La storia della "bambina con tre mamme" raccontata ieri dalla Stampa è da tenere a mente. Una coppia belga in cui la donna è sterile, nel 2004 ingaggia per ottomila euro una madre surrogata, una donna disoccupata con tre figli. Dopo essere stata fecondata con il seme dell'uomo, essere rimasta incinta e aver incassato i soldi, la donna racconta ai committenti di aver avuto un aborto spontaneo. Si scoprirà invece che ha rivenduto la bambina per quindicimila euro a una coppia olandese, dopo aver vagliato e scartato l'offerta di due omosessuali maschi. La faccenda è stata scoperta, e il padre naturale, il committente truffato, ora rivendica la bambina, che già da tre anni vive con la coppia che l'ha comprata dalla madre biologica. La corte olandese di Utrecht ha deciso però che l'interesse della piccola è quello di rimanere con chi l'ha allevata fino a oggi, e così la faccenda sta provocando qualche tensione tra Bruxelles e Amsterdam, oltre a un gran dibattito sulla necessità di normare o meno pratiche in Belgio non esplicitamente vietate ma non regolate, come l'utero in affitto. Questa storia dimostra che il problema non è una situazione di contrasto venutasi a creare perché qualcosa è andato storto, e la furfante non è (soltanto) la donna che ha "imbrogliato" i suoi committenti. A essere turpe è la pratica dell'utero in affitto in sé, l'idea arrogante e malata di poter affidare a un contratto di compravendita la gestazione e la nascita di un essere umano. Tutti i protagonisti di questa storia (compreso l'affranto "padre naturale") dimostrano l'orrore di una tecnogenerazione che, alla fine, truffa una sola persona: una bambina per sempre derubata di identità e di verità.




Rispondi Citando