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Discussione: Vojislav Seselj

  1. #1
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    Predefinito Vojislav Seselj

    PETIZIONE
    Sostegno al presidente del Partito Radicale Serbo, Dr Vojislav Seselj
    Il Presidente del Partito Radicale Serbo, Dr Vojislav Seselj, ha iniziato lo sciopero della fame nel carcere di Sheveningen.
    Lo sciopero della fame ha avuto inizio il 10 Novembre 2006 alle ore 18.
    Vojislav Seselj è stato costretto a tale provvedimento a seguito della brutale restrizione dei suoi diritti elementari e della sua libertà, essendo stato privato del diritto di difendersi.
    Il presidente dei Radicali Serbi, dopo quasi quattro anni di lotta per ottenere la possibilità di difendersi e di agire da uomo, ha cominciato un rigoroso sciopero della fame.
    Vojislav Seselj ha smesso completamente di mangiare, non prende nessuna bevanda ad esclusione dell'acqua.
    Il presidente dei Radicali Serbi ha smesso di prendere tutte le medicine per curare l'ipertensione arteriosa, l'asma, l'ulcera ed i dolori reumatici; Vojislav Seselj rifiuta anche un eventuale aiuto medico. Il Dr Vojislav Seselj ha mandato quattro richieste al tribunale dell'Aja come condizione per interrompere lo sciopero della fame. Le condizioni sono:
    1. La revoca delle misure restrittive aventi carattere discriminatorio per ciò che riguarda le visite da parte di Jadranka Seselj (moglie di Vojislav Seselj), imposte in base a sospetti da parte accusatoria del Tribunale.
    2. La registrazione dei consulenti legali del Dr. Vojislav Seselj e la normalizzazione delle condizioni di base per preparare la difesa.
    3. La consegna dei documenti del tribunale e dell'accusa esclusivamente su carta ed in lingua serba.
    4. Gli avvocati Hooper ed O'Shea devono essere rimossi dal processo a Vojislav Seselj.Nel frattempo il Tribunale deve eliminare la decisione di nominare un difensore, non essedovi alcun riscontro in merito nello statuto o nei regolamenti riguardanti la procedura giuridica e le prove.
    Il Dr. Vojislav Seselj terminerà lo sciopero della fame all'accoglimento delle proprie richieste.
    Sostegno al presidente di Partito Radicale Serbo Dr. Vojislav Seselj
    mandare e-mail a: info@srs.org.yu
    LIBERTÀ A SESELJ !!!

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito

    Nei giorni scorsi circa 65.000 persone hanno gridato a gran voce il proprio malcontento circa la detenzione presso il carcere del tribunale penale internazionale di Vojslav Seselj. Il tutto è avvenuto di fronte all'ambasciata americana in Kneza Milosha, riportando Belgrado a brevi momenti di tensione che a molti hanno ricordato il "lontano" 1999.
    Ricordiamo che il Partito Nazionalista guidato per anni e creato dal romanziere rappresenta quasi il 30% del Parlamento serbo. Seslj è molto apprezzato in patria visto che è ancor'oggi considerato un genio della letteratura.

    da Wikipedia un breve profilo del Nazionalista serbo Vojslav Seselj:
    Vojislav Šešelj (Serbian Cyrillic: Војислав Шешељ, pronounced /ˈvɔjislav ˈʃɛʃɛʎ/) (born 11 October 1954) is a Bosnian-Serbian politician, and the founder and president of the ultra-nationalist Serbian Radical Party - the largest party in the Serbian parliament. He has been indicted for war crimes and crimes against humanity by the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia and is currently in The Hague awaiting trial.
    Šešelj was not handed over to United Nations personnel, he flew to the Hague by choice in February 2003. As of November 2006, he is still awaiting trial in custody. On 10 November 2006, Šešelj went on a hunger strike, demanding his own choice of defence counsel.
    Biography
    Vojislav Šešelj was born in Sarajevo, Bosnia-Herzegovina and grew up in the Herzegovinian village of Popovo Polje, near the city of Stolac. He graduated law at the University of Sarajevo, and soon obtained a doctorate in 1979. He taught political science there until 1984. That year the Communist authorities of Yugoslavia convicted him of “counter-revolutionary activities” and sentenced him to eight years in prison, although the Supreme Court commuted the sentence and he was released in 1986.
    In 1989, Šešelj went to the United States where Momčilo Đujić, a Chetnik leader from World War II, granted him the title voivoda of the Chetniks, although he allegedly revoked this title in 1998 because Šešelj joined a national unity government with Slobodan Milošević's Socialist Party of Serbia.
    Together with Vuk Drašković and Mirko Jović, Šešelj founded the anti-communist Serbian National Renewal (SNO) party in 1989. Šešelj later split off his faction into the Serbian Radical Party. They were amicable with Milošević’s Socialist Party during the first years of of Yugoslav Wars until September 1993, when he came in conflict with Milošević over Milošević's withdrawal of support for Republika Srpska in the Bosnian War. Šešelj also landed in jail in 1994 and 1995 for his opposition activities.
    In 1998, as violence in Kosovo increased, Šešelj then joined Milošević’s government. Šešelj objected to foreign media and human rights organizations acting in Yugoslavia, saying “If we cannot grab all their (NATO) planes, we can grab those within our reach, like various Helsinki committees, and Quisling groups” and “To those who we prove have participated in the service of foreign propaganda and those are the Voice of America, Deutsche Welle, Radio Free Europe, Radio France International, and the BBC radio service etc. If we find them in the moment of aggression they shouldn't expect anything good.”.
    He became vice-president of Serbian government between 1998 and 2000. During Kosovo War and the NATO bombing of Serbia, he and his political party were willing to support Milošević, and after three months of bombardment they were the only party to vote against surrender to the NATO forces.
    In late February 2003 Šešelj surrendered to the International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia (ICTY) on the indictment of "eight counts of crimes against humanity and six counts of violations of the laws or customs of war for his alleged participation in a joint criminal enterprise".
    While in custody, he had written a book titled Punk and War Criminal Javier Solana.
    On 21 November 2006, Šešelj announced he will top his party's list of contenders for the January 2007 general election.
    On 2 December 2006, about 30,000 people marched in the Serbian capital, Belgrade, in support of Šešelj during his hunger strike in The Hague. Speaking at the rally, Radical Party secretary Aleksander Vucic said "He's not fighting just for his life. But he's fighting for all of us who are gathered here. Vojislav Seselj is fighting for Serbia!"

  4. #4
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    Il Partito Radicale Serbo si afferma come prima forza del paese

    :::: 30 Gennaio 2007 :::: 78 T.U. :::: Analisi :::: Yves Bataille
    Elezioni legislative

    Il Partito Radicale Serbo si afferma come prima forza del paese

    Le elezioni legislative serbe svoltesi domenica 21 gennaio hanno messo in luce le seguenti tendenze: una partecipazione degli elettori del 60,4%, considerata forte in rapporto all’elezione precedente (referendum costituzionale). Le liste che emergono sono da una parte quelle pagate dalle mazzette e dai furti di imprese e più o meno finanziate dalle democrazie occidentali (i cosiddetti partiti del « Blocco democratico ») e, dall’altra parte, il Partito Radicale Serbo (SRS), la cui integrità è riconosciuta da tutti, anche dai suoi nemici, e che aveva mobilitato tutti i suoi mezzi materiali ed umani per raggiungere il primo posto. Vi è riuscito.

    I grandi perdenti di questo scrutinio sono incontestabilmente per primo Vuk Draskovic e la sua lista Movimento del Rinnovo Serbo (SPO) che, con il 3,3%, non arriva a superare lo sbarramento del 5%. Indebolito da una scissione (SDPO) che si è ritrovata su una lista rivale, l’incoerente ministro degli esteri è pronto per la pensione. A proposito di pensioni, neanche il Partito dei pensionati, che si era apparentato con l’ex sindaco di Belgrado Covic nella lista PUPS-SDP, supera il fatidico sbarramento. Infine, cocente fallimento per la lista Forza Serbia (PSS) di colui che si voleva il Berlusconi serbo e che, malgrado un’orgia di spot pubblicitari, non arriva oltre l’1,7%. Ricercato per furto e truffa, privato della sua televisione (BK) e della sua compagnia di telefonia mobile (Mobtel) Bogoljub Karic, che aveva lasciato alla moglie l’incombenza di tenere la sua campagna elettorale, resterà ancora un po’ nel suo confortevole esilio di Mosca.

    Dunque, la prima forza politica è incontestabilmente il Partito radicale serbo (SRS) che si colloca in testa alle 20 liste, con il 28,6% (81 seggi). Seguono il Partito Democratico (DS), 22,7% (64), la coalizione del primo ministro DSS-Nuova Serbia, 16,5% (46), il G17 Plus, 6,8% (19), il Partito Socialista SPS, 5,6% (16) e, infine, la coalizione Partito Liberale Democratico, Alleanza Civica, Unione Social-Democratica, Lega Social-Democratica di Vojvodina (LCP-GSS-SDU-LSV), ultima a passare lo sbarramento del 5%, con il 5,3% (15). Privilegiate dalla legge elettorale, le minoranze nazionali, che non subiscono tale barriera, inviano 8 deputati al nuovo parlamento. Si tratta di 3 Ungheresi, di 2 Musulmani del Sangiaccato di Novi Pazar (Raska), di 2 Rom e di un Albanese della Valle di Presevo (2).

    I Radicali in testa a Belgrado
    I risultati ingannano e non possono essere analizzati secondo i criteri superficiali della stampa occidentale. Se il SRS perde 1 deputati in rapporto alla legislatura precedente (ne aveva 102), in compenso aumenta di oltre 100.000 il numero dei suoi suffragi e, per la prima volta, arriva in testa nella capitale Belgrado, una città finora considerata per esso difficile. Il SRS arriva in testa anche a Novi Sad, di cui controlla il comune (33%), e nella Vojvodina. In questa regione, a torto considerata « separatisti » (1), precede tutte le altre liste, in particolare a Zrenjanin (32,1%), Sid (34,3%), Sombor (34%) e Pancevo (33,4%). Il SRS ottiene il primo posto anche nelle città industriali di Smederevo (37,4%) e di Kragujevac (26,7) come a Krupanj (29%) e Loznica (26,8%).

    Questa volta nel Kossovo il Partito radicale serbo non arriva che in seconda posizione, dietro la coalizione governativa del primo ministro Kostunica che presentava una particolarità, quella di avere come terza componente il gruppo di un ex stretto collaboratore di Arkan, Markovic Palma, l’uomo forte di Jagodina (Serbia centrale). La stessa vedova di Arkan, la celebre Ceca, ha cantato a Belgrado per la lista conservatrice. Inoltre, Kostunica alcuni giorni prima del voto, aveva effettuato un viaggio a Kosovska Mitrovica. Il crescendo patriottardo della « lista n°5 » non ha tuttavia dato i risultati scontati. Malgrado una forte ascesa in Shumaija (Serbia centrale) la lista di Kostunica e del ministro degli investimenti Ilic (ex sindaco di Cacak), appoggiata dagli scagnozzi di Jagodina non è giunta che in terza posizione e ben distanziata dal SRS. Politico conservatore, Kostunica paga il suo immobilismo politico e la sua pusillanimità di fronte alle pretese occidentali. Con lui in carica, Slobodan Milosevic fu sequestrato e deportato a l’Aia. Con lui in carica, il Montenegro si è distaccato dalla Serbia. Con lui in carica, infine, le principali imprese del paese sono state svendute e consegnate alle grandi compagnie straniere. Dopo il colpo di Stato filo-occidentale dell’ottobre 2000, i ricchi si sono ancor più arricchiti ed i poveri si sono ulteriormente impoveriti. Kostunica è incapace di resistere alle pressioni e all’arroganza occidentali.

    Sempre più Serbi pensano che il primo ministro debba andarsene e non dedicarsi più che ai suoi studi di diritto.

    Il Partito Democratico (DS) mostra di rallegrarsi per il suo « buon risultato », ma constatiamo che tra questo partito di destra liberale (che si dà l’etichetta di « social-democratico ») e il Partito Radicale il distacco auumenta. A vantaggio di quest’ultimo. Tra due anni, alle comunali, il SRS avrà una grande occasione di vincere a Belgrado.
    Il Partito democratico ristagna. I conservatori (Kostunica e compagnia) non cessano di perdere terreno. Quanto al Partito Socialista (SPS), esso vegeta al limite della marginalizzazione. Attraversato da una contestazione interna che gli rimprovera di aver scambiato il suo sostegno senza partecipazione al governo Kostunica contro posti di direttivi di imprese commerciali, il SPS sopravvive solo mantenendo alcune forti posizioni municipali nell’Est e nel Sud del paese. Il suo presidente, Ivica Dacic, si è costruito un «look» che ricorda Slobodan Milosevic all’inizio della sua ascesa politica. Ma la vecchia guardia socialista si è tenuta al di fuori (in particolare gli animatori di Sloboda, i comitati di sostegno a Milosevic) oppure si è unita al manifesto dell’ex numero due del partito, Mihajlo Markovic, che apporta il suo sostegno critico al SRS.

    Washington dietro i separatisti della Vojvodina
    L’ultimo gruppo ad aver superato (di misura) lo sbarramento del 5% ha una particolarità: il finanziamento della sua campagna è stato interamente effettuato dagli Americani attraverso la Fondazione Soros, l’USAID e il National Endowment for Democracy (NED), una copertura della CIA. Da questo esempio, si vede benissimo chi sono i preferiti degli Stati Uniti : il capo del Partito Liberal-Democratico (LDP), Cedomir Jovanovic, è noto per la sua dipendenza dalla droga (cocaina). È stato escluso dal Partito Democratico in parte per questo motivo. Presente nella coalizione del LDP, animatore del gruppuscolo social-democratico SDU, Zarko Korac, molto apprezzato dai giornali occidentali, è noto per il suo accanimento nel garantire la difesa degli omosessuali e degli Ebrei. In questa lista, troviamo anche l’animatrice di Alleanza Civica (GSS), un gruppo in declino che ha avuto il suo « momento di gloria » mediatica alcuni anni fa durante la contestazione del « regime de Milosevic ». Gruppo, all’epoca, pagato interamente da Soros e composto da ex comunisti riciclati nell’ultra-liberismo.

    I rampolli di questi ex comunisti riciclati avevano formato Otpor che si è riprodotto in Georgia e in Ucraina, ma non esiste più in Serbia. Questa gioventù da McDonald’s e questi comunisti rinnegati addestrati da Washington si ritrovano, in tale lista, con il «democratico-cristiano» Batic, ex ministro della giustizia che non rappresenta niente, e con il separatista della Vojvodina, Canac. Quest’ultimo, che passa per uno squilibrato mentale, ritorna dopo uno stage di un anno negli Stati Uniti. Ha come missione lo sviluppo del movimento separatista. Ancor più del suo semplice risultato, la natura stessa di questo gruppo svela il tipo di società voluto dagli Stati Uniti in Europa. Una società balcanizzata, malata, fatta di marginali, di invertiti e di squilibrati. Una società dimentica, tagliata dalle sue radici, che coltiva l’odio di sé (xenomania e panmixia planetaria), una società abbrutita dall’americanizzazione culturale e mediatica, facile da manipolare e interamente alla mercé del piccolo gruppo che vuole dominare l’universo. Questo si chiama « società aperta », « nation building » e « democrazia ». Il Partito Radicale Serbo (3) è il solo a poter impedire che il veleno esportato dagli Stati Uniti divenga, qui come altrove, il modello dominante.



    (1) Contrariamente a ciò che molti all’estero credono, il movimento autonomista o separatista in Vojvodina non è un’esclusiva ungherese. Lì i Magiari non sono che 300.000 su una popolazione globale di oltre 2 milioni di abitanti. Le altre piccole minoranze etniche, gli Slovacchi, i Ruteni, i Valacchi, sono piuttosto filo-serbe. Se esiste uno specifico movimento separatista ungherese (o magiaro), questo è limitato alla regione di Subotica. Lì, il movimento di Josef Kasa, sindaco di Subotica, ottiene l’essenziale dei suoi voti. Cosa abbastanza paradossale, il grosso del movimento autonomista e separatista della Vojvodina è…serbo. Si tratta di Serbi un tantino nostalgici dell’Impero Austro-Ungarico e che si credono superiori a « quelli del Sud ». Granaio e terra di agricoltura intensiva, la Vojvodina trae la sua ricchezza dalla sua vasta pianura, prolungamento geografico della Putsza ungherese. Lo stato d’animo di alcuni, che si traduce in tendenze separatiste, dovrebbe ricordare agli Italiani alcune cose. Nei Balcani, gli Americani, che vogliono la totale frammentazione della regione, alimentano le tendenze separatiste.
    (2) Queste elezioni danno un’indicazione interessante sul rapporto tra le forze etniche nelle tre piazze cosiddette « albanesi » della Serbia meridionale, Medveja, Bujanovac, Presevo. A Medveja, con il 21,4%, è il SRS ad essere in testa, seguito dalla lista albanese che ottiene solo il 16,7% , senza contare le altre liste serbe che anch’esse ottengono voti. A Bujanovac, se la lista albanese arriva in testa con il 39,7%, è seguita dal SRS che ottiene il 25,3%. Solo a Presevo gli Albanesi dominano elettoralmente, con l’82,4% dei voti contro il 6,3% del Partito Radicale.
    (3) Il SRS è interamente diretto dal carcere di Scheveningen in Olanda da Vojislav Seselj che, contrariamente alle insinuazioni di una certa stampa americana, ha il sostegno della totalità del Partito. Il SRS avrebbe la possibilità di allearsi con la coalizione conservatrice di Kostunica e di partecipare al nuovo governo. Ma ha già detto di volere tutto il potere per applicare il suo programma. A riprova che Seselj dirige il Partito, Toma Nikolic, numero due del SRS, si è recato a L’Aia dopo le elezioni per chiedere il parere del « Vojvoda », Vojislav Seselj. La direzione del SRS non prenderà la sua decisione che dopo aver sentito il pensiero di quest’ultimo. Se non sarà possibile mettere insieme una maggioranza, la Serbia tornerà a votare quest’anno, che è anche l’anno delle presidenziali.

    http://www.eurasia-rivista.org/

  5. #5
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    Il Partito Radicale Serbo e i musulmani






    Il partito Radicale Serbo, il cui leader, Vojislav Seselj, è imprigionato nelle carceri mondialiste dell'Aja, ha stretto un accordo ideologico e politico con quelli che fino a qualche anno fa furono i nemici, gli islamici radicali.
    Il vice di Seselj, con la benedizione di quest'ultimo, ha intrapreso la strada della convivenza con alcuni intelletuali islamici anti-occidentali, che ormai si sono resi conto che sono stati utilizzati dalle forze NATO per gli interessi atlantisti.
    Il giornale Velika Srbijia (Grande Serbia) uscirà anche tradotto in arabo.
    Sia Seselj che il suo sucessore hanno sempre sostenuto che la guerra in Kossovo non era una guerra di religione (ortodossi contro islamici) ma una guerra nazionalista (serbi contro albanesi).
    Ora la nuova battaglia mette di fronte i veri Patrioti Serbi alle forze di occupazione mondialista e ai suoi servi, il primo ministro Vojislav Kostunica su tutti.
    Un insegnamento importante e rivoluzionario per la c.d. destra radicale italiana, prona al fallacismo e all'anti-islamismo funzionale al sistema atlantico.

    Non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno. Un anno fa i radicali serbi fecero partire una loro manifestazione proprio dalla moschea di Belgrado, solidarizzando con alcuni musulmani che erano stati aggrediti da teppisti locali con la testa rasata.


    fonte: Destra Radicale

  6. #6
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