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    Predefinito Solennità di Pentecoste



    Giorno di Pentecoste, in cui si conclude il tempo sacro dei cinquanta giorni di Pasqua e, con l’effusione dello Spirito Santo sui discepoli a Gerusalemme, si fa memoria dei primordi della Chiesa e dell’inizio della missione degli Apostoli fra tutte le tribù, lingue, popoli e nazioni.

    (Martirologio Romano)

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  2. #2
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    domenica 11 maggio 2008
    Anno A
    Gv 20,19-23
    La festa di Pentecoste è il compimento del mistero pasquale: le energie del Risorto si riversano sulla sua comunità la quale, grazie allo Spirito santo, confessa Gesù Cristo quale Figlio di Dio e Signore (cf. 1Cor 12,3) e lo testimonia nella compagnia degli uomini.
    Ecco perché il brano proposto dalla chiesa alla nostra meditazione, la conclusione del quarto vangelo, ci presenta il dono dello Spirito fatto dal Risorto ai suoi discepoli. Vi è in questa pagina il compimento di un’attesa che attraversa tutto il vangelo. Lo Spirito, amore del Padre, scende su Gesù in forma di colomba al momento del battesimo, come attesta Giovanni il Battezzatore, che aggiunge: «Chi mi ha mandato a battezzare con acqua mi ha detto: “L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza, immerge in Spirito santo”» (cf. Gv 1,32-33). Queste parole suscitano l’attesa di questa immersione definitiva nello Spirito da parte di Gesù, attesa ridestata poco più avanti dall’evangelista: «Colui che Dio ha inviato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura» (Gv 3,34).

    Gesù stesso, nell’ultimo e solenne giorno della festa delle Capanne, ritto in piedi nel tempio grida: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”» (Gv 7,37-38; cf. Is 55,1-3; Ez 47,1-12; Zc 13,1; 14,8). E qui di nuovo l’autore del vangelo commenta con la sua solita intelligenza spirituale: «Questo disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato». Ancora, nei «discorsi di addio» (cf. Gv 13,1-16,33), prima di passare da questo mondo al Padre, Gesù promette ripetutamente ai discepoli che non li lascerà orfani: essi non dovranno temere nulla perché Gesù pregherà il Padre il quale invierà nel suo Nome lo Spirito Consolatore, che insegnerà loro ogni cosa e li guiderà alla piena verità; li condurrà cioè a fare memoria di tutta la vita di Gesù e ad assumerla in profondità, fino a farne la fonte della loro stessa vita.
    Ed ecco che giunge, puntuale, la realizzazione della promessa. Gesù aveva più volte profetizzato che sarebbe venuta per lui l’ora dell’innalzamento, della glorificazione: ebbene, elevato sulla croce, dopo aver pronunciato la sua ultima parola – «Tutto è compiuto!» – Gesù «reclinato il capo consegnò lo Spirito» (Gv 19,30). Per il quarto vangelo il momento della morte di Gesù è in realtà più che mai l’ora in cui egli agisce come Vivente e, ripieno della gloria di chi ama fino alla fine, fa il dono definitivo, quello che dà inizio agli ultimi tempi: Gesù dona lo Spirito santo alla chiesa che è ai piedi della croce, rappresentata da sua madre e dal discepolo amato, e lo dona anche a tutta l’umanità a lui ostile o indifferente. A conferma del compimento avvenuto, l’evangelista attesta che «uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34), il sangue dell’alleanza e l’acqua segno dello Spirito…

    Ma Gesù vuole che il dono dello Spirito sia accolto consapevolmente dalla sua comunità, dispersa nell’ora della croce. Per questo la sera del giorno della resurrezione si manifesta ai discepoli chiusi nella loro paura, torna ad assumere il posto centrale che spetta al Signore e annuncia loro la sua pace, quella che il mondo non può dare. Infine, dopo aver mostrato le ferite dell’amore che restano indelebili nel suo corpo, «alita su di loro», gesto che segna una nuova creazione (cf. Gen 2,7), «e dice: “Ricevete lo Spirito santo”». Il dono è nel contempo responsabilità, è in vista della missione essenziale affidata da Gesù alla chiesa: rimettere, perdonare i peccati a tutti gli uomini, nessuno escluso.
    Sì, «lo Spirito santo è la remissione dei peccati», come recita una bella preghiera liturgica. In questo giorno di Pentecoste, mentre facciamo memoria di tutta la vita del Signore Gesù sfociata nel dono dello Spirito, dovremmo invocare questo stesso Spirito perché metta in noi il suo frutto per eccellenza: la capacità di compiere gesti concreti di perdono e di riconciliazione nelle nostre relazioni quotidiane. Questo è vivere da con-risorti con il Signore ed essere nella storia testimoni credibili del grande dono dello Spirito santo.
    Enzo Bianchi



  3. #3
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  4. #4
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    Dal trattato "Sullo Spirito Santo" di s. Basilio Magno.
    De Spiritu Sancto, XVIII, 45-46; IX, 22-23; XIX,49. XXVI, 61.64. SC 17, 194-195. 145-148. 200-202. 225-227. 230-231.

    Nella semplicità di Dio l'unità delle Persone consiste nella comunione della divinità. Uno è anche lo Spirito Santo, nella sua propria realtà; ma è congiunto al Padre, che è uno, per il Figlio, che è uno, e per mezzo suo completa la beata Trinità, degna di ogni lode.
    Lo Spirito è intimamente imparentato con il Padre e il Figlio. Lo palesa il fatto che egli non è posto nella moltitudine delle creature, ma è da solo proferito. Egli non è infatti uno fra molti, ma è l'unico. Come uno è il Padre e uno il Figlio, così anche uno è lo Spirito Santo. Perciò tanto lontano si trova dalla natura creata quanto una cosa solitaria verosimilmente lo è da ciò che è congregato in un tutto numeroso. Egli è unito al Padre e al Figlio quanto il solo è in intimità col solo.
    Quindi è ovvio: lo Spirito condivide la natura del Padre e del Figlio. Ma ecco altre prove. Si dice che lo Spirito Santo è da Dio: non al modo in cui ogni cosa è da Dio, ma come colui che proviene da Dio: non al modo della generazione, come il Figlio, ma come soffio dalla sua bocca. Evidentemente non parlo di bocca corporea, né il soffio è un alito che si dissolve. L'espressione va intesa in modo degno di Dio, per cui questo soffio è sostanza vivente, che ha potere di santificazione. Questo simbolo ci aiuta a capire meglio l'intimità delle Persone, ma il loro modo di esistenza resta indicibile.

    2

    Lo Spirito Santo è stato chiamato Spirito di Dio e Spirito di verità, che procede dal Padre: Spirito forte, Spirito retto, Spirito creatore. Spirito Santo è l'appellativo che gli conviene di più e che gli è proprio, quello che più di ogni altro esprime l'essere tutto incorporeo, puramente immateriale e semplice. Perciò anche il Signore quando vuole insegnare a colei che credeva si dovesse adorare Dio in un luogo, che l'incorporeo non si può circoscrivere, dice che DioèSpirito.
    Perciò chi sente parlare dello Spirito non si immaginerà una natura contenuta entro certi limiti, sottoposta a variazioni e mutamenti. Non va paragonato con le creature, ma lanciandoci con il pensiero a quanto è più alto, è necessario pensare a una natura intelligente di illimitata potenza, di infinita grandezza, senza dimensioni di tempo e di secoli, elargitrice dei propri beni.
    Tutto ciò che ha un carattere sacro, da lui lo deriva. Di lui hanno bisogno gli esseri che hanno vita e, come irrorati dalla sua rugiada, ricevono vigore e sostegno nel loro esistere e agire in ordine al fine naturale per il quale sono fatti. Capace di perfezionare gli altri, lo Spirito per sé non viene meno in nessuno; vive senza bisogno di rifare le sue forze e anzi rifornisce la vita; non ingrandisce per progressivi accrescimenti, ma è la pienezza continua; è stabile in sé ed è insieme ovunque.

    3

    Lo Spirito Santo è sorgente di santificazione e luce intelligibile. Offre a ogni creatura ragionevole se stesso e con se stesso luce e aiuto per la ricerca della verità.
    Inaccessibile per natura, può essere percepito per sua bontà. Tutto riempie con la propria forza, ma si comunica solo a quelli che ne sono degni. A essi tuttavia egli non si dà in ugual misura, ma si concede in rapporto all'intensità della fede.
    Semplice nell'essenza e molteplice nei poteri, è presente ai singoli nella sua totalità ed è contemporaneamente e tutto dovunque. Egli viene partecipato senza tuttavia subire alcuna alterazione. Di lui tutti sono partecipi, ma egli resta integro, allo stesso modo dei raggi del sole, i cui benefici vengono sentiti da ciascuno come se risplendessero solo per lui e tuttavia illuminano la terra e il mare e si confondono con l'aria.
    Così fa lo Spirito con coloro che sono in grado di riceverlo; è presente a ciascuno come se fosse solo, e infonde in tutti la grazia sufficiente. Di lui ciascuno gode quanto ne è capace, non quanto lo Spirito può donare.
    Quanto all'unione dello Spirito con l'anima, essa non consiste in una vicinanza di luogo (come ci si potrebbe avvicinare corporalmente ad un essere incorporeo?), ma nello stare lontano dalle passioni che sorgono nell'anima, a causa del suo amore verso la carne che l'allontanano dall'intimità di Dio.

    4

    Bisogna purificarsi dalla sozzura contratta col vizio e ritornare alla nativa bellezza, restituendo per così dire all'immagine regale la primitiva forma mediante la purezza; solo così è possibile avvicinarsi al Paraclito: ed egli, come sole, se troverà un occhio puro, ti mostrerà in se stesso l'immagine di Dio invisibile. Nella beata contemplazione dell'immagine, tu vedrai l'ineffabile bellezza dell'Originale, ossia Dio.
    Grazie allo Spirito Santo i cuori si elevano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con lui.
    I corpi molto trasparenti e nitidi al contatto di un raggio diventano anch'essi molto luminosi ed emanano da sé nuovo bagliore; così le anime che hanno in sé lo Spirito e sono illuminate dallo Spirito diventano anch'esse sante e riflettono la grazia sugli altri. Dallo Spirito l'anticipata conoscenza delle cose future, l'approfondimento dei misteri, la percezione delle verità nascoste, le distribuzioni dei doni, la familiarità delle cose del cielo, il tripudio con gli angeli. Da lui la gioia eterna, da lui l'unione costante e la somiglianza con Dio, e, cosa più sublime d'ogni altra, da lui la possibilità di divenire Dio.

    5

    Quali sono le operazioni dello Spirito Santo? Indicibili per la loro grandezza, innumerevoli per la quantità. Come noi potremo comprendere le realtà che sono anteriori ai secoli? Quali erano le sue operazioni prima che esistesse la creatura pensante? Quali sono i suoi benefici profusi a vantaggio della creazione? Quale potenza manifesterà nei secoli venturi? Egli infatti era, preesisteva e coesisteva con il Padre e con il Figlio prima dei secoli. Anche se tu concepirai qualcosa che fosse prima dei secoli, troverai che essa è posteriore allo Spirito.
    Se tu ripensi alla creazione, vedrai che le potenze dei cieli si sono consolidate per lo Spirito: consolidamento che va inteso nella inalterabilità dell'abitudine a ben operare. E' lo Spirito, infatti, che ha loro conferito l'intimità con Dio, l'impeccabilità, la beatitudine senza tramonto.
    L'avvento di Cristo: lo Spirito lo precede. L'incarnazione di Cristo: lo Spirito ne è inseparabile. Miracoli, doni di guarigione: avvengono per lo Spirito Santo. I demoni sono scacciati nello Spirito di Dio. Il diavolo, alla presenza dello Spirito, è privato di ogni suo potere. La remissione dei peccati avviene nella grazia dello Spirito. Sietestatilavati, sietestatisantificati, sietestatigiustificatinelnomedelSignoreGesùCristoe nelloSpiritodelnostroDio!

    6

    Il nostro accesso all'intimità con Dio si compie mediante lo Spirito. Infatti DiohamandatoneinostricuoriloSpiritodelsuoFiglioche grida: Abbà, Padre! La risurrezione dai morti è operata dallo Spirito. MandiiltuoSpirito, sonocreati, erinnovilafacciadellaterra.
    Se si intende questa creazione come un ritorno alla vita di chi è morto, come non chiamare grande l'operazione dello Spirito, che ci distribuisce la vita dalla risurrezione e predispone le nostre anime a quella vita spirituale? Si può anche intendere per creazione la trasformazione in meglio, che avviene quaggiù, di coloro che sono caduti in peccato, come quando Paolo dice: SeunoèinCristo, èunacreaturanuova.Allora il rinnovamento, che qui avviene, e il cambiamento di questa vita terrestre e passibile nella cittadinanza celeste per dono dello Spirito, tutto questo innalza le nostre anime al colmo dello stupore.
    Dobbiamo forse temere in queste cose di oltrepassare il limite della sua dignità attribuendo allo Spirito eccessivi onori? O, al contrario, non dobbiamo temere di abbassare la nozione che abbiamo, anche quando ci sembrasse di proclamarne i massimi attributi, concepiti dalla mente e dalla lingua umana?

    7

    Lo Spirito Santo perfeziona gli esseri razionali, portando a compimento la loro eminente dignità. Infatti, colui che ormai non vive più secondo la carne, è guidato dallo Spirito di Dio, poiché prende il nome di figlio di Dio e diviene conforme all'immagine del Figlio unigenito. Perciò viene detto spirituale. Come in un occhio sano vi è la capacità di vedere, così nell'anima che ha questa purezza vi è la forza operante dello Spirito. Perciò Paolo augura agli Efesini che i loro occhi siano illuminati nello Spirito di sapienza.
    E come l'arte in colui che l'ha acquisita, così la grazia dello Spirito in colui che l'ha accolta, è sempre compresente, senza tuttavia che operi ininterrotta. Anche l'arte è in potenza nell'artista, in atto lo è quando egli operi a sua norma. Altrettanto lo Spirito da una parte è sempre presente a chi ne è degno, dall'altra opera secondo la necessità, o in profezie, o in guarigioni, o in altre azioni prodigiose.
    Come nei corpi ci sono la salute, il calore, o in genere disposizioni passeggere, così spesso è presente lo Spirito nell'anima; ma egli non permane in quelli che per l'instabilità del carattere rifiutano alla leggera la grazia che hanno ricevuto.

    8

    Come il Padre si rende visibile nel Figlio, così il Figlio si rende presente nello Spirito. Perciò l'adorazione nello Spirito indica un'attività del nostro animo, svolta in piena luce. Lo si apprende dalle parole dette alla Samaritana. Essa infatti, secondo la concezione errata del suo popolo, pensava si dovesse adorare in un luogo particolare; ma il Signore, facendole mutare idea, le disse che si deve adorare in spirito e verità, chiaramente definendo se stesso la Verità.
    Dunque, come per adorazione nel Figlio intendiamo l'adorazione nell'immagine di colui che è Dio e Padre, così intenderemo l'adorazione nello Spirito come adorazione di colui che esprime in se stesso la divina essenza del Signore Dio. Perciò anche nell'adorazione lo Spirito Santo è inseparabile dal Padre e dal Figlio.
    Se vivi fuori dello Spirito non potrai separartene, come non riuscirai a separare la luce da quanto vedi. È impossibile infatti vedere l'immagine di Dio invisibile, se non nell'illuminazione dello Spirito. Chi fissa gli occhi sull'immagine, è incapace di separare la luce dall'immagine, poiché quel che fa vedere un oggetto necessariamente si vede insieme con esso.
    Nello Spirito che ci illumina noi vediamo lo splendore della gloria di Dio. Attraverso il Figlio, impronta dell'essere divino, risaliamo a colui al quale impronta e sigillo appartengono, e al quale l'una e l'altro sono perfettamente uguali.

  5. #5
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    Dal vangelo secondo Giovanni.
    20,19-23
    La sera del primo giorno della settimana, dopo la morte di Gesù, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo".

    Dai Discorsi di san Leone Magno.
    Sermo LXXVI, De Pentecoste II,3-5. PL 54,405-408.

    Quando nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo riempì i discepoli del Signore, non si trattò di un dono iniziale, ma di un aumento della sua liberalità. Infatti anche i patriarchi, i profeti, i sacerdoti e tutti i santi vissuti in passato furono vivificati dallo Spirito santificatore. E senza la sua grazia nessun sacramento fu mai istituito, nessun mistero fu mai celebrato; perciò non è mai venuta meno la virtù dei carismi, anche se non sempre fu eguale la misura dei doni.
    I santi apostoli non erano neppure loro privi dello Spirito Santo anteriormente alla passione del Signore; né il potere e la virtù dello Spirito mancavano nelle opere del Salvatore. Quando questi conferiva ai discepoli il potere di guarire le malattie e di scacciare i demoni, evidentemente dava loro la forza dello Spirito Santo; invece l'empietà dei Giudei si ostinava a negare che ne facesse uso nel comandare agli spiriti immondi, attribuendo i benefici divini al demonio.

    10

    Per le loro bestemmie i Giudei si attirarono la nota sentenza del Signore che dice: Qualunquepeccatoebestemmiasaràperdonataagliuomini, malabestemmiacontroloSpiritononsaràperdonata. AchiunqueavràparlatomaledelFigliodell'uomosaràperdonato; malabestemmiacontroloSpiritononglisaràperdonatanéi nquestosecolonéinquellofuturo.
    È dunque evidente che la remissione dei peccati non avviene senza l'invocazione dello Spirito Santo e che nessuno senza il suo aiuto può gemere come è conveniente, e pregare come è necessario. Così insegna l'Apostolo: Nemmenosappiamochecosasiaconvenientedomandare, maloSpiritostessointercedeconinsistenzapernoi, congemitiinesprimibili; e ancora: Nessunopuòdire:"GesùèilSignore" senonsottol'azionedelloSpiritoSanto. Privarsi di lui è cosa molto dannosa e funesta, perché non otterrà mai perdono colui che viene abbandonato dal suo difensore.

    11

    Tutti quelli che avevano creduto nel Signore Gesù avevano già in sé l'effusione dello Spirito Santo; così gli apostoli avevano ricevuto il potere di rimettere i peccati fin da quando il Signore dopo la sua risurrezione aveva soffiato sopra di essi, dicendo: RiceveteloSpiritoSanto; achirimettereteipeccatisarannorimessieachinonlirim etterete, resterannononrimessi.
    Tuttavia, all'ideale di perfezione, a cui erano chiamati i discepoli, era riservata maggiore abbondanza di grazia e un'effusione ancora più ricca. Occorreva che potessero accogliere quanto ancora non avevano ricevuto e possedere meglio quanto avevano già ricevuto. Per questo appunto diceva il Signore: Moltecosehoancoradadirvi, maperilmomentononsietecapacidiportarneilpeso. QuandoperòverràloSpiritodiverità, egliviguideràallaveritàtuttaintera, perchénonparleràdasé, madiràtuttociòcheavràuditoeviannunzieràlecosefutur e. Eglimiglorificherà, perchéprenderàdelmioevel'annunzierà.

    12

    Il Signore aveva detto ai discepoli: TuttociòchehouditodalPadre, l'hofattoconoscereavoi.Come mai ora, promettendo lo Spirito Santo, afferma: Moltecosehoancoradadirvi, maperilmomentononsietecapacidiportarneilpeso. QuandoperòverràloSpiritodiverità, egliviguideràallaveritàtuttaintera?68 Voleva forse il Signore lasciar capire di possedere un grado inferiore di scienza o di aver appreso dal Padre meno dello Spirito Santo?
    Eppure lui è la Verità, e nulla può proferire il Padre, nulla può insegnare lo Spirito senza il Verbo. Infatti è stato detto: Prenderàdelmio68 nel senso che quanto riceve lo spirito lodona il Figlio, a cui a sua volta lo dona il Padre.
    Non si trattava dunque di comunicare un'altra verità o di annunciare un'altra dottrina: bisognava solo sviluppare la capacità ricettiva dei discepoli e potenziare in essi il vigore di quella carità che, fugando ogni timore, non si sarebbe arrestata dinanzi alla furia dei persecutori. Questo gli apostoli dimostrarono di volere più fortemente e di potere più efficacemente, subito dopo che ebbero la nuova e più abbondante effusione dello Spirito Santo; essi progredirono appunto dalla semplice cognizione dei precetti all'effettiva sopportazione delle sofferenze. Allora, senza più temere di fronte a nessuna tempesta, camminarono spediti sopra i flutti del secolo e i vortici del mondo e, disprezzando la morte, portarono a tutte le genti il messaggio evangelico della verità.

  6. #6
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    Veni,SancteSpirítus

    Veni, Sancte Spíritus,
    et emítte cǽlitus
    lucis tuæ rádium.

    Veni, pater páuperum,
    veni, dator múnerum,
    veni, lumen córdium.

    Consolátor óptime,
    dulcis hospes ánimæ,
    dulce refrigérium.

    In labóre réquies,
    in æstu tempéries,
    in fletu solácium.

    O lux beatíssima,
    reple cordis íntima
    tuórum fidélium.

    Sine tuo númine,
    nihil est in hómine
    nihil est innóxium.

    Lava quod est sórdidum,
    riga quod est áridum,
    sana quod est sáueium.

    Flecte quod est rígidum,
    fove quod est frígidum,
    rege quod est dévium.

    Da tuis fidélibus,
    in te confidéntibus,
    sacrum septenárium.

    Da virtútis méritum,
    da salútis éxitum,
    da perénne gáudium. Amen.

  7. #7
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    L'unità nella diversità

    Secondo il quarto Vangelo, Gesù risorto, il giorno stesso della sua risurrezione, venne in mezzo ai suoi discepoli, li salutò consegnando la sua pace e facendosi riconoscere attraverso i segni della passione e morte impressi nelle mani e nel costato, e “alitò su di loro dicendo: Ricevete lo Spirito santo”. Negli Atti degli apostoli, dopo che Gesù è salito al Padre, mentre i discepoli sono riuniti insieme in un unico luogo, scende lo Spirito santo, come suono e vento gagliardo, come fuoco espresso in lingue fiammeggianti.
    I racconti di Giovanni e di Luca vogliono soprattutto dirci che il medesimo Spirito, che inviato dal Padre ha risuscitato Gesù da morte e gli ha dato una nuova vita, è anche stato consegnato da Gesù ai suoi discepoli, sicché Gesù e la sua comunità vivono di uno stesso spirito, lo Spirito santo. Pentecoste significa dunque pienezza dell’epifania pasquale, perché le energie del Risorto si riversano nella sua comunità la quale, grazie allo Spirito santo, giunge alla fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, alla capacità di testimoniarlo e annunciarlo nella storia e nella compagnia degli uomini.

    Pentecoste, per il popolo di Israele, era la festa memoriale del dono della Legge al Sinai, la festa dell’alleanza. Ora, per la comunità di Gesù il dono dello Spirito la rende celebrazione dell’alleanza nuova, ultima, definitiva. Gesù non ha lasciato sola la sua chiesa, né con l’ascensione al cielo è avvenuta una separazione tale da mettere fine alla sua azione nel mondo: la comunità dei credenti, infatti, condivide con Gesù Signore la stessa vita, lo stesso Spirito, e questo la abilita a continuare l’azione di Gesù: “annunciare la buona notizia, fare il bene, guarire quelli che sono sotto il potere del demonio”. Come Gesù fu consacrato in Spirito santo e così abilitato alla missione, altrettanto accade alla sua chiesa nelle Pentecoste (cf. At 10,38).
    Proprio per questo il quarto Vangelo mette in risalto che il dono dello Spirito è dato affinché i discepoli annuncino la remissione dei peccati e radunino i figli di Dio dispersi, mentre gli Atti testimoniano che l’annuncio del Cristo risorto è fatto dalla chiesa in lingue diverse, come lo Spirito concedeva agli apostoli di esprimersi (cf. At 2,3-4). Ricevuto lo Spirito santo attraverso il miracolo delle lingue di fuoco, le parole che annunciano il Risorto, la buona notizia, sono comprese da Parti, Medi, Elamiti e dai vari abitanti dei numerosi paesi dell’area mediterranea. Scrive Bernardo di Chiaravalle: “Lo Spirito scese sopra i discepoli in lingue di fuoco affinché dicessero parole di fuoco in tutte le lingue di tutte le genti e annunciassero una legge infuocata con lingue infuocate”.

    Raduno dei figli di Dio dispersi, anti-Babele, la festa di Pentecoste è l’inizio degli ultimi tempi, i tempi della chiesa. A Babele era avvenuta la confusione delle lingue e il tentativo di collegare stabilmente terra e cielo con la costruzione di una torre che saliva al cielo, ma a Pentecoste avviene il miracolo delle lingue udite e comprese da tutti, ed è lo Spirito che scende a mettere in comunicazione e comunione Dio e gli uomini. E’ il miracolo della ritrovata comprensione in un’unica parola! Sì, le lingue degli uomini restano diverse, e questa pluralità di lingue, di culture, di storia non è annullata: lo Spirito santo, infatti, crea un’articolata unità, un’unità plurale, come molti doni e molte membra vengono composte nell’unico corpo del Signore che è la chiesa. La diversità deve sussistere senza annullare l’unità e l’unità deve affermarsi senza sopprimere la molteplicità.
    Il miracolo delle lingue suscitato dallo Spirito indica alla chiesa il compito di conciliare l’unità della Parola di Dio con la molteplicità dei modi in cui essa deve essere vissuta e annunciata nell’unica comunità dei credenti e in mezzo a tutte le genti: è così che la chiesa non deve imporre un proprio linguaggio, ma deve entrare nei linguaggi degli uomini per annunciare le meraviglie di Dio secondo le loro diverse forme e modalità di comprensione.

    Lo Spirito effuso a Pentecoste impegna ancora oggi la chiesa a creare vie e inventare modi per fare dell’alterità non un motivo di conflitto e di inimicizia, ma di comunione. Così la chiesa, ogni comunità cristiana , potrà essere segno del Regno universale che verrà e a cui è chiamata l’umanità intera attraverso, e non nonostante, le differenze che la attraversano. Tutto questo acuisce la sensibilità e l’attenzione che i cristiani devono avere per l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni. La coscienza delle radici ebraiche della fede cristiana, dell’ebraicità perenne di Gesù, di Israele come popolo dell’alleanza mai revocata e, al tempo stesso la coscienza della destinazione universale della salvezza cristiana, della molteplicità delle genti e delle culture in cui è chiamato a inseminarsi l’evangelo, dovrebbero far parte del corredo di ogni cristiano maturo. Così come dovrebbe farvi parte la consapevolezza che l’ecumenismo è elemento costitutivo della fede del battezzato, chiamato, in quanto seguace di Gesù Cristo, a pregare e operare per rimuovere lo scandalo della divisione tra i cristiani.

    ENZO BIANCHI
    Dare senso al tempo
    Le feste cristiane

    Edizioni Qiqajon, 2003
    pp. 103-105

 

 

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