Il marginalismo è una corrente di pensiero sviluppatasi in ambito economico tra il 1870 e 1890.

La metodologia marginalista è quella che ancora oggi esercita maggiore influenza (rispetto a quella classica e marxista).

Con il marginalismo si assiste ad un'evoluzione fondamentale, in particolar modo nell'ambito della teoria del valore: in sostanza nell'impostazione classica e marxista, ad esempio, è la quantità di lavoro che definisce il valore di un prodotto; invece in base all'impostazione marginalista è il valore del prodotto che definisce il valore dei fattori produttivi, tra cui il lavoro; Carl Menger in tale ambito introdurrà un principio di imputazione indiretto che rappresenta un primo passo per la teoria della remunerazione dei fattori produttivi in base alla loro produttività marginale.
La teoria del valore sostenuta dai marginalisti è fondata su fattori esclusivamente soggettivi, basati su calcoli di convenienza dei singoli individui: il valore di un prodotto è definito sulla base "dell'importanza che il consumatore attribuisce al prodotto stesso".
La metodologia marginalista, a differenza di quella classica che ritiene fondamentale lo studio della crescita, incentra la sua analisi sull'equilibrio e sulla ricerca di metologie di allocazione delle risorse in modo efficiente.
Grazie alla maggior professionalizzazione rappresentata dalla scuola marginalista, e grazie all'adozione di strumenti matematici come il calcolo infinitesimale, fu possibile definire in modo accurato e formale il concetto di utilità marginale, concetto cardine della teoria marginalista.
Il consumatore è una sorta di assetato per il quale i primi sorsi d'acqua presentano una utilità maggiore di quella dei successivi, per cui l'indice di intensità del bisogno riduce i margini finché si arriva allo zero, alla cessazione del bisogno pienamente soddisfatto.
In relazione al concetto di utilità marginale bisogna sottolineare come i primi marginalisti interpretassero tale misura in termini cardinali; alla luce di questo, era possibile compiere confronti interpersonali, tuttavia, ben presto l'approccio cardinalista lasciò spazio a quello ordinalista, il passaggio alla seconda impostazione si deve in particolar modo a Vilfredo Pareto, ma già prima di Pareto alcuni economisti marginalisti compresero l'errore della considerazione dell'utilità marginale come misura cardinale, tra questi Carl Menger, Léon Walras, Alfred Marshall.
La scuola marginalista, inizialmente, fu ostacolata: William Jevons dovette "fronteggiare" la scuola classica, mentre, ad esempio, Menger dovette "fare i conti" con l'impostazione della scuola storica tedesca, la quale criticava radicalmente l'approccio logico-deduttivo, proprio dei marginalisti.
Ben presto ci si rese conto che un approccio eccessivamente relativista non era idoneo a spiegare i fenomeni, basti pensare alla scuola storica tedesca, e il marginalismo fu accettato e si diffuse notevolmente, anche in quanto espressione della professionalizzazione della disciplina economica.