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    Predefinito Alcuni spunti di discussione da un "cane sciolto" di passaggio

    Sono un "cane sciolto di sinistra" che dopo Genova 2001, sia per motivazioni politiche (il fatto che la "sinistra" fosse una massa informe incapace di configurarsi come un "potere", di avere una "strategia" e quindi carne da macello per la repressione o un qualcosa da manipolare da chi invece una strategia ce l'ha) che per motivazioni personali ha abbandonato la politica "militante". Visto che avevo 20 anni diciamo che la mia militanza è durata poco
    Mi affascinano alcune tematiche di questo forum, e quindi volevo presentare alcuni spunti per la discussione, se qualcuno riterrà utile farlo.
    Le mie idee sono suggestionate da vari autori, probabilmente molto diversi tra loro.
    In primo luogo Feyerabend : ovvero è dalla epistemologia che parte la possibilità di fare "scienza" in modo sensato. La non esistenza di una verità assoluta, se non quella che si esprime in quanto portata dal più forte, che quindi hai il potere di affermarsi vera, ma non ha fondamento epistemologico.
    Se il marxismo avesse avuto un approggio epistemologico non positivistico, secondo me tanti degli scempi del socialismo reale si sarebbero evitati, in particolare il suo conformarsi come capitalismo di stato autoritario e repressivo[che secondo me è fallito nel momento in cui c'è stata l'informatizzazione dell'economia e della produzione, con la quale un sistema autoritario in cui mancava la libera iniziativa non poteva confrontarsi]
    Poi chiaramente Marx, che ritengo sia stato "snaturato" da Engels e da quello che è diventato il "marxismo accademico".
    Negri (che so che voi non amate), per la sua concezione del potere (che non è un qualcosa che si va a prendere da qualche parte, ma qualcosa che si costruisce e si esercita) e per la sua riflessione sulla fine del socialismo.
    Bateson
    ... ora.. veniamo agli spunti di discussione

    0) E' di sinistra colui che è disposto ad accettare ogni essere umano come portatore di uguali diritti, e il fatto che questi diritti siano soddisfatti è interesse di tutti (questo non deve necessariamente partire da una considerazione etica, come è nel mio caso...ma può nascere anche dalla considerazione opportunistica che se si vuole la pace, è necessaria la giustizia)
    1) Il "dilemma" amico/nemico : chi è davvero mio amico, mio compagno ? e chi invece potrebbe fingere di esserlo per il conseguimento di un obiettivo diverso dal mio ? Esiste un criterio scientificamente valido per capire chi è "dalla mia parte" e chi non lo è ? Secondo me da questo dilemma si esce in un solo modo : con la trasparenza assoluta di tutto ciò che si fa, e giudicando le persone per quello che fanno. Una forma di strategia politica di una entita "di sinistra" che non sia trasparente ed estranea a qualsiasi forma di "segreto" o di "clandestinità"[se non per questioni tattiche, ma da valutare democraticamente] secondo me è strutturalmente perdente. Perchè finchè l'avversario (l'avversario della sinistra è chi pretende che ci siano degli uomini che valgono più degli altri a prescindere dai loro meriti personali, in parole povere) avrà un potere maggiore, egli potrà infiltrare degli "agenti" in qualunque gruppo politico, comunità, partito, organizzazione etc, al fine di deviarne gli obiettivi.

    2) La questione della democrazia e del rapporto con il potere costituito : è possibile portare avanti delle istanze di cambiamento sociale in senso egualitario, nel rispetto della vita delle persone etc, rispettando le leggi ? Secondo me sì, o meglio rispettando le leggi oppure disubbidendo ad esse nella pretesa che esse siano modificate (dunque una disobbedienza civile "costituente"). Secondo me il più grande errore della sinistra "militante" in italia è stato quello di sottovalutare l'importanza teorica, "ontologica" della Costituzione e della democrazia, lasciando alla parte peggiore del PCI la politica "istituzionale", permettendo che esso si svuotasse della sua componente di sinistra e lasciandolo in mano ad un gruppo di potere funzionale agli interessi del capitale.

    Ce ne sarebbero molti altri, ma sicuramente l'inizio di una discussione su queste cose (se qualcuno lo riterrà utile) mi aiuterà a chiarire le mie idee

  2. #2
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    Predefinito

    Anzitutto benvenuto su questo forum .Noi portiamo avanti un discorso che riassumiamo nella dizione "Comunismo delle comunita" per esplicare proprio il nesso tra individui liberi e senso della comunita' che rimane per noi un nesso inscindibile per ogni ricostruzione di un pensiero comunista l tutto deve avvenire secondo noi anzitutto culturalmente attraverso il consenso con una rottura con tutto quello che è un pensiero totalitario.Gli individui devono poter esprimere tutte le loro potenzialita' in un quadro comunitario .

    La Costituzione è importante e va rispettata ma non esaurisce di certo le istanze di rinnovamento e rappresentativita' perche' nata in un certo contesto storico, tra la'ltro molte sue parti sono rimaste del tutto inapplicate .

    Per noi è vitale ricostruire un tessuto solidaristico, di rapporti sociali e individuali basati sulla condivisione di valori altri rispetto a quelli del capitalismo e del profitto oggi visti come unico metro di giudizio ..quanto al ruolo della sinistra in questa deriva in Occidente sono perfettamente d'accordo con te.Ma c'è bisogno di smantellare criticamente questa sinsitra per ricominciare a sperare.

    A risentirci.

 

 

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