vi propongo l'analisi del voto in Veneto del mio amico Andrea Causin rieletto in consiglio regionale(primo degli eletti in provincia di Venezia)
Prodi, Cacciari e Chiamparino hanno rilanciato in questi giorni la proposta del Partito Democratico del Nord. Tre figure per certi versi differenti ma che sono accomunate da un elemento fondamentale, quello di avere conseguito delle vittorie, e di avere l’autorevolezza di avanzare una proposta di questo tipo.
Mi chiedo e chiedo anche ai Democratici del Veneto, se non sia il caso di prenderla attentamente in esame, invece di liquidarla in modo frettoloso come ha fatto Bersani o come è venuto a fare Penati in sede di direzione regionale in Veneto.
C’è un dato su tutti che dovrebbe mettere in allarme il gruppo dirigente Veneto e Nazionale.
Nell’occasione delle politiche 2008, all’indomani della scelta del Lingotto in cui Veltroni aveva dato vita al Partito Democratico i voti alla Camera dei Deputati nella circoscrizione del Veneto furono 812.509. Alle regionali 2010 i voti al PD sono calati drasticamente a 456.309 in parte a onor del vero per l’astensione, ma in parte per incapacità di interpretare e rappresentare le istanze di questa regione e del Nord del Paese.
In soli due anni il PD in Veneto ha perso quasi la metà degli elettori.
Questo deve essere un campanello d’allarme da non ignorare, perché il rischio della residualità della proposta politica del PD in Veneto e nel Nord del Paese è dietro l’angolo, dal momento che con un dato che si assesta intorno al 20% risulta difficile pensare di poter vincere nelle amministrazioni locali.
Ci sono sicuramente degli errori che vanno imputati al gruppo dirigente locale, come la scelta di individuare un candidato presidente solo un mese prima del voto, anziché un anno prima. Tuttavia non si tratta solo di questo.
Se si esamina con attenzione il voto di lista, cosa che è stata fatta con il contributo dell’Ipsos nel corso della direzione regionale, si evince che la proposta del PD è debole tra i giovani di età compresa tra i 25 e 35 anni, tra gli operai, gli artigiani e i lavoratori delle aziende private, tra i pensionati.
Mentre mantiene un buon appeal tra i laureati, i dipendenti pubblici, gli studenti universitari, i professionisti.
Oggi la parola d’ordine deve essere “rilanciare” il partito.
E questa operazione di rilancio, legata ai temi, alle proposte e all’identità, non può avvenire senza una forte autonomia dalle correnti e dai capibastone nazionali.
Infatti senza una forte autonomia nella proposta culturale, nella scelta delle candidature, nella selezione dei gruppi dirigenti non sarà possibile essere efficaci sui temi del Nord.
Non è una questione nominale, ma di sostanza. Il Partito “federato” è necessario per far capire ai leader nazionali, che fino ad oggi hanno compreso e valorizzato poco di ciò che accade nella parte produttiva del Paese, che è tempo di adottare una strategia diversa, un cambio di passo.
La prova di questa disattenzione è stata una campagna elettorale in cui la questione settentrionale è stata completamente ignorata.
In campagna elettorale spesso la gente mi chiedeva se noi del PD ci stiamo rendendo conto della brutalità con cui la crisi sta facendo soccombere migliaia di imprese e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e conseguentemente la qualità della vita delle famiglie.
E gli elettori non ponevano questa domanda per una sorta di disattenzione, ma perché il Partito Democratico ancora una volta non ha saputo veicolare una proposta al Paese sui temi dell’impresa, della fiscalità, del lavoro, della salute e dell’istruzione, preferendo inseguire ancora una volta i pasticci del Pdl, le vicende giudiziarie del Premier e concentrandosi su altre zone del Paese che hanno necessità e istanze tematiche profondamente differenti.
Ecco perché trovo imprudente liquidare la proposta del Partito Democratico del Nord in modo frettoloso, perché la strada intrapresa fino ad oggi non è stata foriera di grandi vittorie e non ha dato segnali di controtendenza rispetto a un declino progressivo che rischia di essere pericoloso per il PD e per una parte del Paese che ha bisogno di poter coltivare un alternativa reale e credibile alla Lega Nord.




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