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    Thumbs up Federalismo e democrazia:partire dal modello svizzero

    15 febbraio 2008 - 09.35
    Federalismo: un valore sacro

    La Svizzera è uno stato federale ed è organizzata secondo il modello federalista. I Cantoni, in qualità di stati membri, beneficiano di un'ampia autonomia.

    Sin dal passaggio della Svizzera a Stato federale avvenuto nel 1848, il federalismo rientra tra i principi cardine della politica statale ed è saldamente ancorato nella Costituzione.

    Chi ha frequentato le scuole in Svizzera sa esattamente di cosa stiamo parlando: basta affrontare l'argomento "sistema scolastico" con una persona proveniente da un altro cantone, che immediatamente si alza un cortina di fumo e raccapezzarsi diventa davvero difficile. Quello che per alcuni si chiama liceo, per altri è il ginnasio e per altri ancora la scuola cantonale. Nei cantoni Argovia e Soletta si parla di scuole di circolo.

    E quando dal sistema scolastico si passa a quello politico le cose non vanno diversamente. Quello che nel canton Berna è un "Regierungsrat" (Governo), a Friburgo è uno "Staatsrat" (Consiglio di Stato).

    È in questi ed innumerevoli altri esempi che l'origine federale della Svizzera si manifesta nel quotidiano.

    I cantoni - e anche i comuni - godono di un'ampia autonomia. Solo i compiti che non possono affrontare da soli vengono delegati all'istanza superiore.

    Viste alcune sue peculiarità quanto meno singolari - ad esempio i 26 diversi codici di procedura penale applicati a livello nazionale - il federalismo viene tacciato, non senza un pizzico di malignità, di mentalità piccolo-cantonale. Eppure, le sue fondamenta sono più che mai sacre e i cantoni vegliano gelosamente affinché le loro libertà vengano intaccate il meno possibile.
    L'antitesi dello Stato centrale

    L'etimologia di federalismo deriva dal latino «foedus», che tradotto significa patto, alleanza o contratto, ma il concetto non conosce una definizione univoca, bensì molteplici interpretazioni. Ad esempio può alludere a una forma di organizzazione statale, a un modo di fare politica o ancora a un programma politico.

    Nell'uso corrente, federalismo viene utilizzato principalmente per indicare una forma di organizzazione statale. Oltre alla Svizzera, tra i Paesi europei che si sono dotati di una costituzione federale, spiccano la Germania, l'Austria e la Russia. Sul versante opposto, figurano invece gli Stati centrali o unitari.

    In questo caso, gli Stati membri sono spesso relegati al ruolo di mere circoscrizioni amministrative, assoggettate agli ordini che giungono dal governo centrale e con un margine di autonomia comparativamente più ristretto. Tra gli Stati centrali per antonomasia figurano ad esempio la Francia, l'Italia oppure la Svezia.
    Il frutto di una guerra civile

    Nella Costituzione federale della Svizzera, il federalismo inteso come fondamento della politica statale e sommo principio organizzativo occupa una posizione eminente. L'articolo 3 recita infatti: «I cantoni sono sovrani per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione.»

    Il termine stesso, tuttavia, non figura esplicitamente in nessun passaggio della Costituzione. Dal punto di vista storico, il federalismo di stampo elvetico è il frutto delle diatribe tra i cantoni più liberali che auspicavano una maggiore centralizzazione e quelli cattolici-conservatori che propugnavano invece la loro sovranità. Tali tensioni, culminate nella guerra civile del 1847 («Guerra del Sonderbund»), sfociarono un anno dopo nella creazione dello Stato federale.

    Malgrado questi antefatti, la Costituzione del 1848 non era affatto un diktat imposto dai vincitori, bensì un compromesso tra le tendenze centralizzatrici e quelle federaliste dal quale l'autonomia e l'indipendenza dei cantoni uscirono rafforzate.
    Il federalismo: un caposaldo a rischio?

    Il federalismo è tutt'altro che una grandezza fissa e immutabile. Anche se il principio di fondo resta inviolabile, la sua impostazione, ossia la concreta ripartizione delle competenze tra Confederazione e cantoni, è regolarmente al centro di discussioni. Insomma, in Svizzera la questione del federalismo cova sotto la cenere, sempre pronta a riaccendere il dibattito sulla politica statale.

    Dalla revisione parziale della Costituzione federale avvenuta nel 1874 – scrive lo storico Christian Sonderegger nella pubblicazione «Aktuelle Schweiz» – si osserva una strisciante erosione della sovranità cantonale. Oggi – prosegue lo studioso – lo stesso federalismo corre seri pericoli e i cantoni sono sempre più spesso ridotti a fungere da organi esecutivi della Confederazione.

    In discussione vi sono anche i confini geografici dei Cantoni, ossia l'integrità territoriale dei singoli Stati membri. Sinora gli svizzeri si sono sempre pronunciati a sfavore di qualsiasi fusione cantonale (l'unificazione di Ginevra e Vaud è stata respinta in votazione popolare), ma un gradino più in basso, a livello comunale, le aggregazioni sono all'ordine del giorno. Se questo fenomeno condurrà o meno a una perdita di autonomia è ancora al centro di controversie.

    http://www.swissinfo.ch/ita/politica...t=1553&sub=yes



    18 marzo 2008 - 08.09
    La democrazia diretta: l'ultima parola al popolo


    Democrazia diretta: raccolta di firme


    Nel sistema politico svizzero il popolo ha spesso l'ultima parola grazie alla possibilità di lanciare un referendum o un'iniziativa.

    Accanto al parlamento, la popolazione può attivamente contribuire a modificare la Costituzione o le leggi grazie agli strumenti della democrazia diretta.

    Ogni anno, i cittadini svizzeri ricevono diverse buste da parte della Confederazione, dei cantoni e dai comuni. In questo modo vengono invitati ad esprimersi sulle questioni politiche più disparate.

    A differenza di ciò che accade nelle maggior parte delle democrazie rappresentative, il popolo non viene chiamato alle urne soltanto a ritmo biennale o quadriennale, bensì molto più regolarmente. I cittadini svizzeri possono esprimersi in qualità di ultima istanza politica anche su temi specifici e settoriali.

    In generale, ciò avviene attraverso delle schede di voto compilate segretamente ed immesse nelle classiche urne. In alcuni cantoni e comuni, le votazioni si svolgono invece pubblicamente durante delle assemblee popolari.

    Pure gli oggetti delle votazioni possono essere decisi dagli stessi cittadini. In seguito alla revisione costituzionale del 1874, i diritti politici e la legge sul referendum furono ampliati. Nel 1891 venne inoltre introdotto il diritto d'iniziativa.

    Il popolo cambia la Costituzione

    Tramite le loro firme, 100'000 cittadini possono richiedere la modifica di singoli articoli costituzionali o addirittura la revisione dell'intera carta fondamentale dello Stato. Prima dell'entrata in vigore di qualsiasi mutazione, ogni iniziativa popolare deve comunque passare attraverso un processo a più livelli.

    Dopo la verifica della validità delle firme e della richiesta, sia il Consiglio federale che le due camere del parlamento sono chiamate a dibattere sul testo. Il legislativo propone poi ai cittadini di accettare o rifiutare l'iniziativa. In alcuni casi, il parlamento può elaborare un controprogetto che, pure sottomesso al voto popolare, rappresenta un'alternativa alle proposte originali dell'iniziativa. Questa lunga procedura implica che dal momento della presentazione dell'iniziativa a quello della votazione finale possono trascorrere anche degli anni.

    La gran parte delle iniziative non riesce tuttavia a superare lo scoglio popolare. Tra il 1891 e il 2007 ne sono state accolte soltanto 15. Da questo dato non si può però concludere che l'iniziativa sia uno strumento poco utile alla democrazia diretta. In effetti, spesso la proposta popolare contribuisce ad avviare un dibattito politico che si protrae nel tempo.
    Bloccare il parlamento

    Quale secondo strumento di democrazia diretta, i cittadini dispongono del diritto di referendum, che permette loro di prender parte attivamente ai processi legislativi. La Costituzione federale garantisce al popolo svizzero il diritto di esprimersi a posteriori sulle decisioni del parlamento.

    In alcuni casi (referendum obbligatorio), le risoluzioni delle camere devono essere poste automaticamente in votazione. In altre occasioni (referendum facoltativo), con la loro firma 50'000 cittadini possono richiedere che una decisione già avallata dal parlamento venga sottoposta al popolo. Il diritto di referendum viene considerato una caratteristica del sistema di diritto pubblico svizzero.

    L'esistenza di questo strumento di democrazia diretta implica la costante minaccia di bocciatura popolare di una decisione parlamentare. Quale conseguenza, in occasione dei dibattiti in parlamento, le opinioni dei vari gruppi d'interesse capaci di condurre in porto un referendum devono sempre essere sufficientemente considerate. Il sistema politico svizzero viene così definito una democrazia referendaria.
    Voto per alzata di mano

    Iniziative e referendum non esistono soltanto a livello federale. I cittadini possono influenzare i processi legislativi anche a livello cantonale e comunale, dove i meccanismi di democrazia diretta prevedono inoltre ulteriori strumenti.

    Ad esempio, nell'84% dei circa 3000 comuni svizzeri, la popolazione si riunisce almeno una volta all'anno per formare l'assemblea comunale. A livello cantonale, questa forma di democrazia diretta esiste ancora soltanto a Glarona e nell'Appenzello Interno, dove, durante la riunioni di piazza, il popolo forma l'istanza politica più alta del cantone e vota per alzata di mano.
    Il popolo, sempre in minoranza

    Fino al 1971 la Svizzera federale è stata una democrazia esclusivamente maschile, anche se a livello cantonale e comunale, le donne avevano ottenuto il diritto di voto e di eleggibilità già a partire dagli anni '60. La Confederazione elvetica è stata uno degli ultimi paesi europei a concedere i diritti politici alle donne.

    Nel primi 120 anni di esistenza dello Stato federale, una gran parte della popolazione non aveva dunque il diritto d'esprimersi politicamente. Oggi, nonostante il fatto che il suffragio universale sia stato acquisito, in media soltanto un cittadino su due si reca alle urne in occasione delle votazioni.

    Dal 1991, il diritto di voto viene concesso a tutte le persone che hanno compiuto 18 anni e che dispongono dei diritti politici. In diversi cantoni romandi, anche gli stranieri hanno la possibilità di esprimersi nelle votazioni comunali o cantonali.

    http://www.swissinfo.ch/ita/politica...47437000&ty=st

    http://it.wikipedia.org/wiki/Votazioni_in_Svizzera



    Il nostro Parlamento prenda nota e segua il modello svizzero please.

    •   Alt 

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    Un altro buon sito molto interessante
    http://www.progettoitaliafederale.it/CH_map.htm

 

 

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