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    Predefinito Il pentimento di Calderoli

    ROMA (Reuters) - Il neo ministro leghista per la Semplificazione, Roberto Calderoli, si dice pentito per le conseguenze innescate dal gesto con cui nel 2006 mostrò una maglietta con vignette che ritraevano il profeta Maometto attirandosi le critiche del mondo islamico.

    "Mi sono pentito per le conseguenze che ha determinato e per il significato diverso che è stato attribuito. Il mio era un messaggio di pace e di avvicinamento tra le religioni monoteiste ma è stato interpretato in maniera diversa", ha dichiarato Calderoli alla trasmissione Panorma del giorno di Canale 5.

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  2. #2
    semprevivabbozzi!!!
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    Predefinito


    cosa non si fa per essere ministro ''delle leggi da semplificare''
    ((licenzieranno lo scimpanze che se ne occupava fino a ieri??)

    preparatevi a vedero vestito da bin laden la prossima volta che vuole una cadrega

  3. #3
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    Predefinito

    da Corsera

    Dopo il caso Calderoli , tensione Tripoli-ROMA

    "Sull'immigrazione non collaboriamo più"

    La Libia all'Italia: «Non proteggeremo più le vostre coste dall'arrivo di clandestini». Nel mirino anche il petrolio


    ROMA — Dopo il caso Calderoli, con l'avvertimento all'Italia da parte del figlio di Gheddafi, affinché evitasse di nominarlo ministro, pena «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia» ecco che la Libia fa sapere a Roma, tramite il suo ministero dell'Interno, che non intende più collaborare nella protezione delle coste italiane dall'ondata di sbarchi di clandestini dall'Africa, poiché Roma e altri Paesi dell'Unione Europea non hanno dato l'appoggio promesso. In più ci sarebbe un giro di vite per i visti e i contratti Eni, ma l'avvertimento non è ufficiale perché «un'imminente dura risposta» della Libia è attribuita a «fonti diplomatiche»: le voci sono state raccolte da «Staffetta quotidiana», la testata online specializzata in notizie sull'energia.
    Il benvenuto di Muhammar el Gheddafi al governo di Silvio Berlusconi è arrivato ieri sera, poche ore dopo il giuramento al Quirinale. Ed è stato pienamente nello stile del Colonnello: drastico, ribelle e allo stesso tempo suscettibile di modifiche, se la controparte vorrà negoziare per ottenerne. «La Libia non è più responsabile della protezione delle coste italiane dagli immigrati illegali», ha annunciato in un comunicato il ministero dell'Interno libico. Inviata all'agenzia di stampa Reuters e al Tripoli Post, lanota ha ricordato che si avvicina «l'inizio della stagione estiva, durante la quale questa immigrazione clandestina dalla Grande Gamahiria aumenta». Nessun riferimento diretto, invece, al passo precedente compiuto da Tripoli: venerdì scorso Seif el Islam, il figlio più politico del Colonnello, aveva promesso «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia » se tra i membri del nuovo governo a Roma ci fosse stato Roberto Calderoli, accusato sull'agenzia Jana di essere «il vero assassino» dei libici morti a Bengasi nell'assalto al consolato italiano del 2006, nato dalle proteste contro l'esibizione in tv di una maglietta con vignette di Maometto portata dall'allora ministro leghista.

    La minaccia di lasciar passare interamente il flusso di immigrazione illegale è arrivata quando un quotidiano sull'energia reperibile su Internet, Staffetta quotidiana, aveva dato per «imminente» una «dura risposta» alla nomina di Calderoli che «prevederebbe il blocco dei visti di ingresso per gli italiani in Libia e la cancellazione dell'accordo strategico tra l'Eni e la compagnia di Stato Noc siglato il 16 ottobre a Tripoli ». Esatta o meno che sia l'informazione, in questo caso il segnale è stato privo di ufficialità: l'insieme delle ripercussioni teoricamente possibili è parso delineare un percorso a tappe. «La parte italiana non si è comportata bene nel suo impegno nel dare appoggio alla Libia », è la tesi con la quale il ministero dell'Interno ha motivato la minaccia sulle coste.
    Maurizio Caprara
    09 maggio 2008

  4. #4
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    Predefinito

    incomincia il cinema....


    da RAINEWS24


    Tripoli | 9 maggio 2008
    Bossi: gli immigrati li manda Gheddafi. Berlusconi promette chiarimenti

    Il leader libico Muammar Gheddafi
    Chiavi migrazioni



    Gli immigrati? "Sono loro che ce li mandano". Così il leader della Lega Umberto Bossi replica alle domande dei cronisti che, alla Camera, gli chiedono sul fatto che la Libia ha minacciato di non proteggere più le coste dall'immigrazione clandestina forse come 'ritorsione' rispetto alla nomina al governo di Roberto Calderoli. Bossi ha anche aggiunto che "la lingua di Gheddafi è sempre stata lunga...".
    Bossi alza il tiro, nonostante Berlusconi avesse cercato di tranquillizzare sulle dichiarazioni delle Libia in tema di immigrazione."Avremo modo di chiarire con le autorità libiche. Sono fiducioso".

    La Libia, infatti, ha comunicato che non collaborerà più nel contrasto dell'immigrazione, ma per il ministro degli esteri Frattini non è una emergenza. Tripoli, ha detto Frattini, pone un "problema serio", quello delle risorse mancanti per controllare i flussi immigratori, che l'Italia intende affrontare promuovendo "una più forte collaborazione sia bilaterale che con l'Ue".

    Per la Libia Roma e altri paesi dell'Unione europea non hanno messo in atto l'appoggio promesso ma la tempistica della presa di posizione del governo libico lascia qualche dubbio, è giunta poco dopo l'insediamento ufficiale del nuovo governo di centrodestra di Silvio Berlusconi che annovera Roberto Calderoli tra i suoi ministri.
    Nei giorni scorsi il figlio del leader libico Muammar Gheddafi aveva avvertito che le relazioni tra Tripoli e Roma sarebbero peggiorate sensibilmente nel caso Calderoli avesse fatto parte del nuovo governo per via di quella maglietta offensiva per l'islam indossata due anni fa dal minsitro leghista che oggi si pente. Ma la tempistica del comunicato libico potrebbe non essere casuale.

 

 

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