Venetians do it better, l’indipendenza è una meraviglia

Il PNV apre la nuova stagione politica veneta. - di Gianluca Busato

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Ministri per caso. Sulla degenerazione di IT e la necessità di una Venetia libera.

di Paolo Bernardini






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Venetians do it better, l’indipendenza è una meraviglia

Il PNV apre la nuova stagione politica veneta.

Il PNV si appresta a celebrare il proprio congresso costituente proprio nel momento in cui il governo italico entra nella luna di miele. È però opinione di molti che l’innamoramento degli elettori sarà in realtà breve. Oramai i tempi crudeli della comunicazione moderna sono tali da bruciare qualsiasi patrimonio di fiducia post-elettorale, come bene ha imparato Sarkozy.
Non crediamo che B&B possano essere da meno, anche se rispetto al premier francese hanno l’indubbio vantaggio di controllare la quasi totalità del sistema televisivo e – grazie al clima di solidarietà nazionale del veltrusconismo pre-tita(lia)nic - godono indubbiamente di un atteggiamento estremamente favorevole anche della parte storicamente in mano agli pseudo-avversari della sinistra italiana. Di fatto la situazione italiana di controllo totale dell’informazione è degna del più autoritario Paese dell’America Latina. Anzi, è ancora più grave, perché nel teatro politico italiano sono anche riusciti ad inventarsi anche le stampelle dell’opposizione di sinistra e del finto autonomismo-federalismo di facciata.
Per quanto riguarda noi veneti, in realtà, la situazione risulta ancora più squallidamente ambigua e antidemocratica.
Si è infatti oramai ben insediato un potere di controllo locale che risulta assolutamente funzionale all’unità nazionale. Questo controllo è rappresentato, almeno in parte, dall’appoggio incondizionato di cui gli accomodanti governanti locali possono godere da parte dei vari gazzettini, tribune, mattini, arene, giornali e fogliacci “informativi” (?) locali. Gli unici che vengono ogni tanto colpiti sono i politici un po’ meno controllati e controllabili, i Gentilini, i Tosi, i Bitonci, che però prontamente ritornano all’ordine quando parte il richiamo da parte degli organi di disinformazione.
Risulta quantomeno sospetto, ad esempio, che poca traccia abbiano avuto sui media veneti le contestazioni al ministro La Russa in occasione dell’adunata degli alpini. Risulta inoltre di rilievo che siano apparse scritte inneggianti a Vienna e contro Roma sui cippi dedicati agli italianofili Fabio Filzi e Cesare Battisti lungo il sentiero dei Galli sulle pendici del Pasubio. Immaginiamo (e sotto sotto forse molti auspicano) che nei prossimi tempi godranno un trattamento simile i vari busti dedicati a Garibaldi e lapidi varie di savoiarda memoria che imbruttiscono le nostre città venete, spesso addirittura coprendo invece i fasti della Serenissima Repubblica di Venezia. Di più, il tricolore è ben difeso da leggi liberticide e contrarie alla libertà di espressione che mirano ad ostacolarne una contestazione palese, in un’epoca in cui appare in realtà a molti sempre più come un simbolo di oppressione politica della Nazione Veneta, in particolar modo quando ne viene fatto un uso smodato e di cattivo gusto.
I richiami all’inviolabilità dell’immagine sacrale dei moloch isituzionali schifan-napoletani rasentano ormai il ridicolo delle barzellette sui carabinieri, o sul Duce-pagliaccio, nella fase che ha preceduto la sua fine ingloriosa in piazzale Loreto, nel più classico italian-style. Non auguriamo di certo a lorsignori di fare tale fine, per carità, o almeno non diciamolo apertamente ;- ).
In tale goffo tripudio nazionalistico, non si capisce però perché un Comune Veneto, ad esempio, per commemorare in manifestazioni ufficiali la propria storia e la propria cultura non possa – per legge – esporre unicamente la Bandiera Veneta, il glorioso Gonfalone del Leone di San Marco, o almeno esporla in modo più evidente a quella di un simbolo che qui oramai non è più visto con un occhio favorevole da parte di molti.
Certo, poi sono in tanti a festeggiare le vittorie della squadra di calcio multinazionale italica. Ma questo avviene perché purtroppo esiste una federazione sportiva che disprezza i Popoli e che non ci permette di mettere in campo nelle manifestazioni ufficiali la Nazionale Veneta di calcio, anche perché saprebbe riempire di goal anche la porta tricolorita, visto che gran parte degli atleti di valore sfruttati dal colore azzurro sono in realtà di nazionalità veneta.
Il PNV sceglie di partire ora anche per godere di un vantaggio operativo che ci permetta una strutturazione in tempi rapidi, necessaria per affrontare la nuova stagione politica che sta per aprirsi, la stagione indipendentista, perché indipendenza significa meraviglia.
Essa è testimoniata dall’inedita comparsa ministeriale veneta per l’ultimo atto della commedia IT da un lato e dalla politica neo-autonomista dei vari Galan e Cacciari dall’altro. Reputiamo sciocco e fuori tempo massimo da parte di questi ultimi lo scimmiottare esperienze politiche già sconfitte, come ben sanno i partiti autonomisti veneti. D’altro canto, l’attuale classe dirigente (?) veneta non ha mai dato prova di particolare indipendenza di pensiero, anzi si è sempre ben distinta nell’asservimento ora a Roma, ora a Bologna, ora a Milano.
Ecco perché dobbiamo darci da fare per buttarla nelle scoase quanto prima e sostituirla con la nuova classe dirigente che emergerà dalla coalizione veneta indipendentista, catalizzata dal PNV, che saprà vincere le prossime elezioni regionali.
Gianluca Busato
Partito Nazionale Veneto
Web: www.pnveneto.org
E-mail: [email protected]

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Ministri per caso. Sulla degenerazione di IT e la necessità di una Venetia libera.

Quando si tocca il fondo è sempre possibile risalire? Alcune volte sì, altre volte no. Si può toccare il fondo “come corpo morto cade”, e non risalire più. Solo il corpo vivo, pieno di aria, disperatamente risale dagli abissi in cui il destino, e la propria indifferenza, lo fano cadere, come in un gorgo malefico di un mare mortale. Se si analizza in dettaglio la nuova “squadra di governo”, il plotone d’esecuzione di IT, ci domandiamo davvero perché esista un cotale scollamento tra le professionalità dei ministri, e i dicasteri loro affidati. Questo perché assistiamo con gli applausi di Veltroni – ma allora Veltrusconi non è un’altra creatura di Stephen King, esiste! – al parto di un governo i cui ministeri sono affidati a soggetti del tutto slegati dalla materia oggetto di disciplina controllo e, sperabilmente, miglioramento, da parte del ministero in oggetto. Il Ministro dell’Università non è parte del corpo docente, che conta 60.000 “strutturati” e almeno altrettanti “precari”, né d’altra parte è un “cervello in fuga” che ha insegnato altrove nel mondo. No, il suo merito (attenzione al concetto di “merito”, è estremamente ambivalente e pericoloso) è quello di aver servito fedelmente e con zelo la causa di un partito, ed è stata premiata per questo. Per questo, avrebbe potuto anche andare altrove, in un altro ministero. Queste sono le logiche partitocratiche. Quel che stupisce, non sono i loro tristi meccanismi, ormai a tutti chiare e note, quanto il fatto che nessuno si ribelli, che i cittadini di IT, ridotti agli zombie delle peggiori distopie alla Orwell, alla Hartley, accettino tutto questo. Come è possibile? Inutile perdersi in amare considerazioni. Il governo futuro della Venetia sarà composto da uomini che conosceranno i settori di cui dovranno occuparsi come ministri. Sembrerebbe una cosa naturale, no? Non lo è, forse? La partitocrazia, come ogni degenerazione, altera quello che è naturale. Tutto il mondo ride di un governo composto da “meritevoli” di alcuni partiti. Perfino Le Monde.. La Venetia libera appena l’unico futuro praticabile, se non altro per riportare alla dimensione del naturale quel corpo politico che ha raggiunto il paradosso. “Personaggi da operetta recitano la tragedia di IT”, si potrebbe dire parafrasando il grande critico Karl Kraus. Nani e ballerine? Non si diceva così una volta di qualche governo passato di IT? Questo è diverso? In cosa? In una cosa, l’opposizione plaude al governo, nella speranza di prendersi qualcosa di questa grande torta, in qualche modo. Intanto perfino la Groenlandia sta per prendersi la propria libertà. Perfino gli sparuti cittadini d’una vastissima piana di ghiaccio cercano il riscatto, e forse lo troveranno. E noi?

Paolo Bernardini

p.s. Sottosegretario del dicastero cui io stesso come docente universitario di IT sono sottoposto, è stato nominato tale Pizza. Leggo il suo curriculum su wikipedia. Sarebbe utile lo leggessero tutti. Spiega come si diventa sottosegretari. Interessante. Comunque anche Pizza non è professore, almeno non “strutturato” – ma giornalista (pubblicista). IT …IS!!! (ma per poco ancora).