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    Predefinito Il vaffa lo lancio a Grillo…..

    …. e benedico l'eroe Sgarbi

    di GIAMPIERO MUGHINI su www.Libero-netnews.it di oggi

    Abituato a guardare poco la televisione, ero esterrefatto nel vedere Beppe Grillo mentre insultava a sangue Umberto Veronesi, immagini del V-2 che stava ritrasmettendo Michele Santoro nel suo "Annozero" di giovedì scorso. Insulti ignobili contro un uomo che non conosco personalmente, ma di cui so con quale attenzione e premura ha curato - salvandole la vita - la mia amica più cara.
    Insulti belluini, da angiporto, da suburbio.
    Un «Cancronesi» sparato in faccia al medico e allo scienziato che più in Italia ha fatto nella lotta contro i tumori.
    Mi chiedevo, mentre ascoltavo questo orrore, com'è che uno che dichiara al fisco quattro milioni di euro di guadagno annuo vestisse come un pezzente e avesse addosso la divisa del pezzente. Forse perché lo sapeva di stare ragionando come un pezzente, e di stare rivolgendosi a pezzenti mentali: quelli che applaudivano freneticamente le porcate contro Veronesi.
    Ho qui sul tavolo il libro che un giovane ed eccellente giornalista, l'aretino Andrea Scanzi, ha dedicato a Beppe Grillo e che Mondadori ha appena pubblicato.
    A Scanzi la simpatia per Grillo trasuda da ogni poro, e Scanzi è uno tutto fuorché banale e intellettualmente pezzente.
    «È un battitore libero instancabile, eccessivo, discutibile. Irrinunciabile», scrive Scanzi di Grillo.
    Irrinunciabile perché?
    Forse perché meno noioso di quei politici da due soldi che nelle loro esternazioni pubblliche leggono un testo banale banale in cui non c'è una parola che non sia prevedibile?
    Certo, se io avessi vent'anni sarei andato probabilmente a sentire i "vaf fanculo" di Grilo e non alle cerimonie funebri sul 25 aprile 1945, in cui non c'è una parola che non sia ammuffita da decenni.
    E con tutto questo?
    Siamo a un'Italia che deve pendere dalle labbra di Grillo o da qualsiasi altro dei guitti che si danno grandi arie nei canali televisivi dove primeggiano di fronte a un pubblico babbeo?
    Non ho nulla contro i guitti, alcuni dei quali sono bravissimi, da Neri Marcoré a Maurizio Crozza e a Corrado Guzzanti.
    Un po' meno sono convinto che la luce, quanto a comprendere il gran casino italiano nel quale viviamo, debba venire da loro.

    IL VANGELO DI "IO"
    Ancora Scanzi, che stimo da tanti anni. Lui dice di star parlando a nome dei milioni di persone che non credono più che il materialismo dialettico coincida con il Vangelo secondo Scalfari, a nome di quelli che vorrebbero una "tv di sinistra" diversa dai cerimoniali alla maniera dei Fazio-Dandini, di quei
    «trotzkisti inaccettabili» che non ne possono più dei D'Alema.
    Ah sì? E che cosa vogliono esattamente questi signori, a che ora vorrebbero che le panetterie aprissero domani mattina, sono o non sono a favore dei treni veloci, e che ne dicono dell'Afghanistan dove le belve anti-occidentali sono in agguato e vorrebbero vincere, e quanto trovano giusto che io paghi di tasse sull'articolo che sto scrivendo il 51 per cento o vorrebbero che pagassi un po' di più o un po' di meno?
    Alla trasmissione di Santoro c'era un eroe, Vittorio Sgarbi. Non ha ceduto un centimetro di terreno, innanzi a puttanate talmente eclatanti.
    Non che Santoro non sia una persona civile.
    Certo che lo faceva parlare. Il fatto è che quando sei da Santoro non è che sei in un set della televisione pubblica pagata con il canone di tutti noi.
    Se in casa dei "rossi", ed è come se le vedessi sventolare le bandiere rosse, e glielo leggi in faccia a Santoro e ai suoi collaboratori che lui lì fa quello che vuole, e non perché sia un premio Nobel di qualcosa.
    Guardavo, ascoltavo.
    L'intervento di Marco Travaglio, il quale ha detto che la «cloaca massima» italiana è la presidenza del Consiglio.
    Ascoltavo Norma Rangeri del Manifesto, la quale accusava la Repubblica di avere dato eccessivo spazio a qualche strupretto avvenuto qua e là e dunque di aver favorito la vittoria elettorale di Berlusconi.
    E nel mentre Sgarbi continuava a battersi eroicamente, salvo gli insulti agli interlocutori che sono nel suo stile abituale.

    VAFFA INUTILI
    E poi c'è stata quell'altra serie di porcate pronunciate da Grillo durante il V-2. Figuratevi se sono uno che spenderà mai un soldo a difesa dei giornalisti in quanto categoria. Epperò che significa quell'uscita tonitruante sul fatto che i giornali - tutti i giornali - prendano copiosi contributi dallo Stato?
    Che scoperta è? Senza quei contributi la metà e passa dei giornali italiani chiuderebbe. Di certo chiuderebbero i giornali più piccoli e marginali, che non sono i meno belli.
    Chiuderebbero il Riformista, il Manifesto, il Foglio e tanti altri.
    Ma non solo quelli. Venduti a un euro a copia, i giornali sono una merce che la produci solo in perdita.
    Una copia del Corriere della Sera costa quanto un caffè, e questo in un'Italia dove sali sulla metropolitana e non vedi uno che non abbia in mano la cartaccia della free-press, quella dove ci sono le notiziole di agenzia e dove chi ci scrive guadagna 3 euro al pezzo.

    FIRME DA FERMARE
    Grillo vuole che sopravvivano unicamente il possente (ma fino a quando?) Corriere della Sera e la freepress? Nel suo pieno diritto volerlo, solo che non ci vedo in questo niente di «irrinunciabile», a usare il linguaggio di Scanzi. Porcate da angiporto.
    Lo dice uno che è stato cancellato dall'albo professionale dei giornalisti e che ha per questa categoria professionale una buona dose di disprezzo.

    P.S. E a proposito dell'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, una battaglia di Grillo che è stata in realtà una battaglia storica di Marco Pannella, c'era alla puntata di Santoro un sindacalista dei giornalisti che non conosco e che balbettava cose prive di senso.
    Un po' si doleva che Renato Farina continuasse a scrivere sul suo giornale, per il resto non aveva niente da dire e pronunciare.
    Dio, lo avessi avuto di fronte a ricordargli quando una congrega di nullità voleva impedirmi di mettere la mia firma sotto un articolo di giornale...

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Sgarbi: così ho smontato...

    ....la trappola di Santoro

    Chissà perché Giampiero Mughini (come tutti quelli che ho incontrato, o che mi hanno inviato sms, dalla fine della trasmissione ad ora, centinaia di persone meno una) ha capito e Adriano Celentano no. Chiunque sa che, in stato normale, senza clima da processo da imputati assenti e, in condizioni di reciproco rispetto, io parlo e spiego come Celentano desidera (e molti italiani apprezzano).
    Ero andato ad Annozero per discutere di informazione, e non per assistere a uno spettacolo di Grillo che avevo evitato a Torino perché nulla di quello che egli dice mi sembra così interessante e originale da meritare particolare attenzione.
    Arrivato in studio ho visto, invece, che, con ospiti sostanzialmente simpatizzanti, quando non subalterni a Grillo come Marco Travaglio, «spalla anche di Santoro», avremmo dovuto assistere e commentare proprio il comizio spettacolo di Torino proposto in amplissimi brani.
    All’inizio ho tentato di minimizzare la celebrazione di Grillo come politico, ma, avanzando la puntata, ho ascoltato enormità contro la Nato, contro il presidente della Repubblica, contro Prodi, contro Veltroni, contro Berlusconi, contro Tronchetti Provera, contro Mazza e Mimun (ma non Santoro), contro Cuffaro, e poi, con particolare violenza, contro Umberto Veronesi senza che nessuno reagisse.
    Santoro, anzi, sembrava essere altrove, come se le sparate di Grillo fossero poco più che battute spiritose.
    Mi ha molto colpito l’indifferenza del pubblico e della giovane Borromeo all’aggressione a Veronesi. Ho avuto la netta sensazione di un gioco di squadra, fortemente qualunquistico, in cui il generale Grillo e il suo soldato Travaglio, difeso fino all’intimidazione, potevano contare su un ufficiale di collegamento, il conduttore Santoro, deciso non a discutere, ma a fare da cassa di risonanza alle diffamazioni e agli insulti di Grillo.
    Nessuna critica e nessuna reazione a quelle che non erano spiritosaggini, ma accuse durissime e indimostrate.
    Gli arcadi in studio (Norma Rangeri, Roberto Natale) discettavano sul futuro di Grillo, sul suo peso e sulla sua influenza politica, sul partito che stava o meno preparando.
    Nessuno si preoccupava di valutare le offese gravissime nei confronti di assenti con luoghi comuni e insinuazioni.
    Mughini ha ben ricostruito, da casa, la situazione con lo stesso indignato stupore che io provavo in studio: «Abituato a guardare poco la televisione, ero esterrefatto nel vedere Beppe Grillo mentre insultava a sangue Umberto Veronesi. Insulti ignobili contro un uomo che non conosco personalmente, ma di cui so con quale attenzione e premura ha curato - salvandone la vita - la mia amica più cara.
    Insulti belluini, da angiporto, da suburbio.
    Un “cancronesi” sparato in faccia al medico e allo scienziato che più in Italia ha fatto nella lotta contro i tumori. Mi chiedevo, mentre ascoltavo questo orrore, com’è che uno che dichiara al fisco 4 milioni di euro di guadagno annuo vestisse come un pezzente e avesse addosso la divisa del pezzente. Forse perché lo sapeva di stare ragionando come un pezzente, e di stare rivolgendosi a pezzenti mentali: quelli che applaudivano preventivamente le porcate contro Veronesi».
    Questo era il clima, questo era il coro di vaffa che Celentano mostra di non avere avvertito, come se si fosse in un civile dibattito. E come se io avessi dovuto considerare, nell’incertezza che fossero serie e che avessero un carattere politico, le esternazioni di Grillo.
    Dovevo ascoltarle, facendo finta di niente, con eleganza e distacco:
    «Brutto segno quello di Sgarbi ad Annozero. Cosa ti è successo? Uno che parla come sai parlare tu, non può non essere intelligente o per lo meno, possedere quel minimo indispensabile per capire che per quanto infuocato possa essere un dibattito, si deve avere la elementare accortezza di lasciar parlare anche gli altri, dopo che hai detto la tua. Ma tu non solo non lasciavi parlare, offendevi Travaglio che al contrario di te, parlava in modo pacato ed educato...».
    Peccato che non si trattasse di un dibattito ma di un agguato a persone che non erano in studio e neppure in piazza a Torino. Berlusconi è uno psico-nano con l’asfalto sulla testa oltre che un criminale come i suoi parlamentari e Napolitano è un inetto. Chissà perché, come tutti quelli che ho incontrato, Mughini ha provato lo stesso disagio e la stessa rabbia che ho provato io sentendo, per esempio, da Travaglio, naturalmente «in modo pacato ed educato», che la «cloaca massima» è la presidenza del Consiglio.
    O che io, naturalmente «in modo pacato ed educato» avrei dovuto essere ricoverato dalla neurodeliri con un trattamento sanitario obbligatorio.
    A Celentano forse interesserà sapere che il professor Cassano mi ha telefonato indignato in difesa dei malati di mente e osservando che il tranquillo Travaglio evocava lo stesso strumento dei regimi totalitari contro i dissidenti: farli passare per matti, per agitati, per esaltati.
    Mughini ha concluso, all’opposto di Celentano: nella trasmissione di Santoro c’era un eroe, Vittorio Sgarbi. Non ha ceduto un centimetro di terreno, dinanzi a puttanate talmente eclatanti. Non che Santoro non sia una persona civile, certo che lo faceva parlare. Ma il fatto è che quando sei da Santoro non è che sei in un set della televisione pubblica pagata con il canone da tutti noi. Sei in casa dei «rossi».
    Ed è come se le vedessi sventolare le bandiere rosse, e glielo leggi in faccia, a Santoro e ai suoi collaboratori, che lui lì fa quello che vuole.
    Io non ero tranquillo perché non sono indifferente. Perché non voglio ascoltare falsità senza reagire.
    Se Celentano è disponibile a questo gioco, si accomodi. D’altra parte, lo abbiamo visto non prendere le distanze, ma elogiare Grillo, in collegamento come quel De Magistris, che è diventato un eroe per aver inquisito ingiustamente Prodi e Mastella.
    Ma naturalmente per Grillo era lui la vittima.
    Io ho parlato e argomentato quando era possibile parlare e argomentare. E ho urlato quando sentivo affermazioni che in un teatro e in una piazza possono sembrare battute e in televisione diventano sentenze.
    Ho urlato perché la smettessero di sputtanare tutte le persone che non c’erano perché Grillo, con il suo tribunale del popolo, aveva deciso di condannarle, senza processo, senza difesa e senza appello.
    Ho urlato e urlerei ancora, e mi fa sorridere che un «urlatore» come Celentano se ne stupisca. Si vede che da Molleggiato è diventato rammollito. Io sono orgoglioso di aver difeso persone che stimo rinnalzandone la dignità contro l’indifferenza di chi li sentiva insultare senza reagire.

    Vittorio Sgarbi www.ilGiornale.it del 4 05 08

    saluti

 

 

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