Bambini mangiati come maiali
25/02/1999
Vera Araujo
La Corea del Nord ricorre sistematicamente alle esecuzioni pubbliche per cercare di contenere un'ondata di criminalità provocata dalla carestia. Secondo le testimonianze raccolte nel nordest della Cina dall'International Herald Tribune, gente accusata di furto, traffico illegale di cibo, assassinio e soprattutto di cannibalismo viene giustiziata sommariamente nelle pubbliche piazze. Secondo i rifugiati nordcoreani, questa pratica si è diffusa dopo l'arrivo al potere a Pyongyang, nel 1994, di Kim Jong-Il. I condannati, raccontano, vengono condotti davanti alla folla già mezzi morti per le bastonate ricevute. Devono ammettere il loro crimine e poi vengono giustiziati, di solito con una tripla scarica di fucili. Alcuni vengono impiccati. I testimoni che hanno raccontato la loro storia rimangono stupiti dalla reazione allibita del reporter dell'IHT a proposito della diffusione del cannibalismo.Sono casi divenuti ormai comuni, spiegano: bambini vengono uccisi e i loro corpi venduti come carne di maiale. I rifugiati raccontano che perfino i corpi dei giustiziati fanno la stessa fine. Il paese è assolutamente chiuso agli osservatori indipendenti, ed è difficile avere un'idea precisa delle dimensioni attuali della fame e della carestia. Il fenomeno, dovuto a grosse inondazioni, seguite da siccità e aggravate dall'imperizia del governo stalinista, si ripresenta ciclicamente ogni tre anni, e non riesce ad essere assorbito. All'inizio di febbraio, il coordinatore del Programma alimentare mondiale dell'ONU stimava che ci vorranno almeno tre anni per eliminare l'attuale carestia anche con un aiuto internazionale massiccio. Il Giappone ha sospeso i suoi aiuti dopo che alcuni missili nordcoreani sono caduti nel suo territorio, e gli Stati Uniti hanno ridotto la loro generosità davanti alle presunte velleità nucleari di Pyongyang.




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Nobis ardua
La Raai, epr questo, ci ha sempre fatto vedere quanto bravo e buono *pensa all'inviato Borrelli dagli USA, tessera DS in tasca* sia il nostro "alleato".
