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Incredibile sentenza negli States, dove un nero disarmato viene ucciso da tre poliziotti ed i tre riescono stranamente a finire assolti. A dimostrazione che le cose, da una parte all’altra dell’oceano, non cambiano (vedi la guardia giurata che ha ucciso Gabbo, oggi in liberta’). È proprio singolare poi come il Paese che si fa piu’ promotore della lotta al razzismo sia poi lo stesso in cui il razzismo è praticato in maniera più brutale e, paradossalmente, sotto la protezione stessa dello Stato. Sarà la distrazione o la superbia: a parlare troppo degli altri si rischia spesso di non curare se stessi. E ciò che fa rabbia è che gli Usa non sono neanche nuovi a queste vistose forme di incoerenza visto che sono gli stessi a riempirsi la bocca con l’uguaglianza e poi fondano la loro “civiltà” sullo sterminio programmatico dei Nativi americani ed hanno alle spalle uno dei più grandi traffici di schiavi: la deportazione forzata dall’Africa di milioni di neri, “trasferiti” in massa perchè facessero il lavoro sporco di un’America che fuori vuole apparire sempre luccicante ma che “vanta” una struttura sociale fondata sulla esclusione e ghettizzazione, a dimostrazione di quanto falso sia il modello meltin’-pot che vorrebbero esportare.

Da: www.azionetradizionale.com


NEW YORK: RAFFICA DI COLPI SU NERO DISARMATO, ASSOLTI 3 POLIZIOTTI


NEW YORK - Sentenza shock a New York: tre poliziotti sono stati assolti dall’accusa di avere ucciso un giovane nero disarmato nel giorno in cui avrebbe sposarsi. Nel corso della sparatoria in cui è stato ucciso Sean Bell, i poliziotti spararono a raffica 50 colpi.

La Corte Suprema dello stato di New York a Queens ha trovato i tre agenti, Michael Oliver, Gescard Isnora e Marc Cooper, non colpevoli di tutti i capi di accusa. Il verdetto chiude un processo durato due mesi. Bell, che aveva 23 anni, era stato preso di mira quando con due amici lasciava un locale di spogliarello, dove aveva trascorso la notte prima del matrimonio. Il caso risale al novembre 2006 e aveva provocato sdegno e proteste nella comunità afro-americana di New York. In aula oggi erano presenti i genitori e la fidanzata del ragazzo.

Fuori dall’aula una manifestazione di protesta pacifica ha accolto con emozione il verdetto. Il padre di Bell ha chiesto un nuovo processo, stavolta davanti a un tribunale federale. Il sindacato dei poliziotti ha invece applaudito il verdetto: “Un messaggio a tutti i nostri agenti che la giustizia riesce a essere equanime”, ha detto un portavoce fuori dall’aula. Il giudice Arthur Cooperman della State Supreme Court ha deliberato che le accuse contro i tre poliziotti, due di loro afro-americani come la vittima, non potevano essere provate oltre ogni ragionevole dubbio: “Questioni di negligenza e incompetenza devono esser lasciate ad altre sedi”, ha detto il magistrato. Al centro del processo era stata la questione se i detectives avevano ragioni di credere che si trovavano in pericolo imminente, quando hanno aperto il fuoco in stile Far West contro l’auto in cui Bell e i due amici, Joseph Guzman e Trent Benefield, che avevano festeggiato con lui fino alle ore piccole, si era messa in moto sgommando fuori dallo strip club. La notte della sparatoria l’agente Isnora, che era in borghese, aveva sparato il primo colpo dopo aver seguito i tre amici alla macchina, temendo che fosse andato a procurarsi una pistola. Il caso Bell aveva evocato a New York memorie di altri tragici episodi di violenza immotivata ad parte della polizia: tra questi la sparatoria del 1999 in cui Amadou Diallo, un immigrante africano disarmato, venne crivellato da 41 colpi da agenti che avevano scambiato il suo portafogli per una pistola. Anche in quel caso i poliziotti erano stati assolti e il caso aveva provocato manifestazioni di protesta con centinaia di arresti.

Fonte: www.ansa.it