dere condizioni più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti
Dobbiamo pretendere un'Italia migliore
E quando è giusto dirlo se non oggi:
il 1° maggio
Sante Pisani
Il 1o maggio, la festa dei lavoratori, ci ricorda il mondo e ci raccorda ad una questione fondamentale: il rapporto tra il lavoro e la vita, che decide, spesso, il livello di società e di civiltà. In questi questi ultimi due anni si è vissuto un oscuramento nel mondo del lavoro: un lavoro che ha subito spesso una svalutazione sociale, alla fine della quale è spuntata, drammaticamente, la precarietà come il male più terribile del nostro tempo.
Io penso che sia intollerabile. Perciò, dobbiamo sollecitare con forza il rispetto del programma elettorale del Governo Berlusconi (che sta per insediarsi) onde restituire il futuro alle nuove generazioni, che ce lo chiedono in molti modi, ma che ce lo chiedono così intensamente.
Ci saranno nelle piazze italiane migliaia di persone provenienti da tutto il Paese per assistere alle kermesse che anche quest’anno sono state organizzate per festeggiare i lavoratori:
quelli che hanno la fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato, quelli a tempo determinato, quelli precari, e anche quelli che di lavoro sono morti.
I recenti fatti di cronaca hanno portato nuovamente all’attenzione della nazione il problema delle morti bianche e della sicurezza sul luogo di lavoro. Ogni anno mediamente il 6% dei lavoratori italiani subisce un incidente lavorando.
Ciò equivale a dire che ogni giorno tre persone perdono la vita per disgrazie legate alla propria attività lavorativa.
Lo slogan scelto per la campagna elettorale è stato incentrato, fra l’altro, sulla sicurezza sul lavoro e sulla lotta alla precarietà e questo dovrà essere l’argomento centrale di questa giornata, la tematica intorno alla quale discutere e confrontarsi.
Il diritto al lavoro e la tutela del lavoro hanno rappresentato e rappresentano i due pilastri del nostro impianto costituzionale.
Sia per l'uno che per l'altro aspetto siamo ancora lontani da traguardi conclusivi e da conquiste consolidate.
E la giornata del 1° maggio costituisce la migliore occasione per mettere in luce le problematiche inerenti e le questioni aperte.
Il punto di partenza della nostra riflessione deve cogliersi innanzitutto in un richiamo, che credo sia necessario, alla persistente validità di alcuni punti di riferimento fondamentali sul piano sociale e sul piano ideale.
Non può considerarsi superato il concetto stesso di mondo del lavoro, per effetto della sua pure innegabile trasformazione e frammentazione.
Non si sono cancellati i vincoli di solidarietà, né la forza rappresentativa, che caratterizzano l'universo dei tanti milioni di italiani impegnati in attività lavorative diverse e nuove. E non è pensabile un moderno sviluppo dell'economia e della società italiana prescindendo dal lievito morale e dall'impulso produttivo dell'aspirazione al lavoro e dell'attaccamento al lavoro.
L’avere coniugato in campagna elettorale il preciso impegno di attenzionare il grave problema della sicurezza sul lavoro è un elemento che va salutato senza esitazione come altamente positivo.
Un aspetto critico, poco attenzionato, è quello del divario tra le diverse parti del paese che registra un tasso angosciosamente elevato in più regioni del Mezzogiorno.
E' un problema non nuovo ma più che mai scottante, che deve costituire oggetto di costante impegno nel presente e nel futuro.
Non possono confortarci confronti statistici né di carattere internazionale né di carattere retrospettivo in riferimento all'Italia.
E' assurdo - ha detto il figlio di una delle ultime vittime - che si debba morire lavorando: e lavorando, aggiungo, per salari bassi, talvolta perfino indecenti.
Ecco, questa sensibilità non può da parte nostra mai venire meno, essa significa partecipazione autentica, commossa al dolore, alla tristezza di tante famiglie, e significa dovere politico di reagire, di indignarsi, di gettare l'allarme, di sollecitare risposte.
Questo dovere ho cercato di assolvere da quando ho assunto la responsabilità di Segretario Politico, e successivamente di Presidente ad interim, del Partito dell’Alleanza rappresentando gli iscritti e le molteplici anime politiche che costituiscono il Cartello del PDA.
Sappiamo che molte sono le questioni che dovranno essere tenute ben presenti:
- vecchi ma insieme nuovi fenomeni di rischio connessi al mutare delle tipologie di lavoro e dell'organizzazione del lavoro;
- questioni relative non solo agli infortuni ma anche alle malattie da lavoro;
- esigenze di forte ancoraggio alle direttive europee.
A proposito di queste ultime, che collegano l'imperativo della sicurezza all'obbiettivo del "benessere sul luogo del lavoro", si deve dire che nella difficile sfida della economia globalizzata, da parte delle nostre imprese italiane ed europee, una più alta produttività e competitività va perseguita senza rinunciare a quegli standard di socialità e di qualità della condizione umana che caratterizzano il modello europeo.
L'esigenza di interventi legislativi anche ambiziosi e l'urgenza di misure di immediata efficacia, non vanno trascurate.
Si auspica la configurazione di una strategia complessiva da estrinsecarsi con:
- la vigilanza e la repressione - attraverso un forte e coordinato impulso all'attività ispettiva - delle violazioni delle norme, e creazione di nuove norme più duramente sanzionatorie;
- interventi incisivi sulle aree di lavoro irregolare o in nero e sulla realtà degli appalti;
- una prevenzione sistematica e a tutti i livelli;
- la formazione, con sostegni mirati specialmente alle piccole e piccolissime imprese;
- il rafforzamento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Dalla consapevolezza delle condizioni durissime in cui lavorarono migliaia di italiani, esposti a insidie mortali per la loro salute, dalla drammatica continuità della storia dei rischi e della perdita della vita sul luogo di lavoro
può venire non solo un doveroso omaggio, ma un monito e un rinnovato impegno a non attenuare mai la vigilanza e la lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
AUGURI
Per un primo maggio speciale per una nazione che ha voglia di cambiare.
Per una “primavera” che ha nei giovani, nella rinnovata politica e nel risveglio della società civile, il vero motore del cambiamento.
Che sia il punto di partenza di un cammino verso la riaffermazione dei diritti, dello sviluppo e della capacità degli italiani che dovranno saper dimostrare di essere bravi costruttori del proprio destino.