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  1. #1
    Vamos bien!
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    Predefinito Il testo integrale della relazione di Diliberto alla Direzione del Pdci

    La sconfitta non ferma i comunisti
    Il testo integrale della relazione di Diliberto alla Direzione del Pdci

    Voglio iniziare senza ipocrisie. Quando c'è una sconfitta e quando c'è una sconfitta di queste proporzioni trovo assolutamente necessario che colui che ha guidato il partito, il sottoscritto, chieda al gruppo dirigente fondamentale, cioè la Direzione del partito, se ritiene utile che io continui a fare il segretario

    Lo dico nel modo più diretto possibile perché è giusto che sia così. In un momento del genere vi assicuro che tirare la carretta è complicato. E credo di avere dimostrato, anche alla vigilia di questa campagna elettorale, di essere - forse tra i non molti - sicuramente non attaccato alla poltrona, visto che avevo deciso di lasciare il Parlamento. Per cui con assoluta serenità e laicità nella discussione, se ci sarà un giudizio negativo da parte dei compagni su quello che io dirò, su quello che abbiamo fatto e su quello che faremo, la proposta politica insomma – che alla fine ovviamente voteremo – , posso garantire sin d'ora, e sapete che è la verità, che io continuerò a fare semplicemente, e con immutato orgoglio il militante di questo partito e nulla di più. Se invece i compagni riterranno utile che io continui a svolgere il ruolo di segretario, lo farò, e lo farò con rinnovata passione, anche se, come è del tutto evidente, in una situazione molto più complicata di prima. C'è però una cosa che io mi chiedo e chiedo a tutti, qualunque sia la scelta: il rispetto delle persone, che viene prima della politica. Anche la critica politica, la più feroce, deve tener conto del rispetto tra i compagni, senza il quale è la barbarie. E purtroppo abbiamo assistito, in questi ultimi periodi, da parte di alcuni, ad una preoccupante degenerazione in tal senso. Piccoli, isolati, marginali episodi. Ma che vanno stroncati prima che la degenerazione si diffonda.

    L'esito di queste elezioni come è chiaro a tutti è disastroso. E' disastroso complessivamente, al di là della sinistra. E' disastroso perché il Parlamento che è stato eletto è il più a destra della storia della Repubblica italiana. Berlusconi ha la più grande maggioranza da quando è sceso in politica - altro che pareggio, ha 40 senatori in più. La Lega è vertiginosamente aumentata - sembrava finita - anzi sta sfondando anche nelle regioni ex, molto ex, “rosse”. Il Partito democratico non è aumentato affatto rispetto alle sue previsioni, è al di sotto della soglia del 35% che era stata prefigurata come la soglia di una accettabile, ancorché modesta, vittoria. La sua vocazione sarebbe dovuta essere quella di contendere i voti ai moderati, invece non ne ha preso neanche uno. Il risultato delle scelte di Veltroni è che Berlusconi governerà 5 anni - questa è la previsione più facile - e rischia – drammaticamente - di governare anche dopo, se non si inverte la rotta. C'è una sola cosa che è riuscita al Partito democratico ed è stata “schiantare la sinistra”. Certo, anche per colpa della sinistra medesima (come dirò tra breve), ma la campagna mediatica micidiale sul voto utile, sulla bipolarizzazione “Berlusconi contro Veltroni”, Berlusconi che invitava a votare per sé o altrimenti per Veltroni e viceversa, la logica di un bipartitismo sempre più americanizzato che prevede l'alternanza tra simili e non una vera e propria alternanza come c'è in paesi anche europei, tutto ciò ha portato a ché gran parte dei voti della sinistra – sono quantificati dai flussi intorno al 55% - siano stati sottratti alla lista della Sinistra Arcobaleno per andare verso il Partito democratico.

    Tuttavia la disfatta della sinistra, evidentemente, non può essere spiegata solo con questa pur importantissima circostanza. Perché io credo che ci siano stati un combinato disposto di diversi fattori. Il primo è l'astensione di sinistra: la delusione della pratica del Governo Prodi, 2 anni di aspettative eluse che hanno portato ceti popolari e lavoratori a non andare a votare. Penso alla grande manifestazione di ottobre e al fato che dopo è bastato Dini a renderci del tutto ininfluenti. Poi c'è stato il fenomeno dell'aumento di Di Pietro, secondo me corroborato da voti di sinistra. Gente che non voleva votare Partito democratico ma voleva concorrere alla vittoria possibile, potenziale, contro Berlusconi, gente che ha votato la coalizione di Veltroni. ma votando per Di Pietro. Ancora una volta, dunque, voto utile.

    Poi, ancora, c'è la faccenda clamorosa del simbolo. Aver voluto, pervicacemente e scelleratamente, togliere il simbolo più forte, più riconoscibile, più tradizionale, cioè la falce e il martello è stato un errore micidiale. Non certo di questo partito. Ad un giornalista che nei giorni scorsi mi ha detto «ma non è anacronistico insistere con il simbolo?», io ho risposto «guardate che 2 anni fa, mica un secolo fa, nel 2006, in Italia le due falce e martello presenti hanno preso 3 milioni e 800mila voti. L'Arcobaleno ne ha preso 1 milione e mezzo, quindi evidentemente è anacronistico l'Arcobaleno, non la falce e martello». Noi abbiamo cercato – come i compagni sanno – di spiegarlo disperatamente ai nostri alleati, ma in quella coalizione, ormai largamente defunta, perché sono stati gli italiani a stabilirlo, c'era un'egemonia culturale sostanzialmente a-comunista.

    A tutto questo si deve aggiungere che non ci ha giovato la presenza di alcuni dei nostri alleati e che è stata sbagliata la campagna elettorale da parte del candidato leader. Non apparteniamo alla schiera degli sciacalli che si accaniscono contro chi ha perso: anzi, ringraziamo Bertinotti per essersi speso in campagna elettorale. La critica è tutta e solo politica. Noi siamo stati, infatti, gli unici che nelle settimane prima del voto hanno attaccato il Pd. Ma siamo stati totalmente oscurati durante la campagna elettorale. Al contrario c'è stato un assoluto predominio da parte di Bertinotti che da parte sua non diceva nulla contro il Pd, quasi come prefigurasse un patto successivo. Errori che si sono susseguiti l'uno all'altro sino ad alcuni clamorosi infortuni che certo non hanno aiutato, non hanno spronato i comunisti ad andare a votare: l'ultimo dei quali a tre giorni dal voto dichiarare che il comunismo sarebbe rimasto una “tendenza culturale” nel nuovo soggetto.

    Detto tutto questo, ognuna di queste concause ha contribuito, tuttavia avverto un problema di fondo: è venuto meno l'insediamento sociale della sinistra. Se di colpo si possono spostare milioni di voti da una parte all'altra, vuol dire che quei voti erano semplici voti di opinione. Per carità i voti di opinione sono sempre esistiti e il Pci largamente ne fruiva, ma c'era in quel caso, anche e largamente, una base sociale di insediamento forte che garantiva un radicamento indipendente dall'opinione, che naturalmente poteva cambiare, aumentare e spostarsi. Insomma c'era un radicamento che oggi non c'è più. E appunto oggi occorre proprio ripartire dal radicamento e dall'insediamento sociale.

    Rispetto a tutto ciò una domanda viene spontanea: si sarebbe potuto fare diversamente? Sarebbe stato meglio, o meno peggio, scegliere di andare da soli? Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere. Dove siamo andati da soli, nelle comunali, non è andata bene. E se in luoghi dove noi abbiamo un insediamento vero, prendiamo il due per cento, nazionalmente quanto avremmo preso? La controprova su quanto avremmo potuto prendere se fossimo andati da soli alle politiche non ci sarà mai, ma alcuni elementi per ragionare ci sono. Il rischio quale sarebbe stato? Temo che avremmo avuto un consenso del tutto residuale come è capitato allo Sdi, cioè sotto all'uno per cento. Un disastro. Saremo stati vittime del doppio voto utile, verso il Pd e verso l'Arcobaleno. E se, avendo fatto la scelta di andare da soli, fossimo qui a commentare un dato del genere, allora sì che non ci resterebbe che la consegna al tribunale fallimentare dei libri contabili di questo partito. Credo di non aver sottovalutato affatto la disfatta, né di aver sottovalutato gli errori, ma nella disfatta noi oggi possiamo riprovare a ripartire, gli altri forse no.

    Il nostro Partito complessivamente rispetto agli altri partner dell'alleanza è quello che ne esce meglio. Tutti i commentatori dicono che il Pdci tiene. Ed è vero. Ora però proviamo a ricominciare. La voglio dire con un titolo: “un nuovo inizio”. Ma voglio essere sincero, sarà una lunghissima traversata nel deserto. Una difficilissima traversata nel deserto.
    L'Arcobaleno è finito, è del tutto evidente. Quel che resta? Una bizzarra riunione promossa a Firenze dal professor Ginsborg, orfano del professor Pardi, che in cambio di un seggio in Parlamento ha mollato tutti, dai girotondi a Grillo... Tutti. A dimostrazione che la società civile può essere di gran lunga peggio della società politica. L'Arcobaleno non c'è più: i Verdi veleggiano verso il Pd, o ne rimane una piccola enclave autonoma, che probabilmente sta cercando collocazione in un nuovo soggetto che però non c'è nel panorama politico e rischia di non esserci neppure in futuro; Sinistra democratica si è liquefatta, Alfiero Grandi ha dichiarato che guardano ad una nuova alleanza con i socialisti residui, che come noto hanno preso lo 0,9 per cento e con la sinistra del Partito democratico; Rifondazione è nella estrema difficoltà e lacerazione che tutti quanti stiamo vedendo.

    Ed allora che fare? E’ apparso ieri su molti giornali un appello – rivolto anche a noi Pdci – di pezzi di movimenti di lotta, i NoTav, i No dal Molin, il comitato sardo “Gettiamo le basi”, quelli contro il ponte di Messina, pezzi di movimenti veri, rappresentanze di luoghi dei lavoro e illustri esponenti dell’intellettualità comunista. Questo appello chiede che per ricostruire la sinistra si inizi da noi comunisti. Rivolge l'appello a noi, a Rifondazione e a tutti i comunisti e le comuniste, comunque collocati in Italia. Ma chiede innanzitutto l'unità fra i due partiti comunisti, ossia fra le due cose che ci sono. Quello che è rimasto in campo dopo lo tsunami. Noi e loro, e tutto l'arcipelago variegato di compagni e compagne che magari hanno lasciato il Pdci e Rifondazione o che non ci sono mai stati e che comunque si riconoscono in un progetto di trasformazione della società in senso socialista. In parole semplici, si chiede l'unità di quello che è rimasto della sinistra. Bene, a questo nuovo inizio, e cioè concorrere, mettere a disposizione il Pdci, per un progetto più grande di costruzione di un Partito comunista in Italia, a questo appello noi, la segreteria del Partito ha risposto di sì. Ora attenderemo la risposta di Rifondazione comunista.

    Ma sul Prc vorrei spendere qualche parola. Il disastro viene da lontano: nel 1996, dodici anni fa, non un secolo, Rifondazione aveva l'8,6 per cento dei voti, e nel primo anno di governo Prodi i sondaggi le attribuivano percentuali tutte al di sopra delle due cifre. Chi c'era si ricorda. Successivamente, il gruppo dirigente di Rifondazione decide di far cadere Prodi, immaginando una fuoriuscita da sinistra, le trentacinque ore..., cade Prodi, c'è la nostra scissione, e nell'99 Rifondazione prende il 4% alle europee e noi il 2 per cento. Si sono persi, anche solo considerando i consensi presi due anni prima, il 2,5% di voti. Uomini e donne che non sono venuti né da noi, né da loro. Poi nel 2001 il Prc non fa l'accordo con il centrosinistra, consegnando a Berlusconi di nuovo il governo – se al Senato ci fosse stato l'accordo si pareggiava – infine nel 2006 pur partendo da una posizione che sino a pochi anni prima diceva «per me centrodestra e centrosinistra pari sono», il Prc sigla l'accordo più “unitario” e arrendevole, Bertinotti va a fare il presidente della Camera, una scelta istituzionale che riduce gli spazzi di battaglia politica anche dentro il Parlamento, e nel 2008, infine, siamo in questa condizione.

    Beh io credo che noi dovremmo provare a ritornare al '96.
    Non ci riusciremo in toto, sia ben chiaro, però proviamo a ripartire da lì. Da qualche parte, infatti, il bandolo dobbiamo provare a riprenderlo. L'Appello è rivolto a noi, a tutti i compagni e le compagne di Rifondazione comunista, a tutti. Non è un appello rivolto semplicemente alle minoranze del Prc. Anche se non si può escludere che alla fine lo raccolgano solo le minoranze stesse, e tuttavia la discussione interna a Rifondazione non è ininfluente rispetto a questo progetto. Anzi.
    Ho l'impressione nettissima che sia in atto, tanto più dopo questo risultato, una operazione politica che mira ad aggregare una sorta di forza cuscinetto, chiamiamola così di “sinistra buona”, magari guidata da Vendola, come auspica Francesco Merlo su La Repubblica, dove possano confluire i reduci dell'Arcobaleno che non vogliono il progetto comunista. Ho l’impressione che Bertinotti stia lavorando a questo. A noi non ci vogliono. Questo agglomerato cuscinetto, come io lo ho definito, nel breve periodo andrà a fare la sinistra del Pd. Cosa resta? Restiamo noi. Noi e coloro che dentro Rifondazione rifiuteranno questa deriva, più tanti che fuori dai due partiti esistenti ancora si sentono comunisti. Vedremo il dibattito che si svolgerà entro al Prc, però spero solo una cosa, che la scelta che faranno sia non equivoca. E cioè che non ci sia ancora una scelta in mezzo al guado. Sarà il congresso naturalmente a sciogliere questo eventuale equivoco, tuttavia dentro Rifondazione ci sono forze sicuramente disponibili e noi dobbiamo con chi ci sta provare a ricominciare. Ovviamente, ripeto, rivolgendoci potenzialmente a tutti.

    Giusto a questo punto domandarsi con che caratteristiche dovrebbe nascere questo nuovo soggetto. Intanto fuori dal Parlamento. Non è una scelta, non abbiamo deciso di diventare un partito extra parlamentare, ci hanno cacciato dal parlamento gli elettori con il loro voto e Veltroni che non ha voluto l'apparentamento. Questa nostra non è quindi una vocazione extraparlamentare, come è evidente: è una condizione. Io non sono di quelli che pensano che anche la sconfitta può avere lati buoni, una sconfitta è una sconfitta, tuttavia proviamo dalla sconfitta a trarre qualche insegnamento e ripartiamo dall'opposizione. Ripartiamo dal conflitto sociale. Ho programmato per questa settimana due incontri con i lavoratori nelle fabbriche, uno a Bari e uno a Milano alla Magneti Marelli. Dobbiamo ricominciare da li, e dobbiamo dislocare i dirigenti di partito nei territori. E' il tentativo di ricostruire un insediamento sociale e ci vorrà lo sforzo di una intera generazione. Ci vorrà un sacco di tempo compagni, tanto tempo.

    Non vedremo noi i risultati del nostro lavoro. Però questa lunga attraversata nel deserto dobbiamo pur incominciarla, e dobbiamo almeno sapere in quale direzione andare. Se sbagliamo, infatti, nel deserto ci si perde irreparabilmente.
    L'altro aspetto è quello della diversità. Che abbiamo praticato poco. Vedete, quando io ho scelto di non stare in Parlamento l'ho deciso solitariamente, senza convocare organismi, e l'ho fatto per più di un motivo. Innanzitutto, per mettere fine alla polemica sull'operaio escluso. Però c'era anche un altro aspetto: ancorché meno che in passato – nel 2006 abbiamo perso mezza segreteria nazionale alle elezioni sulle candidature – tuttavia quando c'è la fase delle candidature si scatenano i peggiori istinti, anche dentro i partiti comunisti più “puri e duri”. Io ho fatto una scelta che nelle intenzioni, non so negli esiti, era anche e soprattutto pedagogica: se può stare fuori dalle istituzioni il segretario nazionale del partito, può stare chiunque fuori dalle istituzioni. Ne sono convinto: si può fare politica anche fuori dal Parlamento. La diversità riguarda tuttavia anche un altro aspetto. Siccome andiamo incontro ad una fase di grande ristrettezza economica, non vi saranno più i soldi che entravano dai gruppi parlamentari e dai parlamentari medesimi - una bella cifra vi assicuro – e dunque dovremmo chiedere a tutti i compagni e le compagne che sono rimasti nelle istituzioni, a tutti i livelli, di darsi una regolata diversa da quella che fin qui è stata tenuta. Ovvero di autogestione dei propri emolumenti. Con delle regole che decideremo tutti insieme, non saranno regole imposte, ma regole che una volta prese dovranno valere per tutti.

    Per attuare tutte queste cose è evidentemente necessario un congresso, perché cambia la strategia. Perché mettiamo a disposizione di questo processo il partito. E il congresso io credo che lo dobbiamo fare subito. Propongo perciò che si svolga parallelamente a quello di Rifondazione comunista, cioè entro l'estate. Attueremo così una interlocuzione, ma al contempo incalzeremo Rifondazione. E quindi propongo che venga convocato il Comitato centrale entro 15 giorni affinché quell’organismo indìca il congresso. Lì discuteremo di come impostarlo e le regole. Sono per dare una accelerazione.
    Quello che vi propongo è difficilissimo. Estenuante. Dagli esiti tutt’altro che scontati. E' un percorso che ho definito “la traversata del deserto”. Ma può anche essere entusiasmante, riaccendere passioni, avvicinare giovani generazioni. Voglio tuttavia dirvi che, qualunque sarà il mio ruolo, voglio provarci con assoluta determinazione.
    Perché io mi sento certamente sconfitto. Ma non mi sono arreso.
    http://www.larinascita.org/content/view/404/37/

    se io so leggere e scrivere e capisco il dilibertese questo dietro le parole di rispetto per il dibattito congressuale nostro vuole le minoranze del Prc (ad oggi l'ernesto, circa il 10% del Partito) e allargare il suo PdCI, che tra l'altro non tiene meglio come dichiara, ma è quello che perde più elettorato verso il Pd.
    Unità dei comunisti sì, fare i piccoli giochi di bottega no. Unificarsi sotto la guida del grande timoniere Oliviero mentre una parte consistente del Prc perde ogni freno inibitore e diventa socialista (portandosi dietro come sempre accade migliaia di militanti), unificarsi per poi finire in un partito che "a prescindere" si allea col Pd (esemplificativo il giudizio già noto sul nostro '98 e 2001) non mi pare una grande prospettiva
    . E la base del PdCI lo dovrebbe comprendere, così non si da nessuna parte...

  2. #2
    Teppista
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna Visualizza Messaggio
    se io so leggere e scrivere e capisco il dilibertese questo dietro le parole di rispetto per il dibattito congressuale nostro vuole le minoranze del Prc (ad oggi l'ernesto, circa il 10% del Partito) e allargare il suo PdCI, che tra l'altro non tiene meglio come dichiara, ma è quello che perde più elettorato verso il Pd.
    Unità dei comunisti sì, fare i piccoli giochi di bottega no. Unificarsi sotto la guida del grande timoniere Oliviero mentre una parte consistente del Prc perde ogni freno inibitore e diventa socialista (portandosi dietro come sempre accade migliaia di militanti), unificarsi per poi finire in un partito che "a prescindere" si allea col Pd (esemplificativo il giudizio già noto sul nostro '98 e 2001) non mi pare una grande prospettiva
    . E la base del PdCI lo dovrebbe comprendere, così non si da nessuna parte...

    Come non quotarti? Dici cose sacrosante.

  3. #3
    avanti fidel
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    l unica prospettiva e' quella della riunificazione tra rifondazione e comunisti italiano come sostiene oliviero diliberto..anche solo da un punto di vista pubblicitario LA RIUNIFICAZIONE COMUNISTA sarebbe una mossa straordinaria...con l arcobaleno abbiamo perso tutti ma i veri responsabili sono bertinotti e giordano che hanno cancellato il simbolo e si sono preoccupati piu' degli animalisti e dei gay o di quanto sono poverini gl iimmigrati che ammazzano che nn degli operai che si sono sentiti soli e molti dei quali hanno votato lega...il pdci si e' stufato..si torna a falce e martello..se rifondazione vuole diventare socialista o ambientalista faccia pure..noi la sfida l abbiamo lanciata ma per un partito COMUNISTA

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da avanti fidel Visualizza Messaggio
    l unica prospettiva e' quella della riunificazione tra rifondazione e comunisti italiano come sostiene oliviero diliberto..anche solo da un punto di vista pubblicitario LA RIUNIFICAZIONE COMUNISTA sarebbe una mossa straordinaria...con l arcobaleno abbiamo perso tutti ma i veri responsabili sono bertinotti e giordano che hanno cancellato il simbolo e si sono preoccupati piu' degli animalisti e dei gay o di quanto sono poverini gl iimmigrati che ammazzano che nn degli operai che si sono sentiti soli e molti dei quali hanno votato lega...il pdci si e' stufato..si torna a falce e martello..se rifondazione vuole diventare socialista o ambientalista faccia pure..noi la sfida l abbiamo lanciata ma per un partito COMUNISTA

    esatto..la sfida l'abbiam lanciata...se si preferisce continuare a litigare sulle apparenze facciano pure...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da avanti fidel Visualizza Messaggio
    l unica prospettiva e' quella della riunificazione tra rifondazione e comunisti italiano come sostiene oliviero diliberto..anche solo da un punto di vista pubblicitario LA RIUNIFICAZIONE COMUNISTA sarebbe una mossa straordinaria...con l arcobaleno abbiamo perso tutti ma i veri responsabili sono bertinotti e giordano che hanno cancellato il simbolo e si sono preoccupati piu' degli animalisti e dei gay o di quanto sono poverini gl iimmigrati che ammazzano che nn degli operai che si sono sentiti soli e molti dei quali hanno votato lega...il pdci si e' stufato..si torna a falce e martello..se rifondazione vuole diventare socialista o ambientalista faccia pure..noi la sfida l abbiamo lanciata ma per un partito COMUNISTA

    E no, compagno, qui per affrontare un dibattito serio e civile ci vuole una buona dose di umiltà e di autocritica, prima di tutto interna. In Rifondazione siamo in tanti a sparare a zero senza fare sconti sulla classe dirigente, ma non mi sembra che lo stesso stia avvenendo dentro il PdCI.

    Se siamo stati severamente puniti dagli elettori, non è solo per l'occultamento della falce e martello - elemento elettoralmente e simbolicamente pesante - ma per aver sostenuto, tra mille promesse e proclami tanto roboanti quanto inconsistenti, un governo a chiara guida borghese che ha bastonato, coi voti decisivi dei comunisti, la classe lavoratrice italiana senza risolvere nessuno dei suoi problemi, i quali si sono al contario acuiti.

    Conseguenza inevitabile di tale sfacciata subalternità è stata la cacciata dal parlamento dei comunisti, del PRC come del PdCI, entrambi equamente responsabili del crollo elettorale. Il problema non è stata solo ' la pratica' di governo, ma l'ingresso tout court nell'Unione che era facile prevedere ci avrebbe sottoposti alla schiacciante egemonia dei liberali in una condizione di rapporti di forza sociali totalmente a nostro sfavore.

    Sia Bertinotti, che profetizzava la permeabilità del governo alle istanze dei movimenti, che Diliberto, che proclamava l' 'unità dei democratici' contro i 'fascisti', hanno scientemente MENTITO agli elettori in quanto l'Unione ha messo la museruola ai movimenti sociali e le destre, forti delle contraddizioni e del conservatorismo del governo Prodi, sono tornate al potere più forti e aggressive che mai!

    Se dunque i compagni del PdCI mostrano ancora i sintomi della 'sindrome del '98', quando hanno spaccato da destra un partito che poteva vantare un certo radicamento tra la classe lavoratrice, avallando il criminale bombardamento della Serbia e aprendo l'autostrada per il ritornpo di Berlusconi al potere, non sono nelle condizioni di dare lezioni e patenti di comunismo a chicchessia.

    Un bel bagno di umiltà e un serio ripensamento di quelle pratiche politiche che li porta tuttora a stringere accordi seperati col Pd in tutte le realtà in cui il Pd sia diponibile a concedere qualche poltrona, sarebbero le condizioni minime per rendere credibile l'appello all'unità dei comunisti e per confutare il lecito sospetto che si tratti tanto di una operazione di marketing quanto di sdoganamento di una classe dirigente ormai decotta.

  6. #6
    Vamos bien!
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    Infatti, anche Diliberto ha sbagliato e tanto dal '98 ad oggi.
    L'unità dei comunisti è una cosa troppo seria per essere gestita così e sopratutto se alla guida di questo processo dovesse andare uno scissionista.
    Se all'unità non ci arriva tutta Rifondazione abbiamo già perso, non si può dire si fa l'unità con chi ci sta (stesso discorso all'opposto di Giordano per l'unità a sinistra), perchè ad oggi ci stanno in pochi, la fretta è cattiva consigliera.
    Va indagato il ruolo nel governo, il nostro rapporto col PD, la nostra necessaria autonomia (politica, programmatica e dove occorre elettorale) dal PD.
    PdCI più l'ernesto e qualcun'altro non è l'unità comunista, è un'altra cosa.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da PRC-Enna Visualizza Messaggio
    Infatti, anche Diliberto ha sbagliato e tanto dal '98 ad oggi.
    L'unità dei comunisti è una cosa troppo seria per essere gestita così e sopratutto se alla guida di questo processo dovesse andare uno scissionista.
    Se all'unità non ci arriva tutta Rifondazione abbiamo già perso, non si può dire si fa l'unità con chi ci sta (stesso discorso all'opposto di Giordano per l'unità a sinistra), perchè ad oggi ci stanno in pochi, la fretta è cattiva consigliera.
    Va indagato il ruolo nel governo, il nostro rapporto col PD, la nostra necessaria autonomia (politica, programmatica e dove occorre elettorale) dal PD.
    PdCI più l'ernesto e qualcun'altro non è l'unità comunista, è un'altra cosa.
    perfettamente d'accordo

  8. #8
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    D'accordo con PRC-Enna.
    Le priorità sono:
    1) unificazione comunista
    2) definizione di un nuovo programma politico comunista, che ponga come discrimen la trasformazione della società considerate le specifiche italiane, a livello internazionale fuoriuscita dalla Nato, internazionalismo e collaborazione con i paesi socialisti, sostegno ai movimenti di liberazione in quei paesi ove non esistono prospettive diverse per riforme e cambiamenti sociali.

    RIcordiamoci che stiamo vivendo (e vivremo sicuramente per 5 anni) una anomalia:
    un parlamento che vede la destra (PDL-lega) e il centro (PD ecc) ma non esiste la sinistra (sia quella riformista turatiana, sia quella comunista).
    Il PD non sarà in grado di spostarsi a sinistra (semmai rincorrendo i suoi Binetti vari dovrà fossilizzarsi al centro).

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Masherov Visualizza Messaggio
    D'accordo con PRC-Enna.
    Le priorità sono:
    1) unificazione comunista
    2) definizione di un nuovo programma politico comunista, che ponga come discrimen la trasformazione della società considerate le specifiche italiane, a livello internazionale fuoriuscita dalla Nato, internazionalismo e collaborazione con i paesi socialisti, sostegno ai movimenti di liberazione in quei paesi ove non esistono prospettive diverse per riforme e cambiamenti sociali.

    RIcordiamoci che stiamo vivendo (e vivremo sicuramente per 5 anni) una anomalia:
    un parlamento che vede la destra (PDL-lega) e il centro (PD ecc) ma non esiste la sinistra (sia quella riformista turatiana, sia quella comunista).
    Il PD non sarà in grado di spostarsi a sinistra (semmai rincorrendo i suoi Binetti vari dovrà fossilizzarsi al centro).
    Opposizione sociale: No alla NATO, abrogazione via referendum della legge 30 (c'è una campagna in corso), revisione servitù militari, calmieri sui prezzi, equo canone, riprendere tutte le nostre proposte sulla giustizia, energia pulita, no al consumismo, fronte comune dei comunisti sul fronte sindacale, lotta a tutte le privatizzazioni a cominciare da Tirrenia e Fincantieri.

  10. #10
    avanti fidel
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    Citazione Originariamente Scritto da Lev Davidovic Visualizza Messaggio
    E no, compagno, qui per affrontare un dibattito serio e civile ci vuole una buona dose di umiltà e di autocritica, prima di tutto interna. In Rifondazione siamo in tanti a sparare a zero senza fare sconti sulla classe dirigente, ma non mi sembra che lo stesso stia avvenendo dentro il PdCI.

    Se siamo stati severamente puniti dagli elettori, non è solo per l'occultamento della falce e martello - elemento elettoralmente e simbolicamente pesante - ma per aver sostenuto, tra mille promesse e proclami tanto roboanti quanto inconsistenti, un governo a chiara guida borghese che ha bastonato, coi voti decisivi dei comunisti, la classe lavoratrice italiana senza risolvere nessuno dei suoi problemi, i quali si sono al contario acuiti.

    Conseguenza inevitabile di tale sfacciata subalternità è stata la cacciata dal parlamento dei comunisti, del PRC come del PdCI, entrambi equamente responsabili del crollo elettorale. Il problema non è stata solo ' la pratica' di governo, ma l'ingresso tout court nell'Unione che era facile prevedere ci avrebbe sottoposti alla schiacciante egemonia dei liberali in una condizione di rapporti di forza sociali totalmente a nostro sfavore.

    Sia Bertinotti, che profetizzava la permeabilità del governo alle istanze dei movimenti, che Diliberto, che proclamava l' 'unità dei democratici' contro i 'fascisti', hanno scientemente MENTITO agli elettori in quanto l'Unione ha messo la museruola ai movimenti sociali e le destre, forti delle contraddizioni e del conservatorismo del governo Prodi, sono tornate al potere più forti e aggressive che mai!

    Se dunque i compagni del PdCI mostrano ancora i sintomi della 'sindrome del '98', quando hanno spaccato da destra un partito che poteva vantare un certo radicamento tra la classe lavoratrice, avallando il criminale bombardamento della Serbia e aprendo l'autostrada per il ritornpo di Berlusconi al potere, non sono nelle condizioni di dare lezioni e patenti di comunismo a chicchessia.

    Un bel bagno di umiltà e un serio ripensamento di quelle pratiche politiche che li porta tuttora a stringere accordi seperati col Pd in tutte le realtà in cui il Pd sia diponibile a concedere qualche poltrona, sarebbero le condizioni minime per rendere credibile l'appello all'unità dei comunisti e per confutare il lecito sospetto che si tratti tanto di una operazione di marketing quanto di sdoganamento di una classe dirigente ormai decotta.
    io per carita' ho grande rispetto per voi di rifondazione ma e' evidente che su certi punti a partire dal 98 ci sono delle differenze che sarebbe stupido nascondere ma bisogna affrontare per avviare un cammino insieme...io credo di nn peccare di superbia o di NON-umilta' come dici tu ma certe responsabilita' sono chiare...nn si puo' dire che pdci e prc siano equamente responsabili nella disfatta..certo sarebbe stupido dire che e' solo colpa del prc ma la linea di tale partito negli ultimi anni e' stata devastante a partire dalla nn candidatura di ferrando(LONTANISSIMO DA ME)con un atto fascista dalle liste di rifondazione...dicevo della disfatta..la campagna elettorale l ha condotta bertinotti,il simbolo l ha tolto bertinotti insomma il principale responsabile e' lui..ovvio abbiamo pagato anche il governo ma se ce unoche ha partecipato proprio poco a questa campagna elettorale e' oliviero diliberto forse per dare un segnale.diliberto era governista e lo e' ancora bertinotti faceva quello incazzato che ha fatto cadere un governo moderato xk forse pensava che i fascisti sarebbero stati migliori di prodi (98) e poi si e' seduto sulla sua bella poltrona di presidente della camera..quando si dice la coerenza!sinceramente che tu accusi il pdci di aver fatto tornare berlusconi quando e' stato bertinotti e rifondazione a fare questo e in seguto nel 2001a consegnare il paese al nano di arcore..poi figurati nessuno vuole dare patenti di comunismo a nessuno di certo il pdci viene dal PARTITO COMUNISTA ITALIANO e continua ad essere comunista altri no...

 

 
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