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    Predefinito Conservatorismo, Anarchia, Antropologia

    Salve a tutti !

    Recentemente mi sono trovato a riflettere su quella che, a mio parere, è una incongruenza della filosofia politica alla base della categorizzazione dei pensieri politici in "Statalisti" e "Liberisti", e alla presunta incompatibilità tra Stato e Libertà, o tra Libertà e Ordine.

    Il pessimismo antropologico, come indicano le ricerche di Florian esposte su questi lidi, è uno dei capisaldi del pensiero politico conservatore: sulla base di una predisposizione umana non al miglioramento, al progresso, alla libertà e alla solidarietà, ma alla hobbesiana guerra di tutti contro tutti, è necessario guardare a fulgidi esempi di gloria passata, e approntare uno Stato "Etico", o quantomeno Organico e forte, che assicuri il classico binomio "Ordine e Disciplina". Solo la disponibilità a usare la violenza per difendere la pace sociale può impedire il dilagare della corruzione presente nell'intimo umano.

    Allo stesso tempo, il Libertarismo in voga su POL ritiene, citando una interpretazione Rothbardiana di Locke, che in verità l'Uomo sia fondamentalmente buono, e se non costretto sia portato spontaneamente a collaborare con gli altri, secondo meccanismi di mercato. Il ragionamento si può allargare senza tirare in ballo l'anarcocapitalismo alla generalità del pensiero Anarchico: eliminando la tentazione di poter usare la violenza per sottomettere i propri simili, gli esseri umani riprenderanno la via della spontanea solidarietà.

    MA, e qui emergono i miei dubbi e le mie domande:

    1) Presumere che l'Uomo sia per natura portato a competere con gli altri secondo la logica dell'Homo Homini Lupus non porterebbe più razionalmente a unaesplicazione politica che preveda la massima limitazione della possibilità di danneggiare gli altri? Di conseguenza, creare una sovrastruttura che si impone sulla società, gerarchicamente ordinata (quindi con la possibilità di utilizzare altri uomini per i propri fini non necessariamente lodevoli, anzi spesso "contaminati") e che detenga il monopolio della violenza senza farsi troppe remore nell'utilizzarla come autodifesa dall'esterno e garanzia di ordine all'interno non dovrebbe essere visto come una pericolosissima scommessa sull'integrità di un ristretto gruppo di individui della cui minore "bellicosità sociale" non si può certamente essere sicuri ?

    2) Presumere che l'Uomo, in assenza di "stimoli" contrari, sia portato a collaborare pacificamente con gli altri, non dovrebbe per contrasto rendere meno pericolosa la prospettiva di un gruppo di persone che si uniscano in un Contratto Sociale che preveda regole precise e chiare per tutelare reciprocamente i membri della società ?

  2. #2
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    Predefinito

    Caro Manfr, premesso che ti avevo già risposto in merito sul forum liberale, cerco di controbattere ad alcune forzature che hai ribadito anche qui riguardo al mio pensiero e al conservatorismo in generale.

    1) La divisione del quadro politico in “statalisti” e “liberisti” è propria solo del pensiero libertario (ad usum delphini) ed è rifiutata tanto dalla destra quanto dalla sinistra, la cui ricetta politica è in entrambi i casi un mix di Stato e libertà individuale.
    2) Il pessimismo antropologico non si fonda necessariamente su Hobbes.
    3) Bisogna distinguere tra il concetto dell’homo homini lupus (che il conservatore generalmente condivide) e lo Stato leviatano. Qui Hobbes compie una forzatura affermando che il Leviatano è l’unica risposta all’aggressività umana. Ci sono alcuni pensatori conservatori che condividono in questo con Hobbes (vedi Schmitt), ma in genere si è del parere contrario. Il sottoscritto concorda con questi ultimi. Il conservatore non è un reazionario e può concepire la dittatura solo come extrema ratio, in casi particolarissimi di disordine sociale. Al giorno d’oggi ritiene, come Churchill, che democrazia tra le varie forme di governo sia da considerarsi il male minore.
    4) Stato Etico e Stato Organico non sono la stessa cosa. Anche lo Stato Organico può intendere cose diverse.
    5) Far rispettare l’ordine e la disciplina non significa volere uno stato di polizia.



    Presumere che l'Uomo sia per natura portato a competere con gli altri secondo la logica dell'Homo Homini Lupus non porterebbe più razionalmente a una esplicazione politica che preveda la massima limitazione della possibilità di danneggiare gli altri?

    6) Questo è un ragionare in termini astratti che non appartiene ad un conservatore. Ogni uomo è potenzialmente un criminale ma non significa questo che siamo tutti assassini. L’ho sottolineato più volte, ma evidentemente non si vuole comprendere un concetto che – almeno per chi è cattolico e crede nella dottrina del Peccato Originale – dovrebbe essere molto semplice e chiaro. Tutti noi abbiamo in casa dei coltelli da cucina, eppure non andiamo tutti in giro ad accoltellare il nostro prossimo. Il conservatore non ha affatto l’ossessione di proibire e di limitare la libertà. Tutt’altro. Il conservatore si pone il problema di come utilizzare la libertà per il bene dell’uomo. La libertà astratta non gli interessa, se non come un mezzo – forse il mezzo più giusto – per condurre una vita virtuosa. Dunque il conservatore non vuole uno Stato oppressivo che limiti la libertà, ma uno Stato che permetta un corretto conseguimento della libertà.

    Di conseguenza, creare una sovrastruttura che si impone sulla società, gerarchicamente ordinata (quindi con la possibilità di utilizzare altri uomini per i propri fini non necessariamente lodevoli, anzi spesso "contaminati") e che detenga il monopolio della violenza senza farsi troppe remore nell'utilizzarla come autodifesa dall'esterno e garanzia di ordine all'interno non dovrebbe essere visto come una pericolosissima scommessa sull'integrità di un ristretto gruppo di individui della cui minore "bellicosità sociale" non si può certamente essere sicuri ?

    7) Il conservatore non è un idealista ma nemmeno un cinico senza cuore. E’ un realista che accetta la ragion di Stato, ma non per questo è un pazzo guerrafondaio. Mi sembra che sei prigioniero di una visione distorta, tipo quella del Dr. Stranamore.

    Presumere che l'Uomo, in assenza di "stimoli" contrari, sia portato a collaborare pacificamente con gli altri, non dovrebbe per contrasto rendere meno pericolosa la prospettiva di un gruppo di persone che si uniscano in un Contratto Sociale che preveda regole precise e chiare per tutelare reciprocamente i membri della società ?


    8) Questa è la visione classica della sinistra, respinta dai libertari, ma anche per motivi del tutto diversi dai conservatori. In realtà parlare di un “contratto sociale” è una forzatura propria solo di alcuni filosofi. In realtà non è mai esistita una forma razionale di contratto in età primitiva. Nè il contratto di Hobbes, nè quello di Locke, nè tantomeno quello di Rousseau. Piuttosto, è ragionevole pensare che l’uomo i sia prima unito ad altri simili in strutture familiari, le quali a mano a mano si sono allargate in parentele, tribù, e in gruppi sociali via via più ampi fino a rendere necessarie formazioni di tipo societario. La società è una pianta la cui crescita va rispettata e l’uomo è inserito organicamente in questa struttura che lui stesso ha creato per il suo bene. dunque non esiste l’individuo assoluto, l’atomo che si muove singolarmente, ma la persona con le sue relazioni e le sue associazioni di gruppo. Da questo punto di vista socialisti e libertari ragionano in termini di individuo autonomamente geloso dei propri diritti, mentre il conservatore ha a cuore la società nel suo insieme e lo sviluppo armonico e virtuoso delle parti sociali.


    Spero a questo punto di essere stato chiaro e di aver definitivamente sgombrato il campo da visioni tendenziose della forma mentis conservatrice.

 

 

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