L'articolo è un estratto di quello che sarà pubblicato integralmente su La Rinascita della Sinistra dell'8 maggio
E' accogliente la città operaia, il primo maggio. In migliaia si sono riversati per le strade del centro: c'è il corteo tradizionale della festa dei lavoratori, è la festa di tutti. C'è un'atmosfera familiare, a Torino, il primo maggio: li vedi arrivare a piedi o in bicicletta, con un fazzoletto rosso al collo, una bandiera, bambini e cani al seguito, uomini e donne dalla città e dalla provincia.
35mila, diranno poi gli organizzatori.
C'è voglia di partecipare, di parlare di politica, nonostante tutto.
E' il primo maggio di sempre, ma quest'anno è diverso. In migliaia si sentono “orfani” della sinistra, cancellata dal Parlamento, forse per questo anche una canzone e tanti pugni chiusi possono “dare forza a chi è deluso”, per dirla con una vecchia canzone del Primo maggio, e a volte provocare una lacrima.
«Coraggio», «noi ci siamo», «non siamo morti». «Coraggio, Diliberto», come se darne servisse a darselo per se stessi. «C'è un clima combattivo - commenta il segretario del Pdci - siamo feriti ma non arresi».
E' accogliente la città operaia: quando sfilano i Comunisti italiani - una presenza numerosa e organizzata nel corteo torinese - con le loro bandiere, con quella falce e martello che l'Arcobaleno aveva nascosto, sono tanti gli applausi che partono dalle due ali di gente che stringono come in un abbraccio il lungo corteo. Il segretario nazionale del Pdci, che quest'anno ha deciso di partecipare alla manifestazione di Torino sorride, saluta, risponde a chi chiede “cosa si fa adesso?”, “come si riparte?”, a chi domanda “unità”. E la risposta di Oliviero Diliberto e del Pdci, alla prova della prima grande manifestazione di popolo dopo la sconfitta della Sinistra arcobaleno, non si fa attendere.
Con il segretario torinese Vincenzo Chieppa e tantissimi militanti, i comunisti presenti nelle istituzioni, l'europarlamentare Marco Rizzo, Diliberto porta uno striscione che dice quale sarà il cimento del Pdci da qui al congresso: “Per l'unità dei comunisti”. La sconfitta elettorale è stata pesante, la sinistra non ha rappresentanti in Parlamento, l'Arcobaleno è stato bocciato dagli elettori, dunque «si riparte da quello che c'è».
E' già circolato per iniziativa di lavoratori, intellettuali, rappresentanti di associazioni e tantissime altre personalità un appello per l'unità dei comunisti, per tenere assieme i due partiti strutturati che nel loro simbolo hanno la falce e martello e tutti quegli uomini e donne che non hanno mai smesso di definirsi comunisti pur non militando in nessun partito. «Noi ci siamo e ci saremo», dice Diliberto. (...)






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