In manette a Palermo Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio
nel 2006 condannati per favoreggiamento ed associazione mafiosa
Riciclavano denaro di Cosa Nostra
arrestati imprenditori e banchiere
Disposto il sequestro di conti correnti, beni mobili e 13 milioni di euro in contanti
L'accusa: "Hanno occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite"
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PALERMO - Sono complessivamente nove gli indagati dell'inchiesta che stamattina ha portato all'arresto degli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo e di Nicola Bravetti, banchiere svizzero per intestazione fittizia di beni. Gli altri indagati sono a piede libero. Gli investigatori hanno accertato l'esistenza di 13 milioni di euro in un conto corrente estero, identificato con il nome di Pluto, presso la filiale della Arner Bank a Nassau (Bahamas), che sarebbe stato nella disponibilità degli Zummo.
Per muovere le somme di denaro, gli investigatori hanno intercettato le telefonate di Francesco Zummo mentre da vari telefoni pubblici di Palermo contattava il co-direttore della svizzera Aner Bank, Nicola Bravetti. L'imprenditore, ogni volta che iniziava la conversazione con il dirigente dell'istituto di credito, si presentava come "Moro".
Il conto "Pluto fund" veniva gestito da Bravetti, attraverso l'intermediazione del suo referente a Nassau, David Thain. I contatti fra gli imprenditori e il co-direttore risalgono al 2003. Fra le numerose perquisizioni effettuate oggi, si segnala quella alla sede milanese dell'Istituto di Credito svizzero e a Lugano.
I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nel capoluogo siciliano e a Milano e rientrano in una inchiesta della procura palermitana sul riciclaggio che sarebbe stato messo in atto da affiliati alla mafia. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato, e dai sostituti Antonio Ingroia, Fernando Asaro e Domenico Gozzo, che hanno chiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, i tre provvedimenti cautelari per Nicola Bravetti, Francesco e Ignazio Zummo. Padre e figlio nel 2006 erano già stati condannati con il rito abbreviato rispettivamente a cinque e tre anni di reclusione, per favoreggiamento e associazione mafiosa. Secondo l'accusa i due sarebbero stati prestanome del costruttore palermitano Vincenzo Piazza. Nei loro confronti è ancora in corso un procedimento davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale.
Il gip ha inoltre disposto il sequestro di conti correnti e beni mobili, tra cui un'imbarcazione da diporto - cabinato di circa 13 metri - e una Bmw. Gli indagati sono accusati, in particolare, di aver "occultato denaro ritenuto proveniente da attività illecite - come spiegano gli inquirenti - riconducibile agli affari di Cosa nostra". Infine, gli uomini della Dia hanno provveduto al sequestro di 13 milioni di euro, in contanti, depositati su un fondo aperto presso una banca delle Bahamas.
La banca Arner ha voluto chiarire che Bravetti si è dichiarato del tutto estraneo ai reati contestati. "Il provvedimento - spiega in una nota l'istituto di credito - è posto in essere in Italia. Il dottor Bravetti, tramite il suo difensore, avvocato Guido Carlo Alleva, ha comunicato l'autosospensione da tutti gli incarichi ricoperti". La banca ha ammesso che apprezza la correttezza e sensibilità del di Bravetti e ha aggiunto che "Il provvedimento coglie di sorpresa l'istituto poichè la struttura e le sue consociate estere operano da sempre nel pieno rispetto delle norme e informano ogni volta che ce ne sia bisogno le autorità di vigilanza competenti, mettendo in atto tutte le misure conservative di legge".
http://www.repubblica.it/2008/05/sez...i-palermo.html



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