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Discussione: l'altra casta

  1. #1
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    Predefinito l'altra casta

    l'altra casta
    «Mentre il libro “La casta”, dedicato ai politici nostrani, è diventato subito un best seller ed ha attratto per mesi l’attenzione dei mass media, il libro “L’altra casta”, dedicato al sindacato di regime, non ha riscosso un successo lontanamente paragonabile, sebbene contenga una documentazione molto più scandalosa di quella proposta nel libro “La Casta”.
    Perché così poca risonanza? Lascio ai lettori ogni considerazione, volendo riferire alcuni dati segnalati dal libro in cui si evidenzia l’imponenza dell’ “Altra casta”.
    Si tratta di 700mila delegati sindacali (sei volte di più di tutti i carabinieri) che vengono pagati senza nessun obbligo d’orario: in altre parole, pagati per fare quello che vogliono e andare dove vogliono a spese dei lavoratori che li mantengono nel privilegio.
    Anche i costi dell’esazione sono risparmiati, perché ad essa devono pensare gli imprenditori con le trattenute sulle buste paga dei dipendenti.
    Si sono così create un’organizzazione e una casta molto più ricche di quella dei politici: quale partito, infatti, potrebbe spendere più di 50 milioni di euro (cioè oltre 100 miliardi di vecchie lire) per portare in piazza i propri iscritti, come già fece la CGIL nel 2002 organizzando e pagando la manifestazione oceanica dei suoi pensionati a Roma per difendere il famoso articolo 18 (cioè il divieto di licenziare) che non li riguardava neppure più?
    La forza politica di questo esercito di ex sindacalisti è impressionante: un terzo dei parlamentari della legislatura appena conclusa hanno un passato da sindacalista e non può certamente sorprendere che tutti questi benemeriti della nazione sostengano silenziosamente i privilegi dei sindacati, ivi compresa quello (unico e scandaloso) di non dover subire controlli di bilancio. Infine, i sindacati riescono a lucrare anche sui pensionati, prelevando dalle loro misere pensioni la bazzecola di 120 milioni di euro, mentre altri 248 milioni li hanno incamerati attraverso i patronati che “assistono” i lavoratori nelle loro pratiche previdenziali.
    Ma il vero tesoro dei sindacati di regime è immobiliare.
    Si tratta di un patrimonio sterminato e a tutt’oggi imprecisato, che è derivato in gran parte dal trasferimento gratuito ai sindacati, poco dopo la guerra, degli immobili del vecchio Partito Fascista. Per darne un idea basterà dire che la sola CGIL può disporre di 3.000 sedi gratuite, la CISL di 5.000 e la UIL di altre migliaia opportunamente occultate in una società per azioni che ha in bilancio oltre 35 milioni di euro d’immobili.
    E chi sono i massimi beneficiari di questa grazia di Dio? Naturalmente i califfi del sindacato.
    Perché dunque è così scarsa, rispetto alla casta dei politici, l’indignazione per questa sistematica rapina? Eppure, a mio parere, le vergogne della casta sindacale sono ben peggiori di quelle dei politici. Anzitutto perché il politico, ad ogni elezione, rischia di perdere il suo seggio e i suoi privilegi e deve di solito ottenere la rielezione riconquistandosi il favore dei propri elettori, mentre il sindacalista, una volta inserito nella corporazione, non rischia quasi mai d’esserne estromesso. Inoltre, mentre i meccanismi di rapina e sfruttamento instaurati dal Sindacato ai danni dei lavoratori sono stati solennemente abrogati dal popolo con un apposito referendum promosso dai radicali (salvo poi essere spudoratamente ripristinati dai vertici della Triplice), i meccanismi della democrazia politica non hanno mai subito una simile, radicale bocciatura.
    A mio parere, le cause di tanta assurda indulgenza sono, come dicevo, di natura psicologica. I politici sono strettamente dipendenti, per la rielezione, da una esposizione mediatica di cui i quadri sindacali non hanno alcun bisogno. Ma proprio l’esposizione mediatica fa dei politici un bersaglio più vistoso e conosciuto della scontentezza popolare, così come la gestione delle scelte di governo, riservata ai politici, ne fa spesso i responsabili d’ogni sventura del popolo, come dimostra lo stesso motto satirico tradizionale “Piove, governo ladro!”. Ma la colpa massima della corporazione sindacale non è segnalata né compresa neppure dalla benemerita inchiesta dello scrittore de “L’ALTRA CASTA”. Essa sta nell’aver tranquillamente ignorato o negato ciò che la teoria liberale della lotta di classe evidenzia da decenni: e cioè che la vera lotta di classe del nostro tempo non è più quella tra dipendenti e imprenditori del privato, della quale hanno continuato a vaneggiare nell’ultimo mezzo secolo i nipotini di Marx e sulla quale i dirigenti dell’altra casta fondano tuttora la loro azione e i loro scioperi, ma quella tra tutti i Produttori dipendenti e indipendenti del privato, che costituiscono la vera classe sfruttata e la vera classe parassitaria e sfruttatrice, cioè la burocrazia statale e locale con i suoi padrini politici: i partiti statalisti e, appunto, i sindacati di regime. Questa classe sfruttatrice pretende infatti di vivere nel privilegio, nella sicurezza e spesso nell’ozio con le tasse rapinate alla classe sfruttata dei Produttori del privato, costretta a vivere nell’insicurezza e nella fatica tipiche d’ogni attività di mercato. La vergogna storica del sindacato tradizionale sta dunque nell’aver deragliato le energie della classe sfruttata in una lotta sterile e intestina tra lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori del privato e in un’alleanza sindacale artificiosa tra dipendenti pubblici e privati, riducendo questi ultimi a salari di fame per mantenere nel privilegio e spesso nell’ozio il suo esercito di burocrati fannulloni e, appunto, di delegati sindacali».

    http://destra.getgoo.net/la-destra-i...sta-t34.htm#38

  2. #2
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    quanto rosika alla destra che ci siano associazioni per un totale di 11milioni di iscritti che Confindustria non può controllare.

    Vi piacerebbe che il lavoratore patteggiasse da solo a 4occhi con l'imprenditore così può ricattarlo meglio eh?

    E invece no, ve tocca.

    max
    La chiesa dice che la Terra è piatta, ma io so che è rotonda, perché ne ho visto l'ombra sulla Luna, ed ho più fiducia in un'ombra che nella chiesa.
    Ferdinando Magellano

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Max69 Visualizza Messaggio
    quanto rosika alla destra che ci siano associazioni per un totale di 11milioni di iscritti che Confindustria non può controllare.

    Vi piacerebbe che il lavoratore patteggiasse da solo a 4occhi con l'imprenditore così può ricattarlo meglio eh?

    E invece no, ve tocca.

    max
    Titolo L' altra casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L'inchiesta sul sindacato
    Autore Livadiotti Stefano
    Prezzo
    Sconto 20% € 12,00
    (Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 3,00)
    Prezzi in altre valute

    http://www.internetbookshop.it/code/9788845260490/livadiotti-stefano/altra-casta-privilegi.html


  4. #4
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  5. #5
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    Sindacati, la casta in crisi Diritto di veto e iscritti insofferenti. Il caso Alitalia e la difesa dei privilegi (Emmevi) Nella remota eventualità che riescano a mettersi d'accordo, le ultime quattro sigle delle 43 organizzazioni sindacali scolastiche potrebbero perfino convocare un tavolo di scopone scientifico, in virtù del loro solitario iscritto. Piano con lo stupore. Perché nel mondo parallelo delle confederazioni, le dimensioni non contano. Nel settore ippico ci sono il contratto di base e quello per i cavalli da corsa, anzi, quelli, al plurale perché le normative sono differenti per il trotto o il galoppo. Le imprese che producono ombrelli e ombrelloni godono di un'unica intesa, che però differisce da quella delle aziende che forniscono il manico del manufatto. Per stare sull'attualità: nel 2007, la più piccola delle 13 sigle dell'Enav, ente controllori di volo, cinque tesserati, uno zoccolo duro di sostenitori che starebbe largo in un monolocale, riuscì a far cancellare 320 voli in un solo giorno. Domanda d'obbligo: queste giornate sono la riproduzione riveduta e corretta dell'autunno Ottanta? C'è la sensazione diffusa che rappresentino comunque un passaggio delicato nella vita del sindacato, che segnino una svolta nella sua credibilità. Sta arrivando un libro che si chiama L'altra casta, e sembra essere un Atlante della crisi, o almeno un suo sintomo. Naturalmente, c'è un capitolo dedicato ai fasti di Alitalia, l'azienda più sindacalizzata d'Italia, nel quale si apprende — tra le altre cose — dell'esistenza sancita per contratto di una Banca dei riposi individuali, della speciale indennità riservata al personale viaggiante per la temporanea assenza del lettino a bordo di alcuni Boeing 767-300, centinaia di euro che per non creare odiose discriminazioni sono stati corrisposti anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione. D'accordo, così è troppo facile. Basta aneddoti. Ce ne sono tanti, troppi. Il problema è un altro. Alcuni libri hanno la fortuna o la capacità di cogliere lo spirito dei tempi, di intercettare uno stato d'animo comune, giusto o sbagliato che sia. L'altra casta, scritto da Stefano Livadiotti, giornalista de L'Espresso, è uno di questi libri. Un pamphlet, che opera una dissezione da autopsia dei sindacati italiani, definiti «macchina di potere e denaro». Ne elenca in modo analitico le storture, gli organici colossali con migliaia di dipendenti pagati dal contribuente, lo sterminato e parzialmente detassato patrimonio immobiliare, i vantaggi, i privilegi che autorizzano l'autore a usare il termine ormai negativamente iconico di «casta». Ma soprattutto, questo è forse l'aspetto più controverso, ne mette in luce la perdita di identità, le debolezze e i limiti nel recitare il ruolo importante che dovrebbero avere nel Paese. Nel mare di cifre, storie e statistiche forniti da Livadiotti, è questa accusa, la più empirica, che ferirà i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil. L'autore enuncia la tesi con una certa ruvidezza: «L'immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di farsi carico degli interessi generali del Paese, agli occhi degli italiani si è dissolta ormai da tempo». Sempre più autoreferenziali, le confederazioni hanno perso il contatto con la vita vera, per diventare un soggetto autistico, abiurando alla loro storia, alla loro vera missione. «Un apparato che, presentandosi come legittimo rappresentante di tutti i lavoratori, in nome di una concertazione degenerata in diritto di veto, pretende di mettere becco in qualunque decisone di valenza generale, ma in realtà fa gli interessi dei suoi soli iscritti, ai quali sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno statu quo fatto di privilegi ». L'altra casta, è bene dirlo, è un'opera brutale, una specie di libro nero del sindacalismo, e in quanto tale destinato a dividere, a far discutere. Ma le frasi citate qui sopra non vanno controvento, perché rappresentano davvero un sentimento di insofferenza verso il sindacato, questo sindacato, che nell'Italia del 2008 si respira a pieni polmoni, e negarlo sarebbe stupido, persino autolesionistico. Nel cittadino medio, la percezione diffusa del sindacato è questa, piaccia o no. E una vicenda più di ogni altra contribuisce a cementarla. «Dove comandano loro», è il titolo programmatico del capitolo dedicato ad Alitalia, azienda che ha un tasso di sindacalizzazione bulgaro, il 77,9% tra gli assistenti di volo e l'87,1% tra i piloti. Le scoperte sono varie, indubbiamente sconfortanti, sempre istruttive. Si apprende ad esempio che grazie al Regolamento sui limiti di tempo di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante, il giorno di riposo, «singolo libero dal servizio», per i piloti Alitalia comprende due notti e non deve essere mai inferiore alle 33 ore, Keplero e Copernico se ne facciano una ragione. Si viene a sapere inoltre dell'esistenza di un Comitato nomi, invenzione che sarebbe piaciuta tanto al compianto Beppe Viola, fondatore con Enzo Jannacci dell'Ufficio facce. Trentasei dipendenti per suggerire come battezzare i nuovi aerei, finché ci sono stati soldi per comprarli. Più seriamente, nel 2007, mentre il governo cercava col lanternino un compratore disposto a salvare la nostra compagnia di bandiera dal fallimento — ha perso 364 milioni di Euro in 365 giorni, di ventiquattro ore — piloti e hostess si sono fatti un giro di valzer sul Titanic sommando scioperi che hanno causato mancati introiti per un totale di 111 milioni di Euro. E gli ultimi eventi, il cestinamento dell'offerta di Air France, la penosa rincorsa ai suoi dirigenti per riportarli al tavolo delle trattative, portano acqua alla tesi di chi, Livadiotti è tra questi, vede in Alitalia il punto critico che fissa l'incapacità conclamata di conciliare gli interessi dei propri iscritti con quello generale. Che brutta questa immagine di un sindacato privo di autorevolezza ma sempre pronto ad esternare su qualunque aspetto dello scibile umano. Nell'ultimo anno solare il capo della Cisl ha collezionato 607 titoli sul notiziario Ansa, una media di 1.7 esternazioni al giorno, compresi Natale, Capodanno e Ferragosto. Leggermente attardato Epifani (539), segue a ruota Angeletti (339). Nello stesso arco di tempo, annota Livadiotti, la percentuale di coloro che vedono i sindacati come il fumo negli occhi è volata dal 67,9% al 78,3%, dati Eurispes, mentre lo zoccolo duro che ancora si dichiara molto fiducioso nel loro operato è passato dal 10,1 al 4,1%. Ecco, ne L'altra casta c'è quasi tutto per chi cerca conferme alla propria disistima verso i sindacati, compresi certi toni davvero duri. Per gli altri, mancherà sicuramente un capitolo dove si dia conto dei meriti storici del sindacato italiano, anche senza prenderla troppo da lontano, Portella della Ginestra, le lotte del dopoguerra, cose che stanno nei libri di storia, o della sua capacità — intermittente — di essere una delle ultime istituzioni che porta i propri iscritti a ragionare anche di temi elevati, di ideali. Manca l'onore delle armi all'avversario. Ma forse, come le pipe di Magritte, un pamphlet è un pamphlet, null'altro che questo. Marco Imarisio 05 aprile 2008 dal Corriere della Sera
    Marco Imarisio

  6. #6
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    ma i sindacati sono antifascisti vero?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Peppe Sindaco Visualizza Messaggio
    ma i sindacati sono antifascisti vero?

    le isole sono tutte occupate già da colonie penali , che peccato !

 

 

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