Nomadi chiedono danni per «deportazione»
Ricorso al Comune da parte di 29 rom, per danni subiti dalle famiglie sgomberate in settembre dal campo di via San Dionigi
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Lo sgombero del campo di via San Dionigi
MILANO - Lo sgombero del 5 settembre scorso nel campo nomadi di via San Dionigi a Milano fu una «piccola deportazione». Lo sostengono 29 cittadini romeni di etnia rom che hanno presentato alla prima sezione civile del Tribunale di Milano un ricorso contro il Comune, chiedendo un risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalle famiglie sgomberate. Quella mattina - sostengono nel ricorso gli avvocati Alberto Guariso e Sara Russi - si verificò da parte del Comune «un comportamento discriminatorio» in quanto «posto in essere in violazione dei diritti della persona». I rom costituiscono «un'etnia» e per questo, argomentano i legali, sono «tutelati dalla disciplina antidiscriminatoria». Nel ricorso, tra l'altro, gli avvocati fanno riferimento a diverse dichiarazioni del vicesindaco Riccardo De Corato e degli assessori Tiziana Maiolo e Mariolina Moioli, ritenute discriminatorie proprio nei confronti dell'etnia rom. Il Comune, nel giorno dello sgombero, rilevano gli avvocati, «solo dopo le pressanti richieste dei rappresentanti della Casa della carità ha fornito una soluzione di emergenza per le sole donne e bambini (e neppure per tutte), con ciò di fatto imponendo la divisione delle famiglie, oltre tutto in un momento particolarmente delicato. Oggi alcuni dei romeni che hanno presentato il ricorso sono stati sentiti dal giudice che ha fissato la prossima udienza al 10 luglio.
Sullo sgombero del campo di San Dionigi «la condotta del Comune di Milano è stata tutt'altro che discriminatoria», ha replicatoil vicesindaco, Riccardo De Corato. «L'amministrazione - ha precisato - ha semmai tutelato la salute degli stessi rom, visto che già nel 2006 l'Asl aveva chiesto al sindaco l'adozione di provvedimenti contingibili e urgenti a causa delle pessime condizioni del campo e quindi non ha usato una condotta differente in conseguenza dell'etnia dei soggetti occupanti». Ma al di là del contenzioso, sul quale sta già lavorando l'avvocatura comunale, i componenti della giunta Moratti, respingono ogni addebito politico circa l'accusa di aver alimentato, con le loro dichiarazioni, un clima discriminatorio. «Dal gennaio 2007 il peso della presenza dei rom in città è diventato insostenibile: è sotto gli occhi di tutti» è il commento dell'assessore alle Politiche Sociali, Mariolina Moioli, citata nell'esposto per aver parlato di «fine del tempo delle vacche grasse».
Anche Tiziana Maiolo, assessore alle attività produttive, respinge ogni accusa: «Non ho mai istigato all'odio e ribadisco che chi non ha un lavoro e vive a Milano da vent'anni non può pretendere di essere considerato onesto, sia esso un rom o un italiano». E lo stesso vicesindaco ricorda che nel 2007 l'amministrazione ha messo a bilancio oltre 11 milioni di euro per la manutenzione, la messa in sicurezza e i progetti di integrazione dei 12 campi rom regolari. «Se questo è il comune che fa le deportazioni - ha commentato De Corato - faccio gli auguri di buona fortuna: ne trovino di migliori. Quanto alle mie dichiarazioni sull'escalation di criminalità dei rom, non ho alcun passo indietro da fare, perchè non hanno alcun tono discriminatorio o offensivo ma registravano una realtà di fatto, confermata anche da rapporti ufficiali e studi statistici».
20 maggio 2008
http://www.corriere.it/vivimilano/cr...om_danni.shtml




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