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    Predefinito presto l'Olocausto di milioni di musulmani

    Contro l’Iran, febbrili preparativi







    Maurizio Blondet

    10 maggio 2008



    Non capita spesso che il Washington Post pubblichi rivelazioni
    scomode per il governo Bush. Oggi lo ha fatto un suo bravo
    giornalista esperto in sicurezza nazionale, William Arkin; non sulla
    versione cartacea, si capisce, però sul suo blog allegato al sito del
    giornale più importante d’America (1).

    Nel suo blog, significativamente intitolato «Early Warning» (Pre-
    allarme), Arkin riferisce di una missione segreta che, secondo le sue
    parole, ha testato la capacità dell’USAF di attaccare di sorpresa le
    installazioni iraniane.

    «Il 12 agosto 2007, quattro F16 sono decollati dall’Iraq per un volo
    di 11 ore fino all’Afghanistan orientale, attraversando lo spazio
    aereo di sei diversi Paesi, per poi lanciare una decina di bombe a
    guida laser su bersagli talebani». Un volo di 2.100 miglia, che ha
    richiesto ben 13 rifornimenti in volo: un record.

    Tanto più che, secondo i comandi americani, giunti sopra la
    destinazione i piloti hanno «avuto una finestra di soli due minuti
    per lanciare le bombe». Sono gli stessi comandi dell’Air Force ad
    asserire che tutta la missione aveva per bersaglio «posizioni di
    Talebani in Afghanistan».

    La cosa si è saputa solo perchè gli equipaggi hanno ricevuto un
    premio molto ambito nell’aviazione, il Clarence MacKay Trophy, per
    «il volo più meritevole del 2007». Ma Arkin ha controllato i
    notiziari di quei giorni, con tutte le fonti giornalistiche anche
    indipendenti, e non ha trovato notizie di bombardamenti. Né il 12
    agosto, né il 13 né il 14.

    Per il 15 agosto, il governo afghano ha annunciato un’operazione su
    Tora Bora, con due sortite di aerei della coalizione che avrebbero
    ucciso una cinquantina di ribelli. Ma non si tratta certamente del
    volo-record. Gli aerei del 15 agosto sono decollati, come ovvio, dal
    territorio afghano.

    Che bisogno c’è infatti, per completare un bombardamento in
    Afghanistan, di partire da 2100 chilometri di distanza in un volo di
    undici ore, sicuramente una dura prova fisica e mentale per gli
    equipaggi? Arkin ha scoperto altri particolari.

    Gli equipaggi del volo-record sono partiti senza sapere lo scopo
    della missione, «per destinazione sconosciuta», ed hanno ricevuto le
    informazioni necessarie in volo, aprendo documenti sigillati. Il
    comandante della squadra ha avuto solo 18 ore per preparare la
    missione. La quale era così segreta, che non era stata inserita nel
    Air Tasking Order, il quotidiano referto sui voli programmati che
    viene distribuito ai vari livelli militari USA: il che deve aver
    complicato non poco i rifornimenti di carburante in volo e gli stessi
    sorvoli sui sei Paesi attraversati.

    Arkin conclude - ragionevolmente - che la missione, che non ha
    bombardato nessuna posizione importante in Afghanistan, serviva in
    realtà a provare un attacco-lampo, senza preavviso, contro le
    installazioni iraniane. E che l’esperimento è riuscito.

    Questa notizia assume inquietante rilievo nei giorni degli scontri in
    Libano - dove Hezbollah ha reagito ad una provocazione del governo di
    Hanna Siniora, sostenuto da USA e Israele - e in cui tutti i
    commentatori che ho consultato vedono una manovra per giustificare un
    attacco di vasta portata.

    «E’ l’occasione che il Partito della Guerra aspettava da anni», dice
    Justin Raimondo, e ventila che i neocon attorno a Cheney abbiano in
    serbo «una sorpresa» (2). Raimondo è un anti-guerra.

    Dall’altro capo dello schieramento, è riapparsa Judy Miller, la
    columnist del New York Times che nel 2003 fu al centro di uno
    scandalo, quando si scoprì che la signora diffondeva attraverso il
    suo giornale la disinformazione emanata dalla Casa Bianca, da
    Rumsfeld e da Wolfowitz. Tornata in auge, Judy Miller è riapparsa sul
    New York Times con una «rivelazione» che sembra provenire dalle
    stesse fonti di allora: Hezbollah, assicura, addestra terroristi
    delle milizie irachene... a Teheran. Tutti i «cattivi» riuniti
    insieme, da Hezbolllah ad Al Sadr a Bin Laden, e tutti sono guidati
    dagli iraniani.

    E’ esattamente lo stesso tipo di tesi che Israele sta propagandando
    con tutti i mezzi (anche alla Fiera del Libro di Torino) in questi
    stessi giorni: Hezbollah non è altro che l’avamposto dell’Iran nel
    Mediterraneo, quindi è un pericolo non per Israele, ma per tutti i
    Paesi mediterranei.

    «L’Iran è un pericolo non solo per Israele ma per il resto del
    mondo», ha detto il 4 maggio scorso Shimon Peres, il vecchissimo
    presidente israeliano (il loro Napolitano); aggiungendo che se l’Iran
    dovesse fornirsi di un’atomica sarebbe «un incubo». Peres è il padre
    politico della bomba atomica israeliana, perché fu lui ad ottenere
    dalla Francia, negli anni ‘50, l’assistenza necessaria per costruire
    il reattore di Dimona. Ora ha «l’incubo»: Israele vuole restare
    l’unica potenza nucleare nella vasta area medio-orientale.

    Da Gerusalemme, il giornalista Peter Hirschberg (3) riporta
    l’atmosfera: ormai, secondo i sondaggi, il 75% degli israeliani crede
    inevitabile una guerra contro «uno o più Stati arabi», benchè il 70%
    sia a favore di un accordo con i palestinesi e con la soluzione a due
    Stati.

    Da Ottawa dove insegna, l’analista geopolitico Darius Nazemroaya (di
    origine iraniana) elenca tutti i segnali recenti che indicano una
    febbrile preparazione israeliana al conflitto imminente: chi è
    interessato può leggerlo; non lo traduco perchè sono annoiato di
    ricevere le solite accuse di «antisemitismo» e complottismo (4).

    Mi limito a riferire che l’analista ricorda la vastissima
    esercitazione di difesa civile, condotta su scala nazionale tra il 6
    e l’11 aprile scorso, in cui Israele simulava la protezione dei
    civili da un attacco «nemico», in risposta ad un attacco israeliano.
    Nello scenario, migliaia di missili cadevano su Israele. Da Gaza, dal
    Libano (Hezbollah si dice abbia 13 mila razzi e missili), e dalla Siria.

    Difatti, dal 2006 dopo la sconfitta in Libano, Israele conduce
    regolari esercitazioni che simulano un’invasione in Siria, con
    addestramento dei soldati in villaggi-modellosiriani allestiti sul
    Golan. Secondo i siriani, a queste esercitazioni presenzia un
    generale USA. Già dal 2006, secondo il britrannico Sunday Times,
    «Iran e Siria sono al vertice dell’agenda militare israeliana».
    E citano un generale sionista che dice: «In passato ci siamo
    preparati per un possibile colpo militare contro le installazioni
    nucleari iraniane. Ma l’accresciuta fiducia in sé dell’Iran dopo la
    guerra in Libano significa che dobbiamo prepararci a una guerra
    totale, in cui la Siria sarà una parte importante».

    Secondo l’analista di Ottawa, tutti i preparativi delineano uno
    scenario in cui l’Air Force compirà un bombardamento a sorpresa delle
    centrali iraniane, mentre contemporaneamente Israele colpirà - in
    modo simultaneo e con incursioni nel territorio nemico - Hamas a
    Gaza, la Siria ed Hezbollah in Libano. In questa guerra totale non
    potrà non essere trascinata anche la Giordania, abitata da una
    maggioranza di palestinesi.

    Gli iraniani proveranno a rispondere a un attacco con una ritorsione,
    a cui sono preparati: sostengono di potere lanciare migliaia di
    missili nei primi cinque minuti. Una vera guerra - di una settimana,
    prevedono i comandi israeliani (lo prevedevano anche in Libano nel
    2006) - che avverrà sulle coste del Mediterraneo, ossia sotto casa
    nostra.Non è escluso l’inquinamento di tipo nucleare.

    L’Italia sarà comunque coinvolta fin dai primi istanti, se il
    governo non ritirerà i 3 mila soldati italiani che fanno da patetica
    «forza di interposizione» tra Israele (la superpotenza mediterranea e
    la quinta potenza atomica del mondo) e gli agguerritissimi Hezbollah.

    Come nel 2006, ci saranno devastazioni immense, e non ultimo
    l’inquinamento del Mediterraneo, come avvenne nell’aggressione al
    Libano del 2006. Il petrolio salirà forse perfino oltre i 200 dollari
    «profetizzati» da Goldman Sachs, provocando il collasso economico di
    molti Paesi, fra cui il nostro.

    Tutto questo non è necessario né, soprattutto, inevitabile. L’Iran ha
    appena avanzato una proposta per le sue attività nucleari, che gli
    USA si rifiutano di ascoltare (5). La fretta di Bush e di Olmert si
    capisce: entrambi sono assediati da una crisi politica, l’americano
    da una crisi economica di cui non si vede la fine (6), Olmert da
    accuse di corruzione. Una guerra sarebbe per loro la fuga in avanti
    capace di tenerli al potere, e di deviare le frustrazioni e
    l’ostilità dei loro cittadini verso il «nemico».

    Ma non è inevitabile. Basterebbe che l’Europa dimostrasse un po’ meno
    sevilismo verso questo vicino mediterraneo con 500 bombe atomiche. Ma
    il nostro governo non lo farà.

    Berlusconi, appena giunto alla celebrazione dei 60 anni dello Stato
    ebraico, ha così definito le proteste per la Fiera del Libro: «Sono
    cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino ad Israele.
    Siamo il popolo più vicino». Anche troppo vicino, come forse dovremo
    accorgerci presto.


    1) William Arkin, «A secret Afghanistan mission prepares for war with
    Iran», Washington Post,
    9 maggio 2008.
    2) Justin Raimondo, «The silenced majority - non one wants another
    war; so why does it seem inevitable?», Antiwar.com, 9 maggio 2008.
    3) Peter Hirschberg, «Israelis believe another war is coming»,
    Antiwar.com, 9 maggio 2008.
    4) Mahdi Darius Nazemroaya, «Beating the drums of a broader Middle
    East war», Globalresearch, 7 maggio 2008.
    5) Sue Pleming, «US declines to help present nuclear deal to Iran»,
    Herald Tribune, 9 maggio 2008.
    6) La banca Citigroup, la più grande degli USA, ha annunciate
    l’intenzione di vendere «attivi che non fanno parte del core
    business» per l’astronomica cifra di 400 miliardi di dollari, onde
    far fronte ai buchi che ha prodotto nei bilanci lo scoppio della
    bolla subprime. L’American International Group, che è la più grande
    compagnia assicurativa del mondo, riporta per il primo trimestre una
    perdita mai vista, 7,81 miliardi di dollari, per i problemi causati
    dalla crisi dei subprime. E Dick Cheney dichiara che l’economia USA
    «è l’invidia del mondo».






    COMMENTI: http://www.effedieffe.com/content/view/3135/167/






    Dom 11 Mag 2008 42 pm

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  2. #2
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    200 dollari per un barile di petrolio, meta vicina...

  3. #3
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    Se il petrolio costa troppo.

    Serve la Ricerca.

    Ci vuole un'alternativa.

    E presto.

    Ma nessuno vuole perdere le abitudini acquisite.

    Bisogna cambiare.

  4. #4
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    non ci sarà nessun olocausto.. il titolo è fazioso... verranno distrutti gli arsenali atomici iraniani.... e questo salverà dall'unico olocausto possibile.. ovvero l'utilizzo dell'atomica da parte del'iran..
    X

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexeievic Visualizza Messaggio
    non ci sarà nessun olocausto.. il titolo è fazioso... verranno distrutti gli arsenali atomici iraniani.... e questo salverà dall'unico olocausto possibile.. ovvero l'utilizzo dell'atomica da parte del'iran..
    Un'atomica che NON ESISTE....mentre Israele è più armato della Cina !

    Siete orwelliani, mi viene da piangere

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Radical Visualizza Messaggio
    Un'atomica che NON ESISTE....mentre Israele è più armato della Cina !

    Siete orwelliani, mi viene da piangere
    E voi siete faziosi e antisemiti
    Vergognatevi!!!

  7. #7
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    Arkin conclude - ragionevolmente - che la missione, che non ha
    bombardato nessuna posizione importante in Afghanistan, serviva in
    realtà a provare un attacco-lampo, senza preavviso, contro le
    installazioni iraniane. E che l’esperimento è riuscito.
    Analisi pretenziosa.

    Con un paio di B-2 ottieni il doppio dei risultati senza tutti quei rifornimenti in volo e rischiando molto meno in quanto non ti esponi come l' F-16 che ricordo non ha nessuna caratteristica Stealth.

    L' F-16 va più che bene in una secondo momento, quando la rete radar è saltata e il cielo è saturo di F-15, non certo per lanciare un primissimo attacco.


    Ma poi.. se proprio non vuoi usare gli stealth.. perche non usare gli aerei delle tante portaerei che incrociano da quelle parti in questi giorni.. per non parlare dei missili cruise che garantiscono precisione e zero perdite umane.


    Piuttosto insieme alla vicenda dei cavi sottomarini troncati che avrebbero portato da li a 48 ore allo scoppio della guerra... sono passati credo 2 mesi nel mentre.. questi articoletti mi sembrano assai paranoici.. sicuramente gli americani attaccheranno gli iraniani fra 1-2-5-10 anni, ma di certo non seguiranno i suggerimenti del povero Blondet, in quanto di questo argomento ( strategia militare ) dimostra giorno per giorno di capirne un cazzo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro936 Visualizza Messaggio
    Contro l’Iran, febbrili preparativi







    Maurizio Blondet

    10 maggio 2008



    Non capita spesso che il Washington Post pubblichi rivelazioni
    scomode per il governo Bush. Oggi lo ha fatto un suo bravo
    giornalista esperto in sicurezza nazionale, William Arkin; non sulla
    versione cartacea, si capisce, però sul suo blog allegato al sito del
    giornale più importante d’America (1).

    Nel suo blog, significativamente intitolato «Early Warning» (Pre-
    allarme), Arkin riferisce di una missione segreta che, secondo le sue
    parole, ha testato la capacità dell’USAF di attaccare di sorpresa le
    installazioni iraniane.

    «Il 12 agosto 2007, quattro F16 sono decollati dall’Iraq per un volo
    di 11 ore fino all’Afghanistan orientale, attraversando lo spazio
    aereo di sei diversi Paesi, per poi lanciare una decina di bombe a
    guida laser su bersagli talebani». Un volo di 2.100 miglia, che ha
    richiesto ben 13 rifornimenti in volo: un record.

    Tanto più che, secondo i comandi americani, giunti sopra la
    destinazione i piloti hanno «avuto una finestra di soli due minuti
    per lanciare le bombe». Sono gli stessi comandi dell’Air Force ad
    asserire che tutta la missione aveva per bersaglio «posizioni di
    Talebani in Afghanistan».

    La cosa si è saputa solo perchè gli equipaggi hanno ricevuto un
    premio molto ambito nell’aviazione, il Clarence MacKay Trophy, per
    «il volo più meritevole del 2007». Ma Arkin ha controllato i
    notiziari di quei giorni, con tutte le fonti giornalistiche anche
    indipendenti, e non ha trovato notizie di bombardamenti. Né il 12
    agosto, né il 13 né il 14.

    Per il 15 agosto, il governo afghano ha annunciato un’operazione su
    Tora Bora, con due sortite di aerei della coalizione che avrebbero
    ucciso una cinquantina di ribelli. Ma non si tratta certamente del
    volo-record. Gli aerei del 15 agosto sono decollati, come ovvio, dal
    territorio afghano.

    Che bisogno c’è infatti, per completare un bombardamento in
    Afghanistan, di partire da 2100 chilometri di distanza in un volo di
    undici ore, sicuramente una dura prova fisica e mentale per gli
    equipaggi? Arkin ha scoperto altri particolari.

    Gli equipaggi del volo-record sono partiti senza sapere lo scopo
    della missione, «per destinazione sconosciuta», ed hanno ricevuto le
    informazioni necessarie in volo, aprendo documenti sigillati. Il
    comandante della squadra ha avuto solo 18 ore per preparare la
    missione. La quale era così segreta, che non era stata inserita nel
    Air Tasking Order, il quotidiano referto sui voli programmati che
    viene distribuito ai vari livelli militari USA: il che deve aver
    complicato non poco i rifornimenti di carburante in volo e gli stessi
    sorvoli sui sei Paesi attraversati.

    Arkin conclude - ragionevolmente - che la missione, che non ha
    bombardato nessuna posizione importante in Afghanistan, serviva in
    realtà a provare un attacco-lampo, senza preavviso, contro le
    installazioni iraniane. E che l’esperimento è riuscito.

    Questa notizia assume inquietante rilievo nei giorni degli scontri in
    Libano - dove Hezbollah ha reagito ad una provocazione del governo di
    Hanna Siniora, sostenuto da USA e Israele - e in cui tutti i
    commentatori che ho consultato vedono una manovra per giustificare un
    attacco di vasta portata.

    «E’ l’occasione che il Partito della Guerra aspettava da anni», dice
    Justin Raimondo, e ventila che i neocon attorno a Cheney abbiano in
    serbo «una sorpresa» (2). Raimondo è un anti-guerra.

    Dall’altro capo dello schieramento, è riapparsa Judy Miller, la
    columnist del New York Times che nel 2003 fu al centro di uno
    scandalo, quando si scoprì che la signora diffondeva attraverso il
    suo giornale la disinformazione emanata dalla Casa Bianca, da
    Rumsfeld e da Wolfowitz. Tornata in auge, Judy Miller è riapparsa sul
    New York Times con una «rivelazione» che sembra provenire dalle
    stesse fonti di allora: Hezbollah, assicura, addestra terroristi
    delle milizie irachene... a Teheran. Tutti i «cattivi» riuniti
    insieme, da Hezbolllah ad Al Sadr a Bin Laden, e tutti sono guidati
    dagli iraniani.

    E’ esattamente lo stesso tipo di tesi che Israele sta propagandando
    con tutti i mezzi (anche alla Fiera del Libro di Torino) in questi
    stessi giorni: Hezbollah non è altro che l’avamposto dell’Iran nel
    Mediterraneo, quindi è un pericolo non per Israele, ma per tutti i
    Paesi mediterranei.

    «L’Iran è un pericolo non solo per Israele ma per il resto del
    mondo», ha detto il 4 maggio scorso Shimon Peres, il vecchissimo
    presidente israeliano (il loro Napolitano); aggiungendo che se l’Iran
    dovesse fornirsi di un’atomica sarebbe «un incubo». Peres è il padre
    politico della bomba atomica israeliana, perché fu lui ad ottenere
    dalla Francia, negli anni ‘50, l’assistenza necessaria per costruire
    il reattore di Dimona. Ora ha «l’incubo»: Israele vuole restare
    l’unica potenza nucleare nella vasta area medio-orientale.

    Da Gerusalemme, il giornalista Peter Hirschberg (3) riporta
    l’atmosfera: ormai, secondo i sondaggi, il 75% degli israeliani crede
    inevitabile una guerra contro «uno o più Stati arabi», benchè il 70%
    sia a favore di un accordo con i palestinesi e con la soluzione a due
    Stati.

    Da Ottawa dove insegna, l’analista geopolitico Darius Nazemroaya (di
    origine iraniana) elenca tutti i segnali recenti che indicano una
    febbrile preparazione israeliana al conflitto imminente: chi è
    interessato può leggerlo; non lo traduco perchè sono annoiato di
    ricevere le solite accuse di «antisemitismo» e complottismo (4).

    Mi limito a riferire che l’analista ricorda la vastissima
    esercitazione di difesa civile, condotta su scala nazionale tra il 6
    e l’11 aprile scorso, in cui Israele simulava la protezione dei
    civili da un attacco «nemico», in risposta ad un attacco israeliano.
    Nello scenario, migliaia di missili cadevano su Israele. Da Gaza, dal
    Libano (Hezbollah si dice abbia 13 mila razzi e missili), e dalla Siria.

    Difatti, dal 2006 dopo la sconfitta in Libano, Israele conduce
    regolari esercitazioni che simulano un’invasione in Siria, con
    addestramento dei soldati in villaggi-modellosiriani allestiti sul
    Golan. Secondo i siriani, a queste esercitazioni presenzia un
    generale USA. Già dal 2006, secondo il britrannico Sunday Times,
    «Iran e Siria sono al vertice dell’agenda militare israeliana».
    E citano un generale sionista che dice: «In passato ci siamo
    preparati per un possibile colpo militare contro le installazioni
    nucleari iraniane. Ma l’accresciuta fiducia in sé dell’Iran dopo la
    guerra in Libano significa che dobbiamo prepararci a una guerra
    totale, in cui la Siria sarà una parte importante».

    Secondo l’analista di Ottawa, tutti i preparativi delineano uno
    scenario in cui l’Air Force compirà un bombardamento a sorpresa delle
    centrali iraniane, mentre contemporaneamente Israele colpirà - in
    modo simultaneo e con incursioni nel territorio nemico - Hamas a
    Gaza, la Siria ed Hezbollah in Libano. In questa guerra totale non
    potrà non essere trascinata anche la Giordania, abitata da una
    maggioranza di palestinesi.

    Gli iraniani proveranno a rispondere a un attacco con una ritorsione,
    a cui sono preparati: sostengono di potere lanciare migliaia di
    missili nei primi cinque minuti. Una vera guerra - di una settimana,
    prevedono i comandi israeliani (lo prevedevano anche in Libano nel
    2006) - che avverrà sulle coste del Mediterraneo, ossia sotto casa
    nostra.Non è escluso l’inquinamento di tipo nucleare.

    L’Italia sarà comunque coinvolta fin dai primi istanti, se il
    governo non ritirerà i 3 mila soldati italiani che fanno da patetica
    «forza di interposizione» tra Israele (la superpotenza mediterranea e
    la quinta potenza atomica del mondo) e gli agguerritissimi Hezbollah.

    Come nel 2006, ci saranno devastazioni immense, e non ultimo
    l’inquinamento del Mediterraneo, come avvenne nell’aggressione al
    Libano del 2006. Il petrolio salirà forse perfino oltre i 200 dollari
    «profetizzati» da Goldman Sachs, provocando il collasso economico di
    molti Paesi, fra cui il nostro.

    Tutto questo non è necessario né, soprattutto, inevitabile. L’Iran ha
    appena avanzato una proposta per le sue attività nucleari, che gli
    USA si rifiutano di ascoltare (5). La fretta di Bush e di Olmert si
    capisce: entrambi sono assediati da una crisi politica, l’americano
    da una crisi economica di cui non si vede la fine (6), Olmert da
    accuse di corruzione. Una guerra sarebbe per loro la fuga in avanti
    capace di tenerli al potere, e di deviare le frustrazioni e
    l’ostilità dei loro cittadini verso il «nemico».

    Ma non è inevitabile. Basterebbe che l’Europa dimostrasse un po’ meno
    sevilismo verso questo vicino mediterraneo con 500 bombe atomiche. Ma
    il nostro governo non lo farà.

    Berlusconi, appena giunto alla celebrazione dei 60 anni dello Stato
    ebraico, ha così definito le proteste per la Fiera del Libro: «Sono
    cose isolatissime: tutto il popolo italiano è vicino ad Israele.
    Siamo il popolo più vicino». Anche troppo vicino, come forse dovremo
    accorgerci presto.


    1) William Arkin, «A secret Afghanistan mission prepares for war with
    Iran», Washington Post,
    9 maggio 2008.
    2) Justin Raimondo, «The silenced majority - non one wants another
    war; so why does it seem inevitable?», Antiwar.com, 9 maggio 2008.
    3) Peter Hirschberg, «Israelis believe another war is coming»,
    Antiwar.com, 9 maggio 2008.
    4) Mahdi Darius Nazemroaya, «Beating the drums of a broader Middle
    East war», Globalresearch, 7 maggio 2008.
    5) Sue Pleming, «US declines to help present nuclear deal to Iran»,
    Herald Tribune, 9 maggio 2008.
    6) La banca Citigroup, la più grande degli USA, ha annunciate
    l’intenzione di vendere «attivi che non fanno parte del core
    business» per l’astronomica cifra di 400 miliardi di dollari, onde
    far fronte ai buchi che ha prodotto nei bilanci lo scoppio della
    bolla subprime. L’American International Group, che è la più grande
    compagnia assicurativa del mondo, riporta per il primo trimestre una
    perdita mai vista, 7,81 miliardi di dollari, per i problemi causati
    dalla crisi dei subprime. E Dick Cheney dichiara che l’economia USA
    «è l’invidia del mondo».






    COMMENTI: http://www.effedieffe.com/content/view/3135/167/






    Dom 11 Mag 2008 42 pm

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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Radical Visualizza Messaggio
    Un'atomica che NON ESISTE....mentre Israele è più armato della Cina !

    Siete orwelliani, mi viene da piangere

    Israele l'atomica non la usa.. l'iran ha minacciato di distruggere israele...
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  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexeievic Visualizza Messaggio
    Israele l'atomica non la usa.. l'iran ha minacciato di distruggere israele...

    israele vuole utilizzare l'atomica .. lo ha ampiamente annunciato .. e di minacciare anche l'europa .. se attaccata ..

 

 
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