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Discussione: Partiti Slot-machine

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    Predefinito Partiti Slot-machine

    di VITTORIO FELTRI www.Libero-news.it del 18 05 08

    Il titolo di oggi sorprenderà molti lettori. Intendiamoci, è noto che il finanziamento pubblico dei partiti, nonostante fosse stato abolito con un referendum, in realtà non è mai cessato. Perché i politici non sono ladri (non hanno bisogno di esserlo) ma hanno legalizzato il furto che commettono direi voluttuosamente. Come? Cambiando un paio di parole: anziché "finanziamento pubblico", la slot-machine è stata denominata "rimborso elettorale".
    La legge è a posto, il portafogli pure, e della coscienza chissenefrega. L'articolo di Willer Bordon, ex membro del Senato eletto nelle liste della fu Margherita, è di una chiarezza cristallina e spiega alla perfezione i meccanismi in base ai quali avvengono le generose elargizioni. Conosco già le obiezioni dei "sepolcri imbiancati": la democrazia ha i suoi costi e qualcuno li deve pagare. Ovvio. Ma bisogna vedere come e soprattutto contare i quattrini distribuiti. E la quantità di milioni è impressionante. Solo per le votazioni politiche (poi ci sono le europee, le regionali e le comunali) il totale ammonta a mille miliardi di lire fuori corso. E se la legislatura si interrompe prima dei canonici cinque anni, non importa: il grano scorre lo stesso, identica cifra. Ma questo è niente. Siccome si tratta di rimborso (un euro per ogni suffragio) va da sé che per giustificarlo ci vorrebbe una spesa documentata. Nemmeno per sogno. Qui si procede a tariffe fisse. Esempio. Un partito ha avuto uscite per 50 milioni? Lo Stato gliene dà comunque 100. Perché il doppio? Uffa. Il calcolo si fa moltiplicando un euro per il numero complessivo dei consensi. Più consensi, più euro a prescindere dagli oneri effettivamente sostenuti. Si scrive rimborso, ma si legge furto. Infatti il bilancio dei partiti, come quello miliardario dei sindacati, è puramente simbolico. Lo si redige per questioni estetiche. I contenuti non sono soggetti a veri controlli. Quindi ciascun partito agisce come gli garba. E se - occhio perché succede sempre così - in cassa, una volta saldate le fatture, avanzano 20 milioni su un introito di 40, c'è chi se li mette in tasca e vive ricco e felice. Ecco il motivo per il quale tanti big della politica si concedono lussi da nababbo pur non avendo grandi mezzi propri. Diciamo che i mezzi non hanno bisogno di faticare per procurarseli; sono lì, basta allungare la manona. Comprendiamo Willer Bordon intenzionato a organizzare un secondo referendum allo scopo di sopprimere l'indegna ammoina. Gli daremo tutto il nostro appoggio anche se siamo consapevoli: cancellato un furto, se ne "inventa" un altro.
    Proviamo almeno a ridurre il bottino.

    SALUTI

  2. #2
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    Predefinito Lotta agli sprechi

    Le elezioni anticipate sono state una manna dal cielo per i tesorieri dei partiti. Viene in mente "Lascia o raddoppia?", il gioco a quiz che riuniva ogni giovedì sera milioni di italiani davanti a quei pochi televisori esistenti nella seconda metà degli anni '50. Solo che stavolta non è un gioco, i beneficiari non sono i cittadini i quali, parafrasando un estremismo sessantottino: pagheranno tutto, pagheranno tanto e, già che ci sono, nei prossimi tre anni pagheranno il doppio! Il gioco, che non è un gioco ahimè, ma una realtà, come si vedrà in parte truffaldina, è molto semplice.
    Primo scandalo. Ogni anno i partiti si dividono, sulla base dei voti che hanno ricevuto ( ma come vedremo non è del tutto vero nemmeno questo), una "torta" di circa 100 milioni di euro ( stiamo parlando di 200 miliardi del vecchio conio!), che vengono distribuiti a pioggia sotto l'ipocrita voce di "rimborsi elettorali". Cento milioni per ognuno dei cinque anni di una legislatura fanno la bellezza di 500 milioni, ovverosia 1000 miliardi delle vecchie lire! Un vero e proprio fiume di denaro che configura uno dei tanti scandali della partitocrazia italiana. Per di più con un sostanziale aggiramento della volontà popolare e quindi in modo parzialmente abusivo, considerando che gli italiani il finanziamento pubblico lo hanno abolito con un referendum quasi plebiscitario nel 1993. Tuttavia siamo in Italia: fatta la legge, trovato l'in ganno. E così, nel 1999, con la legge n°157 del 3 giugno, il finanziamento rispunta fuori sotto forma di «rimborso delle spese per consultazioni elettorali».

    Il fallimento delle donazioni
    A dire il vero, prima di trovare questa strada, i partiti avevano tentato di seguirne una assai più corretta e cioè quella di donazioni volontarie da parte del cittadino contribuente volte a destinare un 5 per mille sul reddito e creando un fondo a cui i partiti avrebbero potuto attingere a seconda della percentuale elettorale ottenuta. Si sarebbe raggiunta, così, la quadratura del cerchio, i partiti avevano una base di finanziamento pubblico ma la quantità sarebbe stata decisa direttamente dalle donazioni liberali dei cittadini. Perchè, dunque, non si andò avanti e si cambiò repentinamente strada? Semplice, perchè alle prime dichiarazioni (ed eravamo in anni in cui il rapporto di fiducia non era sceso come oggi), il fondo risultò praticamente privo di risorse. I cittadini cioè, già allora, piuttosto che dare i soldi ai partiti, li avrebbero distribuiti per strada. Un indicatore di allarme democratico che già allora avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Ma così non fu, anzi, e siamo al 1999 (primo governo D'Alema) si tenta il colpo gobbo e, con una bacchetta magica, quello che con ogni evidenza è un finanziamento pubblico, viene ribattezzato "rimborso" eletto rale. Torna alla mente la storiella del pretonzolo di campagna che, volendo mangiare carne anche al venerdì, messosi davanti una bella bistecca disse: «Ego te baptizo piscem». Fatto il gioco di prestigio, il rimborso viene quantificato in Lire 800 per ogni voto annuo. L'arrivo dell'euro raddoppia i prezzi di tutti i generi di prima necessità per le famiglie italiane: i partiti - notoriamente vicini ai cittadini, specialmente quando devono "prendere"- non sono da meno e presto si passa da 800 a 1000 Lire e successivamente ad un euro (dal governo Berlusconi, in questi casi la solidarietà bipartisan si fa sentire ). I rimborsi, ovviamente, riguardano tutte le competizioni elettorali, dalle europee alle regionali, passando per le politiche. E visto che l'appetito vien mangiando, i partiti decidono che la cifra non dovrà essere calcolata sui voti effettivamente ottenuti, ma sulla percentuale calcolata sugli aventi diritto.

    I controlli impossibili
    Tanto per capirsi, contribuiscono al monte del finanziamento dei partiti anche coloro che non votano. Più furbi di così si muore. Lo scherzetto fa aumentare il rimborso di svariati milioni di euro. Naturalmente, aventi diritto vengono considerati gli elettori iscritti nelle liste per l'elezione della Camera dei Deputati (e ciò anche per il Senato), poco importa che per il rinnovo della camera alta votino solo gli elettori che hanno compiuto 25 anni: anche qui si arrotonda per eccesso. Nel 2006, per fare un esempio concreto, se il rimborso fosse stato soltanto in base a chi a votato, i partiti avrebbero dovuto rinunciare a decine di milioni in più. Con le ultime elezioni, cioè poco più di un mese fa, la storia si è ripetuta. Il secondo scandalo è quello che è scattato per lo scioglimento anticipato delle Camere. Fino al 2006, il rimborso veniva interrotto con la fine della legislatura. Più che logico, visto che con una nuova legislatura scatta quello nuovo. Nel febbraio del 2006 la norma viene però così modificata: «In caso di scioglimento delle Camere, l'erogazione del rimborso è comunque effettuata». La ratio, direbbero i tesorieri dei partiti, sta nel fatto che trattasi di rimborso e non di finanziamento: se dunque si sono effettuate delle spese, poco conta che poi la legislatura si sia interrotta. La cosa avrebbe una sua logica se ci fosse un minimo rapporto tra le spese sostenute e le cifre rimborsate. Rapporto che non esiste nemmeno lontanamente, in taluni casi il rapporto è di 1 a 30 (come è facilmente deducibile dalla tabella riportata qui di seguito). Ed eccoci giunti, dunque, al gioco finale. I partiti che hanno ottenuto degli eletti nell'attuale parlamento, riceveranno un doppio rimborso (Bingo!): quello per i tre anni ancora da completare della passata legislatura e quelli per la nuova. I partiti che non hanno ottenuto alcun eletto, ma avevano ottenuto il diritto al rimborso nella precedente tornata elettorale, non se la passeranno male, anzi, perchè continueranno a ricevere soldi pubblici ancora per tre anni. Con una differenza sostanziale rispetto alla sfida dell'intramontabile Mike Bongiorno: il "lascia" non è previsto e tutti sanno che "raddoppieranno". Non stiamo parlando di bruscolini, ma di circa 300 milioni di euro ancora da distribuire. Un'enormità. Come li spenderanno? Non si sa. Mancano i controlli e lo certificano i revisori dei conti parlamentari. I professori Cova, Fontana, Mastrangelo, Tinelli e Sposetti scrivono, in relazione alle loro verifiche, che il loro lavoro è inutile, perchè la legge non prevede controlli nel merito. Nonostante ciò, a margine di ciascun bilancio dei partiti che hanno preso soldi aggiungono lapidariamente: «il rendiconto non può essere considerato regolarmente redatto». Se i revisori di un'azienda privata, scrivessero la medesima cosa, i responsabili di quell'azienda andrebbero in tribunale. Per i partiti non succede nulla, perchè non sono responsabili di fronte alla legge (sic). Questi, infatti, che risultano essere delle associazioni di fatto, meno, cioè, di una bocciofila, non hanno personalità giuridica e tanto meno la possibilità di veder garantire al loro interno, anche per le iscrizioni, il minimo controllo e trasparenza. Qui mi fermo, non vorrei venire associato ad una generica pulsione antipolitica, convinto come sono che l'antipolitica viene prodotta proprio da questi esempi di cattiva e impudente politica.
    Postilla.
    Il prossimo anno si andrà a votare per diversi referendum, quello elettorale, se non si provvederà ad una modifica dell'attuale legge, sicuramente quelli di Grillo. È così peregrina l'idea che si vada a votare anche per un referendum che cancelli questa vergogna?


    Willer Bordon su www.Libero-news.it del 18 05 08

    saluti

 

 

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