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    Predefinito gli appetiti per l'expo e le grandi opere

    dall'articolo di Luca Piana:

    "Conosci per caso Paolo Glisenti? A Milano proprietari di alberghi, costruttori, tour operator e aspiranti autisti di questi tempi condividono un sogno: entrare in contatto con l'uomo che, da qui al 2015, spenderà oltre 4 miliardi di euro per organizzare l'Expo. Glisenti, 56 anni, un passato da giornalista e un presente da braccio destro del sindaco Letizia Moratti, dovrà assumere mille persone, costruire i padiglioni per l'esposizione, organizzare un evento che porterà a Milano milioni di visitatori.

    In breve: Glisenti vale oro, grazie a un ruolo da mattatore dell'Expo che a Letizia Moratti è stato assicurato dal premier Silvio Berlusconi in persona in un colloquio tenuto a Roma a fine aprile. Un incontro al termine del quale, a dispetto della complessità della partita, sono state rese pubbliche due decisioni striminzite: il sindaco avrà poteri di commissario straordinario per superare ogni ostacolo organizzativo; il fidato Glisenti sarà il capo della società che gestirà l'Expo.

    A Milano queste scelte sono state accolte con preoccupazione dal sistema che gravita attorno al presidente lombardo Roberto Formigoni, per anni asso pigliatutto della politica cittadina. Se l'Expo riguarda in primo in primo luogo il Comune, è altrettanto vero che la manifestazione stravolgerà l'intera Lombardia. 'Bisogna fare presto, tutto dev'essere pronto entro il 2015', è lo slogan che oggi risuona incessantemente, ogni volta che si parla delle grandi opere inserite nel dossier di candidatura per l'Expo. Due metropolitane, altrettante autostrade, una nuova tangenziale, stazioni e ferrovie: il conto delle infrastrutture previste ammonta a 11,4 miliardi, portando a quasi 16 miliardi la torta da spartire.

    Per questo motivo, nelle ultime settimane, tutti gli occhi sono puntati sulla presidenza del Consiglio, dove gli uomini di Berlusconi stanno lavorando a una legge che definirà i poteri di Letizia Moratti e, in subordine, di Glisenti. Sui contenuti tecnici, al momento c'è il buio. Pochi ritengono che, alla fine, il sindaco-commissario potrà imporre le proprie regole all'intera partita delle grandi opere, come invece farà quasi certamente sui 4 miliardi da spendere direttamente nell'Expo.

    Il rischio, tuttavia, c'è: Letizia Moratti sarà affiancata da un comitato di coordinamento di tutte le istituzioni coinvolte, Regione e Provincia, Fiera di Milano e Camera di commercio. Ognuna manterrà le proprie prerogative ma dovrà sottostare ai rapporti di forza che prevarranno nel comitato, che vigilerà sul rispetto dei tempi. Con la possibilità che, con la scusa delle procedure d'urgenza e con lo stop per decreto alla possibilità di ricorrere al Tar, lavori e appalti di ogni genere possano essere assegnati a beneficiari diversi rispetto a quelli programmati.

    Naturalmente l'entourage di Formigoni non è rimasto fermo di fronte al rischio di perdere la presa. Il primo a muoversi è stato un personaggio poco noto ai più, ben conosciuto nel business: Luigi Roth, presidente della Fondazione che controlla la Fiera di Milano Spa, la società che gestisce la nuova struttura progettata alle porte della città da Massimiliano Fuksas. E che, nei padiglioni attuali e sui terreni vicini, ospiterà l'Expo.

    Roth, 68 anni, gran collettore di cariche, è una delle punte di diamante del mondo che, tra Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere, in Lombardia ha prosperato nell'era Formigoni. Da settimane si sussurra di un suo tentativo di salire sul cavallo dell'Expo. Ora 'L'espresso' ha trovato conferme da diverse fonti sulla strada scelta.

    Nei giorni delle elezioni di aprile Roth ha sondato i consiglieri della Fondazione Fiera per proporre alcune modifiche allo statuto. I cambiamenti riguardano, tra l'altro, le norme che impediscono al presidente di rimanere in carica per più di due mandati e che vietano ai componenti del comitato esecutivo della Fondazione di sedere nel consiglio di amministrazione di Fiera Spa.

    La mossa permetterebbe a Roth non solo di conservare la poltrona, ma anche di farsi catapultare al vertice di Fiera Spa. I maligni sostengono che, così facendo, il manager voglia soprattutto perpetuare il proprio ruolo. È interessante, però, chiedersi perché Formigoni non abbia ostacolato il progetto, che fa a pugni con l'ovvia necessità di distinguere i compiti di controllo della Fondazione da quelli della Fiera. Una possibile risposta sta nell'idea che il presidente ritenga il nome di Roth il più spendibile anche per un terzo incarico, quello di presidente della società di gestione dell'Expo.

    Secondo i sostenitori di questa ipotesi, Formigoni spera di spingere il sindaco Moratti a recedere dal suo proposito più battagliero, ovvero di affidare i 4 miliardi dell'Expo all'amministratore unico Glisenti, aprendo al contrario il capitale della società di gestione alla Fiera e alle altre istituzioni. Un ingresso che Roth potrebbe contraccambiare vendendo a Glisenti la Sviluppo Sistema Fiera, la società di progettazione che ha gestito il trasferimento della Fiera nel nuovo polo di Fuksas.

    Dietro lo scontro per salire sul ponte di comando dell'Expo c'è ovviamente la partita degli appalti. I lavori per costruire i padiglioni e migliorare i collegamenti valgono 3,2 miliardi. Poi ci sono le grandi opere, a cominciare dalle autostrade: la nuova tangenziale Est (Tem), la direttissima Milano-Brescia (Brebemi) e la cosiddetta Pedemontana, che permetterà di viaggiare dalla provincia di Varese a Bergamo evitando l'intasatissima tangenziale di Milano.

    Le tre opere sono giunte a tappe differenti dell'iter per far partire le ruspe. Tutti i progetti, però, devono ancora effettuare almeno un passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), con tempi difficili da prevedere. Facendo leva sull'urgenza Expo, molti sperano che il potere di via libera venga trasferito a Milano. Una scelta che aumenterebbe il peso politico di Formigoni o magari di Letizia Moratti, se anche al commissario fosse riconosciuto un ruolo.

    Quanto la partita sia delicata lo mostra il primo appalto giunto a un passo dall'assegnazione, quello per la progettazione definitiva e la costruzione del primo tratto della Pedemontana. Al termine della gara è stata stilata una classifica che vede in testa con un'offerta da 630 milioni l'Impregilo, società di costruzione controllata da tre pesi massimi come la famiglia Benetton, il gruppo Ligresti e l'imprenditore Marcellino Gavio. Si tratta di nomi che hanno determinato un retroscena che, passato finora sotto silenzio,'L'espresso' è in grado di rivelare.

    Sull'appalto pesa il rischio di un grave conflitto d'interessi. Gavio è azionista di minoranza della Milano Serravalle (la maggioranza è della Provincia di Milano) e, tramite questa, possiede la stessa Pedemontana Lombarda Spa, la società che ha promosso la nuova autostrada e che deve proclamare il vincitore definitivo.

    I Benetton, a loro volta, posseggono un'opzione per rilevare il 32 per cento di Pedemontana. Se lo facessero, si ritroverebbero nell'ambigua posizione di dover vigilare sull'attività di una loro azienda (l'Impregilo), che proporrà e costruirà le inevitabili varianti che faranno lievitare i costi. Proprio per questo l'appalto prevedeva che i partecipanti non potessero trovarsi "in situazioni di controllo o di collegamento, diretto o indiretto, con Pedemontana".


    Il presidente di Pedemontana, Fabio Terragni, spiega che la società ha richiesto ai propri legali di valutare la legittimità dell'offerta Impregilo. Nel caso di Gavio, la risposta è stata che non ci sarebbe conflitto d'interesse. Per i Benetton l'approfondimento è in corso. "Una volta acquisito il parere legale, il consiglio di Pedemontana lo prenderà in esame e assumerà una decisione", assicura Terragni. Quale sia la scelta, tuttavia, resta il rischio di una battaglia tra ricorsi e contro-ricorsi. Un motivo in più per cui, a Milano, i poteri forti dell'Expo non vedono l'ora di capire su quali leve di comando potrà contare il commissario Moratti.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    bene, bene, avanti con la cementificazione
    e la distruzione di ogni brandello di verde
    disponibile;
    ci sarà da ridere, quando fra non molto,
    la principale preoccupazione, sarà quella
    di procurarsi qualche sporta di farina.......

    con il petrolio a 4-500 dollari al barile,
    vedremo a cosa serviranno autostrade
    e pedemontane varie.....

 

 

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