MAFIA SCONOSCIUTA
Un totale di 132 cosche per diecimila affiliati (cinquemila solo nella provincia di Reggio Calabria), una rete di famiglie estesa in tutti e cinque i continenti: è la 'ndrangheta, la mafia calabrese. Oggetto misterioso ai più, poco seguito dai mass media perché la Calabria è periferica e lontana dai circuiti che «fanno notizia». Un vuoto di conoscenza colmato ora dal primo vero documentario-dossier sulla mafia calabrese, costruito attraverso rigorose fonti e documenti: La Santa - viaggio nella 'ndrangheta sconosciuta (Rizzoli, pagg. 136, euro 19,50 con un dvd di 77 minuti) scitto e realizzato dal regista argentino Ruben Oliva e dall'inviato dell'«Unità» Enrico Fierro che oggi alle 18 lo presentaranno nello spazio Fnac di Roma in via Luca Giordano. Finalmente si ritorna a parlare di criminalità organizzata attraverso i racconti dei testimoni e dei protagonisti. Con il rigore dei documenti, senza bisogno di alcuna trasfigurazione romanzata, perché la materia trattata è già drammatica da sola.
Basta guardare la storia dei desaparecidos della cittadina di Filadelfia in provincia di Vibo Valentia: oltre 40 giovani scomparsi nel nulla. «Lupare bianche», nel silenzio generale. Parlano le mamme di alcuni di quei ragazzi, con il loro carico di dolore. Ma parlano anche gli inquirenti, come Boemi, Marri, Gratteri, o gli studiosi del fenomeno come Enzo Ciconte. E poi le immagini. Anche esclusive. Con uno sguardo che poco regala al folklore e al romanzato per raccontare come la «mafia più potente» sia in grado di minacciare sindaci in Lombardia, come a Buccinasco, o trattare da pari a pari con i narcotrafficanti della Colombia. Proprio in Sudamerica le parti esclusive del reportage. Si fa la conoscenza, anche per immagini, con Salvatore Mancuso, emigrante italiano originario di Sapri, diventato leader di formazioni paramilitari e referente principale del narcotraffico nel mondo dopo la morte di Pablo Escobar, in grado di far eleggere 37 deputati in Colombia.
La 'ndrangheta gestisce quel traffico, è lei a fornire camorra e mafia di cocaina da rivendere. E Secondigliano, grande supermarket all'aperto di droga, è solo il punto vendita finale più famoso. Il centro è altrove. Viaggi a San Luca, a pochi giorni dalla strage di Duisburg, o a Lamezia Terme dove il sindaco vive scortato. Parlano i fatti. Drammatici. Di una terra con poche speranze. Tutte espresse dal ricordo di personaggi positivi: lo studente, il dottore, il mugnaio sono le tre figure emblematiche uccise per la loro opposizione alla 'ndrangheta. Il mugnaio, ad esempio. Era Rocco Gatto, aveva un mulino appetito dalle cosche. Disse no e aiutò l'allora capitano Germano Niglio nelle indagini.
La 'ndrangheta con i suoi rituali centenari, i «locali» (l'equivalente dei clan sul territorio), la struttura familistica. COn capitali nati dal business sequestri e investiti nel traffico di cocaina, negli immobili in tutto il mondo. Riti ancestrali e internet, soldi nel materasso e Borsa. E poi la «Santa», abbraccio fatale tra 'ndranghentisti, cosche, massoneria e colletti bianchi. Calabria terra bellissima e periferia dell'Italia. Calabria centro del crimine organizzato mondiale, con il business internazionale della cocaina controllato dalla «Santa». Insieme con i titoli di coda, scorrono le immagini di un documento raro: i fogli autentici di un giuramento di 'ndrangheta scritto a penna quasi 80 anni fa, ritrovato a Sydney da Nicola Calipari. Sì, proprio il funzionario del Sismi ucciso in Iraq per liberare Giuliana Sgrena. A lui, «poliziotto e uomo di Calabria», sono dedicati dvd e libro.
http://www.24sette.it/contenuto.php?idcont=1273




Un totale di 132 cosche per diecimila affiliati (cinquemila solo nella provincia di Reggio Calabria), una rete di famiglie estesa in tutti e cinque i continenti: è la 'ndrangheta, la mafia calabrese. Oggetto misterioso ai più, poco seguito dai mass media perché la Calabria è periferica e lontana dai circuiti che «fanno notizia». Un vuoto di conoscenza colmato ora dal primo vero documentario-dossier sulla mafia calabrese, costruito attraverso rigorose fonti e documenti:
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