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    Strage di piazza della Loggia, in sei rinviati a giudizio

    Strage di piazza Loggia, in sei rinviati a giudizio

    BRESCIA- Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Si tratta di: Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.

    Avrà inizio il 25 novembre prossimo il processo a carico dei sei imputati, rinviati oggi a giudizio, davanti alla Corte d'Assise di Brescia

    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._73486920.html

  2. #2
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    OMNIA SUNT COMMUNIA
    Brescia, nuovo processo per piazza della Loggia
    Giorgio Salvetti
    Milano
    Dopo 34 anni, 8 processi e 2 inchieste, il gup Lorenzo Benini di Brescia ha rinviato a giudizio sei indagati per la strage di piazza della Loggia. E così il 25 novembre un nuovo processo inizierà davanti alla Seconda Corte d'Assise di Brescia. Sotto accusa Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi e Pino Rauti. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato Roberto Di Martino, il procuratore aggiunto di Brescia che con il sostituto Francesco Piantoni ha condotto le indagini - soprattutto perchè Brescia potrà avere una nuova chance di risolvere questa questione, comunque vada, perchè il processo si profila comunque molto difficoltoso».
    Il 28 maggio 1974, durante una manifestazione antifascista, una bomba uccise 8 persone e ne ferì 108 proprio mentre Franco Castrezzati a nome di Cgil-Cisl-Uil stava dicendo «La Costituzione, voi lo sapete, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista...». Da allora si sono succeduti ben 10 diversi pronunciamenti giudiziari in tutti i gradi di giudizio. Il risultato è stato sempre un nulla di fatto. Adesso si ricomincia. Il gup ha ritenuto ammissibile la tesi accusatoria di questa terza indagine iniziata nel 2000 con la richiesta di arresto di Delfo Zorzi (bocciata dal gip ma poi recuperata nel 2005 dalla Cassazione), che ha ormai raccolto oltre 750 mila pagine di atti. Gli inquirenti, ancora una volta, ribadiscono ciò che più o meno tutti da sempre sospettano: si è trattato di un attentato neo-fascista quanto meno coperto da apparati deviati dello Stato. Secondo gli inquirenti, Delfo Zorzi, il celebre militante di Ordine Nuovo già accusato ma sempre assolto per la strage di piazza Fontana e fuggito in Giappone, sarebbe stato il braccio dell'azione stragista. Sarebbe stato lui organizzare l'attentato insieme all'altro ordinovista veneto, Carlo Maria Maggi. Maurizio Tramonte, autista del ministro Taviani e agente dei servizi, sarebbe il tramite tra i neo-fascisti e gli apparati dello stato. Giovanni Maifredi sarebbe la persona che avrebbe custodito l'ordigno poi affidato a Giovanni Mellioli, ordinovista di Rovigo morto negli anni '90.
    Le vere novità di questo processo riguardano Francesco Delfino e Pino Rauti, ex leader di Ordine Nuovo ed ex segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore. Secondo gli inquirenti, Rauti non avrebbe potuto non essere informato dell'attentato. Ma la figura chiave è Delfino, fino a ieri intoccabile. Delfino all'epoca della strage era il comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri che fra le altre cose ordinò l'immediata pulitura della piazza da parte dei vigili del fuoco con conseguente cancellazione delle prove. Poi diresse le indagini della prima istrutturia che solo nel 1982 finì in condanne poi annullate dalla Cassazione. Il secondo processo si concluse nel 1989 con assoluzioni per insufficienza di prove. Per l'accusa Delfino depistò le indagini e addirittura partecipò a incontri per la preparazione dell'attentato. Venne incriminato per aver ricevuto illegalmente dei soldi nel corso del sequestro Soffiantini ma ottenne 5 milioni di risarcimento nel '94 proprio perché Manlio Milani, presidente dell'associazione delle vittime, lo aveva ritenuto un depistatore. Esattamente l'accusa di cui tra qualche mese dovrà rispondere davanti al tribunale. Il gup nell'accogliere la richiesta del suo rinvio a giudizio ha dimostrato coraggio e ha segnato una svolta nelle lunghissime vicende processuali seguite alla strage. «Siamo di fronte a un giudice che è stato assolutamente indipendente - ha commentato il procuratore De Martino - che non si è fatto condizionare da precedenti sentenze».
    ARDITI NON GENDARMI

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA
    intervista

    «Fu una strage di stato, dopo il golpe in Cile»
    Manlio Milani perse la moglie, Livia Bottardi, nella strage del '74. «In questi imputati è riassunta tutta l'area dello stragismo dal 1969 agli anni '80»
    Andrea Tornago
    «La magistratura sta confermando la verità storica e politica che sappiamo e ripetiamo da anni». Manlio Milani, presidente dell'Associazione dei caduti di Piazza della Loggia, è convinto che questo sia un passaggio importante per arrivare alla verità giudiziaria, anche se «dopo trentaquattro anni la giustizia rischia di non essere credibile».

    Tutti i processi per la strage di Brescia si sono finora conclusi senza condanne definitive. Questo rinvio a giudizio però riguarda imputati di rilievo.È una decisione molto importante. Francesco Delfino, generale dei carabinieri, è colui che ha condotto le prime indagini. La magistratura ci sta confermando che il 28 maggio '74 fu una strage di stato. Ci sono almeno tre livelli da tenere presente nella catena delle responsabilità per la strage, e tutti e tre sono rappresentati dagli imputati in questo processo. Ad un primo livello possiamo dire che le stragi, almeno sul piano esecutivo, sono ascrivibili alla destra: Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi. Ad un secondo livello abbiamo Giovanni Maifredi e Maurizio Tramonte, che sono uomini dei servizi segreti e ci rivelano la dimensione dell'infiltrazione nelle destre. Ad un terzo livello, con Francesco Delfino vengono alla luce uomini di apparato dello stato italiano, carabinieri. Delfino era comandante del Nucleo investigativo del carabinieri ed è l'uomo che ha avuto in mano le prime indagini sulla strage. In questi uomini è condensata tutta l'area delle stragi in Italia dal 1969 ai primi anni ottanta, le stragi che sono state progettate ed eseguite per fermare il movimento operaio, le stragi dell'«anticomunismo». Questo rinvio a giudizio è un primo passo ma è estremamente importante, perché potrà aiutare a portare ulteriore luce.

    È emerso anche il ruolo della Cia. L'anno prima della strage di Brescia, in Cile, il golpe di Pinochet appoggiato dagli Usa.Certo, dal racconto di Carlo Digilio emerge il contesto internazionale. Sono assolutamente convinto della rilevanza dell'11 settembre 1973 in Cile, il golpe di Pinochet ha avuto un riflesso pesantissimo sulla storia italiana. Ricordiamoci che nasce proprio dopo l'assassinio di Allende l'idea del compromesso storico. Sullo sfondo c'è anche la vittoria al referendum sul divorzio, per cui la Dc perde credibilità internazionale, non è più la «diga anticomunista» che ci si aspetta. Intanto l'estrema destra punta direttamente al golpe. Ad esempio Edgardo Sogno e la sua invenzione del «golpe incruento». Aveva con sé uomini delle forze armate, magistrati, imprenditori.
    ARDITI NON GENDARMI

 

 

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