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    Predefinito Onore alla Serbia, trincea d'Europa


  2. #2
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  3. #3
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  6. #6
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  8. #8
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  9. #9
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    carino...

  10. #10
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    Guerre contro l'Europa :Bosnia, Kosovo, Cecenia, Macedonia

    Riassunto del saggio e presentazione dell'autore

    Due anni dopo, si puo' fare un bilancio abbastanza obbiettivo di quello che i giornalisti hanno chiamato la « guerra del Kosovo » combattutta, officialmente, secondo la propaganda di guerra della NATO, per impedire una « catastrofa humanitaria » e per fare cadere il regime autoritario di Milosevic. In verità, le vere « mete di guerra » non erano quelle espresse dai responsabili occidentali, gli attachi aerei hanno infatti provocato questa catastrofa umanitaria, e il dittatore Milosevic è stato destituito non dall'operazione Forza Alleata ma solo dopo i bombardamenti quando il popolo serbo scelse di fare eleggere il nuovo presidente democratico Kustuniça.

    Inoltre, come l'abbiamo visto durante la crisi in Macedonia, la « guerra del Kosovo » e la strategia anti-serba di alleanza con i terroristi narco-trafficanti dell'UCK hanno incoraggiato l'irredentismo ultra-nazionalista albanese nei Balcani e, di consequenza, provocato una pericolosa dinamica di destabilizzazione nella regione, la Macedonia, il Montegro, il Sud della Serbia ed anche la Grecia sono attualmente minnacciate dall'ultra-nazionalismo albanese dell'UCK. L'analisi geopolitica permette di capire perchè gli Occidentali e la Superpotenza americana hanno deciso di bombardare durante 78 giorni la Serbia mentre Washington non ha mai avuto l'intenzione di combattere per impedire altre « catastrofe umanitarie » in paesi ancora più criminali e autoritari come la Turchia che realizza progressivamente un genocidio contro i Kurdi dopo avere operato quelli degli Armeni, l'Indonesia o il Sudan, che ammazzano millioni di Cristiani, o paesi ultra-fanatici e schiavisti come l'Afghanistan dei Talebani o l'Arabia Saudita, « epicentro del fondamentalismo islamico nel mondo » e amico degli Stati Uniti. Il petrolio, la NATO e la strategia di neo-containment contro l'ex-blocco comunista-slavo-ortodosso spiegano in gran parte questo « double standard ». Anche la guerra in Cecenia è in gran parte il risultato di una guerra molto più complessa e pianetaria, la guerra tra Washington e Mosca per il controllo delle vie del petrolio, il « nuovo Grande gioco » del secolo XXI. L'analisi geopolitica permette di capire meglio perchè gli Stati occidentali decidono di intervenire in alcuni luoghi puittosto che in altri e le motivazione geopolitiche ciniche che si nascondono sempre dietro le giustificazioni morali, independentemente dal fatto che i regimi colpiti come quelli di Milosevic o di Saddam Hussein erano senza dubbio anti-democtatici.
    Ora sappiamo che dagli anni 90, le diverse operazioni militari americano-occidentali in Bosnia e soprattutto la « guerra de Kosovo » contro l'ex-Yugoslavia di Slobodan Milosevic, cosi come l'appoggio americano ai regimi ultra-nazionalisti nelle repubbliche musulmane dell'ex-Unione sovietica, furono concepiti nell'ambito della strategia americana di neo-containment contro la Russia post-comunista e i suoi alleati naturali slavo-ortodossi dei Balcani. Questa strategia chiamata anche della « cintura verde » ha come scopo di impedire la Russia di ridiventare un attore geostrategico maggiore nel mondo e farle perdere i suoi punti d'appoggio in particolare nel Caucaso, in Asia Centrale e nei Balcani.
    Alla luce di questa griglia di lettura, la « guerra del Kosovo » era fondata su quattro principali obiettivi strategici a medio e lungo termine:
    - creare Stati musulmani pro-turchi nei Balcani, focolai di tensione e d'instabilità, per fomentare « scontri di civiltà », non solamente tra Islam e Ortodossia ma sopratutto tra Europa occidentale ed Europa post-Bizantino-ortodossa. In tale modo, a causa dello stesso problema islamico, si puo' giustificare l'allargamento della NATO, buttare (« roll back ») la Russia fuori dall'Europa (« Nuovo Containment »), e tagliare l'Europa in due, grazie ad una « Nuova Cortina di Ferro e di Sangue », ed al risveglio dello scontro di civiltà tra Ortodossi e « Occidentali ».
    - controbilanciare (e farsi « perdonare »), tramite questa strategia islamica, la politica pro-israeliana di Washington, dando all'Islam nuove basi in Europa, e lasciando perdere poco a poco i nazionalisti israeliani (accordi di Oslo),
    - appoggiare i separatisti musulmani albanesi per conservare buoni rapporti con l'Islam, che possiede 75% delle risorse di petrolio nel mondo, e che rappresenta più di un miliardo di fedeli, sempre più anti-occidentali, ma, allo stesso tempo consumatori di prodotti e tecnologie americane senza essere concorrenti...
    - impedire la costruzione di un'Europa indipendente, favorendo l'entrata della Turchia in Europa (in nome della NATO), e trasformandola (escludendone Russi e Serbo-Iugoslavi, contrari all'estensione della NATO verso l'Est) in un protettorato americano, una « testa di ponte geostrategica dell'America » (Z. Brzezinski), ma prima di tutto un luogo di consumo dei prodotti americani.
    Ecco i veri obiettivi di guerra americani della NATO in ex-Iugoslavia e in Kosovo, i Balcani essendo divenuti adesso un protettorato germano-americano ed una nuova base strategica della Nato nel Mediterraneo e in Eurasia. Infine, con la decisione, a Helsinki, in novembre 1999, di accettare la candidatura della Turchia per l'adesione nell'Unione europea e, poco prima, la designazione di Javier Solana a « capo » della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), le vere mete di guerra della NATO durante la cosidetta « guerra del Kosovo » sembrano essere state raggiunte.
    I criteri di «europeicità » sono ormai diventati quelli dell'Alleanza Atlantica, cioè quelli degli Stati Uniti che la comanda, in nome dell'« Unione occidentale », trappola strategico-semanticha nella quale sono caduti gli Europei. Per gli strateghi anglosassoni e per i responsabili politici europei favorevoli al sistema atlantista di Bruxelles, l'« Occidente » non significa più la civiltà europea, antica o giudeo-cristiana. Per loro, la Turchia, l'Azerbaigian, o il Giappone sono « occidentali » perché gli « Occidentali » moderni sono quelli che difendono gli interessi economico-geopolitici americani e la Nato. Infatti, la costruzione europea non ha ancora trovato un raggione propria di essere, rimane incapace di definire un proggetto geopolitico e di civiltà autonomo. Come lo abbiamo visto durante il vertice europeo di Nizza di dicembre 2000, gli Stati europei rimangono divisi e incapaci di stabilire una vera difesa indipendente da Washington separata delle infrastrutture della Nato.
    Dall'altra parte, rifiutando il mondo unipolare dello scacchiere mondiale del dopo guerra fredda, la Russia e sopratutto la Cina, che considerano i loro paesi come le principali vittime della strategia egemonica americana (« Guerra del Kosovo », progetto anti-missili, crisi delle spie, etc), propongono una grande alleanza diplomatica e strategica « continentale » capace di controbilanciare il carattere unipolare e senza contrappeso della Superpotenza americana. Alcuni strateghi parlano già di « Nuova guerra fredda », scoppiata durante la « guerra del Kosovo », vero schiaffo per Mosca e avvertenza per Pechino, che continua a credere che il bombardamento dell'ambasciata cinese in Serbia non fu un errore e che non ha dimenticato « l'offesa ».
    Certo, l'amministrazione Bush jr sembra volere rompere con questa unipolarità e anche quella che Henri Kissinger o Samuel Huntington chiamano « l'arroganza americana ». Ma il nuovo progetto antimissile, le dichiarazioni anti-russe e anti-cinesi di Donald Rumsfeld, Dick Cheney o Condoleezza Rice, e i recenti attacchi aerei anglo-americani contro l'Irak ci permettono di mettere in dubbio la volontà dell'amministrazione Bush-Powell di rompere con l'interventismo e « l'arroganza » americana...
    Le principali conseguenze della politica estera dell'America nel mondo dall'inizio degli anni 90 rischiano di essere una crescita generale dell'odio anti-occidentale (ma anche anti-israeliano) nel mondo slavo-ortodosso, in Asia e nel mondo musulmano, sapendo che l'Europa e Israele - vicini da questa area culturale rispetta all'America e dunque più direttamente minnacciati - rischiano di pagare più caro ancora la fattura dell'« arroganza occidentale » e della strategia americana, definita in funzione solo degli interessi americani a breve termine...

    Presentazione dell'autore

    * Alexandre del Valle, ricercatore all' Istituto Internazionale di Studi Strategici (IIES) e all'Università Parigi-II, è l'autore di un saggio prefatto dal Generale Pierre Marie Gallois, iniziatore della « force de frappe » atomica francese e consigliere del Generale De Gaulle : « Islamisme-Etats-Unis, une alliance contre l'Europe » (L'Age d'Homme, 1997).
    Scrive in parecchie riviste francesi di geopolitica (Hérodote ; Stratégique, Géostratégiques), o di attualità politica (Figaro, Figaro Magazine, Spectacle du Monde, Panoramiques, etc).
    « Guerre contro l'Europa, Bosnia, Kosovo, Cecenia, Macedonia...», ribadisce le analisi e conferma, tre anni dopo, alla luce della « guerra del Kosovo », le avvertenze e le tesi sviluppate nel suo primo saggio. Spiega le ragioni storiche, geopolitiche e strategiche delle guerre in ex-Yugoslavia, e prevede altre crisi nei Balcani (Montenegro, Bulgaria, Grecia, Macedonia, etc), nel Caucaso (Cecenia, Armenia), o anche in Asia centrale, in estremo-Oriente o nel mondo arabo- islamico.
    La sua griglia di lettura ci permette di capire l'evoluzione dello scacchiere mondiale nel dopo guerra fredda, caratterizzato dalla Superpotenza americana e dalla nascita di nuovi attori geopolitici decisi ad opporsi all'egemonia americana.
    Alexandre del Valle est géopolitologue, auteur de nombreux articles et ouvrages dont "Le Totalitarisme Islamiste" et "Le Dilemme Turc" parus aux éditions des Syrtes.

    link http://blog.alexandredelvalle.com/ar...a-Italien.html

 

 
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