MATTINA
LA VOCE DI GAZA
Tour italiano di una delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza
Finalmente è possibile.
Per la prima volta da quando è in atto l’embargo, una delegazione palestinese potrà lasciare la Striscia per raggiungere un paese europeo per parlare della situazione politica ed umanitaria di Gaza.
Le autorità italiane hanno infatti concesso il visto a Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato, ed a Sameh Habeeb e Ramy Abdu rispettivamente coordinatore e portavoce dello stesso.
Si tratta di un importante risultato politico, frutto certamente della campagna internazionale di lotta contro l’embargo e di sostegno alla resistenza palestinese.
Il tour che avrà luogo dal 29 aprile al 26 maggio sarà una grande occasione per dare voce a Gaza, per conoscere la situazione direttamente da chi la vive sulla propria pelle, per rinnovare la solidarietà politica ed umana a chi resiste in questo luogo dove si consuma da troppo tempo l’oppressione più grande, l’ingiustizia più manifesta nei confronti di un popolo.
Proprio per l’importanza di avere tra noi i rappresentanti del Comitato contro l'assedio, che da tempo sta informando quotidianamente sulla drammatica situazione della Striscia, stiamo lavorando per la costruzione di un tour ricco di appuntamenti e gestito unitariamente con tutte le realtà che sostengono la causa palestinese.
Data la ristrettezza dei tempi, la preparazione del tour è ormai ad un punto molto avanzato. Resta tuttavia la possibilità di aggiungere qualche tappa.
Chi è interessato lo comunichi SUBITO a info@gazavive.com
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GAZA VIVRA’
Il 10 maggio a Torino assemblea per la fine dell’embargo
Lotta contro l’embargo genocida, ricordo del 60° anniversario della Nakba, contestazione e boicottaggio della Fiera Internazionale del Libro dedicata ad Israele: tutti questi temi di incroceranno e si incontreranno nel prossimo mese di maggio a Torino.
Aderiamo a tutte le iniziative di protesta contro la Fiera del Libro, ma siamo anche convinti della necessità di mettere la situazione di Gaza al centro della mobilitazione.
L’embargo, il lento genocidio che si sta consumando, è infatti il più grande atto di accusa sia nei confronti dello stato sionista che di chi in Italia e lo stiamo vedendo abbondantemente anche in questa squallida campagna elettorale che sottolinea ogni giorno il proprio integrale sostegno ai criminali israeliani.
Chi ha voluto dedicare ad Israele la Fiera ha compiuto una chiara operazione politica ed ideologica. Noi dobbiamo rovesciargliela contro partendo dall’evidenza dei crimini che questo stato sta compiendo.
Anche a Torino daremo dunque la parola a Gaza.
TORINO
Sabato 10 maggio, ore 10 - 14
Aula Magna Istituto Avogadro
Corso San Maurizio
ASSEMBLEA e MANIFESTAZIONE
Interverranno tra gli altri:
Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato contro l’assedio di Gaza
Giulietto Chiesa, giornalista e parlamentare europeo
Gianni Vattimo, filosofo
Nel corso dell’assemblea è previsto un collegamento in videoconferenza con Gaza, con l’intervento di un esponente del governo palestinese.
POMERIGGIO
ISRAELE NON È UN OSPITE D’ONORE!
PALESTINA LIBERA!
La situazione in cui versa la popolazione palestinese si aggrava di giorno in giorno: dall’assedio/embargo contro la striscia di Gaza alle incursioni aeree e di terra dell’esercito israeliano in tutti i territori occupati, dalla costruzione del Muro dell’Apartheid alle condizioni di vita dei profughi e dei palestinesi residenti in Israele, le autorità israeliane commettono continui crimini di guerra e contro i diritti civili, ignorando decine di risoluzioni dell’ONU e costringendo milioni di persone in condizioni di vita disastrose.
Ogni giorno i soldati ai Check-Point impongono umiliazioni ad anziani, donne e bambini, riducendo il tempo quotidiano a disposizione dei palestinesi per lavorare, studiare, fare politica, progettare il futuro. La penuria e in molti casi l’assenza di viveri e combustibile produce una situazione di povertà intollerabile, mentre le condizioni igieniche nei campi profughi continuano ad essere raccapriccianti.
Israele attua un vero e proprio politicidio – il tentativo di distruggere la soggettività sociale e politica stessa palestinese, anche con episodi di pulizia etnica – nei confronti di una popolazione smembrata, umiliata, oppressa, occupata. Ai palestinesi viene impedita ogni forma di organizzazione e di resistenza, di dissenso e di manifestazione. E’ sufficiente la protesta più pacifica perché l’esercito usi i lacrimogeni o spari sulla folla, mentre ogni azione militante viene punita con rappresaglie di massa. E’ la contabilità macabra e razzista delle guerre del XXI secolo: per un morto o un prigioniero israeliano dovranno morire o essere arrestati centinaia di palestinesi o libanesi.
In questo contesto di brutale prevaricazione, le istituzioni internazionali tacciono, la stampa dei paesi occidentali censura e minimizza, i governi europei e nordamericani stipulano e rinserrano alleanze economiche, diplomatiche e militari con i governi israeliani. Neanche le armi non convenzionali e le scandalose distruzioni causate dalla guerra contro il Libano del 2006 impedirono a tutti i governi del G8 di proclamare la loro fedeltà all’alleato di ferro in medioriente.
Secondo la stessa logica, le istituzioni italiane si schierano apertamente ad ogni livello: dal Presidente della Repubblica ai governi di questi anni, dalle istituzioni locali a quelle militari o commerciali, l’alleanza strategica con Israele non viene mai messa in discussione, nonostante il tributo di sangue della popolazione palestinese. Da Silvio Berlusconi a Walter Veltroni, da Sergio Chiamparino a Giuliano Ferrara, da Gianfranco Fini ai principali giornalisti televisivi e della carta stampata, nessuno si sottrae al rito della solidarietà incondizionata alle politiche del grande alleato, rinnovato anche dalla parte più conformista del ceto intellettuale; e un Berlusconi raggiante per la vittoria elettorale annuncia che il primo viaggio diplomatico del nuovo governo avrà come meta Israele.
Come se non bastasse, in quest’anno in cui i palestinesi vivono il lutto nel presente e nella memoria – il sessantesimo anniversario della guerra del 1948 – una delle più grandi iniziative culturali d’Europa, la Fiera internazionale del libro di Torino, sceglie di invitare Israele come “ospite d’onore”, come ha già fatto quella di Parigi. Nonostante gli appelli internazionali di scrittori e intellettuali di tutto il mondo, molti dei quali palestinesi ed anche israeliani, a revocare questo invito e a chiedere di sostituirlo con la dedica a una pace giusta, il Comune di Torino ha voluto confermarlo.
Una scelta precisa, una scelta politica, una scelta di parte: non solo per quello che succede oggi in Palestina, ma perché il ricordo degli eventi del 1948 si risolve in una “celebrazione” della Nakbah, la “catastrofe” per il popolo palestinese. 850.000 profughi in fuga, 531 villaggi distrutti, decine di migliaia di morti, e un immane lascito di sangue e violenza. In molti hanno chiesto, esterefatti, dalle società arabe e di tutto il mondo: che cosa c’è da celebrare, da “mettere in vetrina”, da festeggiare?
In questo mondo di guerra globale permanente anche la cultura è militarizzata, anche gli scrittori devono indossare l’elmetto: è il prezzo che chiedono le istituzioni politiche dei paesi in guerra in cambio di carriera, fama e denaro. Ma per i senza fama e i senza denaro, per i senza terra e i senza pace, quale ospitalità, quale onore? Per la memoria dei vinti, dei perseguitati e degli oppressi, in Palestina come in tutto il mondo, quale scranno è stato allestito?
Ancora una volta spetta ai movimenti sociali e internazionalisti, ai semplici cittadini, ai lavoratori e agli studenti, anche su sollecitazione degli appelli che giungono dalla Palestina, prendere parte per chi subisce la barbarie della guerra e le infamie del dominio globale capitalista. Per questo è ora di scendere in piazza a Torino e raggiungere con la nostra protesta il Lingotto, sede della Fiera del libro, per pretendere:
– La fine dell’embargo israeliano e delle sanzioni USA e UE contro la striscia di Gaza
– La fine dell’occupazione militare dei territori
– La distruzione del Muro dell’Apartheid
– Il rispetto della dignità e dei diritti dei palestinesi che vivono all’interno dei confini israeliani
– Il diritto al ritorno di tutti i profughi
– La liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi
Nel denunciare inoltre le politiche autoritarie e militariste di Israele, e le difficoltà che in quel paese incontrano coloro che fanno propria una cultura politica o una memoria storica differente da quella ufficiale, manifestiamo per:
– La fine dell’alleanza diplomatica, economica e militare tra Italia e Israele
– Politiche culturali che accolgano la memoria e le ragioni degli oppressi e la critica degli oppressori
– La piena agibilità politica, in Israele, per i movimenti contro la guerra e l’occupazione
– La piena ed effettiva libertà di ricerca storica nelle università israeliane
– La liberazione di tutti i renitenti israeliani alla leva militare
ISRAELE NON È UN OSPITE D’ONORE!
PALESTINA LIBERA!
CONCENTRAMENTO CORSO MARCONI
TORINO – H 14
10 MAGGIO 2008
ASSEMBLEA FREE PALESTINE – TORINO




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