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Discussione: Un altro 13 aprile

  1. #1
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    Predefinito Un altro 13 aprile

    E' un po' lungo...scusatemi

    Nel gennaio del 1994 Berlusconi riesce miracolosamente a mettere d'accordo Martinazzoli, Segni e Bossi che si presenteranno alleati alle elezioni politiche anticipate del 27/28 marzo sotto le insegne del "Patto per l'Italia" (nel centrosud) e del "Patto per il Nord" (nei collegi del nord). Il "Patto per l'Italia-Per il Nord" vince le elezioni. Il PPI è il primo partito della coalizione (e secondo del paese dopo il Pds) con il 18,1%, segue la Lega Nord al 15,4% ed il Patto Segni all'11,7%, quinto partito dopo il Msi che ha riscosso un successo notevole conquistando il 13,5%. Silvio Berlusconi, presente nelle liste del Patto Segni, viene eletto alla Camera dei deputati con un gruppo di fedelissimi provenienti dai club di Forza Italia, che sono diventati di fatto la corrente liberale del partito di Segni.
    Oscar Luigi Scalfaro incarica Mario Segni di formare il governo. I veti incrociati di Lega e popolari sui nomi dei ministri rallentano la redazione della lista dei ministri. Il Senatùr ha posto il veto su Bindi, Jervolino, Mancino e Mattarella (inizialmente considerati per certi). Martinazzoli, sulla sponda opposta della maggioranza, non vuole incarichi per Speroni, Borghezio, Boso e Miglio (quest'ultimo dato sicuro alle Riforme istituzionali).
    Dopo due settimane di consultazioni andate a vuoto Mario Segni è costretto a rinunciare all'incarico accusando direttamente Bossi di aver pretestuosamente impedido la formazione di un governo, espressione della maggioranza che ha vinto le elezioni. Le opposizioni, guidate da Occhetto, chiedono un governo tecnico che faccia alcune riforme economiche fondamentali e porti al paese a nuove elezioni entro uno/due anni; Martinazzoli apre a questa possibilità, a patto che il nuovo governo abbia tempi e programmi stabiliti e concordati da tutti i partiti. Bossi propone un governo, guidato anche da Mario Segni ,con dentro solo Lega, Patto e Pds, le forze politiche uscite vincitrici dalle elezioni ed espressione del nuovo. Segni, invece, si allinea alla proposta di Martinazzoli di un governissimo con tutti i partiti, senza la formazione di nessuna nuova maggioranza politica che non sia espressione della volontà popolare. Dentro la maggioranza, però, i forzisti di Berlusconi, la destra del PPI guidata da Roberto Formigoni e gran parte dei parlamentari leghisti capeggiati da Maroni, Pagliarini, Gnutti e Miglio sono contrari a qualunque ipotesi di governo diversa da quella scaturita dalle urne e chiedono nuove elezioni immediate.
    Dopo un nuovo giro di consultazioni Scalfaro affida un incarico esplorativo per verificare la presenza o meno di una maggioranza in parlamento al presidente del consiglio uscente Carlo Azeglio Ciampi. Bossi, Martinazzoli e Occhetto raggiungono un accordo di massima per un governo Ciampi-bis che faccia la Finanziaria 95, riscriva la legge elettorale per le regioni e porti il paese a nuove elezioni entro il giugno del 1995.
    Il Governo Ciampi-bis viene sostenuto da una maggioranza composta da Patto Segni, Lega Nord, PPI, PDS, Verdi, AD, SI e La Rete. Segni, Martinazzoli e Bossi, con la promessa di nuove elezioni, riescono a tenere uniti i rspettivi partiti e le prospettate defezioni non avvengono.
    Le elezioni europee del 1994 sono il primo test elettorale dopo le elezioni politiche e sono anche il punto di partenza per la definizione delle alleanze per le politiche anticipate che si sarebbero dovute svolgere da lì ad un anno.
    Le elezioni sono una debacle per i partiti di centro (Lega compresa). Il PPI precipita al 12,3%, il Patto perde "solo" tre punti atetstandosi all'8,6%, la Lega Nord, invece, viene punita per aver fatto saltare il governo e affonda fino al 5,6%. Il PDS cresce lievemente fino al 21,2%, stabile Rifondazione al 6,1%. A guadagnare dal crollo dei partiti del Patto sono, invece, MSI-An che vola fino al 18,1% e la Lista Pannella che ottiene il suo massimo storico con il 13,8%. Buon risultato anche per il CCD di Casini e Mastella che debutta con un 4,2%.
    Il giorno dopo si dimettono Martinazzoli e Bossi. Il primo verrà sostituito da Rocco Buttiglione, mentre il secondo verrà riconfermato al suo posto, evento che provocherà l'uscita di Gnutti, Pagliarini, Pivetti e Miglio che fonderanno il movimento "Italia Federale".
    Marco Pannella, forte del risultato elettorale, propone la costituzione di una "grande alleanza riformatrice", alla quale possono prendere parte tutti i partiti, le associazioni, i movimenti e le persone che voglione dare un contributo a riformare profondamente lo stato e le sue istituzioni. Berlusconi si dichiara entusiasta del progetto e annuncia che convincerà Segni a farne parte, ma questi rinuncia e dirotta il suo Patto verso il Pds. Buttiglione, completamente isolato, un giorno sembra voler traghettare il suo PPI verso Pannella, il giorno dopo invece sembra volerlo portare verso Occhetto e la sinistra. Casini e Mastella si dichiarano pronti a costituire la "coscienza cristiano-democratica" dell'alleanza riformatrice. Pannella non preclude all'Msi-An di entrare, ma all'interno del partito della destra italiana si apre un profondo dibattito relativo alla possibilità di entrare organicamente in una coalizione guidata dal leader radicale. Fini si dichiara favorevole, mentre la corrente più vicina idealmente alla destra sociale è profondamente contraria e minaccia la scissione.
    Nel gennaio del 1995, nel congresso che porterà alla costituzione di Alleanza Nazionale, Fini annuncia che il nuovo partito aderirà al progetto di Pannella. Storace, Rauti e Alemanno votano contro la mozione del presidente e lasciano il partito, una settimana dopo verrà fondato il movimento "Destra Sociale - Fiamma Tricolore". Dopo il congresso si apre la questione del simbolo della "fiamma", che potrà essere utilizzata esclusivamente dal nuovo movimento di Storace, mentre a Fini viene concesso l'utilizzo della dicitura "M.S.I." nel simbolo di An.
    Nel marzo del 1995 Pannella presenta la lista "I Riformatori" alla quale aderiranno i radicali e tutti i liberali in fuga dal Patto capeggiati da Silvio Berlusconi, evento che precederà di due settimane la presentazione della coalizione "Alleanza per la Riforma" alla quale, oltre ai riformatori di Pannella, aderiranno Alleanza Nazionale, Italia Federale ed il CCD. Quasi contemporaneamente Occhetto e Segni presentano la coalizione di centro-sinistra costituita da Pds, Patto Segni, Socialisti Italiani e Verdi, che prenderà il nome di "Italia Democratica". ID sancirà, inoltre, un patto di desistenza elettorale con la Lega Nord di Bossi e con il PPI di Buttiglione.
    A fine aprile Ciampi, come da accordi, apre la crisi di governo annunciando le dimissioni e Scalfaro scioglie le camere ed fissa la data per le nuove consultazioni all'11 giugno.
    "Italia Democratica", grazie agli accordi di desistenza, vince le elezioni, anche se, sia alla Camera che al Senato, ha bisogno del sostegno dei parlamentari eletti tra le fila della Lega Nord e del PPI. Buon risultato elettorale per la lista di Pannella che ottiene un 18,8%, segue An al 9,9%, Italia Federale al 4,7 ed il CCD al 3,4%. Ottimo risultato, invece, per DS-FT che al debutto elettorale tocca il 14,7%.
    Nasce il Governo Segni, sostenuto esternamente da Lega Nord e PPI. Il nuovo governo ha una vita travagliata, anche se riesce a completare l'opera di risanamento economico, intrapresa da Ciampi (che ricoprirà il ruolo di minsitro dell'Economia) a partire dal 1993, con l'entrata dell'Italia nel primo gruppo di paesi aderenti all'euro, ma poco prima di poter festeggiare, la Lega ritira la fiducia al governo nell'ottobre del 1997, portando alla nascita di un esecutivo guidato dal ministro delgli esteri Giorgio Napolitano. Il Governo Napolitano per poter entrare in carica riceve il sostegno del CCD che è uscito dalla coalizione di centro-destra in primavera, in pieno contrasto con la linea politica di Pannella.
    Durante il 1999 si consuma definitivamente lo strappo tra An ed il suo presidente che lascia il partito e fonda una sua lista "Liberaldemocratici" con un "elefantino" come simbolo, che debutterà alle elezioni europee ed alleata del movimento de "I Riformatori" di Pannella.
    Occhetto, nel 1998, chiude definitivamente con il PCI-PDS e attraverso un processo di aggregazione interno tra le forze della coalziione costituisce il "Partito della Sinistra Democratica e Socialista". Nel 1998, inolre, si svolge il referendum che cancella definitivamente la quota proporzionale dalla legge elettorale della Camera. Le elezioni europee del 1999 assegnano al PSDS un 24,9%, ai Riformatori un buon 22,8%, alla Destra Sociale un 12,5%, ai Liberaldemocratici-Italia Federale un 10,3%, alla lista unica PPI-CCD un 7,4%, a Rifondazione un 7,2%, alla Lega Nord un 4,0%, altre liste minori ottengono complessivamente un 10,9%.
    Nel maggio del 1999, scaduto il mandato di Scalfaro, il Parlamento elegge Mino Martinazzoli nuovo presidente della repubblica.
    Napolitano porta a termine la legislatura e le nuove elezioni politiche sono fissate per il giugno del 2000. Pannella, Fini e Gnutti si presenteranno compatti nella coalizione "Riformatori per l'Italia", mentre PSDS e PPI-CCD costituiranno l' "Unione Democratica". Tutti gli altri partiti rimangono fuori dai due poli principali. Lo scontro diretto tra UD e RI si risolve con la vittoria della coalizione guidata da Pannella e Fini. Emma Bonino, prima donna e prima radicale, entra a Palazzo Chigi e diventa nuovo presidente del consiglio, Pannella sarà ministro delle Politiche Sociali, mentre Gianfranco Fini verrà nominato ministro dell'Interno. Sergio Romano accetterà di guidare la Farnesina. Vittorio Sgarbi corona il sogno di una vita e viene nominato minsitro de Beni Culturali, mentre Silvio Berlusconi viene nominato ministro della Difesa. Entrano nella squadra di governo anche Calderisi (Riforme), Tremonti (Finanze), Raffaele Costa (Istruzione), Alfredo Biondi (Giustizia) ed Antonio Martino (Economia).
    Il Governo Bonino resta in carica per tutta la legislatura che si conclude nel 2005, nel frattempo nell'ottobre del 2004 Emma Bonino e Gianfranco Fini fondono i rispettivi partiti nel "Partito per la Riforma", Fini viene eletto segretario, mentre la Bonino sarà presidente. Nel centrosinistra il nuovo segretario del partito, eletto nel 2000, Walter Veltroni approda nel 2003 alla costituzione del "Partito Democratico Italiano"
    Nel 2005 si svolgono le elezioni politiche che assegnano la vittoria al Partito Democratico Italiano di Veltroni, che diventa nuovo premier. Emma Bonino accusa il partito di aver commesso un errore ad aver candidato Gianfranco Fini (dimessosi da segretario dopo la sconfitta), invece di riproporla per un secondo mandato, e dopo un difficile primo congresso, nel febbraio del 2006 Emma Bonino torna alla guida del partito come segretario, Marco Pannella verrà nominato presidente.
    Nel gennaio del 2008, però, il Governo Veltroni entra in crisi a causa dell'uscita dalla maggioranza di alcuni deputati appartenenti all'area "teodem" del partito, contrari all'approvazione della legge sui Pacs. Veltroni rassegna le dimissioni e, seguendo il nuovo articolo della Costituzione che obbliga il presidente della repubblica ad indire nuove elezioni in caso di crisi dell'esecutivo, il capo dello stato Rosy Bindi (eletta nel 2006) scioglie anticipatamente le camere e fissa nuove elezioni per il 13 aprile 2008.

    Lista/coalizione/partito - ticket

    Partito Democratico Italiano - Walter Veltroni-Enrico Letta
    Partito per la Riforma - Emma Bonino-Giulio Tremonti
    Destra Sociale Nazionale - Gianni Alemanno-Francesco Storace
    Lega Nord per l'Indipendenza della Padania - Roberto Castelli-Roberto Maroni
    Centro Popolare - Pierferdinando Casini-Bruno Tabacci
    Rifondazione Comunista - Fausto Bertinotti-Oliviero Diliberto

    Essendo una democrazia maggioritaria chi prende più voti vince ed ottiene la maggioranza assoluta dei seggi per governare!

    •   Alt 

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  2. #2
    Pasdar
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    Scenario grandioso.

    Destra Sociale Nazionale, ovviamente!

    P.S. e Rauti?
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  3. #3
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    Uooooooooo ! PD anche se Uolter mi schi8fa

  4. #4
    ora è veramnte troppo
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  6. #6
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    voto PD e mi bevo un litro per dimenticare di averlo fatto

  7. #7
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    Pdi.

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