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    oro e porpora
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    Predefinito Primi passi verso una flotta europea

    Caccia grossa sul mare di Beirut

    di Gianluca Di Feo

    Siamo saliti sulle navi che pattugliano al largo del Libano. Così la più potente flotta mai varata, sotto egida Onu e a guida italiana, sta portando la pace nelle acque più tormentate del mondo

    Nella foschia di una primavera incerta le ombre si trasformano in sagome lentamente. Provengono dai quattro punti cardinali e poco alla volta assumono il profilo inconfondibile delle navi da guerra, sfilando a poche miglia da Beirut. Una dietro l'altra, si mettono in formazione: 12 unità da combattimento con cannoni, missili, batterie contraeree e torri radar. Una flotta potente, mai vista prima d'ora nella storia. Perché questa è la prima flotta delle Nazioni Unite, creata per riportare la pace nelle acque più tormentate del pianeta: quelle davanti al Libano, dove negli ultimi quarant'anni si sono dati battaglia caccia israeliani e motoscafi palestinesi, trafficanti d'armi e corazzate americane, pescherecci spia sovietici e torpediniere arabe. Poi il miracolo: da 18 mesi quell'angolo di Mediterraneo è diventato il più sicuro del mondo.

    Notte e giorno, navi ed elicotteri della squadra delle Nazioni Unite setacciano questo quadrante lungo circa 200 chilometri e largo 70, controllando ogni movimento nella massima imparzialità: 'Impartial behaviour' è anche il nome della missione. Che prevede di bloccare qualunque traffico e ripristinare anche in mare la sovranità del governo libanese, tenendo alla larga israeliani, siriani e ogni potenza non gradita alle autorità di Beirut: se necessario, anche gli americani. Una rivoluzione, anzi una doppia rivoluzione perché affianca alla bandiera azzurra dell'Onu quella blu dell'Unione europea. La spedizione ha infatti altre due novità, che possono segnare una svolta nelle relazioni internazionali. La prima è che si tratta di una flotta tutta europea: ci sono italiani, francesi, tedeschi, greci, danesi, turchi. Ma non è semplicemente una formazione composta da navi del Vecchio Continente: questa è la prima grande prova di un organismo militare dell'Unione europea, una task force chiamata Euromarfor. Insomma, un'utopia che si realizza: quella dell'Europa come potenza militare, capace così di imporre un'azione diplomatica autonoma in accordo con l'Onu. Con un'altra notizia, positiva e impegnativa: la terza bandiera sull'albero delle navi che comandano questa missione è il tricolore.

    Al vertice della flotta europea c'è il contrammiraglio Ruggiero Di Biase, che a fine febbraio dalla fregata Espero ha preso il controllo dell'operazione. È il riconoscimento del ruolo dell'Italia, che nel settembre 2006 con la mediazione di Massimo D'Alema e l'intervento della Marina ha convinto Israele a rinunciare al blocco che stava soffocando il Libano. Un segnale di fiducia nella nostra capacità di intercettare i traffici che alimentano le fazioni armate. Nella sala comando dell'Espero c'è uno schermo che controlla il mare tra Cipro e la costa dei Cedri, sorvegliato da una enorme cupola elettronica: tutti i radar delle navi Onu sono collegati in rete e si scambiano le informazioni in tempo reale. Così le antenne delle quattro fregate e degli otto pattugliatori compongono un'unica, gigantesca mappa, che pullula di tracce. Ogni eco radar viene identificata con colori diversi a seconda del sospetto. I mercantili azzurri sono quelli che appaiono tranquilli, quelli rossi invece meritano un approfondimento. Possono essere navi di paesi 'vicini' ai protagonisti del conflitto. O altre con identità dubbia: il nome, l'armatore o il porto di provenienza non coincidono con quelli inseriti nella banca dati. Se dopo le prime analisi l'allarme rosso rimane, allora tocca all'elicottero. Pochi minuti e si decolla. A bordo dell'Agusta Bell 212 si vola letteralmente sfiorando le onde, per sorprendere l'obiettivo. Un visore all'infrarosso inquadra e ingrandisce lo scafo anche a grande distanza, con qualunque condizione meteo: scruta le scritte e la struttura. Poi l'Agusta gira intorno allo scafo: i piloti lo studiano da vicino, cercando di cogliere le reazioni dell'equipaggio. Se il dubbio non viene sciolto, l'ammiraglio ordina 'l'abbordaggio'.

    Tutte le unità dell'Onu hanno squadre speciali pronte a intervenire, calandosi dall'elicottero o saltando dai motoscafi. Sull'Espero e sul Bettica, le due navi italiane, ci sono team di otto uomini del San Marco per le incursioni: si riconoscono subito perché indossano sempre la tuta mimetica. Le regole del Palazzo di Vetro lasciano però alle forze libanesi il compito dell'ispezione. I loro nuclei d'assalto sono stati addestrati da francesi e italiani. "Sono determinati e motivati: non perdono occasione per darsi da fare", commenta l'ammiraglio Di Biase. Dal momento in cui il mercantile è entrato negli schermi radar è passata meno di un'ora: la radio conferma che i commandos libanesi sono a bordo. Setacciano documenti e stiva ma non trovano nulla. Perché la ragnatela della flotta Onu è un deterrente che spinge i trafficanti a non tentare azzardi: nel primo mese di comando italiano, per esempio, sono stati 'interrogati' 979 mercantili. E dal 2006 i rapporti dell'intelligence segnalano un'unica presunta violazione: una partita di armi arrivate alle milizie cristiano maronite, sbarcate da un peschereccio in un porto del nord. Un'inezia rispetto al passato. Anche perché nessuno può scommettere su un'ispezione 'addomesticata'. Come spiega l'ufficiale libanese di collegamento imbarcato sull'Espero, la marina di Beirut rispecchia la composizione del Paese: ci sono sciiti, sunniti e cristiani a garanzia di imparzialità. Uno dei compiti fondamentali della flotta Onu è proprio quello di rendere autonomi i libanesi: è stata creata una rete radar e sono state rimesse in sesto le poche motovedette della loro flotta. "Per carità, non vogliamo farli diventare una forza da combattimento, ma migliorare l'attività di polizia", spiega Di Biase.

    Gli israeliani non accetterebbero mai la presenza di una vera forza armata. Quello presidiato dall'Onu, fino al 2006 era un mare loro. Oggi ne mantengono una fettina: anche in acqua c'è un confine conteso, un triangolo di Mediterraneo disputato tra le nazioni. Poche miglia, segnalate con una linea di boe. Una nave lanciamissili israeliana è proprio lì, a fare da sentinella. Qualche chilometro più in su c'è il Bettica, affidato al comandante Fabio Farina, che la 'marca a uomo'. È la più moderna delle unità italiane: un pattugliatore agilissimo, che si pilota con una specie di joystick. A ridosso dei confini, gli spazi ristretti impongono manovre delicate. Lo stesso che accade al nord, sulla frontiera siriana dove vigilano pattuglie di scafi turchi e greci, antichi rivali uniti sotto la bandiera azzurra.

    Gli incidenti sono rari. E quasi tutti tecnologici: prove di guerra elettronica, duelli di impulsi e frequenze. Non a caso Di Biase è un esperto del settore. E lo affianca il capitano dell'Espero, Nicola Ricciardi, che a 39 anni vanta un curriculum di ingegnere, pilota e navigatore: è stato persino tra i progettisti del futuro super-aereo F-35. Le provocazioni avvengono usando i sistemi di guida delle armi: ad occhio nudo nessuno può accorgersene. I siriani, per esempio, hanno una difesa costiera massiccia e qualche volta hanno acceso i loro raggi ostili: un modo di dire 'posso colpirti in qualunque momento'. Anche gli israeliani ogni tanto si mostrano aggressivi, inquadrando le navi Onu nei mirini elettronici. O accecando le antenne delle postazioni terrestri. Ma la flotta Onu non è da meno quanto a hi-tech: la fregata tedesca Hessen ha una centrale tra le più avanzate del pianeta. Ogni provocazione, fisica o elettronica, viene segnalata alle Nazioni unite, che chiedono spiegazioni formali: c'è stato anche un vertice con gli israeliani. "Sono episodi rari e di importanza limitata. Con gli israeliani i rapporti sono buoni. Come segnale di apertura ci hanno persino invitato nella loro base radar, una delle installazioni più segrete del paese", si limita a rispondere Di Biase, che con il buon senso tipico degli italiani e la determinazione degli ufficiali di marina sembra avere costruito un rapporto forte con tutti i protagonisti. Per affrontare crisi che possono manifestarsi in qualunque momento.

    Nessuno si illude: la pace è fragile, poco più di una tregua. E se in mare non si segnalano corrieri d'armi diretti a Hezbollah, sul campo la situazione resta tesa. A fine marzo una pattuglia italiana che aveva intercettato un camion sospetto è stata affrontata dai miliziani. Per due minuti soldati e guerriglieri si sono puntati addosso i mitragliatori puntati. I militari hanno mantenuto il sangue freddo: possono sparare solo per difendersi. I trafficanti sono ripartiti. Le regole di ingaggio non funzionano? Ha ragione Silvio Berlusconi a chiedere misure più efficaci? Il generale Claudio Graziano, che comanda tutti i 15 mila baschi blu in terra e mare, difende il regolamento. "È una missione Onu, non sta a noi decidere", conferma l'ammiraglio Di Biase. Ma c'è qualcosa che potrebbe rendere più incisivo il vostro intervento? "Sinceramente no, questa flotta porta a termine pienamente il suo mandato". Le regole del Palazzo di vetro sono chiare: è il governo libanese che deve imporre il disarmo e fermare i traffici. Fanti e marinai Onu devono aiutarlo, impedire che venga violata la sovranità di Beirut e che ci siano azioni ostili contro Israele. Tutto sotto responsabilità italiana. "Questo è il teatro più importante del mondo", ripete spesso il generale Graziano: "Qui c'è il padre di tutti i conflitti e questa è la madre di tutte le missioni di pace".

    Ogni marinaio sull'Espero e sul Bettica mostra entusiasmo per la missione e per il basco azzurro. Non c'è aria di routine: l'atmosfera è operativa. I 300 uomini e le 13 donne, avvertono la concretezza di quello che stanno realizzando. Nei risultati militari e diplomatici raggiunti, nel rispetto degli alleati e delle 'controparti' israeliane sentono - cosa rara - il peso di un sistema Paese. E vista dal Libano la presenza dei caschi blu, schierati con una forza così massiccia e così europea, appare come una garanzia di sicurezza senza precedenti. "Non ricordavo più quanto fosse bello guardare il tramonto senza provare terrore per le navi all'orizzonte", racconta un anziano ingegnere libanese passeggiando con il nipotino sul lungomare di Beirut, la corniche appena ricostruita dopo le cannonate: "Erano almeno trent'anni".

    (02 maggio 2008)

    http://espresso.repubblica.it/dettag...rut/2024488//0
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  2. #2
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    Se lo dice Di Feo cè da credergli....

  3. #3
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    Ehm.. 12 navi una flotta mai vista!? Una forza dell'ONU sarebbe europea!? No comment.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Siamo saliti sulle navi che pattugliano al largo del Libano. Così la più potente flotta mai varata, sotto egida Onu e a guida italiana, sta portando la pace nelle acque più tormentate del mondo
    12 unità da combattimento
    Sono sconvolto dalle dimensioni spaventose di questa flotta.

    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    con cannoni, missili, batterie contraeree e torri radar.
    Sono sinceramente senza parlore: addirittura con cannoni, missili, batterie contraeree e torri radar... non ci credo!!


    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Una flotta potente, mai vista prima d'ora nella storia. Perché questa è la prima flotta delle Nazioni Unite. Una rivoluzione, anzi una doppia rivoluzione perché affianca alla bandiera azzurra dell'Onu quella blu dell'Unione europea. La spedizione ha infatti altre due novità, che possono segnare una svolta nelle relazioni internazionali. La prima è che si tratta di una flotta tutta europea: ci sono italiani, francesi, tedeschi, greci, danesi, turchi.
    La Turchia è entrata nell'UE? Azz... la cosa mi era sfuggita.

    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Ma non è semplicemente una formazione composta da navi del Vecchio Continente: questa è la prima grande prova di un organismo militare dell'Unione europea, una task force chiamata Euromarfor.
    Qualcuno dovrebbe spiegare a Di Feo che l'UE non ha nessun "organismo militare".

    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Insomma, un'utopia che si realizza: quella dell'Europa come potenza militare, capace così di imporre un'azione diplomatica autonoma in accordo con l'Onu.
    E qui veniamo alla parte fondamentale della critica. Questo è un complimento (seppur ingiustificato) all'Europa, ma in realtà contiene un pericolosissimo elemento: può indurre a pensare che l'Europa stia diventando veramente una "potenza militare" o quantomeno che stia avviando un serio processo d'integrazione militare, e di conseguenza che la SITUAZIONE DI MERDA in cui si trova oggi in realtà vada bene così. Di Feo lo fa apposta o inconsapevolmente?

    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Lo stesso che accade al nord, sulla frontiera siriana dove vigilano pattuglie di scafi turchi e greci, antichi rivali uniti sotto la bandiera azzurra.
    Già, perchè l'antica rivalità greco-turca nel magico mondo del Di Feo non esiste più. Siamo sicuri che questo articolo non è la trama di un libro di fantapolitica? O semplicemente l'autore aveva voglia di prederci un po' per il culo?

  5. #5
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    Un articolo pieno di luoghi comuni, banalità ed errori madornali. Giustamente, come dice ARt, c'è da chiedersi se l'autore sia solo ignorate riguardo all'argomento trattato o lo faccia deliberatamente.

  6. #6
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    Ci sarebbe da ridere se non fosse che questo articolo non rappresenta un'eccezione nel panorama del giornalismo italiano. Che si parli di forze armate, politica estera e quant'altro conti qualcosa. In certi posti vengono messi scientemente o degli utili idioti o dei piccoli grandi venerabili vecchi.

 

 

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