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  1. #1
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Predefinito padanisti, attenzione agli allarmisti occulti

    I media ci stanno letteralmente inondando di notizie su singoli atti di violenza e ci stanno facendo il lavaggio del cervello sulla mancanza di sicurezza specialmente in padania dove è facile far presa sulle menti della gente suggestionandole con queste strategie.
    Al sud queste notizie hanno invece poca efficacia visto che da 150 anni il sud convive con un sistema di sopraffazione violenta ben più grave dei fisiologici fattacci di cronaca nera quotidiana e di violenza comune.

    Ma se leggiamo le statistiche il problema non dovrebbe sussistere, infatti quei fattacci di cronaca nera che ora i media ci propinano insistentemente e con allarme spropositato sono in realtà sempre esistiti, anzi negli anni 70 c'era un clima di violenza e insicurezza molto superiore a quello attuale.
    Ed infatti i commentatori ci tengono a sottolineare che il problema della sicurezza non è un problema di statistica ma di PERCEZIONE. Ma la percezione non corrispendente alla realtà altro non è che un fenomeno irrazionale indotto furbescamente dai manovratori della comunicazione.
    Ieri all'infedele ascoltavo Cacciari dire che rispetto a questa percezione irrazionale bisogna prendere provvedimenti .... e Cacciari è uno che fa parte della casta titolare del potere costituito.

    Allora bisogna chiedersi dove si vuole andare a parare con tutto questo schieramento di forze mediatiche volte ad allarmare e suggestionare le popolazioni.

    Ma è evidente dove si vuole andare a parare !
    Creare le condizioni per leggi autoritarie al fine di limitare le libertà degli individui e delle comunità nei confronti dell'AUTORITA' COSTITUITA e per aumentare i poteri di polizia.

    Perchè vedete cari amici, le leggi autoritarie e le limitazioni di libertà non si ritorceranno solo contro gli immigrati ma varranno per tutti .
    Con la conseguenza che coloro che oggi reclamano il pugno duro contro l'immigrato si ritroveranno anche il pugno duro contro loro stessi in caso di attività politica di protesta contro il sistema delle caste .

    E siccome stiamo andando verso una situazione di crescente povertà e insoddisfazione economica che potrebbe portare a ribellioni popolari contro il potere costituito, ecco allora che viene spontaneo sospettare che il potere costituito si voglia dotare di strumenti di autotutela.
    Il tentativo di infilare nel progetto di nuova Costituzione Europea addirittura la pena di morte in caso di rivolte popolari è un segno significativo di cosa potrebbe riservarci il futuro.

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  2. #2
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    Certamente l’allarmismo viene alimentato.
    Tuttavia è veritiero che non si vive più tranquilli.
    La paura del diverso ingigantisce i timori
    La certezza che qualsiasi opera contro il codice diventi automaticamente impunita accresce il panico.

    Che qualcosa si stia preparando è chiaro, altrimenti non si vorrebbe ripristinare la pena di morte in caso di rivolta popolari.

    Quello che sarà drammatico è che i governi firmeranno questo progetto senza passare dai parlamenti.

    Ma chiodo scaccia chiodo. Questa paura pilotata serve per far scomparire la paura di un tracollo economico.
    Il suo sentore è sulla pelle.
    Ormai è consuetudine andare a ritirare i soldi in banca, certamente chi ne ha ancora, affinché salvare i conti da un passibile congelamento come è avvenuto in Argentina.
    Già l’idea di tesaurizzare le banconote, purché non abbiano la “”S”” davanti al numero di serie, sta prendendo piede.

  3. #3
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    La paura del diverso ingigantisce i timori
    Questo è sicuramente vero.

    Infatti negli anni 70 Milano era piena di bande criminali organizzate dedite a rapine sanguinosissime : la banda Vallanzasca rappresentò quella più rappresentativa.
    Così anche il Veneto negli anni 80 ove si registrarono attività mafiose allarmanti come la mafia del brenta di Felice Maniero .
    (una precisazione: i gruppi mafiosi meridionali non hanno mai agito nel nord con metodi violenti perchè c'era su questo punto un tacito accordo tra Stato e mafie, e si sono quindi limitati a investire denaro in attività economiche lecite)
    C'erano inoltre bande terroristiche sovversive sia rosse che nere che seminavano il panico tra la popolazione talmente violente che non avevano eguali nel resto d'europa: basti pensare alle bombe stragiste.
    Inoltre c'è da dire che i fenomeni criminali degli anni 70 e 80 erano sicuramente più temibili essendo espressione di bande ben organizzate mentre invece i fenomeni di delinquenza cui si assiste oggi al nord sono espressione di criminalità sporadica e senza organizzazione e quindi facilmente reprimibile dalla polizia italiana che è abituata a fenomeni autoctoni ben più gravi .
    Ed infatti tutti i fattacci commessi recentemente sono stati TUTTI repressi celermente e i responsabili assicurati alla giustizia.
    Eppure in quegli anni nè a Milano nè in Veneto si è assistito al fenomeno irrazionale della percezione di insicurezza cui si assiste oggi.

    E' dunque evidente che questa irrazionale percezione di insicurezza è dovuto, oltre che ad una campagna mediatica ben congegnata, anche al fatto che i crimini oggi al nord siano commessi da stranieri e che quindi la paura del diverso ingigantisce il fenomeno.

  4. #4
    la ricerca della bellezza nascosta
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    ecco come venivano raffigurati gli anni di piombo italiani dalla stampa tedesca negli anni 70



    giusto per ricordare in quale clima si viveva in quegli anni a milano




  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    I media ci stanno letteralmente inondando di notizie su singoli atti di violenza e ci stanno facendo il lavaggio del cervello sulla mancanza di sicurezza specialmente in padania dove è facile far presa sulle menti della gente suggestionandole con queste strategie.
    Al sud queste notizie hanno invece poca efficacia visto che da 150 anni il sud convive con un sistema di sopraffazione violenta ben più grave dei fisiologici fattacci di cronaca nera quotidiana e di violenza comune.

    Ma se leggiamo le statistiche il problema non dovrebbe sussistere, infatti quei fattacci di cronaca nera che ora i media ci propinano insistentemente e con allarme spropositato sono in realtà sempre esistiti, anzi negli anni 70 c'era un clima di violenza e insicurezza molto superiore a quello attuale.
    Ed infatti i commentatori ci tengono a sottolineare che il problema della sicurezza non è un problema di statistica ma di PERCEZIONE. Ma la percezione non corrispendente alla realtà altro non è che un fenomeno irrazionale indotto furbescamente dai manovratori della comunicazione.
    Ieri all'infedele ascoltavo Cacciari dire che rispetto a questa percezione irrazionale bisogna prendere provvedimenti .... e Cacciari è uno che fa parte della casta titolare del potere costituito.

    Allora bisogna chiedersi dove si vuole andare a parare con tutto questo schieramento di forze mediatiche volte ad allarmare e suggestionare le popolazioni.

    Ma è evidente dove si vuole andare a parare !
    Creare le condizioni per leggi autoritarie al fine di limitare le libertà degli individui e delle comunità nei confronti dell'AUTORITA' COSTITUITA e per aumentare i poteri di polizia.

    Perchè vedete cari amici, le leggi autoritarie e le limitazioni di libertà non si ritorceranno solo contro gli immigrati ma varranno per tutti .
    Con la conseguenza che coloro che oggi reclamano il pugno duro contro l'immigrato si ritroveranno anche il pugno duro contro loro stessi in caso di attività politica di protesta contro il sistema delle caste .

    E siccome stiamo andando verso una situazione di crescente povertà e insoddisfazione economica che potrebbe portare a ribellioni popolari contro il potere costituito, ecco allora che viene spontaneo sospettare che il potere costituito si voglia dotare di strumenti di autotutela.
    Il tentativo di infilare nel progetto di nuova Costituzione Europea addirittura la pena di morte in caso di rivolte popolari è un segno significativo di cosa potrebbe riservarci il futuro.
    Analisi condivisibilissima, ma l'ultima parte sulla pena di morte mi lascia davvero esterrefatto. Ma sei sicuro??

  6. #6
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    L'insicurezza è il 'business' del ventunesimo secolo. Si tratta di una grande strategia di marketing: indurre un bisogno per lanciare una 'linea' di prodotti che soddisfi la domanda. Si prevedono lauti ricavi, e non solo per i rivenditori di antifurto.

  7. #7
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    Si, penso anch'io che gli allarmismi siano eccessivi, ma fate conto che fino pochi decenni fa almeno nelle città di provincia e nella campagne la delinquenza era pari a zero, non c'erano rapine con aggressioni, pochi furti,e la gente lasciava le porte di casa aperte...nelle grandi città allora era già diverso perchè c'era stata una massiccia immigrazione "interna" che a parte i malaffari mafiosi (che secondo me tanto pacifici comunque non sono) aveva comunque anche portato una "piccola" delinquenza abbastanza forte (e quella parte di delinquenza "italiana" che c'è ancora oggi è un residuo diretto e non trascurabile di quei tipi di fenomeni). Dire poi che le "malavite" autoctone fossero sanguinarie come quella di oggi o quella mafiosa mi sembra un po' una boutade. E tra l'altro parecchi scrittori hanno parlato della differenza della mala "nostrana" che c'era un tempo con quelle mafiose deigli anni 60-70 e quelle extracomunitarie di oggi.
    Ora non ho tempo di andare a cercare altro, ma inserisco un articolo dello scrittore Messori che parla di come fosse molto più pericolosa la Torino degli anni 60-70 rispetto a quella di oggi.Proprio a proposito dell'attuale allarme sicurezza.




    Eravamo peggio noi
    di Francesco Esposito
    «I meridionali erano peggio dei nuovi immigrati». Dopo l'allarme sicurezza a Brescia, sette omicidi in 17 giorni, che vedono involti stranieri (da Hina Saleem, la ragazza pakistana sgozzata dai familiari l'11 agosto, al massacro della famiglia Cottarelli il 28 agosto) la frase-provocazione Vittorio Messori ha scatenato le polemiche. Ma l'intellettuale cattolico, autore di best seller mondiali sul cristianesimo (Varcare la soglia della speranza, il libro-intervista con Giovanni Paolo II, è stato tradotto in 53 lingue), è da sempre una voce fuori dal coro e si è preso la libertà di criticare perfino il Papa. Figurarsi se poteva lasciarsi intimorire «dall'armata dei politicamente corretti», come li chiama lui.
    Bresciano d'adozione-vive da 15 anni sulla sponda del Lago di Garda -ma emiliano per nascita e per origine di entrambi i genitori, Messori si è «torinesizzato» all'età. di 5 anni e ha vissuto 32 anni sotto la Mole. «Per questo conosco per esperienza diretta gli enormi problemi di integrazione che i meridionali portarono in città negli anni '60 e '70».
    La Stampa ha pubblicato le lettere di molti torinesi che la contestano...
    «Sapevo che sarebbero insorti, ma quando ho letto l'articolo del filosofo Emanuele Severino sul Corriere della Sera non ho saputo trattenermi: "Ah, la mia povera Brescia, e non posso più uscire la sera, e alle otto mi si chiudono tutti in casa..."».
    Le ha dato così fastidio?
    «Io conosco bene la realtà bresciana: giro per tutti i quartieri della città e non ho mai avuto paura di finire accoltellato. Lo sa perché nessuno esce dopo le otto di sera?».
    Perché?
    «Per colpa del clima: freddo, spesso piovoso. E poi perché i bresciani la mattina si svegliano presto per andare a lavorare».
    Nessuna emergenza, allora?
    «Tutta una montatura giornalistica. Hanno messo insieme delitti del tutto disomogenei, che vanno dal mondo gay ai regolamenti di conti, per amplificare un allarme stranieri che in realtà non esiste».
    Ma davvero c'erano più problemi con i meridionali nella Torino degli anni '60 che oggi con gli extracomunitari?
    «Certo, e lo dico da testimone perché tra gli anni '60 e gli anni '70 ero cronista alla Stampa, anzi ho lavorato anche per Stampa Sera che seguiva le peggiori storiacce di nera: nella città di allora avrei avuto davvero qualche remora a passeggiare di sera, altro che nella Brescia di oggi».

    Era davvero così difficile l'integrazione tra torinesi e meridionali?


    «Quella di allora era immigrazione selvaggia. Dai 700 mila abitanti della metà degli anni '50, Torino toccò il suo record storico all'inizio dei '70 con 1 milione e 200 mila abitanti: in città arrivarono oltre 500 mila meridionali in 15 anni. Uno shock».

    Come reagirono i torinesi?


    «Già prima di quell'arrivo in massa c'era diffidenza, se non addirittura paura, verso i napouli. Dopo la prima ondata d'immigrazione, i torinesi valutarono impossibile l'integrazione con loro per l'eccessiva differenza culturale e fuggirono».

    Dove?

    «Le classi agiate si ritirarono in collina. E il risultato fu l'abbandono d'interi quartieri, penso in particolare alla zona del centro che diventò infrequentabile: rifiuti ovunque, alloggi in condizioni igieniche precarie. Le ho viste io stesso le vasche da bagno riempite di terra per coltivare il basilico, e poi i quintali di pomodori cotti in enormi pentoloni nei cortili dei palazzi per fare la salsa. Oggi, nella Torino dell'immigrazione extracomunitaria, quello stesso centro storico sembra Piazza Navona, lo chiamano "il quadrilatero romano" : ristoranti etnici e appartamenti di lusso acquistati da fighetti alla moda. Non ha nulla da invidiare al quartiere Brera di Milano, scintillante di luci e di vita».

    Tuttavia (immigrazione extracomunitaria qualche problema può portarlo, lo dimostrano storie come quella di Hina...

    «Se è per questo ricordo il caso di un padre di Benevento che uccise la figlia "perchè portava la minigonna e disonorava la famiglia. Ed e solo un esempio tra i tanti: le violenze sulle donne che volevano adeguarsi ai costumi del Nord erano una cosa comune in quegli anni».

    Insomma nulla di nuovo sotto il sole...

    «Non credo a una storia ciclica. Però forse ci siamo dimenticati che cosa succedeva soltanto 20-30 anni fa. L'immigrazione dal Terzo mondo porta problemi? Certo, ma se parliamo di delinquenza, la criminalità organizzata che arrivò coi meridionali era anche peggio. Ha dovuto riconoscerlo perfino La Stampa, che dopo il mio intervento ha pubblicato un articolo dal titolo significativo, Quando la mala parlava catanese. Il pezzo si chiude con queste testuali parole: "La ferocia dell'immigrazione nella Torino degli anni '60: una città nera, violenta, forse anche più di oggi"».

    Vuol dire che la mala a Torino l'hanno portata i meridionali?

    «In città esisteva una mala tutto sommato bonaria, quella un po' da film, tipo Soliti ignoti. Coi meridionali arrivò qualcosa di impensabile per i torinesi: mafia, 'ndrangheta e sacra corona unita. E poi: ci siamo dimenticati i primi sequestri di persona, gestiti da sardi, calabresi e pugliesi? La sfido a indicarmi un'altra cultura nel bacino del Mediterraneo dedita ai sequestri. E non siamo migliorati: l'Italia è il Paese dove si rapisce un bambino e lo si ammazza a colpi di badile. Non mi risulta che gli autori di queste efferatezze siano perfidi immigrati del Maghreb o dell'Europa orientale».

    Lo storico Giovanni De Luna dice che negli anni '60 l'integrazione era facilitata dalle catene di montaggio Fiat e dalle sedi dei partiti.

    «La, solita mitologia operaia... Lo ha riconosciuto anche Diego Novelli, ex sindaco di Torino e memoria storica della sinistra torinese: perfino il mitico Pci respinse i meridionali, li usava soltanto per attaccare i manifesti. Il giovane Piero Fassino, allora infiammato responsabile del Pci a Mirafiori, si faceva un punto d'onore di parlare solo in piemontese. Come tutti i dirigenti del partito e del sindacato».

    Fortunatamente l'integrazione coi meridionali è finita bene...

    «Il melting pot è riuscito. Ma, nonostante l'happy end, dire che gli anni '60 e '70 sono stati più difficili e sanguinari di questi ultimi d'immigrazione extracomunitaria significa. riconoscere un dato di fatto».





  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    Questo è sicuramente vero.

    Infatti negli anni 70 Milano era piena (si, ma non di autoctoni...) di bande criminali organizzate dedite a rapine sanguinosissime : la banda Vallanzasca rappresentò quella più rappresentativa. (ma che dici!! la mala sanguinaria al nord non esisteva proprio!i casi alla vallanzasca si contano sulle dita di una mano...)
    Così anche il Veneto negli anni 80 ove si registrarono attività mafiose allarmanti come la mafia del brenta di Felice Maniero .(quella era la MALA del brenta,e comunque un fenomeno limitato e molto marginale.. NULLA a che vedere con le vostre mafie...chiaramente a molti piaceva chiamarla mafia per dimostrare una continuità in tutto il paese di un fenomeno che era sempre e solo stato meridionale)
    (una precisazione: i gruppi mafiosi meridionali non hanno mai agito nel nord con metodi violenti perchè c'era su questo punto un tacito accordo tra Stato e mafie, e si sono quindi limitati a investire denaro in attività economiche lecite) I gruppi mafiosi organizzati forse no, ma molti meridionali dediti alla piccola delinquenza (che venivano da aree arretratissime) agivano peggio degli extracomunitari di oggi (ovviemente non la maggioranza sia chiaro). Ricordo anche pochi anni fa di regolamenti di conti e omicidi tra famiglie dell andrangheta in piemonte e dalle mie parti..)
    C'erano inoltre bande terroristiche sovversive sia rosse che nere che seminavano il panico tra la popolazione talmente violente che non avevano eguali nel resto d'europa: basti pensare alle bombe stragiste.
    Inoltre c'è da dire che i fenomeni criminali degli anni 70 e 80 erano sicuramente più temibili essendo espressione di bande ben organizzate mentre invece i fenomeni di delinquenza cui si assiste oggi al nord sono espressione di criminalità sporadica e senza organizzazione e quindi facilmente reprimibile dalla polizia italiana che è abituata a fenomeni autoctoni ben più gravi .(ma (che dici! ci sono intere organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione che un giorno si e l'altro pure ammazzano, allo spaccio di droga (le mafie italiane e straniere), ci sono anche regolamenti di conti tra esponenti delle diverse mafie. Ci sono bande specializzate nelle rapine che menano e aggrediscono (quando non ammazzano) la gente nella case. Se vai in certe zone di torino di notte corri il rischio che ti puntino il coltello alla gola x rapinarti e c'è chi ci è rimasto secco..Ci sono stati anche diversi rapimenti.GUARDA CHE TUTTI QUESTI FENOMENI UN TEMPO NON C'ERANO! E SONO I NOSTRI VECCHI, OLTRE AI NUMEROSI CHE HANNO SCRITTO A PROPOSTIO, A PARLARNE PERCHE' HANNO VISSUTO IN PRIMA PERSONA QUESTI CAMBIAMENTI)
    Ed infatti tutti i fattacci commessi recentemente sono stati TUTTI repressi celermente e i responsabili assicurati alla giustizia. (ma quando mai! il 70% degli omicidi rimane senza colpevole...)
    Eppure in quegli anni nè a Milano nè in Veneto si è assistito al fenomeno irrazionale della percezione di insicurezza cui si assiste oggi.

    E' dunque evidente che questa irrazionale percezione di insicurezza è dovuto, oltre che ad una campagna mediatica ben congegnata, anche al fatto che i crimini oggi al nord siano commessi da stranieri e che quindi la paura del diverso ingigantisce il fenomeno.
    c'è da dire anche che il sistema mediatico ci marcia sopra...e ricordati che 10-20 anni fa ci furono alcuni anni in cui c'era un quasi medesimo allarme sicurezza, solo che ai tempi non erano extracomunitari ma erano extrapadani...purtroppo con l'imperare del polically correct certe cose non si possono più dire (e non ha più il coraggio di dirle neppure chi un tempo le diceva), ma io le dico lo stesso

  9. #9
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Citazione Originariamente Scritto da sir_Shafford Visualizza Messaggio
    Si, penso anch'io che gli allarmismi siano eccessivi, ma fate conto che fino pochi decenni fa almeno nelle città di provincia e nella campagne la delinquenza era pari a zero, non c'erano rapine con aggressioni, pochi furti,e la gente lasciava le porte di casa aperte...nelle grandi città allora era già diverso perchè c'era stata una massiccia immigrazione "interna" che a parte i malaffari mafiosi (che secondo me tanto pacifici comunque non sono) aveva comunque anche portato una "piccola" delinquenza abbastanza forte (e quella parte di delinquenza "italiana" che c'è ancora oggi è un residuo diretto e non trascurabile di quei tipi di fenomeni). Dire poi che le "malavite" autoctone fossero sanguinarie come quella di oggi o quella mafiosa mi sembra un po' una boutade. E tra l'altro parecchi scrittori hanno parlato della differenza della mala "nostrana" che c'era un tempo con quelle mafiose deigli anni 60-70 e quelle extracomunitarie di oggi.
    Ora non ho tempo di andare a cercare altro, ma inserisco un articolo dello scrittore Messori che parla di come fosse molto più pericolosa la Torino degli anni 60-70 rispetto a quella di oggi.Proprio a proposito dell'attuale allarme sicurezza.




    Eravamo peggio noi
    di Francesco Esposito
    «I meridionali erano peggio dei nuovi immigrati». Dopo l'allarme sicurezza a Brescia, sette omicidi in 17 giorni, che vedono involti stranieri (da Hina Saleem, la ragazza pakistana sgozzata dai familiari l'11 agosto, al massacro della famiglia Cottarelli il 28 agosto) la frase-provocazione Vittorio Messori ha scatenato le polemiche. Ma l'intellettuale cattolico, autore di best seller mondiali sul cristianesimo (Varcare la soglia della speranza, il libro-intervista con Giovanni Paolo II, è stato tradotto in 53 lingue), è da sempre una voce fuori dal coro e si è preso la libertà di criticare perfino il Papa. Figurarsi se poteva lasciarsi intimorire «dall'armata dei politicamente corretti», come li chiama lui.
    Bresciano d'adozione-vive da 15 anni sulla sponda del Lago di Garda -ma emiliano per nascita e per origine di entrambi i genitori, Messori si è «torinesizzato» all'età. di 5 anni e ha vissuto 32 anni sotto la Mole. «Per questo conosco per esperienza diretta gli enormi problemi di integrazione che i meridionali portarono in città negli anni '60 e '70».
    La Stampa ha pubblicato le lettere di molti torinesi che la contestano...
    «Sapevo che sarebbero insorti, ma quando ho letto l'articolo del filosofo Emanuele Severino sul Corriere della Sera non ho saputo trattenermi: "Ah, la mia povera Brescia, e non posso più uscire la sera, e alle otto mi si chiudono tutti in casa..."».
    Le ha dato così fastidio?
    «Io conosco bene la realtà bresciana: giro per tutti i quartieri della città e non ho mai avuto paura di finire accoltellato. Lo sa perché nessuno esce dopo le otto di sera?».
    Perché?
    «Per colpa del clima: freddo, spesso piovoso. E poi perché i bresciani la mattina si svegliano presto per andare a lavorare».
    Nessuna emergenza, allora?
    «Tutta una montatura giornalistica. Hanno messo insieme delitti del tutto disomogenei, che vanno dal mondo gay ai regolamenti di conti, per amplificare un allarme stranieri che in realtà non esiste».
    Ma davvero c'erano più problemi con i meridionali nella Torino degli anni '60 che oggi con gli extracomunitari?
    «Certo, e lo dico da testimone perché tra gli anni '60 e gli anni '70 ero cronista alla Stampa, anzi ho lavorato anche per Stampa Sera che seguiva le peggiori storiacce di nera: nella città di allora avrei avuto davvero qualche remora a passeggiare di sera, altro che nella Brescia di oggi».

    Era davvero così difficile l'integrazione tra torinesi e meridionali?


    «Quella di allora era immigrazione selvaggia. Dai 700 mila abitanti della metà degli anni '50, Torino toccò il suo record storico all'inizio dei '70 con 1 milione e 200 mila abitanti: in città arrivarono oltre 500 mila meridionali in 15 anni. Uno shock».

    Come reagirono i torinesi?


    «Già prima di quell'arrivo in massa c'era diffidenza, se non addirittura paura, verso i napouli. Dopo la prima ondata d'immigrazione, i torinesi valutarono impossibile l'integrazione con loro per l'eccessiva differenza culturale e fuggirono».

    Dove?

    «Le classi agiate si ritirarono in collina. E il risultato fu l'abbandono d'interi quartieri, penso in particolare alla zona del centro che diventò infrequentabile: rifiuti ovunque, alloggi in condizioni igieniche precarie. Le ho viste io stesso le vasche da bagno riempite di terra per coltivare il basilico, e poi i quintali di pomodori cotti in enormi pentoloni nei cortili dei palazzi per fare la salsa. Oggi, nella Torino dell'immigrazione extracomunitaria, quello stesso centro storico sembra Piazza Navona, lo chiamano "il quadrilatero romano" : ristoranti etnici e appartamenti di lusso acquistati da fighetti alla moda. Non ha nulla da invidiare al quartiere Brera di Milano, scintillante di luci e di vita».

    Tuttavia (immigrazione extracomunitaria qualche problema può portarlo, lo dimostrano storie come quella di Hina...

    «Se è per questo ricordo il caso di un padre di Benevento che uccise la figlia "perchè portava la minigonna e disonorava la famiglia. Ed e solo un esempio tra i tanti: le violenze sulle donne che volevano adeguarsi ai costumi del Nord erano una cosa comune in quegli anni».

    Insomma nulla di nuovo sotto il sole...

    «Non credo a una storia ciclica. Però forse ci siamo dimenticati che cosa succedeva soltanto 20-30 anni fa. L'immigrazione dal Terzo mondo porta problemi? Certo, ma se parliamo di delinquenza, la criminalità organizzata che arrivò coi meridionali era anche peggio. Ha dovuto riconoscerlo perfino La Stampa, che dopo il mio intervento ha pubblicato un articolo dal titolo significativo, Quando la mala parlava catanese. Il pezzo si chiude con queste testuali parole: "La ferocia dell'immigrazione nella Torino degli anni '60: una città nera, violenta, forse anche più di oggi"».

    Vuol dire che la mala a Torino l'hanno portata i meridionali?

    «In città esisteva una mala tutto sommato bonaria, quella un po' da film, tipo Soliti ignoti. Coi meridionali arrivò qualcosa di impensabile per i torinesi: mafia, 'ndrangheta e sacra corona unita. E poi: ci siamo dimenticati i primi sequestri di persona, gestiti da sardi, calabresi e pugliesi? La sfido a indicarmi un'altra cultura nel bacino del Mediterraneo dedita ai sequestri. E non siamo migliorati: l'Italia è il Paese dove si rapisce un bambino e lo si ammazza a colpi di badile. Non mi risulta che gli autori di queste efferatezze siano perfidi immigrati del Maghreb o dell'Europa orientale».

    Lo storico Giovanni De Luna dice che negli anni '60 l'integrazione era facilitata dalle catene di montaggio Fiat e dalle sedi dei partiti.

    «La, solita mitologia operaia... Lo ha riconosciuto anche Diego Novelli, ex sindaco di Torino e memoria storica della sinistra torinese: perfino il mitico Pci respinse i meridionali, li usava soltanto per attaccare i manifesti. Il giovane Piero Fassino, allora infiammato responsabile del Pci a Mirafiori, si faceva un punto d'onore di parlare solo in piemontese. Come tutti i dirigenti del partito e del sindacato».

    Fortunatamente l'integrazione coi meridionali è finita bene...

    «Il melting pot è riuscito. Ma, nonostante l'happy end, dire che gli anni '60 e '70 sono stati più difficili e sanguinari di questi ultimi d'immigrazione extracomunitaria significa. riconoscere un dato di fatto».




    LA TORINO VIOLENTA DEGLI ANNI 70 e 80

    Certo l'immigrazione selvaggia dal sud a Torino si portò dietro di sè pure parecchia delinquenza misera, inevitabile in contesti di degradazione e miseria.
    Ma non era nè mafia nè camorra perchè altrimenti, vi assicuro, ve ne sareste accorti: cioè se fosse stato vero oggi a torino paradossalmente si potrebbe circolare la notte con tutta tranquillità anche nelle zone più malfamate .... il che chiaramente non sarebbe una cosa positiva, sia chiaro ... la mafia se pur ordinata ed invisibile è molto peggio della delnquenza spicciola.
    Forse ci furono le prime comparse della ndrangheta che all'epoca muoveva i primi passi e non era quindi ancora istituzionalmente un "braccio armato" statale come mafia e camorra .... insomma erano dei cani sciolti e fecero pure perecchi danni (oggi la ndrangheta è diventata miliardaria e si occupa solo di traffici internazionali di cocaina e non certo di delinquenza comune o di spaccio per le strade).

    Ma ora vi racconto qualcosa della Torino violenta degli inizi anni 80 .... altro che quello che racconta Messori ! E vi dimostrerò che l'omertà è qualcosa che può coinvolgere qualsiasi comunità e non soltanto i meridionali.
    Erano stati arrestati una ventina di terroristi della colonna torinese delle BR.
    Bisognava fare il processo in Corte d'Assise e quindi vennero nominati i giudici popolari dalle apposite liste.
    Tutti - dico TUTTI! - i giudici popolari presentarono certificati medici e rifiutarono di presenziare al processo. Il presidente della Corte ne nominò altri ... ma anche questi presentarono certificati in preda al panico. Ne vennero nominati altri ma tutti rinunciavano.
    Tanto che alla fine la Corte popolare venne formata per il rotto della cuffia grazie alla partecipazione volontaria di alcuni parlamentari radicali e comunisti e di alcuni sindacalisti.
    Bisognava poi reperire gli avvocati d'ufficio: non si riuscì a trovare un avvocato - DICO UN AVVOCATO - 1 disponibile !!!! TUTTI TERRORIZZATI - ecco cos'è l'omertà.
    Alla fine l'avvocato d'ufficio lo dovette fare niente meno che il presidente dell'ordine degli avvocati, il quale durante il processo tanto dalla paura babettava terrorizzato.
    Ed aveva ragione ad avere paura: fece una brutta fine, poverino ... lo uccisero dopo poco.
    Se ben ricordo uccisero anche un giudice popolare.

    Questa era la torino violenta tra gli anni 70 e 80.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris Visualizza Messaggio
    Analisi condivisibilissima, ma l'ultima parte sulla pena di morte mi lascia davvero esterrefatto. Ma sei sicuro??
    sì, c'è una postilla ad un articolo del nuovo trattato che contempla questa eventualità

 

 
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