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  1. #1
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    Predefinito La Stampa:il governo Prodi non osò parlare come Tremonti e fece male

    http://www.lastampa.it/search/artico...Prima%20Pagina

    Dalla Stampa
    il governo Prodi non osò parlare come Tremonti e fece male


    Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia. Eppure il centrosinistra ha governato questo Paese per sette anni, e di ministri intelligenti, capaci e anche progressisti ne ha avuti addirittura quattro (Ciampi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa). Ma non è mai successo che uno di loro dicesse quel che Tremonti ha avuto il coraggio di dire ancor prima di essere entrato nel pieno delle sue funzioni. Ossia il coraggio di dire che i sacrifici stavolta toccano alle banche, ai petrolieri e ai supermanager che guadagnano cifre da capogiro. Demagogia, facile populismo, parole al vento alle quali non seguiranno i fatti? Può darsi, magari il neo responsabile dei conti pubblici non riuscirà a fare quel che ha detto, probabilmente le lobby si muoveranno (si stanno già muovendo) con tutte le loro armate per impedire questo «esproprio proletario» ai loro danni. Ma intanto Tremonti l’ha detto, e non è un caso che nel suo mirino siano finiti due settori (banche e petrolieri) tra i più discussi del capitalismo. Quelli che fanno soldi con i soldi (degli altri) o con il bisogno primario di tutti gli italiani di muoversi, produrre e far muovere le merci. E insieme con loro, quei grandi gestori delle imprese che, pur non essendo affatto parassitari, guadagnano cifre poco sostenibili per l’opinione pubblica. Ci voleva molto per i ministri dell’altro campo dire una cosa analoga, dodici anni fa (entrata nell’euro pagata a caro prezzo da tutti gli italiani), dieci anni fa quando si trattava di consolidare il rientro dal deficit, otto anni fa quando bisognava prepararsi alle elezioni del 2001 (perdute). O due anni fa quando le tasse sono invece state aumentate per tutti (tranne che per le banche e i petrolieri)? Purtroppo sì, ci voleva molto. Ci voleva uno sforzo titanico per vincere la paura della propria ombra. Pensate a quale putiferio si sarebbe scatenato, alle reazioni violente di tutta l’opposizione (magari anche dello stesso Tremonti), quelle di molti opinion makers che su giornali e televisioni si sarebbero indignati contro il «dirigismo comunista che vuole tarpare le ali al capitalismo dinamico», che non ha il coraggio di tagliare la spesa pubblica, di licenziare i fannulloni, che vuole colpire i ricchi per ragioni ideologiche, e così facendo provoca recessione e deprime i consumi...
    Ma oggi nessuno osa prendersela con Tremonti per queste stesse ragioni, certo non lo si può accusare di essere un bolscevico, al massimo un colbertista no global. E allora applausi e apprezzamenti, finalmente qualcuno che ha il coraggio di colpire chi non è mai stato colpito. Ce l’avessero avuto i suoi predecessori di centrosinistra questo stesso coraggio forse oggi, chissà, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni. Perché magari alcuni milioni di elettori che avevano votato per quella parte politica si sarebbero sentiti rappresentati dai loro eletti e forse, chissà, anche una parte di quelli del centrodestra, ché pure loro fanno mutui, pure loro pagano benzina e gasolio sempre più cari, pure molti di loro non amano chi si arricchisce senza sforzo.
    Invece niente, poche parole, pochissimi fatti (la lotta all’evasione fiscale ne è forse l’unico esempio), nessuna suggestione ideale, programmatica, alla fine politica. Potevano quantomeno provarci e pure se non ci fossero riusciti sarebbe stato quantomeno apprezzato il tentativo. Macché, troppo attenti a non farsi sparare addosso, spasmodicamente sensibili a qualsiasi refolo provenisse da quei settori del capitalismo che li guardavano con sospetto, tragicamente tremebondi di fronte a ogni articolo di fondo uscisse sui giornali, troppo legati psicologicamente al loro passato per non avere paura che qualcuno glielo ributtasse addosso. Basti ripensare a cosa è accaduto dopo quell’infelice e goliardico manifesto di Rifondazione - «Anche i ricchi piangano» - dentro l’Unione: prese di distanza, critiche impietose, condanne morali: noi non vogliamo far piangere nessuno, per carità, ma far ridere tutti. Invece piansero tutti (tranne le banche e i petrolieri) e tra una lacrima e l’altra votarono per Berlusconi (e per Tremonti).

  2. #2
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    Prodi pensava a risanare (le cagate di tremonti e dei berluscones), tremonti a condonare e a riempirsi la bocca con il risanamento fatto dagli altri.
    perche' Prodi si sarebbe dovuto accodare?
    Prodi ha una cultura liberale, tremonti e' un avvocaticchio con la cultura del condono.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Access Visualizza Messaggio
    che tremonti sia culbertiano e antimercato gia' lo si sapeva.
    perche' Prodi si sarebbe dovuto accodare?
    Prodi ha una cultura liberale, tremonti e' un avvocaticchio con la cultura del condono.
    Prodi doveva rappresentare la sinistra non la cultura liberale o quantomeno avrebbe dovuto trovare il coraggio di aumentare le tasse ai petrolieri e ai bancheri le uniche categorie che in questa congiuntura economica stanno guadagnando in maniera abnorme a spese di tutti i cittadini.

  4. #4
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    http://www.lastampa.it/search/artico...Prima%20Pagina

    Dalla Stampa
    il governo Prodi non osò parlare come Tremonti e fece male


    Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia. Eppure il centrosinistra ha governato questo Paese per sette anni, e di ministri intelligenti, capaci e anche progressisti ne ha avuti addirittura quattro (Ciampi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa). Ma non è mai successo che uno di loro dicesse quel che Tremonti ha avuto il coraggio di dire ancor prima di essere entrato nel pieno delle sue funzioni. Ossia il coraggio di dire che i sacrifici stavolta toccano alle banche, ai petrolieri e ai supermanager che guadagnano cifre da capogiro. Demagogia, facile populismo, parole al vento alle quali non seguiranno i fatti? Può darsi, magari il neo responsabile dei conti pubblici non riuscirà a fare quel che ha detto, probabilmente le lobby si muoveranno (si stanno già muovendo) con tutte le loro armate per impedire questo «esproprio proletario» ai loro danni. Ma intanto Tremonti l’ha detto, e non è un caso che nel suo mirino siano finiti due settori (banche e petrolieri) tra i più discussi del capitalismo. Quelli che fanno soldi con i soldi (degli altri) o con il bisogno primario di tutti gli italiani di muoversi, produrre e far muovere le merci. E insieme con loro, quei grandi gestori delle imprese che, pur non essendo affatto parassitari, guadagnano cifre poco sostenibili per l’opinione pubblica. Ci voleva molto per i ministri dell’altro campo dire una cosa analoga, dodici anni fa (entrata nell’euro pagata a caro prezzo da tutti gli italiani), dieci anni fa quando si trattava di consolidare il rientro dal deficit, otto anni fa quando bisognava prepararsi alle elezioni del 2001 (perdute). O due anni fa quando le tasse sono invece state aumentate per tutti (tranne che per le banche e i petrolieri)? Purtroppo sì, ci voleva molto. Ci voleva uno sforzo titanico per vincere la paura della propria ombra. Pensate a quale putiferio si sarebbe scatenato, alle reazioni violente di tutta l’opposizione (magari anche dello stesso Tremonti), quelle di molti opinion makers che su giornali e televisioni si sarebbero indignati contro il «dirigismo comunista che vuole tarpare le ali al capitalismo dinamico», che non ha il coraggio di tagliare la spesa pubblica, di licenziare i fannulloni, che vuole colpire i ricchi per ragioni ideologiche, e così facendo provoca recessione e deprime i consumi...
    Ma oggi nessuno osa prendersela con Tremonti per queste stesse ragioni, certo non lo si può accusare di essere un bolscevico, al massimo un colbertista no global. E allora applausi e apprezzamenti, finalmente qualcuno che ha il coraggio di colpire chi non è mai stato colpito. Ce l’avessero avuto i suoi predecessori di centrosinistra questo stesso coraggio forse oggi, chissà, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni. Perché magari alcuni milioni di elettori che avevano votato per quella parte politica si sarebbero sentiti rappresentati dai loro eletti e forse, chissà, anche una parte di quelli del centrodestra, ché pure loro fanno mutui, pure loro pagano benzina e gasolio sempre più cari, pure molti di loro non amano chi si arricchisce senza sforzo.
    Invece niente, poche parole, pochissimi fatti (la lotta all’evasione fiscale ne è forse l’unico esempio), nessuna suggestione ideale, programmatica, alla fine politica. Potevano quantomeno provarci e pure se non ci fossero riusciti sarebbe stato quantomeno apprezzato il tentativo. Macché, troppo attenti a non farsi sparare addosso, spasmodicamente sensibili a qualsiasi refolo provenisse da quei settori del capitalismo che li guardavano con sospetto, tragicamente tremebondi di fronte a ogni articolo di fondo uscisse sui giornali, troppo legati psicologicamente al loro passato per non avere paura che qualcuno glielo ributtasse addosso. Basti ripensare a cosa è accaduto dopo quell’infelice e goliardico manifesto di Rifondazione - «Anche i ricchi piangano» - dentro l’Unione: prese di distanza, critiche impietose, condanne morali: noi non vogliamo far piangere nessuno, per carità, ma far ridere tutti. Invece piansero tutti (tranne le banche e i petrolieri) e tra una lacrima e l’altra votarono per Berlusconi (e per Tremonti).
    Vedremo se sarà così.

  5. #5
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    Prodi doveva rappresentare la sinistra non la cultura liberaleo quantomeno avrebbe dovuto trovare il coraggio di aumentare le tasse si petrolieri e ai bancheri le uniche categorie che in questa congiuntura stanno guadagnando in maniera abnorme a spese di tutti i cittadini.
    Prodi non e' di sinistra, punto.

    e nemmeno tremonti lo e', tremonti e' solo un ciarlatano incapace.
    un leguleio pro condoni, nemmeno un economista.
    quindi zero cultura scientifica.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Access Visualizza Messaggio
    Prodi pensava a risanare (le cagate di tremonti e dei berluscones), tremonti a condonare e a riempirsi la bocca con il risanamento fatto dagli altri.
    perche' Prodi si sarebbe dovuto accodare?
    Prodi ha una cultura liberale, tremonti e' un avvocaticchio con la cultura del condono.
    avrebbe dovuto colpire le banche e i petrolieri le lobby, i veri capitalisti e non chi lavora

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
    Vedremo se sarà così.
    speriamo

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Access Visualizza Messaggio
    Prodi non e' di sinistra, punto.

    .
    ma si era fatto elggere con i voti della sinistra che certo non lo aveva votato per fare una politica liberale ma per toccare gli interessi forti. Peccato però che il suo governo non ha mai avuto il coraggio di andare a toccare gli interessi delle lobby parssitarie dei banchieri e dei petrolieri

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    Prodi doveva rappresentare la sinistra non la cultura liberale o quantomeno avrebbe dovuto trovare il coraggio di aumentare le tasse ai petrolieri e ai bancheri le uniche categorie che in questa congiuntura economica stanno guadagnando in maniera abnorme a spese di tutti i cittadini.

    i media banana avrebbero detto che è un comunista e strozza lil libero mercato.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da bator Visualizza Messaggio
    i media banana avrebbero detto che è un comunista e strozza lil libero mercato.
    Certo che se un politco si fa condizionare dalla paura di come i media commenteranno le proprie azioni....

 

 
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