Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Delirio di onnipotenza

  1. #1
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    Predefinito Delirio di onnipotenza

    «Credo che il Pse debba cambiare denominazione e ripensarsi sia a livello di programma che di identità».

    Frase pronunciata ieri da Veltroni alla presentazione del governo ombra.

  2. #2
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    spd e ps francese...

  3. #3
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    pazzo complice del nano

  4. #4
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    Ma dico io, avesse vinto le elezioni, avesse Rutelli sindaco di Roma, magari avrebbe potuto provarci, hai visto mai che qualcuno lo stava a sentire... Ma ora, nelle condizioni in cui si trova, questo vuole andare in Europa e dettare la linea... vabbè, ridiamoci su, che è meglio.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da paterfamilias Visualizza Messaggio
    cerrrrrto.
    Bisogna solo convincere Psoe e Spd.
    Tuttavia la provocazione (la prendo così...) non mi sembra completamente campata in aria, visto la crisi nera del Ps francese e dei laburisti.
    Ma dubito che l'altrettanto negativa esperienza italiana ispiri ancora l'interesse della Royal, come si sbandierava mesi fa.
    beh, la spd è divisa tra chi sente la pressione della linke e chi invece vede la spd come "un partito fortemente ancorato al centro"

  6. #6
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    Credo che Veltroni viva in un mondo tutto suo.

    Intanto, il PD non sta facendo opposizione. I molti voti che il PD ha drenato dalla Sinistra Arcobaleno e dal PS, stando così le cose, saranno in libera uscita. Per impedirlo il PD ha in animo l'estensione della soglia di sbarramento alle europee, elezioni in cui non c'è da eleggere un governo e nelle quali, quindi, si potrebbe tranquillamente votare con il proporzionale.

  7. #7
    ,
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    «Credo che il Pse debba cambiare denominazione e ripensarsi sia a livello di programma che di identità».

    Frase pronunciata ieri da Veltroni alla presentazione del governo ombra.
    Premetto che ho votato PD al senato e socialista alla camera e che non sono certo uno spasimante per il pD, anzi. Credo però che tra socialismo e democrazia siano andate attenuandosi, nel corso del tempo, tante delle differenze di scuola che furono causa delle divisioni di fine ottocento. I repubblicani, non vollero mai dar vita ad un loro partito per non rompere quel filo che li legava al resto della sinistra italiana e, per farlo, attesero la nascita del partito socialista con cui, nel corso di una storia più che secolare, si intrecciarono storie e dottrine. La democrazia dell'ottocento ( in gran parte corrispondente al repubblicansimo, ma anche al radicalismo ed al primissimo socialismo), si distinse da quella francese perchè non ebbe mai Vandee da sopprimere, ma solo popoli da liberare. La storia della sinistra italiana fu spesso storia di perseguitati, mai di persecutori. Agli inizi del 1900, Napoleone Colajanni disse che non voleva mettersi con i socialisti della sua epoca, perchè voleva stare con quelli del futuro ( allora le divisioni riguardavano in gran parte l'importanza del momento istituzionale e le diverse visioni della libertà). La scuola democratica, come quella socialista, si è lungamente contrapposta a quella liberale. E ritengo che oggi l'equivoco liberal-democratico, sia anche frutto di una incomprensione di fondo di tutta una tradizione. Credo che le culture socialista e democratico-repubblicana si siano da quel primo novecento ritrovate in tante battaglie assieme ed in tanti,troppi , funerali di uomini e di istituzioni. All'indomani del divorzio, ritengo fosse possibile una federazione delle forze laiche , repubblicane, radicali e socialiste; ma allora c'erano troppi galli nel pollaio. Forse vi è un percorso da riprendere. Purtroppo la forzatura uninominale operata dal referendum Segni (la madre di tutte le disgrazie) e dalle leggi elettorali successive, ha comportato un indebolimento delle istanze laiche ( non a caso la CEI si dichiarò a favore dell'uninominale, ma non proseguo su questo che allungherei troppo, anche se per una per una completa comprensione di quanto è successo in Italia negli ultimi venti anni, una occhiata un po' più attenta OltreTevere sarebbe necessaria),su questo si è inserita la cresi del PCI. Per i comunisti il sistema uninominale, del quale divennero improvvisi alfieri, fu l'ancora di salvezza. Con questo obbligarono le altre forze democratiche ad allearsi con loro, ma anche furono aiutsati da tale sistema elettorale nella evoluzione moderata di molti dei loro iscritti. Se il comunismo italiano, nel suo essere sensibile ad una via nazionale e nella attenzione della sua base verso i temi dei diritti civili ( non dei suoi vertici purtroppo), si differenziò da altri comunismi europei, questo fu dovuto anche a come, attraverso fili tanto sottili quanto tenaci, l'umanitarismo socialista alla Prampolini e la tradizione democratico-garibaldina erano sentiti ancora come importanti per tanta parte dei suoi iscritti.Quando i lavoratori , specie socialisti e comunisti, compirono l'antico gesto, libertario e non violento, dell'incrociare le braccia dinnanzi all'invasore nazista (gesto che costò l'internamento nei campi di lavoroa centinaia fra loro) non fu per un attodi lotta di classe, ma per un patriottismo, antico e non nazionalista, nel senso più mazziniano del termine. A volte un quadro rivela più di un trattato di storia (si pensi a Guernica), Così è per il Mazzini morente di Silvestro Lega. Vi è ritratto Mazzini. l'uomo dell'intransigenza repubblicana , della politica come dovere, del capitale e lavoro nelle stesse mani; vi è ritratto quel plaid che fu prima di Carlo Cattaneo, l'uomo della democrazia come pluralismo e partecipazione, del laico convinto, dell'antiproibizionista e federalista. Ma si può immaginare anche di vedere un giovine che esce di casa per andar a chiamare il pittore Silvestro Lega per cogliere gli ultimi attimi di una vitsa che si va spegnendo d'un esule che è tornato per morire in patria sotto falso nome. Quel giovine è Ernesto Nathan. L'uomo che sarà sindaco di Roma con una alleanza democratica di sinistra liberale, repubblicani e socialisti, il sindaco che ebbe in capo ai suoi pensieri la scuola pubblica in tutti i suoi gradi, il sindaco delle prime municipalizzazioni. E vi era quella casa in cui Mazzini morì: casa Rosselli. La casa della famiglia da cui nasceranno Carlo e Nello Rosselli: il liberal socialismo che diventa socialismo liberale, con una tensione morale che non dimentica le tradizioni mazziniane. Questo è il partito democratico con il quale credo il partito socialista debba tornare a misurarsi. Un Partito Democratico che oggi , purtroppo non c'è. Unpartito democratico lontanissimo dalle politiche muscolari di Walter Veltroni. Credo che allora l'idea di una internazionale democratico-socialista che riannodi antichi fili ( Mazzini ed i repubblicani parteciparono alla prima internazionale, come altri democratici europei), non sia un disegno contro, ma col socialismo democratico, Che a parlarne sia la persona meno adatta, è altra storia.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    Premetto che ho votato PD al senato e socialista alla camera e che non sono certo uno spasimante per il pD, anzi. Credo però che tra socialismo e democrazia siano andate attenuandosi, nel corso del tempo, tante delle differenze di scuola che furono causa delle divisioni di fine ottocento. I repubblicani, non vollero mai dar vita ad un loro partito per non rompere quel filo che li legava al resto della sinistra italiana e, per farlo, attesero la nascita del partito socialista con cui, nel corso di una storia più che secolare, si intrecciarono storie e dottrine. La democrazia dell'ottocento ( in gran parte corrispondente al repubblicansimo, ma anche al radicalismo ed al primissimo socialismo), si distinse da quella francese perchè non ebbe mai Vandee da sopprimere, ma solo popoli da liberare. La storia della sinistra italiana fu spesso storia di perseguitati, mai di persecutori. Agli inizi del 1900, Napoleone Colajanni disse che non voleva mettersi con i socialisti della sua epoca, perchè voleva stare con quelli del futuro ( allora le divisioni riguardavano in gran parte l'importanza del momento istituzionale e le diverse visioni della libertà). La scuola democratica, come quella socialista, si è lungamente contrapposta a quella liberale. E ritengo che oggi l'equivoco liberal-democratico, sia anche frutto di una incomprensione di fondo di tutta una tradizione. Credo che le culture socialista e democratico-repubblicana si siano da quel primo novecento ritrovate in tante battaglie assieme ed in tanti,troppi , funerali di uomini e di istituzioni. All'indomani del divorzio, ritengo fosse possibile una federazione delle forze laiche , repubblicane, radicali e socialiste; ma allora c'erano troppi galli nel pollaio. Forse vi è un percorso da riprendere. Purtroppo la forzatura uninominale operata dal referendum Segni (la madre di tutte le disgrazie) e dalle leggi elettorali successive, ha comportato un indebolimento delle istanze laiche ( non a caso la CEI si dichiarò a favore dell'uninominale, ma non proseguo su questo che allungherei troppo, anche se per una per una completa comprensione di quanto è successo in Italia negli ultimi venti anni, una occhiata un po' più attenta OltreTevere sarebbe necessaria),su questo si è inserita la cresi del PCI. Per i comunisti il sistema uninominale, del quale divennero improvvisi alfieri, fu l'ancora di salvezza. Con questo obbligarono le altre forze democratiche ad allearsi con loro, ma anche furono aiutsati da tale sistema elettorale nella evoluzione moderata di molti dei loro iscritti. Se il comunismo italiano, nel suo essere sensibile ad una via nazionale e nella attenzione della sua base verso i temi dei diritti civili ( non dei suoi vertici purtroppo), si differenziò da altri comunismi europei, questo fu dovuto anche a come, attraverso fili tanto sottili quanto tenaci, l'umanitarismo socialista alla Prampolini e la tradizione democratico-garibaldina erano sentiti ancora come importanti per tanta parte dei suoi iscritti.Quando i lavoratori , specie socialisti e comunisti, compirono l'antico gesto, libertario e non violento, dell'incrociare le braccia dinnanzi all'invasore nazista (gesto che costò l'internamento nei campi di lavoroa centinaia fra loro) non fu per un attodi lotta di classe, ma per un patriottismo, antico e non nazionalista, nel senso più mazziniano del termine. A volte un quadro rivela più di un trattato di storia (si pensi a Guernica), Così è per il Mazzini morente di Silvestro Lega. Vi è ritratto Mazzini. l'uomo dell'intransigenza repubblicana , della politica come dovere, del capitale e lavoro nelle stesse mani; vi è ritratto quel plaid che fu prima di Carlo Cattaneo, l'uomo della democrazia come pluralismo e partecipazione, del laico convinto, dell'antiproibizionista e federalista. Ma si può immaginare anche di vedere un giovine che esce di casa per andar a chiamare il pittore Silvestro Lega per cogliere gli ultimi attimi di una vitsa che si va spegnendo d'un esule che è tornato per morire in patria sotto falso nome. Quel giovine è Ernesto Nathan. L'uomo che sarà sindaco di Roma con una alleanza democratica di sinistra liberale, repubblicani e socialisti, il sindaco che ebbe in capo ai suoi pensieri la scuola pubblica in tutti i suoi gradi, il sindaco delle prime municipalizzazioni. E vi era quella casa in cui Mazzini morì: casa Rosselli. La casa della famiglia da cui nasceranno Carlo e Nello Rosselli: il liberal socialismo che diventa socialismo liberale, con una tensione morale che non dimentica le tradizioni mazziniane. Questo è il partito democratico con il quale credo il partito socialista debba tornare a misurarsi. Un Partito Democratico che oggi , purtroppo non c'è. Unpartito democratico lontanissimo dalle politiche muscolari di Walter Veltroni. Credo che allora l'idea di una internazionale democratico-socialista che riannodi antichi fili ( Mazzini ed i repubblicani parteciparono alla prima internazionale, come altri democratici europei), non sia un disegno contro, ma col socialismo democratico, Che a parlarne sia la persona meno adatta, è altra storia.
    potremmo rifondare la Sinistra con ciò che hai detto!

    in effetti è vero: socialismo,liberalismo sociale e repubblicanesimo si incrociano per molti versi,ad esempio nella tutela delle libertà individuali,nel riconoscimento dei diritti civili,nella laicità dello stato,nell'economia di mercato,nell'assistenzialismo,nella formazione...

    l'esperienza di Giustizia E Libertà durante la Resistenza e l'impianto ideologico del Partito d'Azione hanno rappresentato la fucina di un movimento interclassista,moderno,garante delle libertà e di pari diritti.

    purtroppo credo che oggi un'operazione simile sia impossibile per interessi non propriamente politici,oltre al contesto legislativo-elettorale.

 

 

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