DOMA' NUNCH
Associazione econazionalista Insubre
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COMUNICATO STAMPA del 7 Maggio 2008
con preghiera di diffusione su tutte le testate.


Domà Nunch riprende la sua intensa attività con una serata pubblica su un tema fondamentale della rivoluzione culturale che la nostra associazione propone. Sin da subito invitiamo tutti i nostri simpatizzanti a pubblicizzare l'iniziativa, in particolare esortando Sindaci e Amministratori a partecipare in prima persona per sostenere questa battaglia difficile, ma a nostro parere imprescindibile.

L'onere dell'urbanizzazione
Un territorio distrutto per il profitto di pochi

Lunedì 26 Maggio 2008, ore 21
NERVIANO / NERVIAN (MI)
Centro integrato ex-Meccanica, via Circonvallazione 1

Intervengono:

LORENZO BANFI Presidente di Domà Nunch
SERGIO PARINI Domà Nunch - Alto Milanese
DOMENICO FINIGUERRA Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo
Comune con PGT a crescita zero




Inqudramento della tematica:

In questi ultimi mesi, dopo l’attacco ai Parchi e l'assegnazione dell'Expo 2015 a Milano, stiamo constatando che un cosiddetto “modello di sviluppo lombardo” (in realtà governato da una ristretta cerchia di politici d'accordo con Roma) continua a minacciare il futuro del nostro Popolo e della nostra Terra. Tra le sue varie implicazioni c’è infatti la previsione di accelerare la svendita del territorio per permettere operazioni in project financing, come la Pedemontana, le grandi infrastrutture, i nuovi insediamenti di logistica. La serata in oggetto si configura, nell'ottica econazionalista, come uno strumento per far prendere coscienza alla popolazione dei meccanismi più meno nascosti che portano alla distruzione del territorio e degli effetti che questo fenomeno ha sul rispetto della nostra identità, del nostro passato e del nostro futuro.

In Insubria, il progetto di legge sulle grandi infrastrutture approvato dalla Giunta Regionale lombarda il 3 aprile 2007 - che non a caso potrebbe tornare ben presto in aula - è un esempio assai significativo di come l'Amministrazione Regionale considera il nostro territorio come una risorsa monetizzabile. Infatti l'art. 10 di questa proposta di legge permetterà ai finanziatori delle grandi infrastrutture di recuperare più velocemente gli investimenti grazie a nuove edificazioni (centri commerciali ecc.), nei dintorni delle opere finanziate. In questo modo ci troveremo ancora più sommersi dalla cementificazione, dovuta non solo alle grandi infrastrutture in sè, ma anche alle “ricompense” per gli investitori.

Intanto, sul fronte delle istituzioni locali, le casse dei Comuni piangono. Lo Stato non intende attuare nessuna riforma che permetta il mantenimento delle tasse a livello locale (troppa paura dell'auto-governo!), anzi taglia i finanziamenti di anno in anno, annunciando anche la cancellazione di una delle poche tasse locali, l'ICI (non sarebbe allora meglio cancellare qualche gabella che finisce nelle casse di Roma?). Le Amministrazioni Comunali, quindi, preferiscono lottizzare il proprio territorio per incassare gli oneri di urbanizzazione Quanti soldi sarebbero potuti restare in questa parte d'Insubria, che avrebbero permesso nuovi servizi pubblici, mezzi di trasporto alternativi all’auto, come d'altra parte succede in Svizzera, Germania e Paesi Bassi?

In altre parole la perversa follia di questo sistema passa attraverso la distruzione delle aree agricole e boschive, il conseguente aumento della pressione demografica sui nostri paesi, lo spendere soldi pubblici per progettare e costruire autostrade quando il petrolio sta per finire e quando la riduzione delle emissioni dovrebbe essere un obiettivo primario. Così come ci sembra altrettanto incredibile spendere cifre assurde per l’Expo, liquidare gli ultimi campi del Rhodense, per il solo profitto di pochi. Oggi, invece, ci vorrebbero milioni solo per sanare i terreni rovinati dall’edilizia, dalle discariche, dall’industria!

Domà Nunch crede che sia giunto il momento che i politici d’Insubria chiedano di bloccare il trasferimento di soldi allo Stato Centrale e che comincino un programma per la sistemazione di tutti i danni che la nostra Terra ha subito. Noi vogliamo far tornare le città a vedere le montagne, vogliamo più boschi e campagne, più contadini e allevatori, più qualità della vita per noi e i nostri figli.


Un popolo che distrugge il proprio territorio è un popolo senza futuro.