Questa convulsa giornata politica si chiude con un duro comunicato dei tre coordinatori del PDL rivolto direttamente al Presidente della Camera Fini:
I coordinatori del Pdl hanno diffuso una nota al termine del vertice a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella quale esprimono "profonda amarezza per l'atteggiamento dell'onorevole Gianfranco Fini che appare sempre piu' incomprensibile rispetto ad un progetto politico comune per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi ultimi anni, un progetto di importanza storica che gode di un consenso maggioritario nel popolo italiano"
Pdl: Coordinatori, "Incomprensibile atteggiamento Fini" - Corriere della Sera
E' evidente che, nonostante le smentite, il colloquio fra la terza carica dello Stato ed il Premier ha segnato una svolta, o meglio uno strappo irrimediabile, una caduta definitiva dei rapporti fra i due. Fini - senza entrare nei dettagli - ha preteso una politica più autonoma nei confronti del Carroccio, minacciando in caso contrario la creazione di Gruppi autonomi alle Camere (de facto, la disintegrazione del PDL). Berlusconi non ha escluso, in caso di realizzazione di un simile scenario, la richiesta di dimissioni dalla Presidenza di Fini (eventualità peraltro non regolamentare: il Presidente della Camera si dimette solo se lo desidera).
Insomma, i nodi sono venuti al pettine. La crisi, pur prevedibile, rovina proprio il momento dei festeggiamenti per la vittoria elettorale alle Regionali ed ai ballottaggi del centrodestra (segnata comunque da una considerevole flessione del PDL). Ma soprattutto, polverizza la credibilità del partito in sede di discussione parlamentare sulle riforme istituzionali (che dunque si allontanano).
I "finiani", rappresentati da Bocchino, smentiscono qualsiasi possibilità di crisi di governo; lo stesso Fini si affretta stasera nel dichiarare che Berlusconi deve governare fino a fine legislatura. Le affermazioni di Schifani alludono però ad un voto anticipato in caso di rottura. I rapporti di forza non sono ancora chiari, ma pare difficile, per i finiani, creare gruppi così larghi da mettere sotto l'esecutivo (o peggio ancora, creare una nuova maggioranza con PD, UDC ed IDV). Lo spettro del ribaltone resta comunque sulla scena: in una eventuale (e sempre più prossima) guerra fratricida nessuno farà sconti. Se Fini raccoglierà abbastanza deputati e senatori, ne vedremo delle belle (o forse brutte...).
Da come è stata presentata la vicenda, però, ed alla luce delle dichiarazioni dei coordinatori (fra i quali ricordiamo La Russa), Fini appare in estrema minoranza, e soprattutto il vero responsabile della crisi, giunta in un momento quantomeno inopportuno (non che il Cavaliere sia privo di responsabilità nell'eccessivo potere affidato ai Lumbard!). Ma l'elettorato di centrodestra esce convinto (e disgustato) che per colpa di questioni di potere interno si stia perdendo altro tempo prezioso.




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