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  1. #1
    Lumbardia Ta Askatasuna
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    5 maggio, Ricordo di Bobby Sands


    Bobby Sands: un irlandès che l'ha pagaa cun la vita la guera per l'Indipendenza
    Bobby Sands: an Irish Hero
    BOBBY SANDS

    Il 5 maggio 1981, dopo 66 giorni di sciopero della fame,
    moriva il martire irlandese Bobby Sands
    Un giorno nella vita di un eroe
    Le ultime settimane nell’inferno del lager inglese di Long Kesh



    Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi
    usciti da una generazione insorta per un insopprimibile desiderio di libertà...
    ...Sono un prigioniero politico perché sono l'effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra




    BOBBY SANDS UN MARTIRE DELLA LIBERTÀ






    Il 5 maggio del 1981, in seguito allo sciopero della fame, all’età di soli ventisette anni moriva Robert “Bobby” Sands, la prima vittima della protesta attuata dai prigionieri politici dell’Ulster nei carceri di Sua Maestà.
    Bobby nasce a Rathcool (nord Belfast) nel 1954 da una famiglia non particolarmente impegnata politicamente, da madre cattolica e padre protestante, e viveva in un quartiere a maggioranza protestante.
    Durante gli anni dell’adolescenza Bobby conobbe di persona la repressione, gli attacchi lealisti, la perdita continua dell’occupazione che caratterizzano la vita di molti giovani cattolici. Schedato come sospetto già all’età di quattordici anni (1968), a diciotto, nell’autunno del 1972, aderì all’IRA. Appena un mese dopo venne arrestato e condannato a tre anni di carcere da scontare a Long Kesh. Studiò l’irlandese con passione.

    In libertà dall’aprile del ’76 si sposò ed ebbe un figlio. Gerard.
    A Twinbrook dove viveva si impegnò a fondo per aiutare la sua comunità: aprì una sede locale dello Sinn Fein e della “Croce Verde” per assistere i prigionieri politici repubblicani.
    Nell’ottobre del 1976 venne coinvolto in un attentato al Balmoral Forniture Company. Condotto al centro per gli interrogatori, vi subì la tortura e fu condannato a quattordici ani per il possesso di una pistola.
    Nel settembre 1977 venne trasferito al Blocco H di Long Kesh (prigioniero n.1066) dove si unì immediatamente allo alla “protesta della coperta”. Convinto che fosse necessario informare e coinvolgere il più possibile la gente all’esterno sui problemi dei detenuti, cominciò a scrivere lettere e articoli al Republican News, il giornale del Sinn Feinn. Voleva ottenere lo status di prigioniero politico per tutti i detenuti repubblicani.
    La sera del 27 gennaio 1981, i 96 prigionieri si ribellarono dopo che la direzione aveva rifiutato di restituire i loro abiti (un modo per costringerli ad indossare l’uniforme per i detenuti. Cominciarono a distruggere sistematicamente mobili e finestre delle celle. La risposta fu brutale. Vennero rinchiusi nelle celle con i muri ricoperti di escrementi e i pavimenti di acqua, urina e cibo. Furono costretti a restarsene in quelle celle senza coperte e materassi.
    Prima di dare inizio allo sciopero della fame Bobby si preoccupò di risolvere questa situazione e solo dopo che i prigionieri erano stati trasferiti cominciò a rifiutare il cibo.
    Contribuì di persona alla stesura della dichiarazione che annunciava l’inizio dello sciopero della fame: “Noi i repubblicani prigionieri di guerra, nei blocchi H di Long Kesh e le nostre compagne della prigione di Armagh, abbiamo il diritto e con la presente chiediamo lo status politico. Rifiuteremo i tentativi del governo inglese di criminalizzare le nostre lotte”.
    Il 23 marzo Bobby Sands venne trasferito all’ospedale della prigione per tentare di isolarlo.
    Venne presentato come candidato nazionalista alle elezione. Sebbene fosse molto debole dopo un mese di sciopero della fame, si impegnò a fondo durante la campagna elettorale e venne eletto.
    Ormai completamente cieco, senza riflessi, paralizzato a metà e pieno di piaghe da decubito, dal peso di 40 Kg, morì dopo due giorni di coma, alle 1 e 15 del mattino del5 aggio 1981, nell’ospedale della prigione.
    I funerali si svolsero nella chiesa di San Luca a Twinbrook e vi parteciparono più di centomila persone. È sepolto a Milltown.
    Ancora oggi Robert “Bobby” Sands viene ricordato come un eroe da tutti coloro che si battono per il sacrosanto diritto all’autodeterminazione dei popoli.

  2. #2
    Lumbardia Ta Askatasuna
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  3. #3
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  4. #4
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    onore

  5. #5
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  6. #6
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  7. #7
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    Avete notato il 3D RIDICOLO che c'è in destra radicale?


    Indipendentisti finchè non gli tocchi la santa patria itaglia.

  8. #8
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    Credo che pochi abbiano saputo tradurre concretamente l'indomito anelito di libertà e di amore per la propria terra come Bobby Sands e i suoi eroici compagni.
    Il loro spirito è immortale.
    Saranno sempre nel cuore di ogni uomo libero.
    TIOCH FAID AR LA'

  9. #9
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    stessa discussione anche tra i meridionalisti.......delle 2 sicilie.

  10. #10
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Bobby Sands.



    "Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista".



    “Una volta mio nonno mi disse che imprigionare un’allodola è uno dei crimini più crudeli, perché l’allodola è tra i simboli più alti di libertà e felicità. Sovente parlava dello spirito dell’allodola, riferendosi alla storia di un uomo che aveva rinchiuso uno dei suoi tanto amati amici in una piccola gabbia. L’allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più a squarciagola, né aveva più nulla di cui essere felice. L’uomo che aveva compiuto tale atrocità, così come la definiva mio nonno, esigeva che l’allodola facesse ciò che lui desiderava: cioè cantare più forte che poteva, obbedire alla sua volontà, cambiare la sua natura per soddisfare il suo piacere e vantaggio. L’allodola si rifiutò. L’uomo allora si arrabbiò e diventò violento. Cominciò a far pressioni sull’allodola affinché cantasse, ma inevitabilmente non ottenne alcun risultato. Così ricorse a mezzi più drastici. Coprì la gabbia con un telo nero, privando l’uccello della luce del sole. Le fece patire la fame e la lasciò marcire in una sporca gabbia, eppure essa si rifiutò ancora di obbedirgli. Alla fine l’uomo la uccise. Come giustamente diceva mio nonno, l’allodola possedeva uno spirito: lo spirito di libertà e di resistenza. Desiderava ardentemente essere libera e morì prima di essere costretta ad adeguarsi alla volontà del tiranno che aveva cercato di cambiarla con la tortura e la segregazione. Io sento di avere qualcosa in comune con quell’uccello, con la sua tortura, la sua prigionia e la morte a cui alla fine andò incontro. Possedeva uno spirito che non si trovava facilmente neppure tra di noi, i cosiddetti esseri superiori, gli uomini”.

    Tiochfaid ar là.

 

 
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