La cordata ?
nessuno sa piu' notizie di che fine
ha fatto ?
dove si trova ?
il governo ha aperto un numero verde
per chi sapesse notizie chiamare al
800


La cordata ?
nessuno sa piu' notizie di che fine
ha fatto ?
dove si trova ?
il governo ha aperto un numero verde
per chi sapesse notizie chiamare al
800


Sei rimasto l'unico a credere nella cordata, prepara i soldini piuttosto, che tanto paghi tu..






La Cordata?
Arriva...
Arriva...
Ma Anche No.


CRAXI STUDIA L' AFFARE SME
Repubblica — 03 maggio 1985 pagina 31 sezione: ECONOMIA
ROMA - Governo, partiti e sindacati si sono buttati ieri sull' operazione Buitoni-Sme-Sidalm con commenti ed osservazioni di varia natura. La privatizzazione del settore alimentare dell' Iri (una operazione storica perchè è la prima volta che l' Iri rende appetibile una sua finanziaria per i privati) è stata valutata positivamente dal complesso delle forze politiche e dal governo. Soltanto il Pci, con una dichiarazione del responsabile del settore agrario Luciano Barca, ha avanzato un giudizio negativo. "E' una sciocchezza - ha affermato Barca - che il settore alimentare non sia prioritario per l' Iri". Ma partiamo dal consiglio dei ministri che ieri mattina ha esaminato la privatizzazione decisa dall' Iri di Sme e Sidalm. Al termine della riunione Palazzo Chigi ha inserito nel comunicato un passo che suona come una approvazione con riserva dell' operato di Romano Prodi. Ecco il testo: "Il ministro per le partecipazioni statali on. Darida ha informato il consiglio sull' acquisto da parte della Buitoni delle imprese alimentari dell' Iri. Il consiglio ha espresso la sua adesione di principio alla privatizzazione di taluni settori delle partecipazioni statali, ma ritiene che l' operazione debba essere attentamente esaminata sotto il profilo della congruità. Il ministro Darida farà pervenire a tal fine una apposita relazione al presidente del Consiglio". In seno al Consiglio dei ministri Darida ha illustrato a Craxi (che accusava Prodi di mancata comunicazione al governo) di essere stato costantemente informato da Prodi delle trattative, fin dall' inizio. Ha spiegato qual è la procedura in queste circostanze e cioè che il consiglio d' amministrazione dell' Iri esaminerà l' operazione nella seduta di martedì 7 maggio e che Darida fornirà il suo parere entro 30 giorni. La probabilità che l' approvazione ministeriale slitti nel tempo - così come qualche fonte ha ieri rilevato - non è conforme alle entità in gioco e cioè al fatto che vi sono coinvolte diverse società quotate in Borsa (Sme e Alivar da un lato, Buitoni, Perugina, Cir e Olivetti dall' altro) e quindi la Consob - nell' ipotesi di incerte informazioni - dovrebbe prendere provvedimenti drastici onde evitare speculazioni. Quelle preoccupazioni che, al termine del Consiglio dei ministri, Spadolini aveva accennato essere state espresse dai rappresentanti socialisti, sono state in qualche modo esplicitate dal responsabile del settore economico del Psi, Manca in un articolo che uscirà oggi sull' Avanti. L' ex ministro afferma che "l' ingresso di capitali privati nelle imprese delle partecipazioni statali può essere un fatto positivo a condizione che si iscriva in una strategia di rilancio del ruolo propulsivo della presenza pubblica nell' economia". Manca spiega questa apparente contraddizione con il fatto che uscendo da certi settori non strategici, l' Iri debba impegnarsi di più nei settori "innovativi" e del resto Prodi ha già espresso questi concetti l' altro ieri nella conferenza stampa congiunta con De Benedetti. Definita una "superconcentrazione produttiva" quella realizzata dall' operazione Cir-Buitoni, Manca si sofferma sulle caratteristiche che Carlo De Benedetti dovrebbe imprimere al suo ingresso nel settore alimentare. "E' necessario che per il gruppo De Benedetti questa acquisizione abbia il valore di un impegno imprenditoriale di lungo periodo e non si riduca ad una operazione finanziaria, ma sia legata ad una prospettiva di impegno di risorse umane e finanziarie per lo sviluppo". Manca chiede poi che la riorganizzazione di questi due gruppi alimentari (Buitoni e Sme) lasci a Perugia e Napoli il ruolo di centri direzionali. E per quanto riguarda Prodi, i socialisti si raccomandano che l' Iri non abbia pensato a questa operazione come ad un piccolo escamotage per rastrellare 500 miliardi, ma nel quadro di un più ampio disegno di valorizzazione delle PPSS. Dopo il governo anche le forze politiche si esprimeranno su questa operazione nella sede più opportuna, cioè il Parlamento. Per il 15 maggio è stata convocata la commissione bilancio della Camera dove andrà a riferire il ministro delle PPSS. Un ministro democristiano, Salverino De Vito, ha affermato che la decisione dell' Iri "è condivisibile in linea di principio" ma non può che lasciarlo sorpreso in quanto come ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno si aspettava un ulteriore rafforzamento del settore. "E' comunque auspicabile - ha concluso De Vito - che una seria imprenditoria privata possa fare più di quanto abbia fatto negli ultimi anni la Sme nel Mezzogiorno". Mentre continuavano a fioccare le prese di posizione sull' operazione Iri-De Benedetti (il presidente della commissione industria del Senato Francesco Rebecchini ed il presidente della commissione Bilancio della camera Cirino Pomicino si esprimevano positivamente sulla nascita di un grande gruppo privato capace di contrastare la concorrenza internazionale), l' ingegnere elaborava i suoi piani finanziari ed incontrava i manager di punta del gruppo Sme. Secondo alcune indiscrezioni De Benedetti intenderebbe procedere sulla strada della integrazione fra la Buitoni e la Sme. I piani elaborati ad Ivrea sono circondati da notevole segretezza ma pare probabile una prima serie di operazioni così concepite. La Buitoni cederebbe la Perugina all' Alivar, la società quotata in Borsa controllata dalla Sme, per un importo oscillante intorno ai 200 miliardi. In un secondo momento al fine di concentrare nella capogruppo la parte industriale, la Buitoni cederebbe i suoi stabilimenti dove produce essenzialmente pasta e prodotti da forno alla Sme per un importo di 150 miliardi. Queste due operazioni finanziarie sarebbero finanziate con il ricorso al mercato azionario e con il supporto sostanziale sia di Mediobanca che dell' IMI. Sarebbe infatti nei programmi di Carlo De Benedetti effettuare gli aumenti di capitale della Sme con emissioni di azioni di risparmio, la cui integrale sottoscrizione sarebbe garantita appunto da Mediobanca ed Imi. - di ERALDO GAFFINO
http://ricerca.repubblica.it/repubbl.../079craxi.html
ARRIVA LA CORDATA DELL' ULTIMA ORA
Repubblica — 30 maggio 1985 pagina 7 sezione: L' AFFARE SME
ROMA - Alle sei del mattino Carlo De Benedetti dormiva un sonno agitato nella sua casa di via Monserrato, vicino a Campo de' Fiori. Quando poi il telefono ha distrutto il silenzio del mattino col suo primo squillo l' industriale è saltato sul letto: una chiamata a quell' ora non poteva portare una buona notizia. Ed infatti la voce dall' altra parte del filo era quella, un po' imbarazzata, dell' avvocato Grande Stevens, legale della famiglia Agnelli ma, in questa circostanza, rappresentante della famiglia Ferrero, proprietaria dell' omonima industria alimentare: "Ingegnere - sussurrò il legale - la situazione si è capovolta rispetto al nostro ultimo colloquio. I Ferrero hanno deciso di entrare nel gruppo con Barilla e Berlusconi per comperare la Sme". De Benedetti ringraziò gelidamente. Così, ieri mattina, è cominciato il giorno più lungo di questo "Affare Sme" che è una delle vicende più complicate, inquietanti e istruttive, della storia recente della nostra Repubblica. La stessa giornata si è poi chiusa con un ritorno dei protagonisti negli accampamenti e nei quartier generali: ieri è stata la grande battaglia dell' orologio e dell' attesa. Ma la guerra continua anche se adesso è forse possibile avanzare qualche previsione su chi vincerà e chi perderà. Prima di andare a dormire nel suo elegante appartamento romano Carlo De Benedetti era arrivato da Ivrea nella capitale con il suo jet-executive. Lo aveva chiamato il vicepresidente del Consiglio Arnaldo Forlani: "Non potrò essere lì prima delle undici di sera". "Venga, l' aspetto". Il colloquio fra De Benedetti e il vicepresidente del Consiglio era stato nervoso. Ciriaco De Mita aveva chiamato Forlani qualche ora prima: "Cerca De Benedetti - gli aveva detto - vedi di convincerlo ad acconsentire ad una proroga". Sembrava, fino a quel momento, che non esistesse alcun gruppo alternativo che fosse davvero in grado di rilanciare sull' offerta di De Benedetti: quest' ultimo, d' altra parte, era furioso: "Un' asta! - ripeteva - non sapevo di dover partecipare ad un' asta, altrimenti mi sarei regolato diversamente". Da qualche ora era tramontata definitivamente l' incursione di disturbo dell' avvocato Scalera, venuto ad annunciare l' arrivo di un' armata, o cordata, di compratori, che si sarebbero dovuti presentare con un portafoglio più pingue, rispetto a quello di De Benedetti, di una cinquantina di miliardi. Ma poi Scalera era sparito, le sue armate non erano mai state schierate sul campo e, teoricamente, tutto si era risolto con un ritorno allo status quo ante: l' accordo fra Iri e De Benedetti era ancora valido, per di più certificato, in linea di principio, dai ministri del Cipi. Dunque, che cosa si stava aspettando? Si stava aspettando che il ministro delle Partecipazioni Statali si decidesse a prendere le penna e firmasse la sua autorizzazione (necessaria per rendere operativo il contratto). Ma Darida non firmava, le ore passavano, la mezzanotte del giorno 28 era ormai già trascorsa e la faccenda nel suo complesso sembrava avviata verso un' imprevista metamorfosi. De Benedetti acconsentì a prorogare: "Aspetterò fino alle 13 di domani", disse a Forlani. Ma prima di tornare a casa prese il telefono e chiamò l' avvocato Grande Stevens per sapere se per caso la Ferrero avesse ricevuto pressioni per entrare nel gruppo degli eventuali acquirenti antagonisti. Il legale, in assoluta buona fede, gli rispose che no, la famiglia Ferrero non pensava affatto ad imbarcarsi in un' impresa del genere: che l' ingegnere andasse pure a riposarsi tranquillo. Ma l' ingegnere non era affatto tranquillo, il suo sonno fu agitato e poi interrotto, come abbiamo detto all' inizio, dalla chiamata dello stesso avvocato Stevens costretto a smentire se stesso. Come mai? Perchè la Ferrero nel giro di una notte aveva cambiato linea? E come mai dalle brume, dopo tanti giorni e notti in attesa di un esercito fantasma, improvvisamente le armate dei Nuovi Acquirenti erano comparse all' alba di ieri, mercoledì 29 maggio? Per la verità, di Berlusconi si era già parlato nei giorni scorsi, ma la sua partecipazione era stata considerata improbabile: che ci fa tra i panettoni un impresario di networks televisivi, per di più in liquidità languida? Ferrero e Barilla sono invece industriali puri del ramo, ma erano rimasti silenziosi. Ciò che nè De Benedetti nè l' avvocato Grande Stevens sapevano era che, mentre si svolgevano le trattative romane, un messaggero d' eccezione era a cena dai Ferrero: il ministro liberale Altissimo, sponsor della soluzione che ieri è stata ribattezzata col nomignolo di "terza cordata". Che cosa abbia detto Renato Altissimo ai Ferrero non si sa, ma deve essersi trattato di argomenti efficaci: tant' è che i suoi interlocutori cambiarono idea e scesero in campo seguendo i suoi consigli. L' idea che all' origine della "terza cordata" ci fosse il partito socialista era, più che diffusa, banale. Era noto il fastidio con cui Craxi aveva appreso dell' operazione Prodi-De Benedetti, noti tutti i passaggi successivi che avevano condotto al congelamento dell' affare. Chi ha condotto la questione, o almeno l' ha seguita con particolare cura, in casa socialista, è il responsabile della sezione economica Enrico Manca. Che cosa dice oggi Manca? "Dico che noi non siamo iscritti nè al partito della Barilla, nè a quello della Buitoni. Mi pare che la cosa sia in termini assai semplici: c' era stata una operazione molto impropria. Impropria perchè l' ingresso della mano privata nel settore alimentare, va benissimo. Quello che non va bene è che i privati non siano messi in regime di concorrenza fra loro. Noi abbiamo contestato che il passaggio della Sme dall' Iri a De Benedetti fosse stato condotto in una maniera, come dire, molto, troppo riservata. Tanto riservata che quasi non se ne accorgeva nessuno. E invece un fatto mi pare che sia incontestabile: lo Stato può vendere la Sme incassando 100 miliardi di più di quanti ne volesse dare De Benedetti. Non è cosa da poco". Certo, non è cosa da poco. Ma è cosa da molto che i nuovi acquirenti siano notoriamente inclini a smembrare la Sme, un pezzo a Berlusconi e due pezzi agli altri, senza avere obblighi occupazionali, meridionali e di protezione dall' ingresso di società straniere. I socialisti cercano di buttare acqua sul fuoco: "Smembrare? Non credo affatto - dice Manca - anzi penso che questi acquirenti vogliano comprare altre industrie alimentari dall' Efim e accorpare. In ogni caso, sì, sono preoccupazioni giuste, bisognerà vigilare". Intanto, anzi prima che queste dichiarazioni ci fossero rese, De Benedetti aspettava guardando l' orologio. Aveva detto che avrebbe atteso le tredici, non un minuto di più. In realtà ha aspettato un' altra mezz' ora. Dopo di che ha vergato il comunicato da dare alle agenzie di stampa, è salito sul suo jet ed è tornato ad Ivrea. Poco dopo, Ciriaco De Mita, che aveva seguito tutta la faccenda chiuso con i suoi negli uffici di segreteria della Dc a piazza del Gesù, saliva anche lui su un aereo per arrivare a Bruxelles in tempo per vedere la drammatica partita Juventus-Liverpool. Anche il presidente dell' Iri, Romano Prodi, alla fine del giorno più lungo ha deciso di tornarsene a casa. Con propositi non bellicosi ma gelidi: "Prenderò tempo. Molto tempo. Desidero indagare fino in fondo su questi nuovi acquirenti, accertarmi che tutto sia in regola, che ogni necessaria garanzia sia rispettata e soltanto dopo questi accertamenti riapriremo la questione". Carlo De Benedetti è rientrato nei suoi quartieri, ma non si è affatto ritirato dalla competizione. I tempi che erano stati originariamente previsti sono saltati, gli ultimatum scaduti, la battaglia sospesa, la guerra avviata a una fase di logoramento. Tutti questi sviluppi hanno fatto crescere la febbre nei partiti e in particolare fra democristiani e socialisti. La grande partita è entrata nella fase finale soltanto lunedì, quando la contrapposizione fra socialisti e democristiani diventò concreta con una violenta litigata fra i ministri Goria e De Michelis (che saltava da un ufficio all' altro trattando per la Sme e per il referendum). In casa democristiana c' era stata una rottura dei ranghi con il passaggio di Darida (ministro delle Partecipazioni statali) al campo anti-debenedettiano. Il ministro, benchè Ciriaco De Mita avesse cercato di convincerlo in tutti i modi, si era rifiutato di siglare l' accordo. Circolano diverse versioni sul fatto che il ministro democristiano, vicino a Fanfani, abbia cambiato atteggiamento. Secondo una di queste, a deciderlo sarebbe stata una telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, il quale gli avrebbe detto: "Clelio, da pubblico ufficiale a pubblico ufficiale, io ti avverto che se firmi ti denuncio all' Inquirente per aver causato danni gravi allo Stato". Fatto sta che il "non possumus" di Darida ha fornito agli avversari di De Benedetti ciò che non avevano: il tempo. - di PAOLO GUZZANTI
http://ricerca.repubblica.it/repubbl...015arriva.html


non doveva prenderla il brasiliano a sto giro....?
Milano, 20:47
ALITALIA: ERMOLLI CHIEDE DATI SU INCARICO DI BERLUSCONI
Bruno Ermolli, su incarico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha chiesto ad Alitalia di fornire "dati e informazioni aggiornate sulla compagnia". Lo rende noto un comunicato dello stesso Ermolli. "Bruno Ermolli - e' scritto - informa che, nella sua qualita' di incaricato dal presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, ha inoltrato, in data odierna, al presidente di Alitalia la richiesta di dati ed informazioni aggiornati sulla Compagnia, allo scopo di esaminarli con gli imprenditori e gli investitori maggiormente interessati ad elaborare un'ipotesi di sostenibilita' economica e finanziaria di un progetto per il rilancio della compagnia di bandiera".
fonte: Repubblica.it




alla faccia della trasparenza delle procedure.
in qualita' di amico di famiglia di tizio e di cugino di sempronio, io chiedo a caio informazioni riservate, delle quali riferiro' a tizio.
e gli altri che non mi rompano i maroni.
occorre la massima riservatezza (sono cazzi miei, quello che faccio).
si sa mai che qualcuno domani possa obiettare circa la congruita' delle mie decisioni.
in fondo e' una societa' del Tesoro, cioe' di tutti, quindi di nessuno.
e poi e' anche quotata in borsa, almeno finche' non fallisce.
ma quelli che criticavano l' "opacita" di TPS dove sono finiti, tutti a bere whisky al roxy bar?