
Originariamente Scritto da
edera rossa
Premetto che ho votato PD al senato e socialista alla camera e che non sono certo uno spasimante per il pD, anzi. Credo però che tra socialismo e democrazia siano andate attenuandosi, nel corso del tempo, tante delle differenze di scuola che furono causa delle divisioni di fine ottocento. I repubblicani, non vollero mai dar vita ad un loro partito per non rompere quel filo che li legava al resto della sinistra italiana e, per farlo, attesero la nascita del partito socialista con cui, nel corso di una storia più che secolare, si intrecciarono storie e dottrine. La democrazia dell'ottocento ( in gran parte corrispondente al repubblicansimo, ma anche al radicalismo ed al primissimo socialismo), si distinse da quella francese perchè non ebbe mai Vandee da sopprimere, ma solo popoli da liberare. La storia della sinistra italiana fu spesso storia di perseguitati, mai di persecutori. Agli inizi del 1900, Napoleone Colajanni disse che non voleva mettersi con i socialisti della sua epoca, perchè voleva stare con quelli del futuro ( allora le divisioni riguardavano in gran parte l'importanza del momento istituzionale e le diverse visioni della libertà). La scuola democratica, come quella socialista, si è lungamente contrapposta a quella liberale. E ritengo che oggi l'equivoco liberal-democratico, sia anche frutto di una incomprensione di fondo di tutta una tradizione. Credo che le culture socialista e democratico-repubblicana si siano da quel primo novecento ritrovate in tante battaglie assieme ed in tanti,troppi , funerali di uomini e di istituzioni. All'indomani del divorzio, ritengo fosse possibile una federazione delle forze laiche , repubblicane, radicali e socialiste; ma allora c'erano troppi galli nel pollaio. Forse vi è un percorso da riprendere. Purtroppo la forzatura uninominale operata dal referendum Segni (la madre di tutte le disgrazie) e dalle leggi elettorali successive, ha comportato un indebolimento delle istanze laiche ( non a caso la CEI si dichiarò a favore dell'uninominale, ma non proseguo su questo che allungherei troppo, anche se per una per una completa comprensione di quanto è successo in Italia negli ultimi venti anni, una occhiata un po' più attenta OltreTevere sarebbe necessaria),su questo si è inserita la cresi del PCI. Per i comunisti il sistema uninominale, del quale divennero improvvisi alfieri, fu l'ancora di salvezza. Con questo obbligarono le altre forze democratiche ad allearsi con loro, ma anche furono aiutsati da tale sistema elettorale nella evoluzione moderata di molti dei loro iscritti. Se il comunismo italiano, nel suo essere sensibile ad una via nazionale e nella attenzione della sua base verso i temi dei diritti civili ( non dei suoi vertici purtroppo), si differenziò da altri comunismi europei, questo fu dovuto anche a come, attraverso fili tanto sottili quanto tenaci, l'umanitarismo socialista alla Prampolini e la tradizione democratico-garibaldina erano sentiti ancora come importanti per tanta parte dei suoi iscritti.Quando i lavoratori , specie socialisti e comunisti, compirono l'antico gesto, libertario e non violento, dell'incrociare le braccia dinnanzi all'invasore nazista (gesto che costò l'internamento nei campi di lavoroa centinaia fra loro) non fu per un attodi lotta di classe, ma per un patriottismo, antico e non nazionalista, nel senso più mazziniano del termine. A volte un quadro rivela più di un trattato di storia (si pensi a Guernica), Così è per il Mazzini morente di Silvestro Lega. Vi è ritratto Mazzini. l'uomo dell'intransigenza repubblicana , della politica come dovere, del capitale e lavoro nelle stesse mani; vi è ritratto quel plaid che fu prima di Carlo Cattaneo, l'uomo della democrazia come pluralismo e partecipazione, del laico convinto, dell'antiproibizionista e federalista. Ma si può immaginare anche di vedere un giovine che esce di casa per andar a chiamare il pittore Silvestro Lega per cogliere gli ultimi attimi di una vitsa che si va spegnendo d'un esule che è tornato per morire in patria sotto falso nome. Quel giovine è Ernesto Nathan. L'uomo che sarà sindaco di Roma con una alleanza democratica di sinistra liberale, repubblicani e socialisti, il sindaco che ebbe in capo ai suoi pensieri la scuola pubblica in tutti i suoi gradi, il sindaco delle prime municipalizzazioni. E vi era quella casa in cui Mazzini morì: casa Rosselli. La casa della famiglia da cui nasceranno Carlo e Nello Rosselli: il liberal socialismo che diventa socialismo liberale, con una tensione morale che non dimentica le tradizioni mazziniane. Questo è il partito democratico con il quale credo il partito socialista debba tornare a misurarsi. Un Partito Democratico che oggi , purtroppo non c'è. Unpartito democratico lontanissimo dalle politiche muscolari di Walter Veltroni. Credo che allora l'idea di una internazionale democratico-socialista che riannodi antichi fili ( Mazzini ed i repubblicani parteciparono alla prima internazionale, come altri democratici europei), non sia un disegno contro, ma col socialismo democratico, Che a parlarne sia la persona meno adatta, è altra storia.