UN VICE-MCCAIN DALLA LOUSIANA... E DALL'INDIA?
di Alessandro Tapparini

Nell’ottobre del 2007 gli elettori della Louisiana (uno degli stati più arretrati e “sfigati” degli USA) hanno dimostrato di ritenere il governatore democratico uscente responsabile del fallimento della gestione dei disastri causati dall’uragano Katrina almeno tanto quanto l’amministrazione federale di Bush, e hanno eletto governatore il giovane repubblicano Bobby Jindal, il quale, oltre ad essere bushiano ed appena 36enne (è il più giovane dei governatori attualmente in carica), ed oltre ad essere il primo governatore "non-bianco" dai tempi della Ricorstruzione dopo la Guerra Civile (l'altro precdente è un governatore afroamericano nel 1872, ma solo per 35 giorni), ha molte altre peculiarità che lo rendono un governatore “anomalo”.

Innanzitutto è di origini indiane (dell'India, non d’America), ed è un tipico esponente della comunità di immigrati indo-americani che negli USA sta divenendo sempre più integrata ed influente: è nato nel 1971 da una immigrata indiana che si era appena trasferita negli USA assieme al marito per laurearsi in fisica nucleare alla Louisiana State University. E anche il padre era un ingegnere del Punjab.
Altra particolarità: pur essendo figlio di genitori di religione induista, Jindal si è convertito al cattolicesimo ai tempi del liceo.
Infine, è assai degno di nota il fatto che il suo curriculum sia quello di un esperto di questioni finanziarie (laureato in scienze politiche alla Brown University di Oxford, in Rhode Island) e in particolare di sistemi di assistenza sanitaria (ad appena 24 anni fu a capo del Louisiana Department of Health and Hospitals, e nel 2001 Bush lo aveva nominato sottosegretario al Ministero della Salute e lo aveva messo a lavorare alla Commissione Breaux-Thomas preposta alla valutazione del sistema “Medicare”), eterno dilemma della serie “chi tocca muore” della politica USA, che recentemente McCain ha affrontato con una presa di posizione abbastanza radicale nel suo programma elettorale.

Oggi Bill Kristol sul NYT rivela che quello di Jindal è uno dei nomi che vanno per la maggiore nel toto-vice attualmente in discussione nello staff della campagna di McCain.
Il motivo è semplice: la scelta di un candidato “convenzionale” potrebbe affossare la candidatura di McCain consentendo ai democratici di rimangiargli tutto il vantaggio accumulato nel recente periodo. Sarebbe una mossa molto scaltra, perché Jindal appartiene all’“ala destra” del partito (antitasse, antiabortista "senza se e senza ma", tradizionalista sull’educazione scolastica, ecc.) e quindi potrebbe “accontentare” la fazione repubblicana meno in sintonia con McCain... senza però compromettere la preziosa immagine di eterodossia e “novità” sulla quale la sua campagna si sta basando.
Inoltre Jindal attrarrebbe molti voti dalla comunità indo-americana, che è influente e benestante e attualmente orientata a votare per lo più per i democratici, come quasi sempre avviene per le minoranze – epperò è attualmente ben disposta verso la candidatura Clinton, che sempre più viene data per perdente, ma molto meno disponibile a votare per Obama (non corre buon sangue tra gli afroamericani e le altre minoranze).
Ma c’è di più. Si tratterebbe di una scelta dalle implicazioni storiche. Sull’ultimo numero di Newsweek, il direttore Fareed Zakaria (anche lui di origini indiane, by the way) strologando in un breve saggio sull’emergere di nuove potenze non-occidentali, osserva che nel 2004 la National Science Foundation rilevò che 950mila ingegneri neo-laureati erano cinesi o indiani, e solo 70mila statunitensi; ma, osserva Zakaria, il dato era viziato non solo dal dal fatto che in Cina e in India si qualificano “ingegneri” anche i periti meccanici, ma anche - e soprattutto - dal fatto che gran parte degli “asiatici” laureati in ingegneria si erano laureati non nella madrepatria, ma, per l’appunto, negli USA, che conteggiandoli tra i “propri” ingegneri tornano a detenere il primato mondiale. Ecco: Jindal è un esponente di quel mondo di “nuovi americani”, o forse addirittura di “nuovi occidentali”, che per molti versi si presta a rappresentare “il futuro” del nostro mondo almeno quanto il “vecchio bianco veterano delle guerre del secolo passato” McCain rappresenta fieramente “il passato” (o, più, nobilmente, “la Storia”).
Sarebbe un’accoppiata devastante, senza dubbio.

lunedì 5 maggio 2008

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