La realtà basta a se stessa per essere spiegata oppure è necessario superarla per spiegarla?
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La realtà basta a se stessa per essere spiegata oppure è necessario superarla per spiegarla?
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Penso sia necessario superarla per comprenderla - più che per spiegarla.


No, il punto è che la realtà è così infinitamente complessa che si tende a ricorrere a stratagemmi metafisici per semplificarla.


secondo me per spiegare la realtà materiale (e quindi fisica) bisogna ricorrere a postulati indimostrabili logicamente (e quindi metafisici) [per esempio il principio di conservazione dell' energia o le leggi di Newton]


Occorre sforzarsi a più non posso di spiegare e di interpretare la realtà materiale con i dati oggettivi che questa ci offre.
Poi, deve per forza esistere qualcosa al di sopra, al di là, al di sotto. Durante la vita, ma soprattutto dopo.
Ma finchè siamo uomini...dobbiamo accontentarci dei dati empirici o reali...






C'è qui un errore che nasce da una cattiva impostazione della domanda.
Cioè fin dalla domanda iniziale si sta parlando come se quel che trascende la natura tangibile, cioè le tre dimensioni spazio più una tempo, non fosse reale.
Bisognerebbe che Giò spiegasse se la sua domanda è riferita alla realtà tangibile o alla realtà intesa nella sua totalità, che si estende anche oltre il tangibile.
Già nel credo si precisa che Dio è creatore di tutte le cose visibili e invisibili, cioè che ci sono cose percepibili dai nostri sensi ed altre non raggiungibili, eppure entrambe sono realtà, in quanto create.
Bisogna poi capire di preciso cosa sia la trascendenza e di cosa si occupi la metafisica. Io personalmente considero metafisica quel che si occupa della realtà estesa oltre le tre dimensioni percepibili.
E qui mi parlavano di un esperimento: si è fatto in modo di generare due fotoni con moto in direzioni divergenti, cioè si allontanano uno dall'altro.
Uno dei due fotoni deve passare attraverso un prisma, che lo devia.
L'altro invece ha la strada libera, non esiste un motivo percepibile per cui anche lui dovrebbe deviare.
Eppure lo fa, quando il primo cambia la sua direzione, lo fa anche il secondo.
Ci sono collegamenti tra loro? nessuno che si veda.
Possono comunicare?, no, un segnale di qualunque tipo che partisse da un fotone dovrebbe essere più veloce della luce per raggiungere l'altro.
E allora non resta che pensare che questi due oggetti che percepiamo separati siano in realtà una sola cosa. I due fotoni sono un solo oggetto, ma per poterlo percepire nella sua unità dovremmo poterlo osservare da una posizione esterna alle tre dimensioni che chiamiamo realtà, cioè spostarci nel campo della metafisica, che a questo punto non è più una fantasia soggettiva.


In un senso particolare, la trascendenza potrebbe essere intesa come tensione verso la perfezione e l'autosuperamento, anziché come il richiamo a illusioni consolatorie per potersi reggere nell'abisso.
Scritto in origine da Julius Evola, Dioniso e la via della "mano sinistra"
Così tutta la vita della gran massa degli uomini prende il senso di un fuggire dal centro, di una volontà di stordirsi e di ignorare il fuoco che arde in loro e che essi non sanno sopportare. Tagliati fuori dall'essere, essi parlano, si agitano, si cercano, si amano e si accoppiano in richiesta reciproca di conferma. Moltiplicano le illusioni e così erigono una grande piramide di idoli: è la costituzione della società, delle moralità, delle idealità, delle finalità metafisiche, del regno degli dèi o di una tranquillizzante provvidenza, per supplire all'inesistenza di una ragione centrale, di un significato fondamentale. Tutte "macchie luminose a soccorso dell'occhio offeso per aver fissato nell'orribile tenebra" - per usare le parole di Nietzsche.


La realtà non può essere spiegata essenzialmente dai dati forniteci dal mondo materiale, infatti, secondo me per poter essere compresa al meglio dobbiamo far appello a forze trascendentali che, proprio perchè fanno parte di quest'ultima categoria, devono apparire illogiche ai nostri occhi.