoso di collaborazione e anche di sana competizione tra le Regioni, in assenza del quale non è facile immaginare un esito positivo del processo in atto, che avrà successo se saprà essere solidale e non più assistenziale.
Occorrerà altresì sostenere gli sforzi con investimenti adeguati alle necessità. Altro discorso, di altrettanta rilevanza, è quello dei costi: ci pare che un buon federalismo fiscale, efficace ed armonico, non possa produrre altro che un loro consistente abbattimento.
Se l'introduzione del federalismo fiscale dovesse comportare costi maggiori, esso rischierebbe di non essere considerato una riforma utile e vantaggiosa, bensì un ulteriore ed evidente fallimento. Il Federalismo infatti deve assicurare un recupero di efficienza, conseguente a processi di snellimento della macchina burocratica statale e a una configurazione della Pubblica Amministrazione locale coerente con le funzioni da svolgere.

* presidente nazionale Agci (Associaizone generale
cooperative italiane)

http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=564672


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