Mancini e mihajlovic preannunciano azioni legali contro la fuga di notizie
Intercettazioni Inter: fermato Brescia
assieme ad altri 4 indagati
Provvedimento dopo «fuga di notizia che rischia di compromettere un'inchiesta di due anni e mezzo»
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MILANO - Domenico Brescia, il sarto indagato per spaccio di droga e al centro di numerose intercettazioni con alcuni giocatori dell'Inter, l'allenatore Roberto Mancini e altri esponenti nerazzurri, è stato fermato per traffico di stupefacenti dai carabinieri su provvedimento del pm di Milano, Marcello Musso. Assieme a lui sono state fermate altre 4 persone (alcune delle quali pregiudicate) che comunque non avrebbero nulla a che fare con i giocatori dell'Inter con cui era in contatto, per altri motivi, solo Brescia. Al centro del provvedimento, stando a quanto si apprende, ci sarebbe un episodio di cessione di cocaina che risale al settembre del 2006. Quanto basta per far dire al legale di Brescia, l'avvocato Marisa Guassardo, che si tratta di un «provvedimento abnorme emesso evidentemente per sanare una situazione di fuga di notizie su un'indagine che in qualche modo doveva essere ufficializzata». Il legale si dice anche «stupita di questa decisione presa dalla Procura posto che il fermo viene emesso, in questi casi, se vi è un concreto pericolo di fuga» e Brescia «è una persona che fino a ieri è sempre stato a disposizione della giustizia».
Mancini e Mihajlovic (Emblema) FUGA DI NOTIZIE - Il fermo è avvenuto nella tarda serata di giovedì, ma si è saputo solo l'indomani. Il provvedimento si sarebbe reso necessario dopo quella che alcuni investigatori hanno definito «una fuga di notizie che rischia di mandare a monte un'inchiesta iniziata due anni e mezzo fa». Giovedì il legale di Brescia aveva spiegato che il suo cliente conosce da molti anni i giocatori della squadra nerazzurra, ma che con loro non ha mai avuto rapporti di carattere illecito.
AZIONI PENALI - Intanto i legali di Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic preannunciano «azioni penali e richieste risarcitorie commisurate alla gravità e lesività delle notizie diffuse» nei confronti «di tutti quei quotidiani, telegiornali e radio-giornali che hanno arbitrariamente e illecitamente accostato» i nomi dell'allenatore dell'Inter e del suo vice «a giri di prostituzione, droga e scommesse sportive e/o hanno pubblicato conversazioni afferenti la sola sfera privata dei medesimi» e che «non hanno alcuna rilevanza». L'avvocato Stefano Gagliardi, inoltre, chiede al Garante della Privacy di intervenire con sanzioni e sollecita la Procura della Repubblica affinché chiarisca in che modo il testo delle intercettazioni ininfluenti sia finito alla stampa, e infine diffida chiunque dal divulgarle ulteriormente.
SEMILIBERTÀ - La vicenda delle intercettazioni ruota attorno alla figura di Domenico Brescia, titolare di un negozio di abbigliamento a Rovello Porro (Como) che fino a un mese faceva lavori di sartoria per l'allenatore Mancini e per altri giocatori nerazzurri. L'uomo però sarebbe stato anche in affari con soggetti legati alla malavita calabrese tanto da essere stato condannato per riciclaggio nel 1994. Brescia attualmente era in semilibertà in quanto stava scontando una condanna a quattro anni di reclusione per concorso colposo in un omicidio del 1989.
16 maggio 2008


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