Mazzette a tavola, l'inchiesta nasce a San Marino
Conti nella Repubblica del Titano, tutto parte da intercettazioni sul caso Dogane
di Massimo Calandri e Marco Preve
Dai fondi neri a bisteccopoli. Tutte le strade portano a San Marino. Almeno
quelle della procura e della guardia di finanza di Genova, che alla fine del 2006, nella Serenissima Repubblica, concludono un´indagine per riaprirne subito un´altra. Stesso magistrato, stesso manipolo di fidati finanzieri, sempre supportati dal comando provinciale, e pure il clamore sollevato dalle due vicende ha la stessa intensità.
L´"affaire" che porta il pm Francesco Pinto a San Marino è quello delle mazzette pagate dagli spedizionieri ai doganieri del porto di Genova, il filo che sul monte Titano trovano gli investigatori della finanza è, invece, quello che li riporta a Genova per il terremoto giudiziario di queste ore: mazzette e bistecche. Ossia l´inchiesta per presunte tangenti sulla fornitura di carne alle mense ospedaliere e a quelle scolastiche, che conta già degli indagati eccellenti: Stefano Francesca, portavoce del sindaco Marta Vincenzi, gli assessori Massimiliano Morettini e Paolo Striano, che hanno tutti e tre presentato le dimissioni; e poi Roberto Alessio, titolare dell´omonima azienda di carni fresche di Vercelli, e ancora Giuseppe Profiti, oggi presidente dell´ospedale Bambino Gesù di Roma, indagato per il suo ruolo di ex dirigente della Regione Liguria, e ancora gli ex consiglieri Ds Massimo Casagrande e Claudio Fedrazzoni.
Torniamo a San Marino, che è il paradiso fiscale di casa Italia. Il pm Pinto e i finanzieri nel 2006 stanno concludendo l´inchiesta che aveva messo a soqquadro l´ambiente portuale e che in questi giorni si sta concludendo con la terza tranche di processi, diverse condanne ed alcune assoluzioni. Si scoprì che per far transitare merci cinesi che avrebbero dovuto pagare imposte maggiori o che non erano a norma, bastava allungare delle "buste". Naturalmente, i soldi non uscivano dalle tasche di semplici impiegati e dipendenti di importanti società. Gli investigatori maturarono la convinzione che esistessero conti in cui custodire fondi neri, denaro da poter utilizzare quando non ne deve restare traccia. Quindi, ecco un paio di conti sospetti individuati a San Marino. Le indagini, in terra straniera, non sono facili. Ostacoli burocratici, rogatorie, strenua difesa della privacy dei correntisti. Ma, alla fine, i finanzieri si ritrovano tra le mani alcune intercettazioni che aprono nuovi scenari.
Nella Repubblica indipendente altri conti correnti, più un paio di società, sono di nuovo collegate a Genova. Il filo di Arianna si srotola verso la Liguria, ma anche in direzione di Caresanablot, provincia di Vercelli, dove ha sede l´Alessio spa, grande azienda che oltre a fornire carni fresche a mense pubbliche, da alcuni anni partecipa a gare per gestire l´intero servizio di ristorazione. Ad esempio, all´ospedale Villa Scassi di Sampierdarena. Ma, secondo, gli inquirenti, l´Alessio avrebbe voluto allargare ulteriormente la sua attività. E sempre secondo la tesi accusatoria respinta dall´interessato, ci sarebbe riuscita negli ospedali savonesi grazie al sostegno di Giuseppe Profiti, almeno fino a quando i giudici del Tar hanno sospeso al gara d´appalto vinta dai vercellesi.
Inoltre, la procura ritiene di aver raccolto prove sufficienti a dimostrare che Francesca, Striano, Fedrazzoni ed altri avevano garantito a Roberto Alessio un posto nella gara d´appalto milionaria per la refezione scolastica di Genova che sta per partire in questi giorni. Quanto ai rapporti tra i protagonisti Claudio Fedrazzoni in un´intervista ha spiegato che, quando ancora era consigliere aveva prestato una consulenza durata cinque mesi e pagata 12mila euro dall´Alessio spa, per una serie di "presentazioni", non meglio specificate nell´ambiente genovese (che per altro conosceva già da cinque anni grazie all´appalto di Sampierdarena). Secondo Fedrazzoni poi, Roberto Alessio non voleva favoritismi bensì, temendo di essere penalizzato rispetto ad altri concorrenti, avrebbe chiesto solo garanzie di regolarità della gara.
Quanto al presunto interessamento degli altri coinvolti, Paolo Striano spiega: «Mai conosciuto l´Alessio, non era nelle mie competenze nè mi è stato presentato. Non riesco ancora a capire come sia finito in questa vicenda, me lo dirà il magistrato. Fedrazzoni l´ho conosciuto come consigliere, e come lui anche Casagrande con il quale ho sicuramente un rapporto di amicizia ma nessun legame professionale. E non ho mai svolto consulenze con o a favore delle persone coinvolte assieme a me in questa indagine».
(19 maggio 2008)
http://genova.repubblica.it/dettagli...1463?ref=rephp




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ma savona nn era, una volta, rossa? cosa è successo?

