Domenica dopo Pentecoste
Solennità della santissima e indivisa Trinità, in cui professiamo e veneriamo Dio uno e trino e la Trinità nell'unità.
(Martirologio Romano)


Domenica dopo Pentecoste
Solennità della santissima e indivisa Trinità, in cui professiamo e veneriamo Dio uno e trino e la Trinità nell'unità.
(Martirologio Romano)


Anno A
Gv 3,16-18domenica 18 maggio 2008Nella domenica dopo Pentecoste i cristiani d’occidente celebrano il mistero della Tri-unità di Dio, del Dio uno e tre volte santo. Dio è una comunione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito santo, comunione che non rimane chiusa in sé ma che si apre a noi uomini, chiamati ad accogliere e a rispondere a tale amore. E, come sempre avviene nel cristianesimo, la meditazione su Dio parte dall’uomo Gesù Cristo, «il Figlio unigenito che ha raccontato Dio» (cf. Gv 1,18).
In particolare, la chiesa ci invita a contemplare questo mistero attraverso la lettura di un breve brano tratto dal capitolo terzo del vangelo secondo Giovanni. Nei versetti che lo precedono si narra un dialogo tra due maestri, il fariseo Nicodemo e Gesù, «il maestro che viene da Dio» (Gv 3,2). Essi discutono su una questione difficile e, nello stesso tempo, cruciale: la possibilità di un’autentica rinascita dell’uomo. Gesù afferma che essa può avvenire solo «dall’alto» (Gv 3,3), per opera della potenza di Dio, ma l’altro non capisce… Gesù ribatte allora che tale potenza è lo Spirito di Dio, è lui che può operare una nuova nascita (cf. Gv 3,5-8). Poi aggiunge una rivelazione a prima vista enigmatica: affinché lo Spirito sia effuso da Dio sull’umanità, occorre che lui, il Figlio dell’uomo, sia «innalzato», come Mosè aveva innalzato un serpente di bronzo durante il cammino di Israele nel deserto (cf. Nm 21,4-9). Guardando a quell’immagine il popolo era preservato dalla morte che lo colpiva a causa dei serpenti velenosi: come il serpente era un segno di salvezza così lo sarà il Figlio dell’uomo una volta innalzato da terra, e chiunque crede in lui avrà la vita eterna (cf. Gv 3,14-15).
Ma cosa significa «essere innalzato»? Significa certamente essere elevato da terra, e Gesù lo sarà sulla croce (cf. Gv 8,28); ma significa anche essere innalzato da Dio (cf. Gv 12,32), che prenderà Gesù nella sua gloria e lo proclamerà Signore. Insomma, siamo di fronte all’annuncio centrale della nostra fede, fatto nel linguaggio giovanneo: quello della passione, morte e resurrezione di Gesù. Ecco perché l’evangelista sente il bisogno di interrompere il racconto per commentare l’annuncio di Gesù, e lo fa con parole che rappresentano una sorta di vangelo nel vangelo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna». Con l’intera sua vita spesa fino alla morte nella libertà e per amore nostro, con il suo passare tra di noi facendo il bene nella potenza dello Spirito santo (cf. At 10,38), Gesù Cristo ci ha narrato che «Dio è amore» (1Gv 4,8.16); ci ha manifestato nella concretezza di un’esistenza umana l’atto gratuito con cui Dio ha scelto di inviare nel mondo lui, il suo unico Figlio, consegnandosi senza riserve a noi uomini. Per questo l’autore può continuare: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Siamo noi a giudicarci da soli, accogliendo o rifiutando l’amore vissuto da Gesù…
Giovanni esprimerà nuovamente questa realtà nella sua Prima lettera, con parole di contemplazione che sono il miglior commento a quelle del vangelo: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato suo Figlio nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui. In questo consiste l’amore: non siamo noi che abbiamo amato Dio, ma è lui che ha amato noi e ha inviato suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati … Da questo noi conosciamo che dimoriamo in Dio e Dio in noi: dallo Spirito che egli ci ha dato in dono. E noi abbiamo contemplato e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio come Salvatore del mondo» (1Gv 4,9-10.13-14).
Sì, l’amore viene da Dio e raggiunge noi uomini, non viceversa: «noi amiamo, perché Dio per primo ha amato noi» (1Gv 4,19)! Ci è chiesto dunque di riconoscerci quali creature amate in radice da Dio nella potenza del suo Spirito santo, di «credere all’amore» (cf. 1Gv 4,16), manifestatosi definitivamente nel Figlio Gesù Cristo. Accogliendo tale amore siamo resi capaci di esercitarlo a nostra volta, amandoci gli uni gli altri: è così che l’amore di Dio può diffondersi e manifestarsi nella storia. Davvero, come canta un antico inno della chiesa, «dove l’amore è vero, lì c’è Dio»!
Enzo Bianchi




Dal profeta Isaia, capitolo 6o.
6,1-12
Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro.
“Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”. Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”.
2
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato”. Poi io udii la voce del Signore che diceva:“Chi manderò e chi andrà per noi”. E io risposi: “Eccomi, manda me. Egli disse: “Va' e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi, né oda con gli orecchi, né comprenda con il cuore, né si converta in modo da esser guarito”.
Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: “Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata”. Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l'abbandono nel paese.




Dai poemi dogmatici di san Gregorio Nazianzeno.
Carmina Arcana I,I-II. PG 37,397-411.
So che affrontiamo su piccole barche una lunga traversata e ci muoviamo verso il cielo trapunto di stelle servendoci di deboli ali, quando l'animo ci spinge a cantare Dio e le vie dell'Onnipotente, governatore dell'universo. Nemmeno gli abitanti del cielo sono capaci di onorarlo come conviene. E tuttavia - spesso, infatti, neppure a Dio piace tanto il dono che proviene dalla mano di un ricco quanto quello che gli offre una mano a lui amica e povera - proprio per questo farò risuonare audacemente la mia parola. Uno solo è Dio, senza principio né causa, non circoscritto da cosa alcuna preesistente o futura, infinito che abbraccia il tempo,
grande Padre del grande e santo Figlio unigenito: purissimo spirito, nulla ha sofferto nel Figlio di quanto egli ha patito nella carne.
Unico Dio, distinto nella persona, ma non nella divinità, è il Verbo divino:
Egli è la viva impronta del Padre, unico Figlio di Colui ch'è senza principio,
l'assolutamente unico Figlio dell'Essere unico, a lui uguale. Così, mentre quegli rimane pienamente genitore, egli, il Figlio, è anche lui creatore e reggitore del mondo, la potenza e l'Intelletto del Padre E vi è un solo Spirito, che è Dio,
e proviene da Dio, che è buono. Il Figlio, senza nulla perdere della sua divinità,
mi salvò, chinandosi, medico misericordioso, sulle mie ferite purulente.
Era mortale, ma Dio; discendente di Davide, ma creatore di Adamo; rivestito di corpo, ma non partecipe della carne. Ebbe una madre, ma vergine, circoscritto, ma immenso. Fu vittima, ma anche sommo sacerdote; sacrificatore, eppure era Dio. Offerse a Dio il suo sangue, per cui purificò il mondo intero. Una croce lo tenne sollevato da terra, ma rimase confitto ai chiodi il peccato. Andò dai morti, ma risorse dall'inferno e prima risuscitò molti che erano morti. Il primo evento - la sua morte - è proprio della miseria umana, il secondo - la risurrezione - si addice alla ricchezza dell'essere incorporeo. Non gridare allo scandalo, come se la vicenda umana fosse disdicevole a Dio, ma onora ancor più la tua forma terrena
che il Figlio immortale ha assunto su di sé, perché ti vuol bene.
Mio cuore, che aspetti? Anche dello Spirito tu devi cantare la gloria. Non separare con le tue parole ciò che non è estraneo a Dio per natura. Tremiamo davanti alla grandezza dello Spirito Santo. Egli è senza dubbio Dio e grazie a lui io ho conosciuto Dio. Lo Spirito è Dio che si manifesta, colui che fa nascere Dio quaggiù. È onnipotente, concede i doni più svariati. Lo cantano negli inni i cori dei santi; è donatore di vita agli esseri che sono in cielo e in terra. Risiede nell'alto; procede dal Padre; è la potenza del Figlio; non è sottomesso a nessuno.
Non è il Figlio - uno solo è il Figlio dell'Uno, Figlio buono dell'ottimo Padre -
eppure non è estraneo all'invisibile natura divina, ma riceve la sua stessa gloria.
Chiunque nelle Lettere divinamente ispirate desidera cogliere la divinità dello Spirito celeste, vedrà molte e frequenti strade raccogliersi insieme, purché lo voglia, se nel suo cuore ha attinto qualcosa dello Spirito Santo e se la sua vista è acuta.
In un primo tempo la Parola antica aveva manifestato l'intera divinità del Padre, ma fece soltanto intravedere la gloria immensa di Cristo a pochi mortali dal cuore prudente. Così, più tardi, rivelando in modo più chiaro la natura divina del Figlio, fece risplendere velata la natura del fulgido Spirito. Ma allora fu soltanto un barlume, perché la pienezza dell'illuminazione era riservata a noi. Per noi lo Spirito, quindi, si divise in un secondo momento in lingue di fuoco, mostrando il segno della sua natura divina, quando il Salvatore fu assunto in alto nel cielo. Infatti io so che Dio è fuoco per i malvagi, così come è luce per i buoni.
Ecco: ti ho presentato le varie Persone della divinità. Bada di non disdegnare nessun aspetto di essa, ponendo qualcosa, al suo interno, su di un piano superiore e qualcos'altro su di un piano inferiore. Una sola è la natura divina: sostanza smisurata, increata, fuori del tempo, ottima, libera, degna di uguale onore; un solo Dio che nei suoi tre splendori fa muovere il mondo.
Da tutti e tre col battesimo io vengo rigenerato nell'uomo nuovo; distrutta la morte, avanzo nella luce, risorto a nuova vita. La triplice Deità mi ha elevato in alto e mi ha fatto portatore di luce.


Dalla "Esposizione della predicazione apostolica" di sant'Ireneo di Lione.
Démonstration de la prédication apostolique, 6-8.41. SC 62, 38-43.96-97.
Ecco l'ordine della nostra fede, il fondamento dell'edificio e la base della nostra condotta. Dio Padre, increato, incircoscritto, invisibile, unico Dio, creatore dell'universo. Tale è il primo e principale articolo della nostra fede. Il secondo è: il Verbo di Dio, Figlio di Dio, Gesù Cristo nostro Signore, è apparso ai profeti secondo il disegno della loro profezia e secondo il modo disposto dal Padre; per suo mezzo è stato creato l'universo. Inoltre alla fine dei tempi per ricapitolaretuttelecose si è fatto uomo tra gli uomini, visibile e tangibile, per debellare la morte, far risplendere la vita e ristabilire la comunione di Dio e dell'uomo.
Il terzo articolo della nostra fede è lo Spirito Santo.Per virtù dello Spirito i profeti hanno pronunciato le loro profezie, i padri hanno appreso ciò che riguarda Dio e i giusti sono stati condotti per la via della giustizia; alla fine dei tempi lo Spirito è stato diffuso in modo nuovo sull'umanità per tutta la terra rinnovando l'uomo per Dio.
Il battesimo, che ci fa nascere di nuovo, passa attraverso questi tre articoli e ci consente di rinascere a Dio Padre tramite suo Figlio e nello Spirito Santo. Perciò coloro che portano lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, cioè al Figlio, che li accoglie e li presenta al Padre e il Padre dona loro l'incorruttibilità. Senza lo Spirito Santo non si può vedere il Verbo di Dio e senza il Figlio nessuno può accostarsi al Padre, perché il Figlio è la conoscenza del Padre e la conoscenza del Figlio avviene tramite lo Spirito Santo. Ma il Figlio, secondo la benevolenza del Padre, dispensa come ministro lo Spirito a chi vuole e come il Padre vuole.
Lo Spirito chiama il Padre Altissimo, Onnipotente, e Signoredegliesercitiper insegnarci che tale è Dio, cioè creatore del cielo della terra e di tutto l'universo, creatore degli angeli e degli uomini, Signore di tutti. Per mezzo di lui tutto esiste ed è mantenuto in vita; egli è misericordioso, compassionevole, pieno di tenerezza, buono, giusto, Dio di tutti, dei Giudei, dei pagani e dei credenti.
Di questi è Padre, perché alla fine dei tempi ha aperto il testamento dell'adozione filiale; dei Giudei invece è Signore e legislatore, perché quando nei tempi intermedi quegli uomini dimenticarono Dio allontanandosi e ribellandosi a lui, li ricondusse all'obbedienza mediante la legge, affinché imparassero che avevano un Signore che è creatore; a lui che dona il soffio vitale dobbiamo prestare culto giorno e notte; dei pagani poi è creatore e signore onnipotente.
Gli apostoli, con la potenza dello Spirito Santo mandati per tutta la terra, realizzarono la chiamata dei pagani additando agli uomini la via di Dio per stornarli dagli idoli, dalla fornicazione e dall'avarizia. Purificarono le loro anime e i loro corpi col battesimo d'acqua e di Spirito Santo, distribuendo e somministrando ai credenti questo Spirito Santo, che avevano ricevuto dal Signore. Così istituirono e fondarono le chiese.
Con la fede, la carità e la speranza gli apostoli attuarono la chiamata dei pagani, che già i profeti avevano preannunziata come loro rivolta secondo la misericordia di Dio; e gli apostoli manifestarono questa chiamata con il loro ministero, accogliendoli nella promessa fatta ai patriarchi.
A coloro che crederanno e ameranno Dio, in cambio della santità, della giustizia e della pazienza, il Dio di tutti accorderà, mediante la risurrezione dei morti, la vita eterna per merito di colui che è morto e risuscitato, Gesù Cristo. A lui Dio ha dato il dominio su tutti gli esseri della terra, l'autorità sui vivi e sui morti, e il giudizio finale.


Mi pare di ricordare che la raffigurazione della Santissima Triade secondo l'iconografia orientale (i Tre presso Abramo) sia stata vietata in Occidente, se non sbaglio dalla fine del Medio Evo. Eppure oggi è molto "di moda", anche se spesso non se ne conosce bene il significato. Intendiamoci: io la trovo bellissima e piena di significato. Qualcuno sa qualcosa in merito?


Non mi risulta un divieto in questo senso anche perchè l'idea di rappresentare la Trinità mediante tre persone uguali e distinte dovette comparire abbastanza precocemente: già la troviamo ad esempio in un manoscritto di san Dunstano, arcivescovo di Canterbury, risalente ai primi anni del X secolo.
Inoltre molte sono (a cominciare da uno dei mosaici di San Vitale a Ravenna) le opere d'arte che si concentrano sulla descrizione del passo della Genesi dal significato trinitario. Può essere citata, ad esempio, la tavola di Antonello da Messina a Reggio Calabria (che non è integra, ma tagliata escludendo la figura di Abramo inginocchiato).
Mosaico del Coro a San Vitale a Ravenna, ca. 475
Antonello da Messina, Visita dei tre angeli ad Abramo, tecnica mista su tavola, ca. 1465, Reggio Calabria, Museo Civico.


Grazie Lepanto. Ho dato un'occhiata a wikipedia, in effetti le immagini "proibite" erano quelle in cui la Triade era raffigurata come un triplice Cristo, o come 3 volti uguali. La scena dei Tre Visitatori di Abramo, essendo invece allegorica (per così dire) doveva essere ammissibile.