Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 24
  1. #1
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito i crimini della "resistenza"

    ogni anno avvicinandosi la data del 25 aprile scoppiano le polemiche per una ricorrenza che fa ricordare agli italiani un triste capitolo della loro storia: la sanguinosa guerra civile del 1944-1945. Le testimonianze sui massacri, vendette e crudeltà commesse dai partigiani anche a guerra conclusa si moltiplicano, rendendo sempre più imbarazzante l'apologia ufficiale di un movimento di guerriglia dai tratti oscuri e sanguinosi.

    Per cominciare una discussione posto alcuni esempi tra tanti delle "nobili gesta" dei partigiani:
    ______________________________

    I Partigiani e la loro "Giustizia"

    Alcuni esempi di di innocenti barbaramente trucidati dai partigiani



    Agosto 1944: le sorelle Benericetti di 14 e 19 anni [Olga e Pasqualina] mentre si accingevano
    alla ricerca del cadavere del padre assassinato dal C.N.L. vennero catturate e uccise non
    prima di essere state orrendamente seviziate: alla più giovane venne conficcato un chiodo
    da tempia a tempia rendendola cieca.
    I colpevoli [denunciati]: l'ex sindaco di Faenza Pietro Ferrucci e l'operaio Luigi Tinti di Imola comandante reparto partigiano Pietro Gualandi.



    --------------------------------------------------------------------------------

    23 Marzo 1945: Cave dei Predil, Dino Perpignano, Pasquale Ruggiero, Domenico Del Vecchio, Lino Bertogli, Antonio Ferro, Adelmino Zilio, Fernando Ferretti, Ridolfo Calzi, Pietro Tognazzo, Michele Castellano, Primo Amenici, Attilio Franzon, 12 Carabinieri giovanissimi vengono catturati dai partigiani comunisti Italiani e slavi.
    Dopo aver consumato una minestra a base di sodacaustica e sale nero... tra indicibili supplizie furono condotti a piedi nudi a Malga Sala.
    Al Perpignano venne conficcato un uncino al calcagno e issato a testa in giù dopo aver subito violenza sessuale.
    Gli altri, dopo supplizi e violenze sessuali animalesche vennero colpiti a morte con i picconi, ad alcuni Carabinieri furono asportati i genitali e conficcati in bocca, altri furono devastati a colpi di picconi.
    All'Amenici venne aperto il petto e conficcata nel cuore la foto dei suoi 5 figli.
    Fatto raccontato con precisione e chiarezza da Fabio Galante.


    --------------------------------------------------------------------------------

    30 Aprile 1945: PEDESCALA [VI], 63 civili uccisi per rappresaglia dai tedeschi.
    La rappresaglia fu la conseguenza di 2 vili agguati alle truppe tedesche in ritirata, il primo il 26/4/45, il secondo sempre nella stessa data fu ancora più grave poichè nonostante il lascia passare del CNL e degli americani ottenuto dai tedeschi in ritirata, caddero mentre marciavano verso la Germania in una vile imboscata che causò molte vittime.
    Nonostante gli appelli i responsabili dei vili agguati sulla truppa in ritirata i partigiani non si fecero vivi e assistettero al massacro di innocenti.
    Nel 1983 gli abitanti di PEDESCALA rifiutarono la Medaglia d'Argento al Valor Militare tra i tanti cartelli uno eloquente e sacrosanto: "COLPIRONO E SCAPPARONO".... eroismo partigiano.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Maggio 1945: una squadra di partigiani preleva dalla propria abitazione una madre con
    i suoi due figli [Studenti].
    Tutti e tre furono assassinati perchè colpevoli di essere figli di un Repubblicano.
    [Dalla Gazzetta del Lunedì 9 luglio 1997]


    --------------------------------------------------------------------------------

    2 Maggio 1945: Revine Lago [TV], i fratelli sarnanesi Helios e Pieluigi Testi, vengono trucidati dai partigiani nonostante la resa del reparto Btg "M" IX Settembre


    --------------------------------------------------------------------------------

    4 Maggio 1945: ore 23:40 partigiani della Div. D'Assalto Garibaldi Liguria S.Bonfante guidati da Gismondi Massimo e Mimmo Semeria prelevano e trucidano 26 detenuti delle carceri di Imperia, tra cui un ragazzino di 17 anni [Maccario Ernani] e diversi ultra sessantenni.


    --------------------------------------------------------------------------------

    10 Maggio 1945: Pieve di Cento, i partigiani prelevano a distanza di 2 giorni i 7 fratelli Govoni, Dino, Emo, Augusto, Ida, Marino, Giuseppe, Primo.
    Seviziati e poi massacrati a colpi di roncole, vanghe, zappe l'11 Maggio, la mattina del 12, i partigiani seviziarono nuovamente i 7 fratelli che giacevano a terra rantolando per il massacro del giorno prima poi li seppellirono alcuni dei quali ancora vivi in una fossa anticarro.
    Stesso trattamento fu riservato a Bonora Alberto, Bonora Cesarino, Bonora Ivo,
    Bonora Ugo, Bonvicini Alberto, Caliceti Giovanni, Malaguti Giacomo, Mattioli Guido, Pancaldi Guido, Testoni Vinicio.
    Il processo si risolse con l'applicazione dell'amnistia.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Notte tra il 12 ed il 13 Maggio 1945: Vercelli, i partigiani prelevano e massacrano a guerra terminata 51 fascisti dallo stadio comunale, 24 di questi vengono condotti a Vercelli, in un casermone adiacente l'ospedale ed adibito ai malati di mente.
    Questi ultimi vengono barbaramente seviziati, massacrati a colpi di mattoni, torturati ed addirittura per un camerata le atroci sevizie terminano con un'impalatura su una baionetta.
    Le grida di doloro giungono ad un prete che tornerà per vari anni sul luogo dello
    scempio a pregare ma non riuscirà a trovare i corpi che, dopo essere stati allineati
    e schiacciati più volte da un camion guidato da un partigiano, verranno occultati.
    Unico testimone della tragedia un camerata che fintosi morto si trascinò lontano da quel luogo maledetto.
    Per i partigiani nessun provvedimento.
    Mandante della strage: dottor silvio ortona tuttora residente a Torino.
    Per ulteriori informazioni visitate la pagina del sito del MSFT sez. Vercelli.


    --------------------------------------------------------------------------------

    7 Luglio 1945: A Schio, nella provincia di Vicenza, 3 partigiani si introducono nel carcere
    dove sono detenuti 99 persone fra uomini e donne in attesa di processo e uccidono 53 uomini ferendone oltre 20.
    I mandanti: Gino Piva - Ruggero Maltauro


    --------------------------------------------------------------------------------

    B. fu ausiliaria nella Repubblica Sociale Italiana:
    Era all'epoca una ragazzina, non aveva ucciso nessuno, non aveva fatto del male a nessuno,
    la sua unica "colpa" fu quella di combattere per un Ideale in cui credeva fermamente.
    Fu catturata dai partigiani il 25 aprile.
    "Mi usarono in dieci, forse in venti. Il tempo non esisteva più.
    Una volta mi tennero ferma come se dovessi essere crocefissa, in due mi bloccavano le braccia, in altri due le gambe.
    Poi questi ultimi mi costrinsero ad aprirmi e, come una bestia dell'inferno, avanzò un loro compagno ubriaco che entrò selvaggiamente dentro di me. [...]
    La guerra era finita.
    Mi violentarono lo stesso. [...] divenati il loro orinatoio [...] venivano a vuotarsi sull'ausiliaria B. [...]
    Eravamo allineate in ginocchio sui ciottoli del cortile e li rivedo ancora, i partigiani con
    il mitra a tracolla, sbottonarsi e cercare nei pantaloni i resti di quella che era stata la virilità del maschio. [...]
    Volevano farceli baciare. [...]
    Ma quando fu il mio turno, mi venne voglia di
    vomitare e mi limitai a sputarci sopra. [...]
    Mi fecero rotolare su e giù a calci ...".
    [Ringrazio Controstoria per questo documento]


    --------------------------------------------------------------------------------

    Valdobbiadene: elenco degli assassinati dai barbari partigiani durante le "radiose giornate":

    BECCE Cav. Luigi pensionato, 74 anni, ed il figlio Luigi prelevati da casa e assassinati
    dopo atroci sevizie il 04/05/1945.
    CECCARELLI, commissario prefettizio morto in consegueza di sevizie e torture preaticate durante la detenzione dal 30/04 al 04/05/1945.
    LAZZAROTTO Alessandri, dopo una detenzione di 3 giorni, fu torturato nell'asilo di Miane, ucciso il 03/05/1945 alle 17 nel cimitero di Miane.
    MARCOLIN Luigi, PORETTI Michele, RUBINATO Vittorio.
    CIMIONI Pietro, agente diziario fu assassinato dopo aver subito lunghi giorni di tortura.
    VALLERA Antonio, insegnante elementare morto tra i tormenti e le torture durante la detenzione. VERONAZZO Giuseppe, studente, torturato ed assassinatoil 04/05/1945.
    PELLEGRINI Antonio, invalido, morto in seguito a torture.
    NICOLA Antonio, impiegato, morto in seguito a torture.
    FRANCESCHINI Marino, militare della Xa MAS, torturato e rinchiuso in una caserma della zona di Saccol. Finito mediante scoppio di mina il 06/05/1945.
    Stessa fine per: GIANNETTO Giuseppe, FALCO Sebastiano, APRILE Vittorio,
    GIBERTONI Euro, MAESTRINI Sergio, PINESCHI Leopoldo, SERVETTI Mario,
    CAPPELARO Leo, SIMEONI Italo.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Nella fossa comune del cimitero di Valdobbiadene sono state rinvenute oltre
    40 salme di fascisti o presunti tali, militari della RSI; purtroppo non sono state
    ancora identificate. Ad ogni modo si aggiungono ai seguenti martiri di Valdobbiadene
    assassinati nella totale indifferenza non solo delle leggi di guerra ma anche e soprattutto di quelle divine e morali.

    CAVALLIN Anterio, elettricista, assassinato.
    FERRUZZI Dr. Aldo, impiegato presso la Cnfla, assassinato sulla strada.
    SARTORI Olivo, orfano di guerra, prelevato in casa e assassinato in montagna.
    MERCURI Danilo, impiegato, assassinato sulla strada.
    PATTINI Ileana, 16 anni, figlia di PATTINI Ampalio, impiegato, assassinata con il padre sulla strada.
    SCOPEL Romeo, assassinato in montagna.
    ZILLI Agostino, contadino, assassinato.
    DE MARCHI Giuseppe, calzolaio morto in seguito alle ferite.
    MOZZETTO Luigia, assassinata.
    BARTOLIN Romolo, bracciante agricolo, assassinato.
    MALACART Italo, prelevato ed assassinato in montagna.
    BARTOLIN Orlando, contadino, assassinato insieme alla sorella Maria Zelinda.
    DE MARTIN CANNA, stagnino, assassinato in montagna.
    CRIVELLOTTI ITALO, 16 anni, prelevato e assassinato in montagna.
    DE BENEDICTIS Paolo, MORELLI Francesco, RUBINO Ettore, DE RIVA Giuseppe,
    BERNOCCHI Giovanni, tutti militari della Xa Mas tranne l'ultimo. operaio meccanico.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Avrei potuto continuare a lungo, riempire pagine e pagine con centinaia di racconti pieni di orrori, sevizie e torture... penso pero' che siano sufficienti questi orribili episodi... d'altronde basta visitare qualsiasi cimitero militare della R.S.I. e osservare le date apposte sulle croci bianche: la stragrande maggioranza di esse portano scolpita una data posteriore alla fine della guerra a testimonianza dell'ingiustificata mattanza.

  2. #2
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    anche i "liberatori" slavi non scherzavano...

    --------------------------------

    Dopo l'8 settembre 1943, la carrozzabile Tarvisio-Cave del Predil-Passo Predil- Plezzo-Gorizia costituiva un'importantissima arteria, utilizzata dalle forze di occupazione tedesche per lo smistamento di uomini e materiali destinati dalla Germania alla zona del cosiddetto "Litorale Adriatico". La resistenza slava a sua volta attaccava le autocolonne tedesche, provocando spesso pesanti perdite.

    In risposta all'ultimo di una serie di agguati, in cui rimase ucciso un soldato tedesco, l'11 ottobre 1943 due autocarri di SS raggiunsero Bretto di Sopra dove, con largo uso di lanciafiamme, incendiarono tutte le abitazioni in cui erano state rinvenute armi e vestiario militare, uccidendo 16 uomini rastrellati. Inoltre, il commissario germanico sulla miniera di Raibl ottenne dal Comando militare tedesco di Tarvisio la costituzione di un Distaccamento fisso di carabinieri a protezione della centrale idroelettrica a valle di Bretto di Sotto, composto dal vice brigadiere Dino Perpignano e dai carabinieri Domenico Del Vecchio, Antonio Ferro, Primo Amenici, Lino Bertogli, Ridolfo Calzi, Fernando Ferretti, Attilio Franzon, Pasquale Ruggiero, Adelmino Zilio, Michele Castellano e Pietro Tognazzo.

    La sera del 23 marzo 1944, il vice brigadiere Perpignano, Comandante del Distaccamento, ed il carabiniere Franzon si erano recati in paese; sulla strada del ritorno vennero aggrediti da due partigiani, tali Socian e Zvonko, mentre la caserma era già circondata da altri partigiani rimasti nascosti. Il commando, successivamente, catturò i due carabinieri di guardia alla centrale e riuscì a introdursi all'interno della caserma. I militari dell'Arma vennero fatti vestire, mentre i partigiani si impossessavano delle armi e di quant'altro utile minando poi l'edificio, così come era stato fatto per la centrale idroelettrica.

    Il commando partigiano e gli ostaggi, costretti a portare a spalla tutto il materiale trafugato, raggiunsero a tappe forzate Malga Bala, passando per il Monte Izgora, la Val Bausiza (di nuovo a valle) e risalendo verso l'altipiano di Bala. Il lungo tragitto venne intervallato da poche soste, di cui l'ultima, la sera del 24 marzo, in una stalla sita sull'altipiano di Logje; qui ai militari prigionieri venne somministrato minestrone nel quale erano stati aggiunti soda caustica e sale nero, usato per il bestiame come purgante.

    La mattina successiva (25 marzo) venne fatto percorrere ai prigionieri, già in preda ad atroci spasmi, l'ultimo tratto di strada che li separava dal luogo della mattanza: un casolare sito su un pianoro, Malga Bala, appunto, dove il vice brigadiere Perpignano venne arpionato ad un calcagno con un uncino, appeso a testa in giù e costretto a vedere la fine dei propri uomini; per essere poi finito a pedate in testa. Gli altri furono massacrati barbaramente, dopo essere stati incaprettati con filo di ferro, legato ai genitali, così che i movimenti parossistici sotto i colpi di piccone amplificassero il dolore. Furono inferte inoltre anche altre atroci sevizie, sempre a colpi di piccone, che qui sarebbe troppo crudo narrare; diremo solo, a titolo di aberrante esempio, che al carabiniere Amenici venne infilata la foto dei figli nel petto squarciato.

    Al termine dell'eccidio, i corpi vennero trascinati a qualche decina di metri dal casolare ed ammucchiati sotto un grosso sasso, parzialmente ricoperti dalla neve; furono rinvenuti casualmente da una pattuglia di militari tedeschi e recuperati per essere ricomposti presso la chiesa di Tarvisio tra il 31 marzo ed il 2 aprile 1944. I funerali si svolsero due giorni dopo, il 4 aprile.

    Trieste - L'Arma dei Carabinieri nei giorni scorsi ha richiesto al Ministero della Difesa di conferire la medaglia d'oro al valor civile alla memoria per i 12 carabinieri uccisi nel marzo 1944 a Malga Bala, nel Tarvisiano.


    L’Unione degli istriani ha deciso di intervenire presso il Ministro Ignazio La Russa, per appoggiare formalmente la richiesta dell’Arma. Il presidente dell’Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, ha quindi scritto al Ministro, chiedendogli di farsi messaggero presso il Governo e la Presidenza della Repubblica affinché la richiesta del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri alla Difesa venga rapidamente accolta.
    "L’eccidio di malga Bala – scrive Lacota – è uno degli episodi raccapriccianti che simboleggia i crimini commessi dai partigiani slavo comunisti e da quelli italiani durante la guerra e nel dopoguerra nei confronti di militari e civili innocenti: reati rimasti tutti impuniti grazie alla falsificazione della Storia e con la macabra giustificazione della Resistenza".
    "Ora – aggiunge – è necessario riparare a queste smascherate storpiature con ogni mezzo ed il conferimento di una doverosa onorificenza a quei carabinieri trucidati rappresenta un passo in avanti verso la verità sulle molte ombre che nascondono le "cosiddette eroiche gesta dei partigiani", in attesa che anche gli ultimi difensori e militanti dei partiti della sinistra radicale riconoscano, come altri hanno fatto dalla parte opposta, che l’ideologia che ha prodotto i Regimi comunisti è "un male assoluto"".
    Ma cosa successe nel 1944? "La carrozzabile Tarvisio - Cave del Predil - Passo Predil - Plezzo - Gorizia", ricordano dall’Unione degli Istriani, "costituiva un'importantissima arteria utilizzata dalle forze di occupazione tedesche per lo smistamento nei due sensi di marcia di uomini, armi, viveri, munizioni destinati dalla Germania alla zona del Litorale Adriatico. La resistenza slava, dal canto suo, prendeva di mira le autocolonne tedesche, provocando sovente pesanti perdite ed intaccando il prestigio militare germanico".
    "Essendosi generata una situazione di pericolo concreto, il commissario germanico sulla miniera di Raibl, tale Hempel, ottenne dal comando militare tedesco di Tarvisio la costituzione di un Distaccamento fisso di carabinieri a protezione della centrale idroelettrica a valle di Bretto di sotto. La sera del 23 marzo 1944 il comandante del distaccamento, accompagnato da un suo sottoposto, il carabiniere Attilio Franzan, si era recato in paese. Sulla via del ritorno furono catturati da due partigiani mentre altri avevano già accerchiato la caserma. Sotto la minaccia delle armi, costrinsero quindi Perpignano a rivelare la parola d'ordine e con facilità, penetrati nel presidio, catturarono tutti gli altri carabinieri. Dopo aver minato la centrale, il commando partigiano si allontanò insieme agli ostaggi che furono costretti a trasportare il materiale trafugato dalla caserma. A marce forzate raggiunsero Malga Bala passando per il monte Izgora e la Val Bausiza".
    "La sera del 24 marzo, durante un'ultima sosta in val di Bala, - ricordano ancora da Trieste – ai carabinieri fu distribuito un minestrone nel quale era stato aggiunta della soda caustica e del sale nero, una miscela usata come purgante per il bestiame. In preda ad atroci spasmi, la mattina del 25 marzo i carabinieri furono costretti a percorrere l'ultimo tratto che li divideva dal casolare nel pianoro di Malga Bala. Il comandante, fatto denudare, fu sodomizzato. Essendogli, poi, stato conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore del tallone, fu issato ad una trave a testa in giù per costringerlo ad assistere alla barbara uccisione dei suoi uomini. I carabinieri, dopo supplizi e violenze sessuali, furono finiti a picconate. Ad alcuni furono anche asportati i genitali e conficcati in bocca. Ad uno di loro (Primo Amenici) squarciarono il petto per mettergli nel cuore la foto dei suoi cinque figli. Per ultimo fu assassinato il vice brigadiere Dino Perpignano a calci in testa. La "mattanza" terminava con i corpi dei malcapitati legati col filo di ferro e trascinati, come bestie, ai piedi di un grosso masso".
    Quel giorno furono uccisi Dino Perpignano, Domenico Dal Vecchio, Antonio Ferro, Primo Amenici, Lindo Bertogli, Rodolfo Colsi, Fernando Ferretti, Attilio Franzan, Pasquale Ruggero, Adelmino Zilio, Michele Castellano e Pietro Tognazzo. Per loro, l’Arma dei Carabinieri chiede il conferimento della medaglia d’oro al valor civile.

  3. #3
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    nessuno ha mai detto che nessuno si è mai macchiato di crimini, cercare chi fosse piu crudele degl' altri non ha senso, a trieste cera la banda collotti, fascista italianissima che torturava, come si vede i crimini sono stati fatti da tutte le parti, l'unia cosa che bisogna ricordare è perche sono stati fatti, in nome di ideologie

  4. #4
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    nessun rispetto per il gentil sesso...

    -------------------------------------------------

    Sono almeno 776 le donne uccise in Piemonte. Non erano tutte ausiliarie fasciste, molte, di ceto sociale modesto, vennero attirate con l’inganno, seviziate, eliminate e sepolte in gran segreto.

    Settecentosettantasei donne uccise dai partigiani in Piemonte, lungo tutta la guerra civile e nelle mattanze dopo la Liberazione. Il conto emerge da un minuzioso lavoro d'indagine condotto da un gruppo di ricercatori torinesi che, da anni, si occupano di inchieste sul versante fascista della nostra guerra interna. Il gruppo è quello che fa capo a Michele Tosca. Suddivisa per le sei province piemontesi, più la regione autonoma della Valle d'Aosta, la cifra di 776 si ripartisce del modo seguente. Torino e provincia: 292 donne uccise. Cuneo e provincia: 164. Vercelli e provincia: 138. Novara e provincia: 108. Alessandria e provincia: 27. Asti e provincia: 24. Valle d'Aosta: 23.

    Parlando della provincia di Torino, delle 292, 135 vennero soppresse nel dopoguerra, ossia a partire dal 25 aprile 1945.

    Perché vennero ammazzate? Per le ausiliarie non possono esserci dubbi. Vestivano la divisa dell'esercito della Rsi e, in parecchi casi, della X Mas, della Gnr e della Brigata Nera. Anche se non portavano armi, i partigiani le consideravano militari nemici a tutti gli effetti. E come tali venivano trattate. Una volta catturate, durante la guerra civile o nel dopoguerra, la loro sorte era spesso una sola: la morte.

    Per le altre donne uccise il quadro si fa più complesso. Gli elenchi del gruppo Tosca presentano una grande varietà di storie. Quasi sempre si trattava di persone di modesta condizione sociale: casalinghe, impiegate, maestre elementari, ostetriche comunali, operaie, domestiche. Di tutte le età: dalle settantenni alle giovanissime, persino di 16 o 17 anni.

    Di solito, la loro unica colpa era di essere fasciste, o di sembrare che lo fossero. Oppure erano madri, sorelle, mogli, figlie, fidanzate di piccoli esponenti del Pfr o di militari della Rsi. In altri casi erano ritenute ostili al movimento partigiano. Un'altra circostanza che poteva costare la vita era di avere relazioni amorose con militari fascisti o tedeschi.

    Ma l'accusa di gran lunga più frequente era di essere spie per conto dei fascisti o dei tedeschi e ai danni della Resistenza. Colpisce la presenza quasi ossessiva di questa imputazione. Lo spionaggio era un'attività sempre molto difficile da provare. Tuttavia, nelle guerre interne, chi si sente minacciato dagli informatori del fronte avversario non va mai per il sottile. Basta un semplice sospetto, anche generico e fondato soltanto su voci o lettere anonime, per decidere un'esecuzione. L'ossessione delle spiate era tale che in qualche caso vennero giustiziati anche informatori della Resistenza, infiltrati nelle file fasciste. A ucciderli furono partigiani che lo ignoravano.

    Non poche delle donne fasciste catturate, prima d'essere soppresse, subirono VIOLENZE SESSUALI. O furono vittime di TORTURE.

    Anche l'essere donne anziane non bastava a evitare la morte. In provincia di Torino, Maria Gabella aveva 66 anni e venne fucilata nel 1944 a Vische, in località Castellazzo. Aveva la stessa età anche Laura Rava in Roscio, nata a Ivrea e vedova di un notaio. Era stata insegnante e ormai si trovava in pensione. I partigiani la rapirono e il 24 settembre 1944 la eliminarono a Noasca, in val Locana, dopo averla seviziata. Il corpo fu poi gettato nudo in un canale.

    Aveva 73 anni e mezzo Camilla Durando Chiappirone, nata a Mondovì l'11 maggio 1871. Mentre si trovava sfollata a Scalenghe, il 13 dicembre 1944 venne prelevata dai partigiani e uccisa. Era iscritta al Pfr e soltanto per questo l'accusarono di fare la spia. A Pont Canavese il 24 luglio 1944 furono assassinate madre e figlia: Candida Crosasso, 57 anni, e Olga Crosasso, 27 anni, abitanti a Ingria, in val Soana. Arrestate dai partigiani, le due donne non avevano voluto rivelare dove stava nascosto il nipote e cugino Arduino Crosasso, un ufficiale fascista, forse della Gnr. I partigiani le fucilarono alle cinque e mezzo del mattino, all'ingresso del cimitero di Pont. E sotto gli occhi dei parroci di Ingria e di Ronco che le avevano assistite prima dell'esecuzione.

    Il 17 aprile 1945, a Verrua Savoia i partigiani rapirono una donna di 64 anni, Maria Scagliotti vedova Porta e la uccisero subito. La stessa sera, fu soppressa sua figlia, Matilde Porta in Pernice, sequestrata a Moncestino. Erano anche loro sospettate di aver fatto la spia? No, però Matilde aveva sposato un tenente della Brigata Nera.

    Si poteva essere uccise soltanto perché un figlio stava con la Repubblica Sociale. Maria Deffar in Delfino, 55 anni, nata a Fiume, era la madre di un marinaio della X Mas. Anche avere un figliastro brigatista poteva bastare per una condanna a morte. Fu il caso di Giuseppina De Mar, uccisa a Pomaretto, in val Chisone, il 28 aprile 1945 con il marito Leonzio Scattolin, di 57 anni. Giuseppina era la seconda moglie di Leonzio che aveva un figlio di primo letto arruolato nella Brigata Nera. A ucciderli furono i partigiani di una Brigata di Giustizia e Libertà.

    Una fine oscura fu quella di Matilde Abrile in Alciati. Aveva 46 anni e, poi era la moglie di un milite della Gnr, veniva ritenuta una «fervente fascista». Il marito era stato nella Milizia Confinaria. Fu uccisa il 19 giugno 1945, a Torino, quando la guerra civile era terminata da quasi due mesi. Secondo una fonte, la donna fu gettata dalla finestra di casa. Ancora a Luserna San Giovanni, in val Pellice, il 3 settembre 1944, fu assassinata in casa come spia una ragazza di 17 anni, Domenica Careglio. Più di tre mesi dopo, il giorno di Natale del 1944, i partigiani uccisero pure il padre e la madre di Domenica: Tommaso Careglio, 41 anni, e Anna Olivero, 44 anni. Anche loro vennero soppressi in casa. E anche loro perché ritenuti spie dei fascisti.

    Persino vendere il pane a qualche reparto fascista poteva condurre alla tomba. Successe così a madre e figlio, uccisi il 15 agosto 1944 a Caselette, un comune vicino a Torino. Lei si chiamava Giuseppina Bessone in Pasinetti e il figlio Bruno Pasinetti, entrambi fornai.

    Un altro mestiere pericoloso era quello della maestra elementare. Nella guerra civile, ne furono uccise molte, in tutte le regioni. Erano sospettate di essere fasciste scaldate, anche quando non lo erano. Il censimento guidato da Tosca e il Martirologio dei caduti e dispersi della Rsi a Torino ne registrano più di una.

    Il 26 giugno 1944 venne sequestrata Maria Giordana Sibille, di ruolo nella scuola di Chiomonte, vicino a Susa. I partigiani la fecero sparire e di lei non si seppe più nulla. Il 16 settembre toccò a Mirella Armida Iacovini, maestra a Drubiaglio, una delle frazioni di Avigliana. Anche lei scomparve, forse soppressa subito dopo la cattura.

    [Fonte: Giampaolo Pansa]

  5. #5
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Questa storia, tratta da “Il Triangolo della Morte” Ed. Mursia, di Giorgio e Paolo Pisanò, ripercorre una delle tante eroiche imprese della Brigata Partigiana per eccellenza: “La Brigata Garibaldi” ovvero il nucleo partigiano che ha combattuto con tenacia e sprezzo del pericolo per la libertà e la democrazia.

    INES GOZZI, una bella ventiquattrenne di Castelnuovo Rangone (MO), è una studentessa universitaria, laureanda in lettere. Conoscendo la lingua tedesca è diventata l’nterprete del locale Comando Germanico. Ciò ha significato la salvezza del paese quando i partigiani hanno ucciso due soldati tedeschi nella zona e questi volevano distruggere l’abitato. E’ stata proprio Ines Gozzi a interporsi e a battersi perchè la rappresaglia fosse evitata. Così, da quel giorno, tutti gli abitanti di Castelnuovo Rangone lo sanno e gliene sono grati.

    Ma tutti sanno anche che la ragazza è fidanzata con un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana e questa è una colpa imperdonabile agli occhi dei “partigiani assassini -salvatori della patria- ed eroi coraggiosi pluridecorati“!

    La notte del 21 gennaio 1945 una squadra di partigiani della brigata “Garibaldi” fa irruzione in casa Gozzi prelevando Ines e suo padre.

    I due vengono portati in un casolare in aperta campagna e qui, davanti al genitore legato, la ragazza subisce le più atroci SEVIZIE e le violenze più indicibili da tutti i “coraggiosi” componenti dell’”onorata” Brigata Garibaldi.

    I PARTIGIANI GARIBALDINI UBRIACHI LA VIOLENTANO A TURNO, LA PICCHIANO, LE SPUTANO ADDOSSO, LE STRAPPANO LE UNGHIE FINO ALLA CARNE, LE SPENGONO I MOZZICONI DI SIGARETTA NEGLI OCCHI, LE URINANO ADDOSSO.
    Tutto questo orrore davanti al padre legato, costretto ad assistere al martirio di quell’unica figlia nell’impotenza e nella consapevolezza che non ne sarebbero usciti vivi.

    All’alba del 22 gennaio 1945, dopo la lunga notte di baldoria, i “coraggiosi partigiani garibaldini“ finiscono padre e figlia con numerosi colpi di pistola alla testa. Verranno ritrovati e riesumati alcuni giorni dopo. I
    l corpo della ragazza è tanto straziato, tanto sfigurato da dover essere nascosto agli occhi della madre.
    Sui muri di Castelnuovo Rangone qualcuno scrive: “Bestie, avete ucciso la nostra salvatrice“.

  6. #6
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    nessuno ha mai detto che nessuno si è mai macchiato di crimini, cercare chi fosse piu crudele degl' altri non ha senso, a trieste cera la banda collotti, fascista italianissima che torturava, come si vede i crimini sono stati fatti da tutte le parti, l'unia cosa che bisogna ricordare è perche sono stati fatti, in nome di ideologie
    ha senso perchè ogni anno si ha ancora la faccia tosta di "celebrare" la resistenza come un movimento eroico di "liberazione".
    Ora, non è che si voglia santificare i fascisti e demonizzare i partigiani, perchè anche da quella parte ci sono episodi non edificanti. Però le mostruosità commesse dai partigiani -ingiustificabili con l'argomento che "era una guerra"- dovrebbero far riflettere chi ancora li esalta...

  7. #7
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Un altro caso conosciuto è quello di ROSALIA PALTRINIERI, di Medolla.

    Ella aveva il “torto” di essere la segretaria del Fascio femminile locale, nel quale si era impegnata prodigandosi e mettendosi a disposizione di tutti i suoi concittadini.
    Era convinta di non avere nulla da temere, perciò, nonostante nella zona si vociferava su quanto stessero combinando i partigiani, preferì rimanere al suo posto. Nonostante tutto, aveva fiducia nei propri simili… perchè aveva avuto la “sbadataggine” di considerare i partigiani appartenenti alla specie umana…

    Ma pagò per la sua colpa: un gruppo di gappisti le invasero la casa, bastonarono a morte il marito così violentemente da fargli schizzare via il cervello dalla scatola cranica; poi

    LA VIOLENTARONO DAVANTI AI SUOI TRE BAMBINI.

    Alla fine, come da copione, le svaligiarono l’abitazione e la portarono con loro conducendola in un casolare in aperta campagna, dove nel frattempo era stata trascinata anche una certa JOLANDA PIGNATTI.

    Qui, le due sventurate ebbero modo di “espiare” ancora a lungo la “colpa” di essere fasciste (violenze d’ogni genere) finchè furono costrette a scavarsi la fossa.
    Ma Rosalia Paltrinieri, la morte se la dovette proprio guadagnare: “non le fu fatta la grazia di un colpo alla nuca“.

    Venne legata e fatta stendere viva nella fossa che lei stessa aveva scavato; a questo punto i “coraggiosi partigiani patrioti” la ricoprirono accuratamente di terra.

    Uno dei coraggiosi partecipanti a questa “eroica azione di guerra“, ebbe modo di VANTARSENE nei giorni successivi,

    INSISTENDO COMPIACIUTO E SODDISFATTO SUL PARTICOLARE CHE ROSALIA MENTRE SOFFOCAVA SOTTO LE PALATE DI TERRA, INVOCAVA ANCORA I SUOI BAMBINI.

  8. #8
    Can che abbaia morde
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    13,573
     Likes dati
    40
     Like avuti
    258
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Dunque dovrà continuare il massacro. Così è stabilito.
    Ma applaudire è troppo.

  9. #9
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Citazione Originariamente Scritto da fenix Visualizza Messaggio
    ha senso perchè ogni anno si ha ancora la faccia tosta di "celebrare" la resistenza come un movimento eroico di "liberazione".
    Ora, non è che si voglia santificare i fascisti e demonizzare i partigiani, perchè anche da quella parte ci sono episodi non edificanti. Però le mostruosità commesse dai partigiani -ingiustificabili con l'argomento che "era una guerra"- dovrebbero far riflettere chi ancora li esalta...
    il problema sta che non si fa una giornata del ricordo di tutte le vittime della guerra senza distinzioni di colore politico o altro

  10. #10
    indipendente
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    alla periferia dell'Impero
    Messaggi
    1,191
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: i crimini della "resistenza"

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    il problema sta che non si fa una giornata del ricordo di tutte le vittime della guerra senza distinzioni di colore politico o altro
    e allora facciamola 'sta giornata. Ricordiamo tutte le vittime, e condanniamo tutti gli assassini. Tanto chi perse come chi vinse la guerra.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 12-12-12, 12:54
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 10-12-12, 18:36
  3. Ricordiamo i crimini della "brava gente" italiana
    Di Rasputin nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 70
    Ultimo Messaggio: 13-02-10, 16:46
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-11-03, 16:14
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 13-05-03, 10:56

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito