Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito I cantieri infiniti della Salerno - Reggio Calabria.

    Dopo circa 40 anni di lavori e miliardi su miliardi spesi non si vede ancora l'ultimazione di quest'opera pubblica! Il denaro dello Stato in quali tasche è finito? chi aveva il dovere di vigilare sugli appalti? Questa vicenda non è che la punta dell'icesberg!

    cartina da: http://www.guidasicilia.it/ita/main/...p?IDNews=27864

  2. #2
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    20 Febbraio, 2008
    Tutta la Salerno-Reggio Calabria (A3) in mano alla ‘ndrangheta

    ROMA - La Salerno-Reggio Calabria e’ uno dei “casi eclatanti” su cui si sofferma la relazione della commissione Antimafia dedicata alla ‘ndrangheta. ”L’eterna incompiuta” è infatti il “simbolo materiale” di quel controllo del territorio attuato sempre più dalle ‘ndrine. L’autostrada realizzata in meno di 10 anni tra la metà degli anni 60 e la metà degli anni 70, “doveva unire il Sud al resto d’Europa e rappresentare una sorta di via di uscita da sottosviluppo e arretratezza”.
    Ma l’azione giudiziaria ha dimostrato, si legge nella relazione dell’Antimafia, che “la ‘ndrangheta controlla metro per metro, casello per casello, grazie ad una spartizione-accordo i lavori perenni di ammodernamento ed ampliamento della struttura, sostenuti da finanziamenti pubblici nazionali ed europei interminabili, con continui incrementi di previsioni di spesa e relativi aggiornamenti dei bandi di gara”.
    “Dalle inchieste emerge un vero e proprio sistema fondato sulla connivenza delle imprese e sulle collusioni e le inefficienze della P.A. che, immutabile nel tempo, caratterizza in Calabria, ogni intervento pubblico finalizzato alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali”.
    Unendo i risultati di due distinte inchieste, l’Antimafia sottolinea l’omogeneità dei comportamenti spiegata da un collaboratore di giustizia Antonino Di Dieco, un commercialista che aveva assunto un ruolo di primo piano nelle cosche del Cosentino.
    Il collaboratore ha spiegato che tutte le principali famiglie “i cui territori erano attraversati dall’arteria stradale avevano raggiunto tra loro un accordo per lo sfruttamento di quello che costituiva una vera miniera d’oro. L’accordo prevedeva una predefinizione delle procedure applicabili e una ripartizione, su base territoriale, delle zone di competenza con i relativi pagamenti”.
    Questa la mappa del controllo della Sa-Rc da parte della ‘ndrangheta.
    - Le famiglie della Sibaride con quelle di Ciro’ per il tratto che andava da Mormanno a Tarsia
    - Le famiglie di Cosenza per il tratto che andava da Tarsia fino a Falerna
    - Le famiglie di Lamezia, Iannazzo per il tratto che andava da Falerna a Pizzo.
    - La famiglia Mancuso per il tratto che da Pizzo all’uscita Serre.
    - La famiglia Pesce per il tratto compreso dalla giurisdizione di Serre e Rosarno
    - la famiglia Piromalli per il tratto nella giurisdizione di Gioia Tauro
    - La famiglia Alvaro-Tripodi, Laurendi, Bertuca per il restante tratto che da Palmi scende verso Reggio Calabria.
    “Ricostruendo geograficamente le tratte, si può quindi affermare - scrive l’antimafia - che i lavori vanno avanti sotto un controllo costante delle cosche mafiose. Ovviamente questo non è estraneo all’enorme ritardo accumulato dalle imprese per la realizzazione dell’opera moltiplicando i suoi costi. Si è così evidenziato una sorta di ‘pedaggio’ istituzionalizzato da casello a casello. Questo è quanto avvenuto fino alla fine degli anni Novanta”.
    (Ansa)
    http://www.calabrianotizie.it/2008/0...la-ndrangheta/

  3. #3
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    Predefinito

    MAFIA, CORRUZIONE, CLIENTELE ...CHI PAGA IL PREZZO? - Parte prima

    di Maria Grazia Mazzola

    società
    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci. Ho contato undici cantieri di lavori in corso...sull'A3, solo sul tratto Reggio Calabria – Cosenza: sono 188 chilometri, 22 interruzioni con altrettanti cambi di corsia...e se rimani imbottigliato, sei bloccato. Una volta si impiegava un'ora e dieci minuti per andare da Catanzaro a Reggio Calabria: ora non meno di due ore, se rispetti i cartelli. Sulla Salerno - Reggio Calabria il numero dei cartelli per lavori in corso è vertiginoso, una vera ossessione. Le continue deviazioni rendono il percorso più rischioso... e non solo: su 433 chilometri di autostrada, la Salerno - Reggio Calabria, pendono cinque inchieste di tre direzioni distrettuali antimafia italiane. Gli ultimi arresti risalgono a due mesi fa: in 12 sono finiti in manette, tra boss e imprenditori, per i lavori in corso tra Salerno e Campagna, e tra Napoli e Salerno. Gli atti giudiziari dicono che gran parte delle forniture e dei subappalti impiegati sono nella mani della camorra e della 'ndrangheta, e i materiali utilizzati per l'asfalto sono di scarsa qualità. Risparmiando, si accontenta tutti... anche la mafia. Chi ne fa le spese sono loro.

    AUTRICE
    Sono numerosi i cartelli che impongono un limite di 60 chilometri orari e in alcuni tratti dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, su imposizione del magistrato di Catanzaro per motivi di sicurezza, questi tratti, sono stati sottoposti a sequestro.

    EUGENIO FACCIOLLA – Direzione Distrettuale Antimafia Catanzaro

    Ho chiesto e ottenuto il sequestro dell’autostrada, 40 chilometri compresi tra gli svincoli di Cosenza e Firmo – Spezzano Albanese, perché vi era un evidente rischio per la circolazione. Secondo ordine di motivi, volevamo evitare che si svolgessero delle attività da parte di ditte, di operai, di gente che era autorizzata fino a quel momento a operare sull’autostrada per modificare l’impianto probatorio che era stato acquisito in quei due anni di indagine. Terzo motivo, imporre attraverso il limite di velocità di 60 chilometri orari, avvertire e mettere in condizione il conducente, chi attraversa quotidianamente l’autostrada, metterlo in condizione di allarme.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Nel silenzio generale, a Cosenza si sta celebrando da un anno, il primo maxiprocesso su un'autostrada italiana, che per 40 chilometri rappresenta il corpo del reato. Alla sbarra sono finiti non solo i rappresentanti di grandi imprese come l'Astaldi, l'Asfalti Sintex, la Schiavo, e boss, cinquanta in tutto, ma anche cinque dirigenti dell'Anas, per la prima volta, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Si chiamano Iacino, Vigna, Minenna, Zanframundo e Petrelli.

    EUGENIO FACCIOLLA – Direzione Distrettuale Antimafia Catanzaro
    Sono pubblici funzionari che non hanno accettato di far parte, non sono mai stati associati ad un’associazione mafiosa, all’organizzazione mafiosa, però con la loro condotta sapevano di favorire soggetti esponenziali di questa associazione, di questa organizzazione mafiosa e quindi hanno consentito che si raggiungesse il fine principale di questa stessa organizzazione.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Ho tentato di incontrare, all'esterno dell'aula bunker di Cosenza, due degli imputati dell'Anas, gli ingegneri Iacino e Vigna, rispettivamente capo e vicecapocompartimento di Cosenza all'epoca dei fatti. Iacino è stato assessore regionale e anche sindaco di Cosenza.

    AUTRICE
    Buongiorno, siamo della Rai possiamo farvi una domanda? Lei è l’ingegnere…

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione

    Iacino, no penso che non sia opportuno.

    AUTRICE
    Possiamo farle una domanda, si tratta appunto di questo processo, lei è dell’Anas?

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    Io sì.

    AUTRICE
    Ed è sotto inchiesta… c’è anche l’ingegnere Vigna è lui vero? Siete imputati per concorso esterno…

    BATTISTA IACINO – Dirigente Anas in pensione
    No lei non può pubblicare questa intervista, lei non la deve pubblicare.

    AUTRICE
    Voi lavorate ancora all’Anas?

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione

    Non le riguarda questo, si informi vada negli uffici… una sola cosa possiamo dire, tutti quelli che hanno lavorato all’Anas e sono stati…, sono stati promossi dall’Anas.

    AUTRICE
    Tutti quelli?

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    Tutti quelli che risultano nel processo dipendenti dell’Anas sotto inchiesta, sono stati tutti promossi dopo che all’Anas si è verificato il loro comportamento, tutti promossi.

    AUTRICE
    E voi invece?

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    No io sono in pensione.

    AUTRICE
    Ma lei non ha delle consulenze, non lavora…

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    No, se lei seguirà il processo si renderà conto di chi è la responsabilità.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    E questo che saluta è Rovito, indicato al processo come imprenditore del subappalto mafioso.

    AUTRICE
    L’Anas ha promosso…

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    Perché visto che si sono comportati benissimo, no bene…

    AUTRICE
    Perché sono stati zitti, vuole dire questo?

    BATTISTA IACINO - Dirigente Anas in pensione
    No, sono stati bravissimi nel fare il loro dovere.

    AUTRICE
    È vero che l’ingegnere Vigna è stato promosso subito dopo questa inchiesta?

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    Ma è vero che subito dopo che è stato reintegrato con un provvedimento che la dice lunga sulla bontà del suo operato in questi anni sulla Salerno – Reggio Calabria, l’Anas lo ha riconfermato nel ruolo di capocompartimento qui a Cosenza, dopodiché, dopo alcune ristrutturazioni all’interno dell’azienda, è stato promosso a ispettore presso un ufficio in Roma.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    I cinque funzionari dell’Anas non sono accusati di corruzione, allora che cosa guadagnano con il loro coinvolgimento?

    EUGENIO FACCIOLLA – Direzione Distrettuale Antimafia Catanzaro
    Non c’è stato un vantaggio economico, monetario, ma l’aver portato a termine i lavori di ammodernamento della Salerno – Reggio Calabria, una delle opere principali, avrebbe consentito poi di fatto di acquisire ulteriori meriti: per chi produce tot vi è un premio di rendimento ogni fine anno ecco, che viene corrisposto nel caso in specie risulta essere stato corrisposto per i meriti acquisiti sul campo. Anche promozioni, perché è un dato che è stato verificato sin dai primi giorni successivamente all’esecuzione delle ordinanze cautelari, si è registrata tutta una serie di promozioni sul campo anche nei confronti di soggetti che erano coinvolti nell’inchiesta.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    L'Anas è l'ente appaltante per eccellenza, è società per azioni con capitale pubblico. Nel ‘95 all’Anas si insedia Giuseppe D'Angiolino, per volontà dell'allora ministro Merloni, che dà il nome alla legge anticorruzione sugli appalti.

    AUTRICE
    Quanti anni rimane all’Anas?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas

    Circa sette anni fino al dicembre del 2001, periodo durante il quale si sono avvicendati ben nove ministri.

    AUTRICE
    Lei si insedia e che situazione trova all’interno dell’Anas?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas
    È immediatamente dopo il cosiddetto periodo di Tangentopoli quindi c’erano parecchi arresti, c’era un po’ tutto bloccato erano stato sospesi numerosissimi lavori per le procedure di aggiudicazione che erano finite sotto inchiesta.

    AUTRICE
    Quale indirizzo dà all’azienda?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas
    Beh ho curato innanzitutto il passaggio dall’azienda di stato in ente pubblico economico, poi soprattutto ho bloccato quelle che conoscevo come fondi, ho individuato come motivo di irregolarità, cioè, l’affidamento dei lavori a trattativa privata che è sceso completamente a zero, è stato completamente azzerato nel periodo della mia gestione, le perizie suppletive che finivano con l’incrementare notevolmente i costi dei lavori, le somme urgenze, e poi gli arbitrati per risolvere le vertenze tra le imprese e l’Anas.

    AUTRICE
    E che cosa accade subito dopo il suo insediamento?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas

    So che ci sono state delle riunioni di imprenditori e di alcuni personaggi dell’Anas per vedere di perorare il mio allontanamento e sono stato tempestato di lettere minatorie e di lettere anonime, una notte anzi una macchina e una moto mi hanno anche stretto fuori strada.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO

    Qui, su ogni chilometro comanda la 'ndragheta. Per dare un'idea, da Castrovillari a Rogliano, le cosche interessate su pochi chilometri di autostrada sono sei, scrive la direzione investigativa antimafia di Catanzaro. Secondo gli inquirenti, questo asfalto è opera della mafia, complice Anas e grandi imprese: ed è nuovo di zecca. Allora andiamo a vedere il corpo del reato con tre dei consulenti del Tribunale di Catanzaro, gli esperti hanno esaminato i materiali usati dalle imprese per costruire alcuni lotti, quelli sotto sequestro, hanno vissuto reclusi e sotto scorta.

    AUTRICE
    Questo è uno dei lotti che voi avete esaminato.

    MASSIMO COLAJANNI – Geologo consulente Tribunale Catanzaro
    Sì questo praticamente è un avvallamento del rilevato stradale, cioè del terreno posto a supporto dell’autostrada che ha dei problemi di compattazione che hanno determinato questo cedimento. Questo è un piccolo esempio di come una normale messa in opera possa causare dei disagi alla circolazione. Non è una condizione di sicurezza ottimale per un’autostrada.

    SALVATORE VANCHERI – Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro

    Ad esempio ora ci troviamo in uno dei lotti che sono stati affidati all’impresa Astaldi.

    AUTRICE
    E che cosa avete scoperto?

    SALVATORE VANCHERI – Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Oltre ad aver compromesso la sicurezza di una tranquilla circolazione, si può in qualche modo accelerare la necessità di riparare continuamente tratte, quindi con notevoli spese inerenti proprio alla manutenzione ordinaria e anche straordinaria degli stessi tratti.

    AUTRICE
    Se piove che cosa può accadere rispetto a questi avvallamenti che si sono creati?

    SALVATORE VANCHERI – Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Venendo a mancare questo requisito, e cioè che la strada sia in grado di smaltire correttamente l’acqua piovana, può comportare la nascita di pozzanghere con perdita immediata dell’aderenza.

    AUTRICE
    Che cosa sono quei buchi ingegnere?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Quelli sono prelievi di carota di calcestruzzo, sono state condotte in quasi tutte le opere da noi periziate. Muri di sostegno, spalle, pali di fondazione.

    AUTRICE
    E che avete scoperto?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Abbiamo scoperto che qualche campione di carota presentava delle resistenze caratteristiche inferiori a quelle di progetto.

    AUTRICE
    Poi voi avete preso in esame…

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    L'intervista al consulente viene interrotta tre volte da una pattuglia dell'Anas.

    AUTRICE
    Senta l’autorizzazione è verbale del magistrato.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Noi siamo fermi su una piazzola per la sosta d'emergenza.

    AUTRICE
    Come arriva la pattuglia non ho capito?Dipendente Anas Le autorizzazioni verbali non hanno senso.

    AUTRICE
    Come non hanno senso? Perché non hanno senso?

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    E sotto i nostri occhi increduli la pattuglia dell’Anas fa retromarcia in piena autostrada sfiorando un camion.Dipendente Anas A noi hanno detto di venire a controllare come mai…ci ha avvisato la nostra sala radio tramite satellite no.

    AUTRICE
    Stavamo sul discorso dei subappalti.

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Sono emerse alcune incongruenze relativamente alle autorizzazioni, cioè sembrerebbe che alcuni subappaltatori abbiano iniziato a lavorare in cantiere prima della prescritta autorizzazione.

    AUTRICE
    Questo risulta dalla documentazione che voi avete esaminato e quindi anche dal giornale di cantiere.

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Sì non solo da quello ma anche dai documenti contabili, dalle fatture dei subappaltatori.

    AUTRICE
    L’Anas che cosa ha fatto?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    L’Anas doveva preventivamente autorizzare le ditte subappaltatrici e poi loro potevano iniziare a lavorare.

    AUTRICE
    (all’operatore) Registra quello che sta facendo.

    AUTRICE
    Come diceva?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Dicevo che l’Anas deve prima autorizzare una ditta subappaltatrice, poi la ditta subappaltatrice può iniziare a lavorare in cantiere. Nel nostro caso abbiamo verificato che prima hanno iniziato a lavorare e poi è arrivata l’autorizzazione. Siamo stati colpiti dal fatto che le imprese aggiudicatarie dei quattro lotti che noi abbiamo esaminato hanno presentato delle richieste danni nei confronti dell’ente appaltante piuttosto elevate e in alcuni casi arrivavano anche a superare l’importo dell’appalto aggiudicato.

    AUTRICE
    Richieste danni perché?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    La presenza di un gasdotto da spostare, oppure una linea ferroviaria o cavidotti Enel, questo genere di interferenze quindi…

    AUTRICE
    Le richieste erano esagerate?

    ALESSANDRO LOCELSO - Ingegnere consulente Tribunale Catanzaro
    Si in alcuni casi arrivavano poi a richieste danni che superavano l’importo dell’appalto aggiudicato, quindi più del cento per cento.

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    Si parla di cifre ridicole che rispetto alle migliaia di miliardi che sono stati appunto quelli impiegati sulla Salerno – Reggio Calabria, faranno ridere anche i giudici.

    AUTRICEMa se c’erano subappalti come quelli di Dino Posteraro che già frequentavano il cantiere e non avevano titolo per stare lì, non avevano neanche un contratto all’inizio.

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    A volte accadeva che si doveva lavorare, si doveva andare avanti, dopodiché non è neanche vero che Posteraro non avesse l’autorizzazione, questo non è…

    AUTRICE
    L’ha avuta dopo, ma non ce l’aveva prima.

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    L’ha avuta questa autorizzazione ma l’aveva anche per altre lavorazioni.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Astaldi, Asfalti Sintex e Schiavo respingono tutte le accuse, “nessun coinvolgimento con la ‘ndrangheta” così si difendono e dicono di aver operato con correttezza. Secondo i consulenti della difesa è ottima la qualità delle opere realizzate dal sub-appalto Posteraro indicato come mafioso, non dello stesso parere la commissione lavori pubblici che riscontro' alcune anomalie sull'asfalto.lo dice in aula uno dei componenti, marcello arredi, che verifico' due centimetri in meno al tappeto drenante rispetto a quanto previsto dal capitolato

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    E’ normale che in un lavoro pubblico può accadere che il materiale non sia dei migliori poi si applicano, come è stato fatto, le opportune retrazioni a carico delle imprese esecutrici dei lavori. L’ANAS in questo ha fatto tutto quello che bisognava fare.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Una domanda e' d'obbligo: se l'autostrada sequestrata e' cosi' sicura come mai l'Anas non ha mai chiesto il dissequestro? Gli arresti scattano il 18 novembre del 2002 dopo due anni di indagini e intercettazioni. Il primo a denunciare e' un coraggioso ingegnere, che, non senza timore , qui, in aula, riconferma il suo racconto

    GIUDICE
    Lei ha fatto riferimento a “Loro”, “Loro” chi? Chi sarebbero “Loro”?

    MARCO FULVIO – Ingegnere Asfalti Sintex
    Ritengo i proprietari che stavano, che ci aspettavano nel cantiere

    GIUDICE
    E il nome?

    MARCO FULVIO – Ingegnere Asfalti Sintex
    Se non ricordo male si chiamavano Posteraro e Rovito

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Inviato in Calabria da una delle grandi imprese impegnate nei cantieri, l'Asfalti-Sintex, incontra due imprenditori del subappalto, indicati in questo processo come mafiosi...Posteraro e Rovito, incensurati.

    MARCO FULVIO – Ingegnere Asfalti Sintex
    Abbiamo fatto la trattativa e sono entrate due persone sconosciute ci hanno detto che per lavorare da queste parti sarebbe stato necessario effettuare dei pagamenti extra rispetto al prezzo di appalto comunque contribuire ai lavori in Calabria e… per quanto riguarda questo praticamente ci hanno chiesto una percentuale sul importo dei lavori. Fecero riferimento al nostro appalto. Chiedevano se non ricordo male un 3%

    GIUDICE
    Con quali modalità L’Asfalti Sintex avrebbe dovuto pagare il 3%?

    MARCO FULVIO – Ingegnere Asfalti Sintex
    Si parlò di subbappalti o comunque di noleggi ci chiesero di utilizzare delle ditte presenti in calabria e in particolare se non vado errato la ditta dove eravamo ospiti

    GIUDICE
    Cioè? La Dierre Asfalti?

    MARCO FULVIO – Ingegnere Asfalti Sintex
    La Dierre Asfalti.

    EUGENIO FACCIOLLA – Direzione Distrettuale Antimafia Catanzaro
    Se il responsabile mandato controllare quel cantiere, per gestire quel cantiere si tira in dietro perché non vuole sentire parlare di criminalità , tre per cento allora automaticamente la stessa impresa appaltatrice si preoccupa di mandare giù in Calabria persone che viceversa riescono a mediare anche con i mafiosi. Questo significa accettare le regole di quel gioco che si vuole imporre

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    L'autorità giudiziaria di Catanzaro il 18 novembre 2002, sequestra, durante l'indagine, questo appunto trovato nella disponibilità di uno degli imputati, Leonetti Luparini, amministratore delegato dell'Asfalti-Sintex sotto processo oggi per concorso esterno in associazione mafiosa e violazione della normativa in materia di appalti. L'appunto, si riferisce a un nuovo assetto dell'Anas, diretto ai vertici dell'impresa, a Edoardo Caltagirone e - fatto inconsueto - segnala una serie di personaggi con un pallino nero. Definendoli " a noi ben conosciuti e con i quali abbiamo buoni rapporti". Domanda spontanea:a che titolo e perchè una grande impresa di costruzioni si preoccupa dell'organigramma,nero su bianco, dell'ente appaltante? l'appunto lamenta le restrizioni sulle imprese della legge anticorruzione Merloni che provocherà, così si legge, la scomparsa delle migliori imprese e che quindi, va cambiata.

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas
    E’ un appunto nel quale si perorava sostanzialmente si sosteneva la necessità del mio allontanamento e si preparava anche un organico successivo alla mia uscita, organico che in parte poi si è realizzato dopo la mia uscita.

    AUTRICE
    Nel novembre del 2002 ci sono stati i primi arresti sulla Salerno-Reggio Calabria, alcuni funzionari dell’Anas sono andati in carcere, lei non aveva notato qualcosa di strano?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas
    Beh di specifico no, altrimenti avrei provveduto a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria così come è avvenuto in qualche occasione. Lì c’era il discorso di una perizia che io ho tenuto ferma per circa 6 mesi per approfondire tutta una serie di aspetti in quanto volevo evitare che si riprendesse il sistema delle perizie suppletive.

    AUTRICECome si è concluso il suo mandato?

    GIUSEPPE D’ANGIOLINO – Ex Presidente Anas
    Ho ritenuto opportuno di sospendere la mia collaborazione.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Il primo delegato dell'Asfalti Sintex, che, grazie alla sua denuncia fa avviare l'inchiesta della procura di Catanzaro, viene sostituito, con un altro rappresentante: ora in carcere, per associazione mafiosa. Ascoltiamolo direttamente nel dialogo intercettato dalla Dia, con il contabile del clan, indicato come il rappresentante eletto dalle cosche della 'ndrangheta confederate nell'affare autostrada.Intercettazione telefonica Perché ci sono i cretini che pensano che con Tangentopoli abbiano pulito l’Italia, quindi bisogna essere intelligenti, capito? Io quello che faccio, lo faccio perché sono un uomo di autorità.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Molti degli incontri con i mafiosi, avvengono qui, a Cosenza, in questa impresa sotto sequestro, ora fallita, la Dierre Asfalti, di Posteraro, dipendente Rovito autori di estorsioni, secondo l'accusa. In questo sottoscala dell'impresa, avvenivano le riunioni, le minacce, gli accordi. Il mafioso spiega al delegato dell'impresa di costruzioni, la divisione delle cosche in famiglie calabresi. Intercettazione telefonica -Lì c’è Gioiosa, poi c’è una frazione e c’è un’altra famiglia, praticamente un fazzoletto di terra, ognuno ha ricavato suo. -Lo so, Io so che devo lasciare sul territorio, una certa parte della casa. -Siccome si portano soldi, i soldi fanno gola a tutti! -Eh lo so! Però bisogna saperli distribuire! -Esatto! E’ all’origine diciamo, perché poi possono nascere discordie e…morti ammazzati!

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Il delegato della grande impresa confida al mafioso che ha un problema in Sicilia.Intercettazione telefonica -Io ho problemi in Sicilia per le discariche, non sappiamo dove mettere il materiale. -A quale parte? -Prima di Cefalu’, Pollina, Tusa. C’è un magistrato che sta rompendo talmente i…sui depositi.

    EUGENIO FACCIOLLA – Direzione Distrettuale Antimafia Catanzaro
    Non era quindi l’estorsione vecchio tipo, il mafioso con la lupara, ma era un complesso meccanismo consistito in alcuni casi oltre all’estromissione dell’imprenditore, nel fatto che si imponeva ad un imprenditore di prendere il materiale da uno e di affidare i subappalti e le subforniture ad un altro, ove si coglie da alcune riunioni che sono state fatte. Sono davvero numerose riunioni di ‘ndrangheta, di ‘ndranghetisti o di soggetti che comunque erano riconosciuti a livello di ‘ndrangheta e che si incontravano per pianificare, per concordare le strategie e per mettere a punto i vari passaggi mano mano che i lavori e le opere andavano avanti. Il responsabile di un’impresa appaltatrice a carattere nazionale si è recato in alcune occasioni a Rosario a partecipare ad alcune di queste incontri, di questi summit come li vogliamo chiamare. Le riunioni sono volute proprio per consentire a due latitanti di non spostarsi dal territorio dove stavano consumando il loro periodo di latitanza.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Luigi Viola era l'autista della donna di uno dei mafiosi, era lei a incassare i proventi delle estorsioni.Testimonianza di Luigi Viola durante il processo

    LUIGI VIOLA
    La convivente è uscita dal colloquio e mi ha mandato un bigliettino. C’era scritto nome e cognome di un certo Renzullo che mi doveva dare dei soldi, intorno ai cento milioni.

    GIUDICE
    Sa se questa somma è stata annotata, questa consegna di denaro da parte sua è stata segnata da qualche parte?

    LUIGI VIOLA
    Sí è stata annotata su un agenda che è stata sequestrata a casa mia.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Ci sono imprenditori che si sono costituiti parte civile al processo e hanno raccontato come sono stati estromessi dai lavori di subappalto e forniture dell'autostrada.Testimonianza di Franco Chiappetta durante il processo

    FRANCO CHIAPPETTA – Imprenditore
    Sono stato impegnato sull’A3 e dopo ho subito minacce e ho dovuto lasciare il lavoro. Avevo fatto il contratto con l’impresa Schiavo.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    L’imprenditore riceve in cantiere la visita del mafioso che subito presenta la sua richiesta.

    FRANCO CHIAPPETTA – Imprenditore
    Dopo aver presentato l’impresa Schiavo per fargli l’estorsione, ci siamo rifiutati noi. Ha minacciato in quanto lui diceva che la gente campava fino a che lo voleva lui. E poi gli ho fatto io una domanda, dico “chi ti ha mandato per portarvi qui sull’autostrada”, dice “a noi ci ha mandato un certo Aceto Massimo”.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO

    Massimo Aceto è ora in carcere e si difende così.Testimonianza di Massimo Aceto durante il processo

    MASSIMO ACETO – Imprenditore

    Se io sono subentrato che dite io ho estromesso le imprese, la Schiavo, non è vero. Oggi mi trovo qua dopo quarant’anni in cui non ho avuto mai una denuncia, adesso sono un mafioso, adesso sono in carcere, per farvi capire che non faccio i girotondini a parlare di ‘ndrangheta, di delinquenza, di ladri, di quello. Non sono uno di quelli che vi farà mischiare per sapere i fatti degli altri. Io ho avuto tanti problemi, scavatori bruciati, pagavo un poliziotto, poi l’ho visto girare qua in quest’aula delle volte, ti do centomila lire se mi guardi stanotte i mezzi, insomma se io ero un mafioso mi mettevo a fare queste cose, riferito al pubblico ministero “tu hai pagato a qualcuno?” io ho pagato a tutti.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    L’imprenditore Franco Chiappetta, che denuncia di essere stato estromesso dai lavori dell’autostrada, racconta che anche l’Astaldi interrompe il suo contratto e lui di nascosto registra la conversazione.

    FRANCO CHIAPPETTA – Imprenditore
    Adesso deve lavorare Aceto dice, e vi faccio continuare quest’altro poco di materiale che dovete portare e poi i rapporti sono chiusi.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Le grandi imprese rescindevano cosí alcuni contratti per favorire, secondo l’accusa, gli amici della ‘ndrangheta. Quando l’Astaldi invia un suo rappresentante in Calabria per installare il cantiere ecco che cosa accade.Testimonianza di Giovanni Galofalo durante il processo

    GIOVANNI GALOFALO – Geometra Astaldi
    All’una di notte diedero fuoco alle macchine posteggiate davanti la porta e per poco morivano un sacco di gente, insomma, fu la prontezza di spirito di un ingegnere e del capocantiere che in mezzo alle fiamme hanno spostato la macchina sono riusciti a uscire dalla porta insomma. Altre telefonate anonime che arrivavano a casa dell’ingegnere Rovì; le telefonate le ha prese la moglie e purtroppo ha perso il bambino.

    AUTRICEMa lei crede veramente che in una terra controllata dalla ‘ndrangheta chilometro per chilometro, questi appalti si sono svolti senza l’influenza della mafia?

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas
    Io credo senz’altro che il mio assistito ingegnere Vigna e quindi l’Anas, perché la rappresentava in quel momento, ha fatto tutto ciò che doveva esser fatto per controllare. In particolare segnalo che tutte le imprese che hanno lavorato sulla Salerno – Reggio Calabria e sui lotti di pertinenza che sono appunto indagati in questo processo, tutte queste imprese sono dotate del certificato antimafia rilasciato dalle prefetture competenti.

    AUTRICE
    Secondo l’accusa dei subappalti hanno operato delle vere e proprie estorsioni anche lavorando e anche nei confronti di altre imprese su appalti che hanno lavorato con l’Anas, ma è possibile che l’Anas stava a guardare avvocato?

    VINCENZO ADAMO – Difensore Vigna Anas

    È questa la grande ambiguità di questo processo: si processa l’Anas e quindi alcuni funzionari per alcune ipotesi di abuso d’ufficio e poi accanto a questo si processano altre persone per tentativi di estorsione, estorsioni consumate. Sono due cose distinte e separate.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    E andiamo a visitare un'altra delle imprese dei Posteraro, la Calabra Scavi, sempre sotto sequestro, però ancora attiva. C'e' un amministratore giudiziario, ma c'e' anche lui, che non si dà per vinto: Luigi Posteraro.

    AUTRICE
    Suo fratello è imputato di associazione mafiosa in questo processo, Dino Posteraro, ed è attualmente in carcere sottoposto al quarantuno bis. Lei è indagato a piede libero sempre per associazione mafiosa, per la storia degli appalti Anas. Voi non avevate precedenti penali prima…

    LUIGI POSTERARO - Imprenditore
    No, assolutamente.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Lei che spiegazione dà?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    La mia spiegazione secondo me è solo una cattiveria per cercare di estrometterci dal mercato.

    AUTRICE
    Voi lavoravate sempre con l’Anas?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Sí, con l’Anas, la Provincia.

    AUTRICE
    Ma la cattiveria chi gliela può fare?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    La magistratura, perché ha danneggiato piú gli imprenditori che la ‘ndrangheta stessa. Tra l’altro stanno andando a cercare di chiudere anche le mie aziende, a farle morire. Il fatto è che noi siamo vittime del sistema.

    AUTRICE
    Quale sistema?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Del sistema perché purtroppo…

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Ma la moglie del nostro interlocutore impreca dalla stanza accanto, richiama il marito e gli dice: stai zitto!

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore

    …lavori di una certa entità, è un po’ pericoloso.

    AUTRICE
    Cioè?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Non è che posso dirlo io questo.

    AUTRICE
    E la ‘ndrangheta che cos’è secondo lei?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Non lo so, io non ho mai conosciuto che cos’è la ‘ndrangheta, non è che posso capire di ‘ndrangheta io.

    AUTRICE
    Non esclude che qualcuno sia magari suo amico, lei dice…

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Non lo posso sapere però io.

    AUTRICE
    Ma non avete amici mafiosi, della ‘ndrangheta?

    LUIGI POSTERARO – Imprenditore
    Ma assolutamente no, io conosco brave persone, professionisti.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO

    Allora entriamo nel mondo della 'ndranghetaer l'affare autostrada le cosche scatenano una guerra che dal ‘99 al duemila semina diciotto morti ammazzati.Testimonianza di Francesco Bevilacqua durante il processo

    FRANCESCO BEVILACQUA – Collaboratore di giustizia
    Partendo da Cassano di notte da latitante, erano verso le dieci le undici della sera, armati di kalashinkov e fucile perché una discussione che dovevano fare per questioni che erano successe. Si stava vedendo di arrivare a fare le estorsioni sulle autostrade, e quindi cominciano a nascere i contrasti per questo lavoro. Allora le autostrade si parlava inizialmente che volevano il quattro, il cinque per cento.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO

    Francesco Bevilacqua e' uno dei pochi zingari affiliati alla 'ndrangheta, ora collabora con la giustizia.

    FRANCESCO BEVILACQUA – Collaboratore di giustizia
    Come capo di società era Ruà, infatti i giuramenti si fanno sia a carico di Ruà e sia a Franco Perna.Avvocato del processo Senta e con che grado è battezzato?

    FRANCESCO BEVILACQUA – Collaboratore di giustizia
    Ho fatto prima il picciotto e poi il camorrista tutto in una volta. Poi sono stato di nuovo battezzato e mi hanno dato il grado di evangelista. C’era Acra, c’era il suo motivo che non poteva essere battezzato perché ancora c’era il padre che era un maresciallo dei carabinieri. Quando uno presenta una persona ad un capo di società viene presa la responsabilità e avviene la tirata di sangue, per lui diventi compare di sangue.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Gli affari illeciti erano divisi cosí.

    FRANCESCO BEVILACQUA – Collaboratore di giustizia
    Era sempre il gruppo Bruno che a Cosenza avevano messo mano loro, estorsione, né io potevo mettere mani sopra l’estorsione, oppure se si arrivava dovevo sempre fare presente a loro.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    E sulle dichiarazioni del pentito e' guerra tra accuse e difesa.In aula di tribunalePubblico Ministero Sí ma io eccepisco presidente e lo metto…non è il modo di procedere questo qui. Ne prendiamo atto tutti quanti e ci regoliamo, peró io formalizzo la richiesta di dieci udienze, io voglio dieci udienze per sentire un collaboratore in queste condizioni.Avvocato della difesa Presidente mi consenta lei deve far rispettare la sua persona e il tribunale. Il Pubblico Ministero è una parte e deve osservare l’ordinanza del tribunale al pari degli avvocati.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO

    Nella guerra di mafia per gli appalti muoiono uccisi un imprenditore, Sergio Perri con la moglie, nel novembre del duemila. Sono cugini di uno degli imprenditori estromessi dagli appalti dell'autostrada.Testimonianza di Franco Chiappetta durante il processo

    FRANCO CHIAPPETTA – Imprenditore
    Mio cugino doveva fare anche lui dei lavori con l’Asfalti Sintex.Giudice Quando e dove ne avete parlato?

    FRANCO CHIAPPETTA – Imprenditore
    A casa sua.Giudice Quindi lui si stava attrezzando, si stava organizzando.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Con la paura bisogna fare i conti e in aula a qualcuno manca la parola: è la sorella dell'imprenditore assassinato alla quale hanno ucciso anche il marito, pure lui imprenditore.

    Testimonianza di Miriam Perri durante il processo.

    MIRIAM PERRI – Sorella imprenditore ucciso

    Non lo so io non mi ricordo però.

    Pubblico Ministero
    Cioè non se lo ricorda adesso. È libera da condizionamenti, si sente in qualche modo…possibile che non ricorda questa circostanza? Che non ricordi oggi un particolare ci sta, ma che all’epoca abbia detto la verità oppure no, questo ce lo deve dire.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    Scrivono i magistrati che Vincenzo Dedato, già condannato per omicidio, considerato il ministro dei lavori pubblici della 'ndrangheta, ora in carcere, voleva aprire un ufficio ai Parioli, a Roma, per controllare gli appalti grazie a una persona con la quale era in contatto nella capitale, un amico prestigioso, che l'autorità giudiziaria non e' riuscita a identificare. Chi crede ancora che la 'ndrangheta sia un'organizzazione mafiosa di pastori è fuori strada: la 'ndrangheta, come Cosa Nostra, ha i suoi uomini politici di riferimento con i quali fa affari, e i colletti bianchi che riciclano e spostano fiumi di denaro in tutta Europa e all'estero.

    Intercettazione telefonica -
    Ripeto io sono disponibilissimo a fare qualsiasi incontro a qualsiasi livello, a Roma, dove vuoi, a Milano, a Palermo, dove vuoi non c’è problema. -Questo è a Roma.

    VOCE DELL’AUTRICE FUORI CAMPO
    I presunti reati sull'autostrada si compiono nell'arco di due anni, dal 2000 al 2002. Il grande orecchio della DIA ascolta e registra le conversazioni.Intercettazione telefonica -Io nella sua commessa perdo tredicimila lire al metro cubo, è chiaro? Io dove le piglio queste tredicimila lire? Che le stampo di notte? Allora mi faccio le riserve, mi faccio i contenziosi…è ovvio no!

    Intercettazione telefonica
    -Io nella sua commessa perdo tredicimila lire al metro cubo, è chiaro? Io dove le piglio queste tredicimila lire? Che le stampo di notte? Allora mi faccio le riserve, mi faccio i contenziosi…è ovvio no!

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Il mafioso fa scuola al delegato della grande impresa e gli spiega come avviene la spartizione.

    Intercettazione telefonica
    -A me interessa questo lavoro, tu puoi fare la richiesta che vuoi perché è discrezione loro accettare questa ditta al posto di un'altra.
    -Ma questo sempre nell'ambito Anas?
    -Sí.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Si sa che la famiglia può essere un luogo di vita ma anche un luogo di morte. Può accadere che ti sposi la sorella di uno che conta, l'uomo che conta si chiama Dino Posteraro. Secondo l'accusa, non risparmia neanche il cognato avvocato.

    Testimonianza di Giovanni Cariati durante il processo
    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Ma in fondo è sempre il fratello di mia moglie, insomma. Mi sentivo… Avevo fatto l'assicurazione sulla vita, pensavo. Tutto faranno tranne che ad arrivare a farmi del male. Perché fare del male a me, fare del male alla sorella, fare del male ai bambini.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    E invece una notte…

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Sono esplosi quattro colpi d'arma da fuoco alla saracinesca del mio garage. Mi preoccupai di sapere chi poteva essere stato.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    E così l'avvocato si rivolge al parente che conta, suo cognato cioè Dino Posteraro.

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Hanno scoperto che tu hai guadagnato una cifra astronomica, per cui cioè loro vorrebbero da te… non so… una regalia. Gliela posso anche dare, purchè mi lascino in pace.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    L'avvocato viene invitato a incontrare due esponenti mafiosi nell'impresa del cognato e lì subisce un interrogatorio.

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Mi disse: "Avvocato" mi disse: "Lei… tu eravamo fatti alla pari naturalmente… si, ci mancherebbe altro, la familiarità è d'obbligo in questi casi. Allora dice "Avvocato tu ci devi dare 9 miliardi", ma io non posso materialmente darvi una somma di questo… allora dice "Mi potete anche ammazzare" al che lui rispose: "Avvocato noi non abbiamo nessuna intenzione di ammazzarvi, voi dovete campare 100 anni dovete campare…a noi non ci interessa la vostra morte fisica" E cosa vi interessa allora? A noi ci interessa la vostra morte morale, se avessi avuto una pistola e l'avessi potuta usare, come la usava la mia guardia del corpo, che era bravissimo in questo, li avrei ammazzati tutti e tre.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    L'avvocato Cariati decide di non pagare e di denunciare e racconta che la famiglia Posteraro reagì così:

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Mi ricordo per esempio il fratello di Dino Posteraro, Luigi, che mi diceva: "Ma come? Avete offerto una misera somma. Ma come è possibile? Ma è chiaro che si sono offesi". Ricordo per esempio mia suocera che quando mi incontrava piangeva. Già sapeva che c'era il morto, e poi si trattava di consolare la vedova. Questo era un ambiente di coercizione psicologica.

    AUTRICE
    L'avvocato Cariati che è suo cognato, cioè ha sposato sua sorella, praticamente ha raccontato che addirittura è stato vittima di un estorsione proprio di suo fratello, cioè di Dino Posteraro.

    LUIGI POSTERARO - Imprenditore
    Ma io non credo.

    AUTRICE
    È stato minacciato proprio dentro l'impresa.

    LUIGI POSTERARO - Imprenditore
    Non lo so, io non c'ero e non lo posso dire se è vero o meno, però può darsi pure che è una cosa inventata.

    AUTRICE
    Da parte della vostra famiglia c'è stato proprio l'invito a pagare la mafia, anzi addirittura è stato detto "Stai offendendo la mafia perché gli offri poco".

    LUIGI POSTERARO - Imprenditore
    No, non è vero questo.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Ecco che attività svolgeva uno dei mafiosi che sviluppava l'avvocato Cariati.

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Lui si occupava delle autostrade e quindi pensava a riscuotere il tre per cento delle somme dovute, dovute dalle imprese che lavoravano all'autostrada.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    L'avvocato denuncia e decide di fuggire all'estero con la famiglia e di dire addio alla sua terra.

    GIOVANNI CARIATI - Avvocato
    Pure il Pubblico Ministero mi dice "avvocato ma lei che fa adesso, dove va?" allora io rispondo "me ne vado a casa". "Avvocato, lei deve prendere la macchina, la faccio accompagnare dai carabinieri, si prende i bambini e la moglie, se ne va da un'altra parte". Io caricai la famiglia e i bambini in macchina e così detti un addio alla mia professione di avvocato, alla mia terra, ai miei affetti. Oggi mi sono pentito amaramente di non aver pagato la mafia perché a livello economico ho sicuramente speso di più con la mia fuga fuori. Il cittadino calabrese purtroppo è responsabile di non far nulla contro la mafia, però spettatore lo è di sicuro e io lo sono tra questi, o ero tra questi.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    In Lombardia, hanno usato lo stesso trucco: pagare tangenti risparmiando sui materiali per costruire opere pubbliche dopo l'alluvione del 96-97. Qui, nei muri di contenimento della frana per sei chilometri hanno piazzato tiranti più corti, truffando. Siamo sulla strada che dal comune di Valbondione porta a Lizzola. Questa sentenza, emessa dalla quarta sezione penale del tribunale di Milano il 10 novembre 2004, ha accertato che i lavori sono stati realizzati con subappalti irregolari, in modo non conforme al progetto iniziale. Alcune imprese hanno incassato i soldi prima che i lavori fossero eseguiti e in alcuni casi le opere non sono state neanche completate. Non solo hanno fatto false forniture, addirittura gonfiate. Scrivono i giudici che gli appalti per l'emergenza in Lombardia, erano stati truccati e affidati a trattativa privata, complice il commissario regionale prof. Mario Catania, che ha alterato la procedura di gara, consentendo varianti d'opera con modalità abnormi.

    GHERARDO COLOMBO - Sostituto Procuratore Repubblica Milano
    La corruzione contrasta pesantemente la concorrenza per esempio, perché le imprese che vengono ad aggiudicarsi i contratti di appalto non sono le migliori, non necessariamente sono le migliori, anzi se la corruzione è per reati contrari ai doveri d'ufficio, non sono sicuramente le migliori.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    A Godiasco, nell'Oltrepo' pavese, nella frazione di Vicosecco, il muro della corruzione è crollato, avrebbe dovuto contenere la frana.

    Donna
    Il muro l'hanno fatto e dopo un po' è caduto.

    AUTRICE
    Ma perché non l'hanno saputo fare?

    Donna
    Non l'hanno saputo fare, hanno fatto cose sbagliate.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Il consulente del tribunale di Milano ha accertato che i micropali inseriti nel muro non erano conformi al progetto. Tutti i materiali utilizzati erano scadenti, anche il calcestruzzo.

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    In più c'era il ferro che non era della misura completamente adeguata a tutte le cose.

    AUTRICE
    Sono stati utilizzati materiali scadenti.

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    Molto scadenti. Dopo circa tutte le categorie di spese, progetti, una cosa e l'altra ci hanno ridotto la strada peggio di prima. Hanno stretto il manto stradale, il quale ci riducono in un punto come nel periodo invernale. Noi ci troviamo qua in una situazione abbastanza compromettente, perché io ho una mamma che ha ottantotto anni, è un'invalida civile al cento per cento, ha bisogno di cure continue ed è capitato certe volte che sia i mezzi di soccorso, sia anche i dottori hanno dovuto trovare difficoltà a venire su.

    AUTRICE
    Con l'ambulanza.

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    Con l'ambulanza. Se dovessero venire degli inverni brutti…

    AUTRICE
    O un'altra alluvione…

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    O un'altra alluvione noi ci troviamo in pericolo perché non possiamo uscire di casa con la macchina.

    AUTRICE
    Quella è l'unica strada che collega voi al centro abitato.

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    Al centro abitato. Sarebbe il muro che è crollato (indicando una foto). I micropali dovevano essere del diametro di centimetri venti invece sono da dieci. Si è venuto a scoprire che il muro era andato sotto inchiesta. Ho continuato a fare lettere a tutti gli enti e la Santa Provvidenza ci ha mandato un contributo tramite la Regione di poter costruire il secondo muro.

    AUTRICE
    Signor Zaccaria, da quanti anni lei si lamenta della strada e del muro, che va giù, che viene su, e che viene giù e che viene di nuovo su.

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    Dieci anni di sicuro diciamo. Ho informato tutti di competenza e ho informato anche il Ministero dei Lavori Pubblici.

    AUTRICE
    Risposte?

    GIANLUIGI ZACCARIA - Cittadino
    Inevase.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    E qui, la mafia non c'entra niente. C'è l'associazione per delinquere, la corruzione e un politico Gianluca Guarischi, condannato a quattro anni e tre mesi in primo grado, nonché all'interdizione dgli uffici pubblici per cinque anni. Scrivono i giudici che si è servito della sua posizione per fare lavorare le imprese di famiglia e gli amici, un cartello di dieci società. Nel '98, all'epoca dei fatti, era coordinatore provinciale di Forza Italia. Nonché commissario straordinario dell'IPAB di Milano, ovvero l'ente per l'assistenza agli anziani bisognosi, nominato dalla regione Lombardia. La corruzione correva lungo il filo degli scambi di favori. La sentenza è un vero manuale: io ti do e tu mi dai appalti in cambio di incarichi professionali alla regione e all'IPAB.
    A Crotta d'Adda, nel 2000 è crollato l'argine, l'aveva costruito l'impresa dello zio di Guarischi: niente gara d'appalto, procedura di somma urgenza. Qui,i cittadini che hanno dovuto abbandonare le abitazioni, ricordano ancora il boato del crollo e l'incubo di quella notte.

    AUTRICE
    Fin dove era crollata la strada.

    Donna
    Fino qua da là a qua fino a questa distanza.

    AUTRICE
    Voi avete dovuto abbandonare…

    Donna
    Sì, mi hanno mandato via perché io avevo un bel danno, non potevo… di là hanno chiuso, di qua hanno chiuso la strada, non potevo neanche uscire.

    AUTRICE
    La prima volta è stata l'alluvione a portare via l'argine, poi è venuta una ditta, un'impresa, l'hanno ricostruito e poi cosa è successo.

    Donna
    È successo che dopo un po' è crollato ancora.

    AUTRICE
    Quindi è stato ricostruito.

    Donna
    È stato ricostruito, ma non finiscono mai però. Dal duemila che noi qua siamo senza luce, non hanno messo ancora i pali della luce.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, emerge la spartizione delle opere pubbliche tra le imprese: per i giudici non ci sono dubbi, si chiama associazione per delinquere.

    GHERARDO COLOMBO - Sostituto Procuratore Repubblica Milano
    Si è constatato che possano crearsi dei cartelli di imprese le quali decidono alla fin fine loro a chi vadano assegnati i contratti e poi attraverso la corruzione si assicurano che le loro decisioni diventino delle decisioni effettive da parte della pubblica amministrazione.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Frasi come.

    Speaker
    "Io gli ho proposto una lista della spesa..", "io miro al Ticino, beh…anche altri, non solo tu eh? Perché ci sono diverse persone…", "c'erano due lavori a Pavia, uno doveva essere mio, uno doveva essere suo, no?" "a Valbondione c'erano delle spartizioni, c'era un accordo a Valbondione !"

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    E ancora termini come.

    Speaker
    "Stia attento perché io gli spacco la faccia".

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Oppure.

    Speaker
    "Le garette pilotate", " Sui pali abbiamo fregato il 30 % …".

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Gianluca Guarischi è stato da poco rieletto consigliere regionale della Lombardia nel listino del presidente.

    AUTRICE
    Presidente lei ha inserito nel suo listino il consigliere regionale Gianluca Guarischi che è stato condannato in primo grado per corruzione, come mai?

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Io ho inserito nel mio listino quindici persone provenienti da diversi settori della società, tutte potevano essere inserite a termine di legge. Ciò a cui mi attengo è la legge, il resto è speculazione politica.

    AUTRICE
    Ma il codice etico?

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Ho già risposto grazie.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    L'occasione per incontrare il presidente della regione è la conferenza stampa del 4 aprile, giorno del risultato elettorale.

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Una vittoria netta direi, dopo aver fatto una campagna elettorale in cui io mi sono rivolto ai cittadini dicendo come sempre tutta la verità. Non è mai successo che un presidente di regione vincesse un'elezione per tre volte, questo non ce l'ha nessun altro personaggio politico.

    Giornalista
    (domanda rivolta a Formigoni) Un ultima cosa, un raffronto con le scorse regionali, però il suo vantaggio si è ridotto parecchio, come leggerà questo dato?

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Ma ci siete o ci fate?

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Il consigliere regionale Guarischi è stato condannato a risarcire: undicimila euro all'IPAB, centoventi mila euro alla regione per le turbative d'asta, in solido con altri imprenditori altri quarantacinque mila euro.
    All'Anas, a Milano, tre anni fa, qualche dirigente, imprenditori e molti funzionari rubavano così: in ufficio, un imprenditore consegna un pacco, un regalo di cinquanta mila euro al dirigente che li conta meticolosamente; poi distribuisce le mazzette ai sottoposti, anche davanti a un bambino. In cinquantotto sono ora a processo per corruzione, truffa e turbativa d'asta. Sono tredici le società coinvolte.

    AUTRICE
    Rispetto a quell'epoca è più difficile o più facile scoprire la corruzione?

    GHERARDO COLOMBO - Sostituto Procuratore Repubblica Milano
    Ma io credo che sia decisamente più difficile oggi, per una serie di motivi. Per esempio oltre il trentacinque per cento delle posizioni che abbiamo scoperto nel corso delle indagini di cosiddette Manipulite è finito in prescrizione. Vuol dire che la sentenza definitiva è arrivata troppo tardi perché potesse intervenire una condanna. Questo si è risolto in un ritorno del senso di impunità che esisteva prima dell'inizio di quelle indagini. In secondo luogo il processo penale si è un po' burocratizzato e da allora anche le indagini sono diventate più difficili, generalmente richiedono più tempo e si instaura una specie di circolo vizioso per cui quanto più passa il tempo tanto più è difficile riuscire a concludere indagini in tempi ragionevoli, ed è difficile dall'indagine scoprire fatti nuovi.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    I rivoli della corruzione di questi anni attraversano anche le corsie degli ospedali lombardi, un esempio recente: il mitico Niguarda di Milano, dove la direzione ci ha vietato l'ingresso.

    AUTRICE
    Che cosa è accaduto sugli appalti che riguardano i reparti di emodinamica radiologia e neuroradiologia interventistica proprio qui, all'ospedale Niguarda di Milano?

    GIUSEPPE LANDONIO - CGIL oncologo Niguarda
    L'appalto alla NCG doveva essere aggiudicato a base d'asta di cinquanta miliardi, è stato aggiudicato per la sola emodinamica in sessanta miliardi, dodici miliardi l'anno. Ci è sembrato fin dall'inizio una cifra esorbitante e a conforto di questa nostra impressione c'è stata la segnalazione di ditte che non hanno potuto partecipare a questo appalto che ci hanno detto di poter consegnare le stesse attrezzature a prezzi inferiori di una, due volte rispetto a quanto spuntato dalla NCG.

    AUTRICE
    Un giorno la chiama il direttore amministrativo dell'ospedale Niguarda e che cosa le chiede?

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    Voleva da me, che allora reggevo l'ufficio controllo di gestione, un'analisi di questo appalto.

    AUTRICE
    E lei cosa fece?

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    Dal mio punto di vista non era convincente.

    AUTRICE
    L'appalto?

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    L'appalto. Tant'è che scrissi venti osservazioni prima di procedere.

    AUTRICE
    Il suo parere fu ascoltato sì o no?

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    Il direttore amministrativo lo ascoltò e lo apprezzò questa indicazione, il direttore generale più tardi rispose a me e al direttore amministrativo confutando tutte le mie osservazioni.

    AUTRICE
    Chi era il direttore generale.

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    Allora il direttore generale che abbiamo avuto noi che è il dottor Caltagirone, che poi ci lasciò dal Niguarda e diventò direttore generale dell'ospedale di Lecco.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    E qui entra la Corte dei Conti, ovvero il guardiano del contribuente che sulla vicenda del Niguarda, accerta un danno di duemilionitrecentottantasemila euro e ventuno centesimi, e sequestra cosi un quinto dello stipendio dei responsabili dell'appalto, altre nove persone. Pende su Pietro Caltagirone una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d'ufficio e falso e non solo, Caltagirone ha già una condanna a due anni in secondo grado per avere truccato altri appalti per l'informatizzazione sempre all'ospedale Niguarda. Ho tentato di chiedere al presidente della regione come mai Caltagirone sia stato promosso direttore generale dell'ospedale di Lecco.

    AUTRICE
    Per esempio Pietro Caltagirone, sulla vicenda…

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Arrivederla signora…

    AUTRICE
    Perché no?

    ROBERTO FORMIGONI - Presidente regione Lombardia
    Oggi parliamo della vittoria, ho già risposto a quattro domande sue.

    SERGIO CASARTELLI - Staff direzione generale Niguarda
    È un po' un far west, nel senso che ci sono le aziende farmaceutiche che devono vendere sempre più farmaci e conquistarsi fette di mercato, dall'altro le aziende che producono protesi, valvole pacemaker e tutto quanto che devono spingere per le loro cose. L'ultimo caso milanese è quello che abbiamo sotto gli occhi di tutti è quello di Humanitas, dove la magistratura sta indagando per un abuso di intervento rispetto a quello che sembrerebbe dovuto a quel paziente.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    All'Humanitas, in cardiologia, si indaga per truffa e lesioni personali: gli inquirenti milanesi sospettano che, in questa struttura ospedaliera privata, convenzionata con la regione, siano stati sottoposti a intervento chirurgico pazienti che in realtà non ne avevano necessità, come ad esempio, piazzare una valvola aortica. È stato un sacerdote per primo a denunciare. L'ospedale respinge le accuse e si sente vittima di un grave danno di immagine, ma dall'interno dei reparti, due testimoni stanno collaborando con i magistrati. Sono ventuno i casi sospetti, per ogni intervento chirurgico era previsto un cospicuo rimborso da parte della regione.

    GIUSEPPE LANDONIO - CGIL oncologo Niguarda
    Le posso citare dei dati: l'incremento sia degli interventi nell'ambito della cardiochirurgia, su valvole cardiache del centocinquantasette per cento, dei bypass del cinquantasette per cento, del centodiciannove per cento sui pacemaker, che non appare giustificato da un cambiamento della patologia di questa regione. L'iniezione di privato, sia come privato in assoluto che anche come privato nel pubblico ha facilitato comportamenti poco responsabili.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Al San Raffaele, altra struttura ospedaliera privata di primo piano, secondo la procura di Milano, sono stati effettuati quindicimila falsi ricoveri che corrispondono ad altrettanti indebiti rimborsi. Al posto di prestazioni ambulatoriali, con magri rimborsi, si preferiva ricoverare d'urgenza l'ammalato, anche solo per un giorno; una truffa da otto miliardi delle vecchie lire, pagati con soldi pubblici. Per quattro primari e cinque dirigenti è stato chiesto il processo, anche per Gianna Zoppei, collaboratrice diretta del fondatore dell'ospedale, Don Verzè, che, in difesa della struttura, ha sempre ripetuto "sulla loro onestà sono pronto a mettere tutto me stesso sul fuoco".
    Al policlinico, Girolamo Sirchia - fino a qualche mese fa ministro della salute - è rimasto di casa per tutto il periodo del suo incarico di governo: ogni lunedì alle 8,30 lui, regolarmente, a Milano, pochi passi da casa al policlinico, prendeva posto nel suo ufficio, e con lui la sua fedele segretaria Notari. Il resto della settimana al ministero a Roma. È insolito che durante l'incarico di ministro, l'ex primario già in pensione, abbia mantenuto comunque la sua posizione, all'interno dell'ex posto di lavoro, a che titolo? L'undici aprile scorso l'abbiamo incontrato per strada sotto casa.

    AUTRICE
    Buongiorno ministro siamo della Rai, possiamo farle delle domande? Siccome sappiamo che lei ogni lunedì mattina va al policlinico a Milano, quindi mantiene il suo ufficio.

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Sì.

    AUTRICE
    Come mai dopo tutto questo tempo?

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Beh lavoro lì, io ho sempre lavorato lì e continuo ad occuparmene.

    AUTRICE
    Nonostante diciamo lei sia andato in pensione, ha ancora l'ufficio lì, come mai?

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Io faccio il ministro della salute quindi ovviamente sugli Irccs ho competenza e quindi non c'è nulla di particolarmente…

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Gli Irccs sono gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e non c'è una legge che preveda che il ministro abbia un ufficio per ogni Irccs d'Italia. Tento di porre qualche domanda sull'indagine che lo coinvolge per corruzione con le multinazionali farmaceutiche, una vicenda molto complessa, sulla quale nessuno degli indagati che ho contattato ha voluto aprire bocca.

    AUTRICE
    Noi le volevamo chiedere, sulla vicenda Immucor ministro, per i tre assegni che lei avrebbe ricevuto, siccome lei aveva detto all'inizio che non aveva ricevuto pagamenti.

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Non ho alcun commento da fare.

    AUTRICE
    Non ci dice niente su questa vicenda, lei è andato dai magistrati, ha rilasciato delle dichiarazioni, volevamo sapere qualcosa. Siccome lei all'inizio disse che non aveva ricevuto dei soldi.

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Siete veramente…

    AUTRICE
    E poi però diciamo ha dovuto ammettere che ha accettato quegli assegni, quegli assegni da 10.000 marchi l'uno, volevamo sapere come mai?
    Non ce lo vuole dire…

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Non ho nessun commento da fare, non è di vostra pertinenza.

    AUTRICE
    Beh no lei insomma è un ministro…

    GIROLAMO SIRCHIA - Ex Ministro della Sanità
    Arrivederci.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    I magistrati scoprono che la segretaria di Sirchia , Daniela Notari, assistente dell'allora primario del policlinico, era assunta e pagata - dal 78 al 98- non dall'ospedale e neanche da Sirchia, ma dalla multinazionale Ortho e sul foglio , su carta intestata della Ortho, alla riga "firma del superiore diretto" si legge la firma del primario Sirchia. E non solo: la vicenda si complica di giorno in giorno. C'e' anche un'inchiesta della corte dei conti sull'ex ministro Sirchia si e' presentato spontaneamente in procura , per ribadire la correttezza del suo operato , dopo, dall'indagine , sono emerse anche le quote di una società, la Tersana Srl, che forniva prodotti della Immucor al policlinico. E c'è una rogatoria in corso con la Svizzera sui conti esteri. Di recente anche lo studio del commercialista di Sirchia è stato perquisito, l'inchiesta coinvolge altri primari e a Genova uno e' finito in carcere.
    Provo a chiedere come mai sua moglie, Anna Parravicini, biologa in pensione -lavoravano insieme al centro trasfusionale- abbia una consulenza privata come resposabile del coordinamento della comunicazione scientifica di tre IRCCS pubblici di Milano.

    AUTRICE
    Ma sua moglie è una biologa in pensione, c'ha una consulenza… scusi stavamo facendo una domanda all'interno…

    Guardia del corpo di Sirchia
    Basta così.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Anche la figlia dell'ex Ministro lavora qui all'interno del policlinico, impiegata al centro trapianti. In Lombardia è esploso il frequente ricorso alle consulenze private della sanità e la Corte dei Conti sta indagando ora su centinai di casi.
    Tre anni fa, all'Inpdap di Milano, il Presidente truccava le gare d'appalto così:

    Telecamera nascosta
    -Procederemo all'apertura delle buste e poi vicino ad ognuno mettiamo le offerte, allora cominciamo, uno, c'avete uno straccio de verbale da seguì?

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Queste immagini inedite della polizia giudiziaria documentano l'apertura delle buste sulle offerte di una gara ad inviti per un appalto prima del tempo stabilito. Sono presenti due componenti della commissione aggiudicatrice.

    Telecamera nascosta
    -Qui c'è da annà in galera…e non me va d'annacce pe niente proprio.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Lo scopo illecito è di conoscere per tempo l'offerta più vantaggiosa per informare l'impresa favorita, quella che dovrà vincere. Il processo si è concluso con condanne a due anni per corruzione, un risarcimento di un miliardo e mezzo delle vecchie lire e da questa indagine ne è nata un'altra tuttora in corso alla procura di Roma, associazione per delinquere l'accusa, per altri funzionari e imprenditori. Anche sulla sicurezza e la vigilanza privata si riscuotono mazzette, in media dal cinque al sette per cento, parla un'ordinanza della procura di Milano, sono trentacinque le persone rinviate da poco a giudizio. L'indagine sulla corruzione coinvolge alcuni istituti di vigilanza come l'Ivri e la VCM, vigilanza città di Milano, ma anche l'Enav, l'ente nazionale assistenza al volo. Il nodo è l'aggiudicazione degli appalti per la vigilanza nell'aeroporto di Torino Caselle, per le torri di controllo degli aeroporti di Linate, Malpensa, Padova, Brindisi e Salerno; l'indagine è arrivata a Roma e ha fatto scattare le manette anche per un colonnello del ministero della difesa, Francesco Stuffi, e per un funzionario. L'affare è la vigilanza dei siti militari, poi ci sono anche le poste e la regione Lombardia, dove l'ordine di cattura ha raggiunto Maurizio Filotto, quando era addetto ai servizi di sicurezza della regione, consulente della presidenza.

    GHERARDO COLOMBO - Sostituto Procuratore Repubblica Milano
    Nel caso in cui si debba costruire una strada e si pattuisca che deve esserci un manto di asfalto di tre centimetri, basta metterne due invece di tre e si recupera il prezzo della tangente. Ora siccome sono stati i cittadini a dover sopportare queste spese, i cittadini le hanno sopportate attraverso una contribuzione fiscale maggiore di quella che si sarebbe dovuto. Per esempio prima dell'inizio delle indagini un chilometro di metropolitana costava intorno ai trecento miliardi, dopo l'inizio delle indagini è venuto a costare intorno ai duecento miliardi. Attraverso la corruzione è successo che si è aumentato il debito pubblico, e quindi che si è aumentata la somma che ciascun cittadino che ancora oggi deve allo Stato.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Incontro Vitaliano Ferraggine trentadue anni, coinvolto nella corruzione degli istituti clinici di perfezionamento di Milano. Parliamo di appalti di forniture spesso scadenti come lenzuola e cibo destinati agli ammalati degli ospedali. Arrestato nell'ottobre del 2000, ha patteggiato la pena a tre anni. A casa del suo superiore, Giovanni Tranquilli, la guardia di finanza aveva trovato 160 milioni delle vecchie lire, in contanti, e 4 chili d'oro in lingotti. Vitaliano Ferraggine ha perso l'impiego, vive chiedendo lavoro come cameriere nei ristoranti. del risarcimento dice di potere pagare alla corte dei conti solo dodicimila euro, ovvero tutta la sua liquidazione. Ferraggine all'improvviso ha ritrattato l'intervista e mi ha detto: "ho paura''. Mi e' rimasto solo un colloquio non registrato, ascoltiamolo.

    Speaker
    Il mio superiore mi indicava la ditta che doveva vincere, e noi economi davamo i punti a quelle ditte, stabilivamo i parametri e garantivamo la tranquillità nel servizio all'imprenditore per evitare che ricevesse contestazioni sulla fornitura. L'imprenditore pagava il provveditore e gli economi, cioè noi, compravamo il silenzio degli altri attraverso favori e regali. Io ho preso cinquantaquattro milioni delle vecchie lire in tangenti, in due anni. Quando in giacca e cravatta sono finito a San Vittore non riuscivo a capire il motivo, non potevo immaginare che fosse a causa delle mazzette perché lo facevano tutti. Tre mesi e otto giorni in isolamento, quando ho confessato sono stato minacciato fin dentro la cella, perché per gli altri detenuti io ero un pentito. Con i soldi delle tangenti pagavamo le tessere politiche per Forza Italia. Le facevamo ai dipendenti a parenti e amici. Poi le cene con i pezzi grossi della politica. Era un sistema. Ma io oggi ho pagato il mio debito.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Se qualcuno non si fa gli affari suoi ,e da ficcanaso, denuncia la corruzione, che cosa accade? Sulla prima pagina di questa sentenza, processo Poggi Longostrevi, i giudici hanno scritto un nome, il suo: avvocato Giuseppe Santagati.

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Abbiamo iniziato l'indagine che io ero direttore della USL 39, quella che vedete alle mie spalle, perché una dottoressa mi aveva segnalato delle strane prescrizioni di medici. Incaricai il responsabile dei medici di base perché partivano dai medici di base queste prescrizioni.

    ANIELLO CUSATI - Ex responsabile medici di base USL 39
    All'inizio ebbi molte difficoltà ovvero delle resistenze perché non riusciamo ad inquadrare bene il fenomeno corruttivo, non riusciamo a sapere i numeri, non riuscivamo a trovare collaboratori che ci spiegassero come era effettivamente andata. Dopo un po' di tempo un collega mi fornì un aiuto spiegandomi come c'erano delle prescrizioni pilotate.

    AUTRICE
    In che cosa consisteva?

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Consisteva in una elargizione a ogni medico che prescriveva degli esami che non potevano essere rimborsati di una cifra che si aggirava sulle settantamila lire. Parlo nella certezza ho presentato la denuncia alla Procura della Repubblica.

    AUTRICE
    Chi si avvantaggiò della corruzione?

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Il centro di medicina nucleare del dottor Poggi Longostrevi.

    AUTRICE
    Quindi un privato.

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Un privato convenzionato con la Regione.

    AUTRICE
    Che cosa le accadde?

    ANIELLO CUSATI - Ex responsabile medici di base USL 39
    Telefonate anonime di notte, minacce anche, fu un periodo duro, molto duro, per me e la mia famiglia.

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Ho ricevuto minacce, ingiurie, insulti.

    ANIELLO CUSATI - Ex responsabile medici di base USL 39
    Addirittura anche un politico mi telefonò e mi disse di lasciar perdere perché…

    AUTRICE
    Un politico locale o nazionale?

    ANIELLO CUSATI - Ex responsabile medici di base USL 39
    Nazionale.

    AUTRICE
    E che le disse?

    ANIELLO CUSATI - Ex responsabile medici di base USL 39
    E mi disse di lasciar perdere e non continuare nell'indagine, però era mio dovere perché ero dipendente dello Stato e quindi dovevo difendere gli interessi dei cittadini.

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Dal '95 al '97 solo nella mia USL il danno era di oltre tre miliardi.

    AUTRICE
    Perché poi c'era un giro più ampio.

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Moltiplicato per la Lombardia il giro era molto ampio.

    AUTRICE
    Qualcuno l'ha ringraziata?

    GIUSEPPE SANTAGATI - Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    No. Solo un magistrato della Procura della Corte dei Conti mi ha detto "guardi grazie a lei abbiamo perlomeno recuperato in parte il danno in questi dieci miliardi".

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Dieci i miliardi delle vecchie lire recuperati dalla corruzione, quattrocento i medici coinvolti. Il processo si è concluso con numerose condanne, e morale della favola.

    ANIELLO CUSATI – Ex responsabile medici di base USL 39
    In quel tempo sono stato abbastanza emarginato, non ho potuto più occupare la posizione che avevo prima, quasi che fossi io il colpevole. Adesso sto cominciando a rivedere mi si consenta di dire lavoro un'altra volta della mia professionalità.

    GIUSEPPE SANTAGATI – Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Quando ho avuto il benservito dalla Regione perché non sono stato più confermato come direttore generale, nel 2001 poi ho avuto un infarto.

    AUTRICE
    È stata pesante questa vicenda?

    GIUSEPPE SANTAGATI – Ex direttore generale USL 39 Lombardia
    Mi è pesato, dal punto di vista morale notevolmente.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Poi c'è anche la corruzione internazionale. Secondo i dati dell'ufficio italiano cambi, negli ultimi sei anni, ci sono state oltre 30.000 segnalazioni sospette da parte delle banche: è un dato che indica il nostro paese a rischio di corruzione e di riciclaggio di danaro sporco. Qualche magistrato, indagando sulla corruzione internazionale, come Enelpower, ha scoperto tangenti protette dallo scudo fiscale, provvedimento del governo sul rientro dei capitali detenuti all'estero, in vigore dal 27 settembre 2001 al 30 settembre 2003. Per sciogliere i nodi e per dovere di cronaca, chiedo aiuto a un esperto di mercati finanziari dell'Università Bocconi di Milano.

    DONATO MASCIANDARO – Docente economia monetaria Bocconi
    Con il termine scudo fiscale si indica un provvedimento dell'attuale governo che ha consentito la regolarizzazione di oltre settantamila milioni di euro, di cui quarantatremila rimpatriati. Io stesso lo avevo salutato con interesse: si fa un provvedimento una volta, da quel momento in avanti si impongono sanzioni severissime. Un'intuizione che è stata già applicata con successo negli Stati Uniti, quella delle amnistie fiscali. Il denaro poteva rientrare dall'estero in due modi: attraverso canali tra banche, e lì la provenienza estera era automaticamente certificata, ovvero attraverso l'utilizzo di contanti. In questo caso bastava una dichiarazione del soggetto e a questo punto è su questo tipo di rientro che possiamo porre un punto interrogativo. Se io ho ricevuto una tangente e ne devo giustificare la presenza sui miei conti e ho ricevuto questa tangente in forma di contante, vado alla banca, dichiaro che è contante che proviene dall'estero, lo dichiaro non devo dimostrarlo, ed ecco che rientro nel provvedimento dello scudo fiscale.

    AUTRICE
    È possibile che lo scudo sia servito a riciclare denaro sporco in Italia a buon mercato?

    DONATO MASCIANDARO – Docente economia monetaria Bocconi
    Non lo si può escludere se si vuole pensare ad una legge completamente impermeabile, bisogna pensare ad una legge in cui ci fosse anche l'obbligo di dichiarare, dimostrare anzi, la provenienza del contante, e quest'obbligo non c'era, quindii se vuole un buco tra virgolette, nella legge c'era. Ci sono state delle segnalazioni legate all'utilizzo dello scudo fiscale.

    AUTRICE
    Quindi ci sono state segnalazioni di operazioni sospette.

    DONATO MASCIANDARO – Docente economia monetaria Bocconi
    In alcuni casi sì.

    AUTRICE
    Non è curioso che da una parte l'autorità giudiziaria persegue i capitali sporchi e dall'altra parte ci sia stata una legge che in qualche modo li abbia coperti?

    DONATO MASCIANDARO – Docente economia monetaria Bocconi
    Beh è una curiosità che si trova di frequente nel nostro ordinamento, io mi occupo di mercati finanziari e i mercati finanziari sono molto presidiati contro il rischio riciclaggio e in un contesto generale in cui ad esempio si depenalizza il falso in bilancio. Non c'è stato invece l'inasprimento che è tipico delle esperienze statunitensi, per cui si potrebbe dire che abbiamo fatto il percorso inverso di Cristoforo Colombo, siamo partiti per cercare l'America e abbiamo trovato l'India, perché l'India è nota per essere un paese in cui a furia di condoni eccezionali, nessuno paga più le tasse regolari.

    VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
    Ma la corruzione non consiste solo nell'indurre con doni e promesse ad azioni contrarie al dovere. Come ci spiega il dizionario è anche una mentalità che spinge al disfacimento, a falsare, a rendere spiritualmente viziato qualcosa; e allora seguiamo le orme lasciate dalle sentenze della Corte dei Conti. Torniamo in provincia.

    AUTRICE
    L'ex sindaco Colle si era raddoppiato l'indennità.

    UOMO
    No.

    AUTRICE
    Sì, la Corte dei Conti lo ha condannato a restituire i soldi, insieme a tutti quelli che lo hanno votato.

    UOMO
    Sì? No.

    DONNA 1
    Colle si era raddoppiato lo stipendio per cui era stato denunciato e lo avevano anche, cioè lui aveva dovuto rimborsare.

    AUTRICE
    Si è preso i soldi dei cittadini.

    DONNA 1
    Sì certo.

    AUTRICE
    Lo sapeva?

    UOMO
    No.

    AUTRICE
    Lei lavora al Comune.

    UOMO
    No, non lavoro al Comune però sono un membro del Comune, ho aiutato Alessandrini a farlo votare.

    AUTRICE
    Alessandrini chi è il nuovo sindaco?

    UOMO
    Sì è il nuovo sindaco.

    DONNA 1
    Il fatto è che ha vinto sempre Forza Italia.

    SILVANA ZONTA – Ex cons. comunale Rifondazione Comunista
    Il consiglio comunale aveva ratificato il suo raddoppio di stipendio. Io sono di Rifondazione Comunista per cui ero all'opposizione e lui se l'è raddoppiato; poi purtroppo la Corte dei Conti ci ha messo tanti anni, per cui da cinquantacinque mila euro che avrebbe dovuto pagare di penalità, ne paga sedicimila.

    AUTRICE
    Sono stati condannati anche i consiglieri.

    SILVANA ZONTA – Ex cons. comunale Rifondazione Comunista
    Sì anche i consiglieri, perché chi vota automaticamente si assume la responsabilità del proprio voto.



    http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...E90217,00.html

  4. #4
    Forumista senior
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    fucilare un paio di caporioni a casaccio...crei il clima ...le condizioni per superare i problemi

  5. #5
    NEOFASCISMO........
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    SALERNO ovviamente
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    Predefinito maledetti

    se solo il 10% delle mie "bestemmie" indirizzate ai responsabili dello sfascio arrivasse a compimento.........sarebbe una Santa Ecatombe!
    negli ultimi anni si era addirittura parlato del PEDAGGIO!!! IL PEDAGGIO SULLA SALERNO-REGGIO CALABRIA? scherzavano vero? quando e se sarà mai finita del tutto.............impossibile! ci ho perso le speranze .........ma se mai sarà terminata..............DOVRA' ESSERE GRATUITA PER 100 ANNI PER RISARCIRE NOI AUTOMOBILISTI DEL SUD CAMPANIA, DELLA LUCANIA E DELLA CALABRIA che abbiamo percorso quei km. assurdi, com'è assurdo la notte trovare le fiaccole di cantiere piazzate in mezzo alla carreggiata, comme è assurdo verificare quando si DIMENTICANO mezzo cantiere aperto..........che scempio!

  6. #6
    EUROPA CRISTIANA
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    ...mai in un posto solo
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    basterebbero 72 mesi di sana dittatura.
    andreas

  7. #7
    email non funzionante
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    e vedremo con il ponte , se si farà, cosa succederà!

  8. #8
    Nuova Destra Sociale
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    Predefinito

    CAMERATI NON VI PEOCCUPATE CHE ORA CI PENSA IL BERLUSCA E IL MINISTRO DEL RITORNO MATTEOLI........AH!ah!

 

 

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